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Gruppo di lavoro
Aggregazione disciplinare storico-geografico-sociale Documento conclusivo Coordinatori: D. Antiseri, L. Cajani, G. Mori, G. Timpanaro Moderatore:C. Croce. 7 febbraio 2001 Indicazioni per il curricolo dell'ambito storico-geografico-sociale per la scuola di base |
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Premessa L'ambito storico-geografico-sociale è uno degli assi portanti del percorso formativo dai tre ai diciotto anni. Esso concorre, insieme agli altri ambiti, a far acquisire agli studenti competenze civiche e culturali, che permettano loro di svolgere, consapevolmente e con riferimento ai valori personali e sociali sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, un ruolo attivo nella società, nonché di continuare ad imparare per tutto l'arco della vita. L'ambito ha una funzione fondamentale nella costruzione dell'identità personale e sociale: a questo fine uno spazio adeguato sarà riservato alle tematiche che toccano più da vicino bambini e ragazzi nella loro soggettività nei diversi momenti del loro sviluppo, trattandoli, anche attraverso lavori di gruppo ed attività sociali, da sviluppare attraverso la collaborazione di più docenti e di più saperi. L'ambito comprende la storia, la geografia e l'area degli studi sociali, che sono fra loro strettamente collegate, avendo in comune lo studio della convivenza umana in tutte le sue dimensioni. Nei primi due anni del percorso formativo esse costituiscono un campo di lavoro unitario. Nei due anni successivi, sempre in una logica unitaria, si avvia la progressiva e graduale caratterizzazione dei saperi. In quinta classe la storia, la geografia e l'area degli studi sociali diventano autonome avendo ciascuna di esse, pur in un contesto fortemente integrato, obiettivi formativi specifici. Obiettivo formativo specifico della storia è far
acquisire agli studenti una visione di insieme della storia dell'umanità,
attraverso la conoscenza di fenomeni storici su scala mondiale, da esplorare
e interpretare utilizzando il linguaggio proprio della disciplina (lessico,
concetti, e metodi metodologie) attraverso una pluralità di scale
spaziali. Obiettivo formativo specifico della geografia è far acquisire agli studenti una visione delle complesse relazioni esistenti sulla superficie terrestre tra fenomeni fisici e antropici, ispirata ai valori della tutela ambientale, dell'integrazione e cooperazione tra i popoli nel processo di sviluppo umano, sociale, economico. Obiettivo formativo specifico degli studi sociali è sviluppare l'educazione alla cittadinanza democratica, promuovendo negli studenti sia l'acquisizione di conoscenze relative alla struttura e all'organizzazione sociale sia la maturazione di atteggiamenti e comportamenti critici e responsabili ispirati ai valori della libertà e della solidarietà a tutti i livelli della vita organizzata (locale, nazionale, europea e mondiale).
Il curricolo dell'ambito storico-geografico-sociale della scuola di base, nella logica della continuità, della progressività e della ricorsività fra i tre momenti del percorso formativo dai tre ai diciotto anni, si articola secondo la seguente scansione:
Obiettivi, competenze e conoscenze della scuola di base nella sua articolazione Primo e secondo anno Lo scopo principale di questa fase del curricolo è condurre
i bambini all'acquisizione del lessico fondamentale specifico di questo
ambito e all'elaborazione di alcuni concetti di uso quotidiano, in modo
che su queste basi si fondi il successivo processo di formazione delle
conoscenze storiche, geografiche e sociali. Il bambino sarà guidato
a ricavare dai contesti di relazione in cui è immerso (io-famiglia,
io-gruppo dei pari, io-ambiente sociale, io-ambiente naturale), le parole
e i concetti sui quali operare per cominciare ad avere una prima consapevolezza
della complessità della realtà. Il processo di insegnamento/apprendimento
si svolgerà, integrando anche saperi appartenenti ad altri ambiti,
intorno a nodi problematici che scaturiscono dai contesti di relazione
della vita quotidiana.
Da essi si partirà perché, attraverso attività esplorative, manipolative, di comunicazione linguistica, grafica e motoria, si costruiscano il lessico e i concetti relativi alle seguenti dimensioni:
Nel corso del terzo e del quarto anno il bambino sarà guidato
da una parte a completare il processo di costruzione dei linguaggi e
delle categorie indispensabili per la comprensione dei fenomeni storici,
geografici e sociali, dall'altra a operare un decentramento cognitivo-affettivo
riconoscendo, attraverso la sistematizzazione delle acquisizioni fatte
nel biennio precedente, la funzione dei diritti e dei doveri nei rapporti
sociali. a. Società di cacciatori e raccoglitori:
b. Società agricole e pastorali:
c. Società industriali:
Nell'esame dei quadri di società il bambino verrà guidato ad acquisire:
Il territorio, infatti, è il luogo privilegiato per l'osservazione diretta dei quadri sociali del presente e offre una inesauribile ricchezza documentaria (fonti materiali, scritte e orali), a partire dalla quale ricostruire società passate. Si terrà, inoltre, conto del fatto che proprio nel confronto fra società vicine e lontane nel tempo e nello spazio si formano le capacità di percezione e di valutazione delle differenze. La diversità delle società studiate è, infine, un basilare ed efficace strumento per l'educazione interculturale Il bambino verrà, altresì, avviato al linguaggio della geo-graficità, passando dallo spazio vissuto allo spazio rappresentato. Sarà così guidato a riconoscere e descrivere le caratteristiche dello spazio geografico nelle sue componenti fisiche e antropiche muovendosi in parallelo tra scala mondiale, scala nazionale (con particolare riferimento ai principali paesaggi italiani), scala locale. Imparerà a ricavare informazioni geografiche da una pluralità di fonti (scritte, cartografiche, pittoriche, materiali).
