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1. I riferimenti normativi e istituzionali
La legge n. 30/2000 sancisce il definitivo riconoscimento del ruolo
educativo della scuola dell'infanzia per i bambini dai 3 ai 5 anni,
inserendola a pieno titolo nel sistema educativo nazionale di istruzione
e formazione. Come già si è detto, si delinea quindi un
percorso formativo coerente ed unitario dai 3 ai 18 anni, con il compito
di accompagnare le nuove generazioni alle soglie della piena cittadinanza,
con pari opportunità di inserimento attivo e consapevole nella
vita sociale, civile e lavorativa.
All'interno di questo disegno etico-politico, oltre che culturale e
pedagogico, la scuola dell'infanzia rappresenta, in stretta collaborazione
con i genitori, un momento fondativo per lo sviluppo di identità,
autonomie e competenze di tutti i bambini e le bambine. Le sue peculiari
caratteristiche di ambiente di vita, di relazione e di apprendimento
la configurano infatti come esperienza decisiva per la crescita personale
e sociale, grazie all'incontro con i coetanei, con gli adulti responsabili
professionalmente, con i segni e i linguaggi della cultura di appartenenza.
Questa ispirazione trova un sicuro riscontro nella storia della scuola
dell'infanzia in Italia, nel pluralismo culturale e istituzionale che
l'ha da sempre contraddistinta, nell'impegno, più recente, ma
non meno significativo, delle istituzioni pubbliche in favore della
espansione e qualificazione del servizio educativo. La legge n. 444
del 1968 ha segnato positivamente l'intervento dello Stato nel settore,
permettendo di ampliare la rete di strutture e servizi anche nelle aree
più svantaggiate. Gli Orientamenti educativi del 1991,
frutto della ricerca pedagogica più avanzata e del rapporto con
le esperienze più vive del paese, hanno dato forma e consistenza
a una piattaforma pedagogica e culturale che oggi rappresenta un punto
di riferimento essenziale per insegnanti e operatori del settore. Essi
mantengono tutta la loro validità e anzi rappresentano la base
a partire dalla quale le scuole dell'infanzia definiscono il loro curricolo.
La frequenza della scuola dell'infanzia, benché non obbligatoria,
si attesta sul 95 % degli aventi diritto. Questa è la testimonianza
più probante di un diffuso riconoscimento sociale del significato
di tale esperienza educativa e della affidabilità che il servizio
ha saputo guadagnarsi nella popolazione.
La legge 62 del 10.03.2000 sulla parità scolastica prende atto
dell'articolazione pluralistica del servizio educativo nel nostro paese,
un'articolazione particolarmente significativa per il ciclo scolastico
dell'infanzia. Essa prospetta l'integrazione delle diverse esperienze,
nel rispetto delle scelte dei genitori, dettando alcune regole comuni
all'intero sistema a presidio e garanzia della funzione pubblica del
sistema educativo.
Da questi dati prende le mosse il piano quinquennale per l'attuazione
della legge n. 30/2000, che offre strumenti culturali, amministrativi
e finanziari per la realizzazione degli impegnativi obiettivi di "generalizzazione
e qualificazione" del servizio: "La Repubblica assicura la
generalizzazione dell'offerta formativa
e garantisce a tutti
i bambini e le bambine, in età compresa tra i tre e i sei anni,
la possibilità di frequentare la scuola dell'infanzia".
In tal modo la Repubblica (Stato, Regioni, autonomie locali), attraverso
la generalizzazione, garantisce a tutti i bambini e le bambine l'esercizio
del diritto ad acquisire i traguardi formativi previsti dalla scuola
dell'infanzia e responsabilizza i genitori che ancora non se ne avvalgano.
Le risoluzioni di approvazione del Programma di attuazione della legge,
approvate dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, riconfermano
l'impegno alla "generalizzazione, quantitativa e qualitativa"
del servizio, mediante "l'attivazione di adeguate politiche di
sostegno, affinché vengano forniti sia strutture edilizie sia
i necessari supporti (trasporti, mense ecc.)."
2. Il curricolo della scuola dell'infanzia
a) I caratteri del curricolo della scuola dell'infanzia
La progressività, la essenzialità e la continuità
dei curricoli scolastici implicano una specifica attenzione alle connessioni
e ai raccordi, nel quadro della riorganizzazione dell'intero percorso
formativo dai 3 ai 18 anni.
In particolare la scuola dell'infanzia deve ipotizzare un curricolo
che tenga conto delle peculiari dimensioni dello sviluppo infantile
e che, al tempo stesso, metta in evidenza quale progressività
esso delinei nei confronti della scuola di base.
La specificità del curricolo della scuola dell'infanzia deriva,
tra l'altro, dal fatto che l'apprendimento di bambine e bambini, specie
nei primi anni di scolarità e nel passaggio dalla scuola dell'infanzia
alla scuola di base, va inteso come un processo di progressiva, attiva
e creativa rielaborazione della realtà nell'incontro con i diversi
linguaggi che la cultura ha elaborato e usa.
