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Flavia Marostica

NOI E GLI ALTRI
Una breve nota su un Seminario ben riuscito tenuto a Bologna sulla ricerca in didattica della storia e delle scienze sociali

Il Seminario di aggiornamento/formazione in servizio intitolato La ricerca in didattica della storia e delle scienze sociali: Francia, Spagna, Italia svolto a Bologna il 21 marzo del 2000 ha avuto un riscontro immediato e inequivocabile.

L'invito era rivolto a un pubblico molto circoscritto - Istituzioni e Associazioni che si occupano a diverso titolo dei temi in discussione e un gruppo di docenti della regione che da anni lavorano con competenza e passione, fanno ricerca didattica e sperimentano percorsi didattici innovativi - ed era prevista una presenza di ottanta/cento persone. La adesione e poi la partecipazione, significativa e imprevista, è stata di centottanta persone ed è stato, quindi, necessario individuare, pochi giorni prima, una sede più capiente: la Biblioteca del Convento di San Francesco anziché la Sala Conferenze dell'IRRSAE ER. L'attenzione silenziosa e partecipe dall'inizio alla fine, anche se la gran parte dei convenuti veniva dalle altre province della regione (un'ottantina) e molte erano le presenze da altre regioni (un'ottantina provenienti da 10 diverse regioni), ha riconfermato l'impressione del grande interesse per i temi in discussione.

Organizzato congiuntamente dal Dipartimento di Discipline storiche dell'Università di Bologna - nell'ambito della ricerca Immagini e miti del Potere finanziata dal MURST e diretta dal professor Angelo Varni - e dal Servizio metodi e tecniche della ricerca e della sperimentazione educative dell'IRRSAE Emilia Romagna - nell'ambito del Progetto ESSE Didattica della storia e delle scienze sociali - il seminario si proponeva da un lato l'intento di fare una panoramica e un confronto delle modalità attraverso le quali si sviluppa la ricerca in didattica in alcuni paesi europei e di analizzare caratteristiche e peculiarità che individualizzano tale tipo di ricerca; dall'altro lato l'intento era quello di sollecitare la riflessione sull'opportunità di incrementare le iniziative delle università sui terreni della didattica della storia e delle scienze sociali a sostegno sia dei corsi di formazione per insegnanti sia dei processi di riforma in atto nel sistema scolastico.

Dopo i saluti e le brevi introduzioni di Enzo Morgagni, docente di Sociologia dell'Educazione dell'Università di Bologna e membro del Consiglio Direttivo dell'IRRSAE, a nome del Presidente Franco Frabboni, e di Alberto Preti, docente di Storia contemporanea dell'Università di Bologna, in rappresentanza del gruppo di ricerca universitario, la presentazione dei lavori della giornata e la relazione introduttiva sulla Didattica della storia come campo di ricerca sono state svolte da Ivo Mattozzi, - docente di Metodologia e didattica della storia dell'Università di Bologna - che si è interrogato sulla specificità della ricerca in didattica della storia, affermando che essa si caratterizza per una collocazione all'incrocio tra epistemologia della disciplina e reali problemi dell'insegnamento scolastico e per questo si avvale sia della epistemologia e della metodologia della disciplina sia di altri saperi (pedagogia, psicologia cognitiva, didattica generale, linguistica etc...). La ricerca in didattica della storia riguarda la trasposizione del sapere, le operazioni dell'insegnamento e quelle dell'apprendimento, la valutazione, ma le sue principali attenzioni si rivolgono da un lato alle operazioni cognitive, alla concettualizzazione, alla metodologia, dall'altro alla storia generale ovvero alle conoscenze formalizzate che costituiscono il sapere esperto. I docenti in questo ambito possono essere sia oggetti di ricerca teorica sia soggetti di ricerca nella didattica applicata che si configura come verifica e sviluppo della teoria.