Quinto, sesto e settimo anno a. Storia Col quinto anno si inizia lo studio sistematico e cronologico della storia dell'umanità. Lo studente verrà guidato all'individuazione dei principali fenomeni che l'hanno scandita e dei fili conduttori che consentono di interpretarla: il rapporto fra l'uomo e l'ambiente, l'organizzazione politico-sociale, il sistema degli scambi, le dinamiche di occupazione dei territori, le espressioni culturali. I contenuti essenziali qui indicati rappresentano i punti di riferimento che consentono di costruire uno scenario mondiale in cui si colloca la storia, senza soluzione di continuità temporale. All'interno di questo scenario comune andranno collocati gli approfondimenti tematici, suggeriti anche dalle peculiarità del contesto locale e culturale in cui si opera. Inoltre saranno oggetto di approfondimento le civiltà classiche di Grecia e Roma, la formazione del sistema degli Stati europei, quali temi essenziali per la costruzione del patrimonio culturale del cittadino italiano ed europeo. Il completamento del curricolo di storia dalle origini della rivoluzione industriale ai giorni nostri si realizzerà nelle prime due classi della scuola secondaria. Contenuti essenziali Quinto anno Sesto anno Settimo anno b. Geografia Nel quinto, sesto e settimo anno lo studio della geografia è dedicato all'analisi di quadri ambientali e di sistemi territoriali, che vengono esaminati su varie scale spaziali (mondiale, europea, nazionale, locale) e con i metodi propri della disciplina geografica (osservazione diretta e indiretta, analogie e differenze). Contenuti essenziali Quinto anno Sesto anno Settimo anno c. Studi Sociali Nel quinto, sesto e settimo anno attraverso gli studi sociali, in collegamento con le altre discipline dell'ambito, si effettuerà una riflessione sulla realtà sociale, sottolineando le dimensioni istituzionale, economica, sociale, interculturale. Si perverrà, altresì, alla formalizzazione di concetti specifici sui quali si innesterà, nel ciclo secondario, lo studio dell'economia e del diritto. Contenuti essenziali Quinto anno Sesto anno Settimo anno Indicazioni metodologiche per l'ambito storico-geografico-sociale 1. Premessa Nella scelta delle strategie didattiche è necessario che l'insegnante
consideri preliminarmente il quadro di riferimento generale (quali soggetti,
quali contenuti formativi, quali modalità d'interazione) rispetto
a cui collocare i suoi interventi. 2. Descrizione sintetica del curricolo Nella prima fase (6-8 anni), da progettarsi in stretta continuità
con le esperienze già realizzate nella scuola dell'infanzia,
il bambino parte dall'esperienza che vive e dalle conoscenze che già
possiede per ricavarne, con l'aiuto del docente, alcuni concetti e strumenti,
elencati nel curricolo, che gli consentano di iniziare a coglierne la
complessità della realtà e a sviluppare il senso della
spazio e del tempo. Nel corso del lavoro, il bambino sviluppa competenze
diverse, quali ricercare, analizzare, rappresentare, quantificare e
raccontare. Successivamente, a 8-10 anni, il bambino, lavorando sull'esperienza
diretta, apprende ad elaborare quadri di società e ad organizzarli
secondo precise coordinate spazio temporali progressivamente più
precise. Utilizza i concetti, appresi nella prima fase, per analizzare,
comparare, descrivere e rappresentare società diverse. Si tratta
di società osservate direttamente, e dunque nel vicino e nel
presente; oppure di società lontane nello spazio e nel tempo,
e dunque studiate attraverso l'osservazione indiretta: testi manualistici,
divulgativi, televisione, cinema, fumetti, racconti. I quadri sociali,
inoltre, possono essere ricostruiti a partire da documenti, riprodotti
o realmente osservati (in un museo, in un archivio attrezzato didatticamente,
in uno scavo) o da racconti orali. Questi quadri sociali vanno intesi
come descrizioni di società, nelle quali siano ben in rilievo
sia la componente ambientale e sia quella dei rapporti e dei soggetti
sociali: in tal modo, essi si presteranno ad un insegnamento profondamente
integrato delle tre componenti disciplinari. Il docente è libero
di scegliere le società che meglio si prestano al suo percorso
formativo. Tuttavia, è bene che esse siano uniformemente distribuite
nella tipologia prescritta dal curricolo: si eviterà, così,
il rischio che gli allievi si formino un'immagine univoca di società,
e si otterrà lo scopo di dotarli di strumenti più efficaci
per i successivi processi di generalizzazione e di sistemazione delle
conoscenze. La presenza di quadri ricavati dall'analisi storico-geografico-sociale
del territorio, infine, permette di impostare una ineludibile educazione