Seguendo il cammino tracciato dagli Orientamenti del 1991, il
curricolo della scuola dell'infanzia si pone essenzialmente come ricerca
integrata dei criteri, dei contenuti e dei modi più efficaci
per organizzare la conquista di conoscenza da parte delle bambine e
dei bambini. Non si tratta di semplificare o ridurre contenuti disciplinari.
Occorre invece identificare ed essenzializzare una serie di competenze
fondamentali da promuovere progressivamente nei diversi livelli di età
e scolarità, date qualità, significatività, organizzazione
e flessibilità delle esperienze conoscitive sollecitate da ogni
linguaggio e stante la struttura formativa di ogni disciplina. Bisogna
dunque interpretare in modo progressivo, processuale, organico e coerente
le correlazioni esistenti tra i modi di apprendere del soggetto in crescita,
le strategie e i contenuti della conoscenza postulati dai diversi campi
disciplinari e le competenze specifiche e i traguardi formativi da promuovere.
Ciò si impone nella scuola dell'infanzia. Ma anche nei cicli
successivi lo sviluppo di conoscenze e competenze ha, a ogni tappa,
un carattere non definitivo, ma aperto e progressivo e la costruzione
dell'apprendimento ha natura processuale. In questo senso il curricolo
della scuola dell'infanzia descrive e definisce la struttura anche dei
successivi sviluppi curricolari.
b) I campi di esperienza
La nozione di "campi di esperienza" presente negli Orientamenti
del 1991 mantiene intatta la sua validità, anche nella prospettiva
di uno sviluppo progressivo del curricolo.
La scuola dell'infanzia colloca in una prospettiva evolutiva i vissuti
e le esperienze del bambino, mediandoli culturalmente all'interno di
un contesto sociale ed educativo intenzionalmente orientato alla progressiva
costruzione delle conoscenze e delle competenze.
A questo proposito ogni scuola dovrà tenere presenti ed esplicitare
le competenze che gli Orientamenti pongono come traguardi formativi
per i bambini dai 3 ai 6 anni all'interno dei singoli campi di esperienza
e che possono essere considerati la mappa del percorso formativo da
promuovere nel passaggio dalla scuola dell'infanzia alla scuola di base.
Gli obiettivi formativi della scuola dell'infanzia vanno pensati nella
forma di traguardi relativi ad aree di sviluppo irrinunciabili in quanto
fondamentali nella crescita di un bambino dai tre ai sei anni e in vista
delle possibilità di apprendimento future. Lo sviluppo del bambino
sul piano affettivo, sociale e intellettuale costituisce il compito
educativo specifico della scuola dell'infanzia. Tale sviluppo è
anche condizione e garanzia di un avvio progressivo al processo di socializzazione
secondaria e di alfabetizzazione la cui responsabilità principale
è affidata alla scuola di base.
Questa impostazione esclude che gli obiettivi formativi della scuola
dell'infanzia vengano espressi in termini di contenuti di apprendimento,
aree o aspetti del sapere che vanno trasmessi. Essi vanno invece concepiti
ed espressi nella forma di atteggiamenti e capacità che si vogliono
sollecitare, promuovere ed affinare.
Nello stesso tempo, questa impostazione esclude una articolazione separata
dei percorsi di sviluppo: le esperienze che possono essere allestite
a favore dello sviluppo sociale vanno pensate, contemporaneamente, come
situazioni a favore dell'esperienza intellettuale ed emotiva. La crescita
della soggettività del bambino, il suo divenire sociale, l'affinarsi
di capacità intellettuali (rappresentazione, pensiero, soluzione
di problemi) hanno luogo secondo un processo che non può essere
promosso per compartimenti stagni, ma proponendo situazioni di esperienza
che coinvolgano emotivamente bambine e bambini, che sollecitino la loro
mente, che li spingano a immaginare e a riflettere, che li invitino
a socializzare, condividendoli con altri, i frutti delle loro elaborazioni.
I tre traguardi dello sviluppo indicati negli Orientamenti, e
cioè maturazione dell'identità, conquista dell'autonomia,
sviluppo delle competenze, vanno ripensati come frutto di un percorso
nel quale a ogni bambina e bambino si offrono situazioni significative
di esperienza scelte in modo opportuno. A tutti deve essere data la
possibilità: (1) di esprimere la propria soggettività
e, progressivamente, di governarla così da sviluppare la maturazione
della propria identità; (2) di interagire e comunicare con altri
in maniera sempre più efficace, rafforzando così la conquista
dell'autonomia; (3) di sviluppare quelle abilità "sensoriali,
percettive, motorie, linguistiche e intellettive" che lo impegnano
nelle prime forme "di riorganizzazione dell'esperienza e di esplorazione
e ricostruzione della realtà".
Nella scuola dell'infanzia le indicazioni curricolari si articolano
in distinti "campi di esperienza". Essi, già individuati
negli Orientamenti, costituiscono "i diversi ambiti del
fare e dell'agire del bambino e quindi i settori specifici di competenza
nei quali il bambino conferisce significato alle sue molteplici attività
e, acquisendo anche le strumentazioni linguistiche e procedurali, persegue
i suoi traguardi formativi, nel concreto di un'esperienza che si svolge
entro confini definiti e con il costante suo attivo coinvolgimento".