Altre comunicazioni riguardavano innanzi tutto alcune ricerche svolte negli ultimi anni in Italia in alcuni campi diversi della ricerca didattica.
Sui Soggetti dei processi di insegnamento e apprendimento ha svolto la sua comunicazione Elda Guerra del LANDIS (Laboratorio nazionale didattica della storia degli Istituti storici della Resistenza), presentando una sintesi di due ricerche svolte negli anni Novanta, la prima sugli Insegnati di storia, pubblicata nel 1994 a Bologna, la seconda sugli studenti Testimoni del loro tempo: ragazzi e ragazze tra scena quotidiana e rappresentazione della storia pubblicata a Bologna nel 1997: due ricerche definite di sfondo che hanno utilizzato in entrambi i casi il metodo delle interviste in profondità e hanno cercato di indagare la comunicazione storica tra generazioni diverse, configurandosi come studio di caso. In specifico nella prima è risultata importante l'analisi del blocco della soggettività nell'affrontare la storia del Novecento, nella seconda lo sforzo di far emergere le rappresentazioni. Sempre sui soggetti ha parlato Donata Meneghelli, neolaureata in didattica della storia, esponendo i risultati di Una ricerca su studenti, TV e insegnamento della storia svolta nell'anno scolastico 1997-98 con una classe V dell'ITC Riccati di Treviso e successivamente con una classe V del LS Spallanzani di Reggio Emilia. L'indagine è stata basata sulla somministrazione di cinque questionari, uno di cornice teso a scoprire le idee dei giovani sulla storia insegnata e il tipo di fruizione che fanno della televisione, altri tre definiti periodici per individuare i programmi televisivi che in qualche modo possono essere ritenuti fonte per la formazione di conoscenze storiche e un questionario finale di valutazione dell'itinerario fatto. Dalla lettura dei dati è emerso che la TV è utilizzata soprattutto a scopo di evasione e che i giovani sono convinti che la cultura storica aiuti a leggere la TV e la TV aiuti a costruire la conoscenza storica.
Maria Novella Borghetti, dottore di ricerca alla EHSSS (Scuola di studi superiori di scienze sociali) di Parigi, ha affrontato una nodo centrale nella didattica della storia, parlando di alcune questioni connesse con Il testo storico come campo di ricerca in funzione della didattica. Ispirata da un saggio di Nicole Lautier e sulla base di una comparazione fra strutture cognitive di un testo esperto e quelle di un testo didattico, ha messo a fuoco l'intreccio tra senso comune (rappresentazione del quotidiano) e sapere scientifico per capire come funziona il lettore in formazione davanti al testo e come agiscono la concettualizzazione e la rappresentazione della storia nella costruzione dei nuovi saperi.

Un modo nuovo di intendere la storia generale è stato il senso della presentazione dei risultati di Una ricerca sulla trasposizione didattica del testo storico svolta da Flavia Marostica ricercatrice IRRSAE e coordinatrice di 5 gruppi di insegnanti ciascuno dei quali ha lavorato sia con un ricercatore universitario afferente al Centro Cabral di Bologna (una risorsa eccezionale e per alcuni versi unica in Italia) sia con un esperto di trasposizione didattica (Teresa Rabitti, Giorgio Grossi, Annalisa Zannoni, Marzia Gigli e Paolo Bernardi). I gruppi hanno esaminato la storiografia più recente relativa ad aree geografiche quasi sempre non adeguatamente presenti nella didattica reale (le storie degli altri ovvero dei paesi non europei) e fondamentali, invece, per orientarsi nella complessità del presente, hanno selezionato (con grandi difficoltà) dei testi su alcuni temi e hanno prodotto 5 moduli di apprendimento (uno sull'America latina, uno sull'Africa settentrionale e il medio oriente, uno sull'Africa subsahariana, uno sull'India e uno sulla Cina), attualmente in sperimentazione presso una trentina di classi nella regione.

Di grande interesse per gli spunti di riflessione e di operatività offerti sono state le due relazioni principali. La prima di Henry Moniot, con il suo rigore e la sua ampiezza, la seconda di Joan Pagés Blanch con la sua lucidità e brillantezza, hanno consentito di aprire un confronto di grande respiro tra noi e gli altri.