al patrimonio Nella terza fase (10-13 anni) si promuove la conoscenza organizzata e ragionata della storia dell'umanità. Durante i tre anni, gli allievi imparano a mettere in sequenza le immagini sociali apprese; imparano a costruire schemi storico-geografici, capaci di rappresentare il mondo (ad esempio durante il processo di ominazione), una singola regione (ad esempio il mediterraneo antico e medievale), uno stato o una singola località (come ad esempio, nell'analisi di una città medievale o di uno stato italiano di età moderna). Infine, l'allievo impara ad utilizzare le risorse locali, per concretizzare immagini e conoscenze di altri tempi. Lo studio sistematico della storia è rigorosamente sincronizzato con quello della geografia e delle scienze sociali. Questa convergenza autorizza a prevedere un apprendimento efficace della storia generale, tale da consentire agli allievi di assimilare le conoscenze basilari e di formarsi una immagine organica e razionale del passato. Al tempo stesso, le scelte previste dal curricolo mettono in grado il docente di progettare spazi laboratoriali - ben equilibrati nelle tre discipline - idonei a formare le competenze relative alla produzione del sapere, in direzione di quell'acquisizione di capacità critiche che troverà il suo naturale completamento nel proseguimento degli studi. Osservando il percorso formativo nella sua interezza, si osserva che la continuità fra le sue tre fasi è assicurata da una programmazione collettiva, dei docenti impegnati nelle tre fasi del curricolo, in modo che le esigenze dell'apprendimento finale possano tradursi in immagini di società, in concetti e in strumenti, già insegnati nelle prime fasi; e, viceversa, che le acquisizioni dei momenti iniziali vengano messe a frutto nelle fasi successive. 3. La prima fase: il primo e il secondo anno Il lavoro suggerito nel curricolo non è del tutto nuovo nella scuola italiana. Infatti, è una prassi diffusa, quella di utilizzare dei "momenti di vita vissuta" come argomenti attraverso i quali gli allievi vengono coinvolti in discussioni e in messe a punto di problemi di vario genere. La novità (peraltro già sperimentata e praticata in moltissime situazioni) di questo curricolo consiste in alcune sottolineature: a. Si invitano i docenti a focalizzare l'attenzione prevalentemente su concetti, discussioni e problemi che si pensa verranno riutilizzati in seguito. Per favorire questa operazione il curricolo fornisce degli elenchi di parole-concetto, fra le quali i docenti scelgono quelle più utili: conviene, perciò, che questa operazione venga effettuata insieme ai colleghi che operano nelle fasi successive. b. Spesso, l'attività didattica di questa fase "parte dal vissuto e resta nel vissuto". Il curricolo propone invece di ricavare dal vissuto concetti (le parole fondamentali della storia, geografia e studi sociali), rielaborarli nei modi accessibili agli allievi, e di "formalizzarli", cioè di rappresentarli nei linguaggi che gli allievi dominano e imparano progressivamente a controllare: corporei, iconici e, man mano, scritti o informatici. In questo modo, i concetti non vengono trattati una volta sola e definitivamente. Ma vengono ricordati, ripresi, modificati continuamente, in contesti sempre nuovi. E, man mano che vengono rielaborati, l'insegnante curerà che i concetti si "diventino sempre più complessi", cioè, che gli allievi scoprano come essi siano connessi con altri elementi, che - proprio nel loro vissuto - non riuscivano a scorgere. In questa attività (di progressiva scoperta della complessità, di formalizzazione e di modificazione consapevole) consiste appunto lo specifico formativo, che rende tale lavoro propedeutico all'apprendimento disciplinare. c. Il concetto di competenza, relativamente nuovo (rispetto ai più tradizionali "abilità" o "capacità"), sottolinea il fatto che l'operazione cognitiva va mostrata concretamente in qualche contesto (corporeo, iconico, scritto, narrato, informatico) e che si definisce in modo diverso in ciascuno di essi. Ad esempio, non basta "descrivere il lavoro dei propri genitori", per raggiungere la competenza specifica "riconoscere e utilizzare il lessico di base dell'ambito", prevista per la fine del primo biennio. Occorrerebbe, a tale scopo, provare l'abilità degli allievi anche in altri contesti, ad esempio, "osservando una scena di lavoro", oppure "ascoltando un racconto relativo ad una situazione di lavoro", oppure, ancora - man mano che le competenze di lettoscrittura si consolidano (così come affermato peraltro dai programmi dell'85) - "leggendo una breve descrizione di una situazione lavorativa". In tutti questi casi si osserva come il contesto diverso mette gli allievi in grado di effettuare letture nuove della realtà, di scoprire ulteriori aspetti, prima nemmeno intravisti; e li obbliga a rappresentare le scoperte in forme sempre diverse. d. E' diffusa, inoltre, una concezione ristretta del "vissuto", che impedisce agli insegnanti di inserire nella loro programmazione elementi lontani nel tempo e nello spazio, col timore di parlare di "cose che i bambini non possono capire". A questo proposito è bene ribadire il fatto che il vissuto dei bambini è complesso. Vi concorrono non soltanto gli elementi che materialmente lo circondano, e che hanno fatto parte della sua esperienza concreta; ma anche ciò che il bambino ha ascoltato o visto. E, nella nostra società, ciò vuol dire - praticamente - non porre alcun limite teorico alle conoscenze trattabili in questa prima fase. Per questo motivo, è opportuno che i docenti si attengano rigorosamente all'esperienza, rifiutando di trasformare in dogmatismi alcuni corretti principi pedagogici. Infatti, le due condizioni perché "parole e conoscenze" entrino in questa fase del curricolo sono: che siano già possedute dai bambini, e che siano reimpiegabili successivamente.. e. Rientrano in questa prima fase, anche quelle esperienze - dedicate alla fondazione dei concetti temporali e alla preparazione delle abilità documentarie - che possiamo considerare come le basi per il percorso formativo critico, cioè teso all'acquisizione, nel corso del curricolo, delle capacità di valutazione delle conoscenze (storiche, geografiche e sociali): un campo di attività che ormai diffusamente si chiama "il mestiere dello storico" e dobbiamo aggiungere anche quello del geografo e dello scienziato sociale. In questo campo vanno inserite anche le prime rappresentazioni temporali, mediante semplici grafici, e vanno progettate quelle situazioni ludiche, nelle quali, a partire da tracce o da segni si cerca di ricostruire una data vicenda e così via. Si progettano, ancora, le prime semplici inchieste, volte a verificare la presenza o assenza di determinati sentimenti o abitudini, in gruppi determinati (i compagni di classe, i genitori ecc.). f. La rappresentazione dello spazio, prerequisito specifico per la geografia ed essenziale per le altre discipline d'ambito, può essere anch'essa impostata a partire dal vissuto. Infatti, ci si può concentrare inizialmente sull'organizzazione spaziale dello schema corporeo e sulla propria collocazione nello spazio, anche in rapporto ad altre persone o oggetti,m presenti o assenti, precedenti o contemporanei, vicini o lontani. La situazione spaziale statica e dinamica, sperimentata dai bambini, prevalentemente in forma ludica, viene poi rappresentata graficamente indicando le posizioni o tracciando i percorsi di alcuni punti su un foglio, sul quale l'insegnante avrà precedentemente disegnato il perimetro del locale in cui ci si trova, e la posizione di alcuni punti di riferimento, quali gli arredi, le finestre ecc. Per l'acquisizione dei concetti topologici e dei relativi indicatori (sopra/sotto, vicino /lontano, destra/sinistra) si possono adottare metodi efficaci, mutuati dalla psicomotricità, come il "metodo dei contrasti": consiste nel far vivere al bambino due situazioni successive similari, ma nelle quali un elemento (es. il vicino) è sostituito dal suo contrario (es. il lontano): attraverso la percezione del contrasto egli scopre più agevolmente il significato fondamentale dei due termini del binomio. Proprio il contrasto vicino/lontano si presta anche alla formazione delle categorie essenziali del tempo (valutazione delle distanze in termini temporali: è vicino ciò che è raggiungibile in poco tempo) e socio-affettive (le persone più care sono quelle che si percepiscono "vicine"), anche quando sono spazialmente lontane. g. Si deve infine dare la doverosa importanza alla osservazione diretta - necessaria per tutte e tre le discipline dell'ambito. L'azione didattica si indirizza all'approccio al concetto di paesaggio, attraverso la percezione sensoriale dello spazio vissuto. L'esplorazione dello spazio vicino alla scuola (meglio se si tratta di uno spazio verde o di un parco urbano) può avvenire inizialmente attraverso la raccolta di indizi sensoriali. La classificazione della grande mole di indizi visivi richiede un criterio d'ordine: è questo uno degli spunti possibili per introdurre una prima distinzione degli elementi componenti di un paesaggio in "naturali e artificiali". Gli allievi vengono così avviati all'applicazione di uno dei metodi fondamentali della conoscenza geografica: l'osservazione diretta, condotta attraverso processi di ricerca e di scoperta, dapprima molto semplici e man mano più articolati. Allo stesso modo, gli allievi potranno essere guidati alla scoperta (o alla semplice ipotesi) di ciò che - a loro giudizio - è da considerarsi recente o antico (esiste da poco o da moltissimo tempo) di quanto rilevano nel territorio; di ciò che "vorrebbero conservare o eliminare", in modo da avviarli ai concetti di patrimonio storico e di profondità storica dell'ambiente. h. In sintesi, questa fase del curricolo è progettata perché possa essere avviata a partire dalle attuali capacità dei docenti e con i materiali attualmente a disposizione. Certamente, però, occorrerà dotare rapidamente i docenti di materiali strutturati idonei e di una preparazione necessaria per operare al meglio nei campi di attività suggeriti. 4. Seconda fase: il terzo e quarto anno Il lavoro delineato in questa fase tende a interrompere una tradizione
consolidata, secondo la quale l'avvio alla storia e alla geografia è
pensato come una successione di piccoli racconti, che parlano di ciò
che verrà ripreso e allargato in seguito: un sommario ristretto
di storia generale, e un catalogo rapido di regioni e di stati. Da cinquant'anni,
la ricerca didattica ha mostrato definitivamente l'inutilità
(e a volte la dannosità) di questo approccio). D'altra parte
sono ben conosciute nelle scuole le sensazione di sconforto - di allievi
e insegnanti - di fronte a racconti troppo rapidi e troppo essenziali,
per poter dar luogo a operazioni didattiche interessanti e avvincenti.