Henry Moniot, già docente dell'Università Parigi VII, storico dell'Africa oltre che studioso di didattica della storia, animatore di diversi progetti nell'America settentrionale e in Europa e membro della Presidenza della Associazione internazionale per la didattica della storia, ha fatto un'ampia rassegna della Ricerca in didattica della storia in Francia. La "visita guidata" (per usare le sue parole) ha messo in rilievo che il campo della ricerca didattica si è costituito in Francia, come altrove, grazie alla convergenza di due filoni di interessi. Il primo, derivato dal mondo degli storici, ha messo al centro delle investigazioni i contenuti dei manuali e dei programmi, la coscienza storica, le funzioni educative ideologiche e identitarie della storia insegnata; il secondo si è generato dalle scienze dell'educazione e dalla psicologia cognitiva e ha messo a fuoco le questioni relative ai processi di insegnamento e di apprendimento. La relazione si è poi dipanata nell'indicare i motori della ricerca didattica, il principale dei quali è - attualmente - l'INRP (Istituto nazionale di ricerca pedagogica) di Parigi, le cinque tematiche più frequenti (la storia dell'insegnamento della storia, le immagini della storia, i processi di sperimentazione, i problemi specificatamente didattici, la produzione di materiali didattici) e alcuni modelli di ricerca di grande interesse.

Joan Pagés Blanch, docente di Didattica delle scienze sociali/Didattica della storia all'Università di Barcellona, coordinatore di diversi progetti in America latina e Presidente della Associazione universitaria dell'insegnamento della didattica delle scienze sociali, ha descritto La ricerca in didattica delle scienze sociali in Spagna, a partire dall'individuazione dei campi della ricerca (il contesto, i contenuti, i concetti chiave e i problemi sociali rilevanti, gli studenti e il loro rapporto con il tempo, la mentalità dei docenti) e dal fatto che a metà degli anni Ottanta le riforme curricolari e la necessità di una nuova professionalità hanno fatto nascere l'esigenza di legare la riforma all'uso della ricerca didattica.
I modelli della ricerca sono assai diversi: vanno dalla biografia personale all'intervista, dall'analisi quantitativa a quella qualitativa, dallo studio di caso all'analisi dei risultati contestualizzati. Ma, anche se gli allievi sono al centro dell'attenzione, poiché è il docente che ha la responsabilità di organizzare e attuare i curricoli, selezionando e dando priorità in funzione delle condizioni epistemologiche del sapere storico e sociale e dell'idea/modello che ha della società e della disciplina che insegna, è importante capire veramente quali sono le pratiche dei docenti e come vengono trasmessi i modelli, dal momento che tra quello che i docenti dicono di fare e quello che fanno non sempre c'è coincidenza. I docenti hanno incertezze su cosa e quando insegnare e hanno difficoltà a selezionare e riorganizzare i contenuti. Il problema principale del curricolo è di capire cosa serve all'insegnamento della storia: in genere si insegnano troppe conoscenze, si trasmettono informazioni che già sono tutte (o quasi) in Internet, non si insegna a pensare, a compiere operazioni cognitive, a organizzare le informazioni, a saperle utilizzare. Manca cioè una selezione mirata che insegni a pensare, sentire, agire. Diventa, allora, parimenti importante ragionare anche sulla formazione dei futuri docenti e sul rapporto tra formazione iniziale e modalità di insegnamento.

Le conclusioni sono state svolte da Ivo Mattozzi e essenzialmente incentrate sulla opportunità che tutti i soggetti che fanno ricerca in didattica della storia creino occasioni per socializzare e ampliare le loro esperienze e sulla necessità di coinvolgere sempre più significativamente i docenti ricercatori sia per validare quanto teoricamente si viene elaborando sia per arricchire con la loro esperienza il campo più ampio della ricerca.

Nel corso dell'incontro sono stati distribuiti numerosi materiali tra i quali gli interventi di Moniot (in francese) e di Pagés Blanch (in spagnolo) e le bilbliografie essenziali delle loro pubblicazioni, gli schemi delle altre comunicazioni e due documenti sull'insegnamento apprendimento della storia (Dalla storia alle storie 1 del 1997 a firme varie e Dalla storia alle storie 2 del 1998 dell'IRRSAE ER). Si auspica che gli atti del seminario possano essere pubblicati per far conoscere anche agli insegnanti non presenti la dignità e l'interesse della ricerca in didattica della storia e delle scienze sociali: un campo che "ha bisogno di attori e non di devoti", come ha sottolineato Henry Moniot.


NOTA: L'articolo è stato pubblicato, oltre che su "Innovazione educativa", anche in "Protagonisti" n.75 aprile 2000 con il titolo La ricerca in didattica della storia e delle scienze sociali: Francia, Spagna, Italia e nel Quaderno n.2 di CLIO 92 con il titolo Note a margine di un seminario ben riuscito.