Anche per questo motivo, il programma dell'85 "bandiva" chiaramente
lo studio della storia generale in questa fase di età. Al tempo
stesso, il curricolo smentisce uno stereotipo didattico alternativo,
ma anch'esso alquanto diffuso, secondo il quale la storia (in quanto
disciplina codificata e comunicabile attraverso immagini, scritti, racconti
o altre forme di comunicazione) non può essere insegnata e appresa
fra gli 8 e i 9 anni. Per progettare l'insegnamento in questo biennio, conviene tenere conto dei seguenti elementi: a. Se è vero che l'impianto è innovativo (per quanto si abbiano numerosissimi esempi di studio di "casi di civiltà"), tuttavia la didattica necessaria per avviare questa fase può essere impostata a partire dalle capacità diffuse: si tratterà di leggere, spiegare, verificare l'apprendimento, utilizzare documenti, fare ricognizioni sul territorio ecc. Sicuramente, ciò che di realmente innovativo il curricolo richiede, è una nuova generazione di sussidi didattici, che riportino descrizioni chiare e distese delle società prese in esame. IL curricolo, inoltre, è strutturato volutamente affinchè tale produzione sia fortemente differenziata, in modo da favorire una competizione positiva fra editori e autori: una buona garanzia per ottenere nelle scuole prodotti sempre migliori. b. Il currricolo non prescrive un numero determinato di società. Consiglia di scegliere curando una forte varietà:
c. Per facilitare questa scelta e orientarla su categorie che risulteranno fortemente efficaci per l'apprendimento della storia successiva, il curricolo propone tre grandi classi:
Tali classificazioni anticipano, in qualche modo, la periodizzazione fondamentale del triennio successivo (che si apre col neolitico e si chiude con l'avvento del mondo industriale contemporaneo) e fornisce i modelli realmente elementari di società, quelli cioè che gli allievi incontreranno sempre, quale che sia il periodo storico che studieranno. Naturalmente, se la velocità di apprendimento lo permette, si potranno aprire sotto-classificazioni (soprattutto nel secondo settore), utili per distinguere:
Ma si tenga presente il carattere strumentale-didattico di queste classificazioni. Non servono per formare immagini fisse e univoche di società, quanto piuttosto per orientare il docente in una scelta saggiamente differenziata, lungo l'intero arco delle possibilità offerte dalla storia. d. Una volta scelte le società (il cui numero effettivo dipenderà dal tempo a disposizione e dalla velocità di apprendimento della classe), i lavori fondamentali che si possono prospettare sono di due tipi:
e. I quadri sociali possono essere forniti all'allievo e, in questo caso, serviranno a verificare le sue capacità di comprensione di un testo e a sollecitare la formazione delle sue abilità di studio (in stretta connessione con l'insegnamento linguistico), oppure potranno essere in qualche modo ricostruiti, a partire dall'osservazione diretta (nell'ipotesi di un quadro sociale relativo al presente e al locale), o a partire dallo studio di documenti. In questo caso, il quadro sociale sarà il terreno ideale per proseguire in quel lavoro di progressiva conoscenza del mestiere dello storico, già avviato in precedenza. f. Per quanto i quadri sociali siano relativamente "statici", essi forniscono ottime possibilità di educazione temporale, secondo tre direzioni:
g. Dal momento che ogni società vive in un determinato ambiente, è possibile scegliere i diversi quadri sociali in modo che diano la possibilità di studiare ambienti geografici diversi. Così le società di cacciatori e raccoglitori offriranno lo spunto per osservare gli elementi essenziali dei paesaggi naturali (steppa, savana, foresta equatoriale, pianura alluvionale, monti, coste, fiumi ecc.) e della loro relazione con i climi; le società agricole e pastorali permetteranno di riflettere su alcuni elementi fondamentali di geografia antropica (il villaggio, l'agricoltura e la pastorizia, il paesaggio agricolo e quello pastorale); infine i quadri industriali e postindustriali permetteranno di esplorare questioni e scenari di geografia urbana, economica e politica. h. Attraverso i quadri di società prosegue poi lo sviluppo della
geo-graficità: dalla visione della realtà tridimensionale
si giunge alla sua rappresentazione bidimensionale, in altre parole
alla lettura e interpretazione della carta geografica e alla costruzione
di semplici schizzi cartografici. Quest'ultima potrebbe avvenire, ad
esempio, mediante una prima fase di passaggio dal disegno libero di
uno spazio noto (l'aula, una porzione del giardino della scuola
)
alla sua rappresentazione in pianta: sovrapponendo al disegno un foglio
di carta da lucido, ogni alunno può trasferire su di esso gli
stessi "oggetti" contenuti nel disegno, ma rappresentati come
se fossero visti dall'alto, vale a dire in prospettiva zenitale. Al
contempo si inizia anche ad abituare i ragazzi alla visione interscalare:
accanto all'uso delle carte a grande e grandissima scala (carte topografiche
e piante del territorio "vicino") si affianca quello delle
carte a piccola e piccolissima scala (carte generali e planisfero) per
la localizzazione spaziale di temi e problemi su cui s'incentra la didattica
modulare. Uno dei sussidi basilari nella didattica dell'ambito storico-geografico-sociale
è, prima ancora del planisfero murale, il globo geografico, che
non dovrebbe mai mancare nelle aule per consentire agli alunni di soddisfare
autonomamente le loro curiosità mediante un approccio spontaneo. i. Questi quadri sociali forniscono il terreno ideale per la messa a punto di concetti e di problemi tipici delle scienze sociali: la famiglia, le regole sociali e le leggi, le credenze e così via. Come per la fase iniziale del curricolo, la loro scelta dipenderà dalla programmazione concreta del docente e dalle società effettivamente prese in considerazione. Inoltre, di ogni società si potranno analizzare alcuni aspetti, di volta in volta particolarmente evidenti o più facilmente trattabili: per esempio, i concetti di famiglia, ruolo, genere, scambio; quelli di legge, istruzione, amministrazione; quelli di rapporti internazionali, sviluppo/sottosviluppo, materie prime e prodotti finiti. 5. Terza fase: quinto, sesto e settimo anno 5.1 Premessa L'impostazione di continuità e progressività dei nuovi curricoli, che lasciano ai docenti e alle istituzioni scolastiche ampia libertà di articolazione progettuale, consente di mantenere nei tre anni che concludono la scuola di base uno stretto collegamento fra storia, geografia e studi sociali, analizzando le diverse forme d'interazione tra società e natura sviluppatesi nel tempo. Agli allievi è necessario fornire un ambiente di apprendimento che, in continuità con l'impostazione del curricolo per il terzo e il quarto anno, li metta in grado di affrontare le conoscenze da una molteplicità di punti di vista, combinando le diverse dimensioni spaziali, da quella mondiale fino a quella locale. 5.2 Indicazioni specifiche per l'insegnamento della storia Caratteristica fondamentale di tutto il curricolo dell'ambito storico-geografico-sociale
è l'attenzione costante alla dimensione mondiale, come quadro
di riferimento e sintesi di tutte le dimensioni spaziali che la compongono.
Questa scelta ha un valore particolarmente innovativo per quanto riguarda
la storia, nello studio della quale ha predominato finora una visione
parziale, quella eurocentrica, che non coglie la dimensione mondiale
di una serie di fenomeni che hanno coinvolto tutta la storia dell'umanità,
come ad esempio la rivoluzione neolitica. Di fatto i manuali di storia
si occupano del resto del mondo solo quando e nella misura in cui l'Europa
entra in contatto con esso. Quinto anno Lo studio della storia nel quinto anno ha come snodo centrale la rivoluzione
neolitica, che ha rappresentato per gli esseri umani il fondamentale
passaggio dall'appropriazione delle risorse prodotte dall'ambiente,
attraverso la caccia e la raccolta, alla loro produzione, attraverso
l'agricoltura e l'allevamento. Ad essa si giunge attraverso la ricostruzione
del processo di ominazione e lo studio del popolamento del pianeta,
durante il quale si sottolineerà come - in seguito alla fine
dell'ultima grande glaciazione - alcune parti dell'ecumene siano rimaste
a lungo isolate dalle altre, e come il processo di riunificazione sia
iniziato molto più tardi grazie alla tecnologia che ha reso possibili
le scoperte geografiche. Si porrà poi attenzione al passaggio
all'agricoltura e all'allevamento nella varie parti del pianeta, sottolineando
la diversità di piante ed animali disponibili e le sue conseguenze
in termini economici e demografici. Si metterà in luce la differenziazione
fra nomadi e sedentari, il diversi ambienti da loro occupati e le dinamiche
di interazione e conflitto che hanno caratterizzato i loro rapporti.
E infine si illustrerà con molta attenzione lo sviluppo della
tecnologia fino all'età del ferro. Sesto anno Questo anno si apre con lo studio del mondo classico del Mediterraneo: la Grecia e Roma. La cui storia sarà comunque opportuno inquadrare in quella degli stati e degli imperi eurasiatici, fino alla grande crisi che li coinvolge tutti, in maniera più o meno catastrofica, con le grandi migrazioni di popoli dalle steppe centroasiatiche, nel IV-V secolo d. C. Si metterà in luce come queste migrazioni facciano parte di un processo di lunga durata, che caratterizzerà la storia dell'Eurasia ancora per molti secoli, fino alle migrazioni mongole e turche. L'attenzione si concentrerà poi sull'espansione araba e sullo sviluppo dell'Europa medievale. Fra gli elementi da sottolineare, nella trattazione di questo lungo periodo della storia dell'Eurasia, non può mancare il sistema degli scambi, di merci e di idee. Si seguirà poi la storia della delle altre parti del mondo: per quanto riguarda l'America si mostrerà in particolare lo sviluppo statale nell'America centrale e sulla costa pacifica dell'America meridionale, senza però dimenticare la grande diffusione di società di cacciatori e raccoglitori o di agricoltori in società di villaggio nel resto del continente; per quanto riguarda l'Africa si metterà in rilievo il ruolo della migrazione bantu nel popolamento del continente e lo sviluppo degli stati nella zona subsahariana, fra i fiumi Niger e Senegal, e nella fascia orientale, a sud dell'Egitto. Infine si darà un quadro del lento processo di colonizzazione delle isole del Pacifico a partire dall'Asia sudorientale. Settimo anno La storia di questo anno ha come snodo fondamentale l'espansione dell'Europa, un fenomeno che ha avuto conseguenze enormi sulla storia di tutte le altre parti del pianeta. La necessaria particolare attenzione che viene riservata all'Europa non deve peraltro portare ad un eurocentrismo: il successo dell'Europa dovrà essere problematizzato nel contesto degli equilibri di forza mondiali, proponendo ad esempio le risposte date dalla storiografia contemporanea alla domanda sulle ragioni della mancata espansione della Cina. La storia dell'incontro e dello scontro fra europei e altri popoli dovrà essere presenta utilizzando fonti prodotte dalle diverse parti coinvolte, secondo una pratica ormai consolidata, ma con una attenzione particolare nel seguire le vicende successive dell'Asia, dell'America, dell'Africa e dell'Oceania, in modo da mantenere un filo essenziale di continuità che si connetta alle vicende del colonialismo europeo nell'Ottocento e nel Novecento. 5.3 Indicazioni specifiche per l'insegnamento della geografia La rinnovata impostazione delle linee programmatiche dell'area storico-geografico-sociale,
rispondente alla varietà di quadri socioeconomici e politici
mondiali in continua evoluzione, si colloca nella tradizionale visione
degli spazi della Terra che la geografia è in grado di offrire
alle diverse scale (planetaria, nazionale, regionale, locale), utilizzando
uno dei linguaggi fondamentali della comunicazione contemporanea: il
linguaggio cartografico. Quinto anno Oggetto di studio, che consente subito ai ragazzi di lavorare anche
su scala mondiale, è la varietà e la distribuzione degli
ambienti naturali della Terra (deserto di sabbia, di sassi e di roccia,
savana, prateria, foresta pluviale equatoriale, foresta di latifoglie,
macchia mediterranea, tundra
) e le loro particolari caratteristiche.
Per questo è opportuno che gli allievi conoscano le cause endogene
(fenomeni derivanti dai movimenti delle zolle litosferiche) e quelle
esogene (cicli di erosione delle acque correnti, dei ghiacciai, del
vento
) che hanno modellato nel tempo il volto della Terra. Sempre
seguendo il procedimento interscalare, i ragazzi possono passare, nell'osservazione
di questi fenomeni, dai paesaggi della loro regione e dell'Italia a
quelli dell'Europa e del mondo. Sesto anno Si affronta lo studio approfondito dei componenti fisici e antropici
dei paesaggi, cogliendo in particolare le relazioni tra componenti fisici,
insediamenti umani e attività economiche. L'attenzione è
mirata all'analisi dei rapporti dell'uomo e delle società con
la natura e ai rischi ambientali da sempre riferiti alle "forze"
naturali (come alluvioni e frane, vulcanismo, sismicità), ma
collegati, soprattutto nell'amplificazione delle conseguenze, anche
a interventi non sempre corretti dell'uomo sull'ambiente. La ricerca
parte da casi particolari, esaminati come sempre alle varie scale (si
potrebbero esaminare casi di dissesto geologico, di cui purtroppo anche
il nostro Paese fornisce più di un esempio!). Settimo anno Nell'affrontare da più ottiche disciplinari il periodo che va
dalla prima rivoluzione industriale agli attuali processi d'informatizzazione
e globalizzazione, l'applicazione dei metodi dell'indagine geografica
consente agli studenti di esaminare le profonde trasformazioni dei paesaggi;
può essere analizzata a scala mondiale, europea e nazionale la
distribuzione degli apparati e delle aree industriali (ad esempio, l'area
dell'Europa occidentale definita "Banana Blu"), in modo che
i ragazzi possano anche dedurre le macroscopiche differenze dello sviluppo
industriale nel Nord e nel Sud del mondo e, all'interno dei singoli
stati, le differenze socioeconomiche. 5.4 Indicazioni specifiche per l'insegnamento degli studi sociali Per quanto riguarda l'area degli studi sociali saranno programmati
itinerari didattici su temi specificamente inerenti all'organizzazione
delle società umane, per l'analisi delle quali si ricorrerà
a strumenti tipici dell'economia, del diritto, dell'antropologia e della
sociologia. I vari temi indicati nel curricolo, dalla demografia, alla
dimensione normativa dei rapporti sociali, al funzionamento delle istituzioni,
all'educazione interculturale, verranno trattati in riferimento sia
al passato che al presente. Per quanto riguarda il presente si dovrà
tener conto sia della dimensione mondiale, con particolare attenzione
alla tutela dei diritti umani , sia della dimensione territoriale più
prossima agli studenti, ovvero quella locale, quella italiana e, sullo
sfondo, quella europea, la cui conoscenza è fondamentale per
la partecipazione civica. I contesti di apprendimento La promozione degli apprendimenti relativi all'ambito storico geografico sociale trova nelle relazioni e nell'esperienza di vita familiare, associativa e scolastica un importante punto di riferimento per le iniziative didattiche della scuola. Di qui la necessità di non perdere di vista le dinamiche di vita personale e sociale dei fanciulli e dei preadolescenti e le mete di sviluppo personale e comunitario da proporre loro, attraverso l'esplorazione delle vicende umane e attraverso la stessa avventura scolastica. Le conoscenze e le competenze dei soggetti, di cui si occupa particolarmente la scuola, variano col variare dell'età e delle condizioni oggettive (l'ambiente extrascolastico da un lato e l'azione didattica dall'altro) e soggettive (il vissuto, con particolare riferimento all'interesse e allo studio). La circolazione vitale tra vissuti personali e conoscenze offerte e conquistate può crescere nei ragazzi con maggiore o minore intensità e soddisfazione, alimentando lo sviluppo fisico, affettivo, mentale, morale, insieme al sapere e alla cultura, ma può anche rallentare, interrompersi, e poi rimettersi in moto e riacquistare senso e direzione. Di qui la necessità di cercare la maggior possibile vicinanza fra l'offerta dei contenuti didattici e la possibilità dei ragazzi di assimilarli in termini di conoscenza, di competenza, di saggezza. Di qui anche la necessità di integrare individualizzazione e socializzazione, e di promuovere emulazione e cooperazione, anche attraverso il lavoro di gruppo e varie attività sociali, che possono svilupparsi con la collaborazione di più docenti e di più discipline. Le discipline storiche, geografiche e gli studi sociali non esauriscono
certo l'impegno educativo della scuola, neppure nella dimensione che
va sotto la sintetica espressione "cittadinanza democratica",
ma dispongono di particolari valenze utili a promuovere, nel corso dell'età
evolutiva, identità e solidarietà, razionalità
e affettività, attenzione al globale e al particolare, attenzione
ai conflitti e capacità di viverli in modo non distruttivo. Alla prima polarità sono riconducibili le problematiche della salute, dell'orientamento, delle relazioni fra ragazzi e ragazze e fra portatori di diverse culture e di diverse problematiche personali, familiari e sociali. Alla seconda le problematiche relative ai diritti umani, alla pace, allo sviluppo, all'ambiente. Una scuola che punti all'accoglienza, alla buona qualità delle relazioni e degli apprendimenti, attraverso un impegno di cooperazione comunitaria, costituisce un ambiente favorevole alla lotta contro il disagio, e contro la dispersione scolastica, che sono matrici di molte forme d'insuccesso per i singoli e per la società. L'orientamento alla valorizzazione di sé, degli altri, dell'ambiente, nella prospettiva della fruizione dei diritti e dell'esercizio dei doveri, passa attraverso la selezione di contenuti e di esperienze adatti a sollecitare curiosità, interesse, volontà di partecipazione alla risoluzione di problemi comuni. Questa consapevolezza induce a considerare tutta la scuola, fatta di spazio, tempo, contenuti, metodi, tecniche, relazioni, come complesso di risorse più o meno idonee a rafforzare le potenzialità positive dei ragazzi, per aiutarli a trovare la loro strada e a non disperdersi nei meandri di una società complessa, sovente contraddittoria e disorientante. Il passaggio dalla narrazione alla ricerca e dalla rappresentazione oggettiva del mondo all'interiorizzazione di sistemi di concetti, di atteggiamenti, di criteri di giudizio e di comportamento qualificati sul piano etico, civico, sociale e politico implica l'impegno della scuola a realizzare una continua integrazione fra l'alfabetizzazione culturale e l'educazione alla convivenza democratica, per usare i concetti proposti nei Programmi della scuola primaria del 1985. Il confronto, volto a cogliere similitudini e differenze fra i comportamenti di individui e popoli rilevabili nel tempo e nello spazio e i comportamenti rilevabili nella microsocietà della classe e della scuola, può suggerire vie di analisi critica, di comprensione, di lotta per superare limiti e per conquistare livelli più elevati di civiltà. La normativa scolastica sull'autonomia e lo stesso "statuto delle studentesse e degli studenti" offrono a docenti e studenti la possibilità di una graduale conoscenza e di una progressiva adozione di norme e di criteri di condotta utili a far vivere ai fanciulli e ai preadolescenti un'esperienza di cittadinanza nella classe e nella scuola. Il metodo dell'apprendimento attraverso i laboratori didattici si presta particolarmente a mobilitare interessi e a promuovere osservazioni, manipolazioni di oggetti e discussioni, utili a capire, a capirsi e a fornire ai docenti elementi per una conoscenza approfondita dei singoli ragazzi, al di là delle utili prove oggettive di profitto. Anche le visite a luoghi significativi dell'ambiente urbano e rurale
e le esperienze di gioco e di ricerca che si possono fare d'intesa fra
scuole diverse possono fornire quell'arricchimento di conoscenza e di
esperienza da cui è giusto attendersi una crescita equilibrata
dei ragazzi e delle ragazze. Nel gioco, nel dialogo, nel racconto anche filmato, nella corrispondenza, nella confezione di giornalini di classe e di scuola, nell'esperienza dell'invenzione individuale e collettiva e della drammatizzazione di testi, si possono scoprire quei valori di affettività e quelle emozioni che rendono poi significativa la scoperta dei testi più solenni e più astratti delle dichiarazioni dei diritti umani, delle costituzioni e delle norme vigenti, che vanno per così dire scoperte in rapporto alla dinamica da cui sono nate, come risolutrici di problemi, anziché come affermazioni astratte o come imposizioni da rispettare o da ricordare. Si tratta di portare gradualmente i ragazzi ad essere non solo consumatori di prodotti e di norme, ma anche produttori di idee, di iniziative, di regole di vita per la loro piccola comunità. Utili sono in proposito le esperienze del "circle time", per riflettere insieme su problemi che riguardano la vita di classe, esperienze di partecipazione scolastica e anche di democrazia civica, sulla scorta delle ormai diffuse esperienze di consigli comunali dei ragazzi. |