In sintonia con i caratteri che i curricoli delle scuole di base e secondaria
assumono nel quadro della legge dell'autonomia, le indicazioni curricolari
per le scuole dell'infanzia sono strutturate intorno ad alcuni fondamentali
traguardi e a una serie di competenze essenziali, mentre le tematiche
ed i contenuti portanti delle attività sono proposti in maniera
spiccatamente orientativa. Da tale impostazione deriva una forte responsabilizzazione
dei docenti nell'articolare, progettare e contestualizzare il curricolo
nell'ambito della singola istituzione scolastica.
c) Le competenze e i traguardi di sviluppo
Nella scuola dell'infanzia occorre tenere conto della diversità
dei contesti in cui le singole scuole lavorano e della forte complementarità
dello sviluppo affettivo, sociale e intellettuale dei bambini dai tre
ai sei anni. All'interno di ciò le scuole devono assumere i tre
seguenti aspetti che è irrinunciabile promuovere.
a) La capacità di esprimere e dare forma al
mondo interno attraverso un linguaggio simbolico, evocativo di realtà
immaginarie, è un primo aspetto irrinunciabile dello sviluppo
del bambino da 3 a 6 anni. Tale capacità si esprime nel gioco
del "far finta", nel disegno, nella narrazione, nella costruzione
di realtà immaginarie e opera anche nella elaborazione di ipotesi
e di prime teorie sul mondo. Essa costituisce un dispositivo forte di
affermazione dell'io e di costruzione della identità personale
ed è uno strumento potente di organizzazione dell'esperienza.
Cresce con essa la capacità di fare uso e di manipolare simboli
e ciò è alla base della rappresentazione della realtà,
della possibilità di fare comparazioni e di generalizzare. Per
questa via bambini e bambine accedono ai sistemi simbolici propri delle
arti, della musica, delle scienze, della matematica ecc.
b) La capacità di esprimersi verbalmente per
sollecitare le azioni altrui, ma anche per condividere con altri emozioni,
pensieri, ricordi, per render partecipi della propria esperienza, per
creare mondi immaginari, per collegare concetti e conoscenze è
una competenza fondamentale che va acquisita e affinata nella scuola
dell'infanzia in quanto costituisce uno strumento essenziale di acquisizione
di un senso del sé in relazione all'altro da sé, di interazione
sociale, di organizzazione dell'esperienza. Occorre sempre, ma specie
in questa fase delicata tener conto del patrimonio linguistico nativo
sia dialettale sia di lingua diversa dall'italiano, non calpestarlo,
rispettarlo nella sua preziosa eventuale alterità rispetto all'italiano.
Quest'ultimo si acquisisce tanto più facilmente quanto più
l'insegnante assume e induce nella classe un atteggiamento sereno verso
eventuali divergenze linguistiche, assumendole, ad esempio, come elementi
di gioco e di comune curiosità. Possibilmente già al termine
del triennio un linguaggio articolato in italiano, impiegato per una
pluralità di funzioni e secondo registri differenti, costituisce
anche un requisito essenziale per accedere alle prime forme di alfabetizzazione
culturale.
c) La capacità di tener conto del punto di
vista altrui nell'azione e nella comunicazione costituisce un terzo
aspetto irrinunciabile dello sviluppo alla base di qualsiasi forma di
interazione sociale. La capacità di compiere esami di realtà,
di riflettere sulle conseguenze sociali delle proprie azioni e di controllarle
di conseguenza, di interpretare le intenzioni e le condotte altrui,
costituiscono la base degli apprendimenti sociali che consentono al
bambino di instaurare interazioni produttive, di affinare le proprie
capacità comunicative, di apprendere dall'esperienza sociale.
Ciò non toglie che, pur espressi nella forma di capacità
da promuovere, gli obiettivi irrinunciabili di sviluppo vadano proposti
in maniera specifica. Occorre dichiarare che cosa ci si attende che
un bambino diventi alla fine del percorso formativo compiuto nella scuola
dell'infanzia, definendo con chiarezza quali aspetti dello sviluppo
sociale, intellettuale e emotivo si intendono promuovere. Tenendo presenti
gli Orientamenti del 1991, si propongono qui indicazioni per
tale dichiarazione e specificazione.
a. Sviluppo sociale. Il bambino che entra nella
scuola dell'infanzia ha già un'esperienza sociale, maturata soprattutto,
ma non solo, nell'ambito della famiglia. L'ingresso nella scuola dell'infanzia
rappresenta la possibilità di un'estensione e di una articolazione
di tale esperienza. Rendere fruttuoso l'ingresso in una collettività
più estesa dove il singolo può arricchirsi attraverso
il confronto e lo scambio tra pari e con adulti diversi dai familiari
è uno dei compiti più importanti della scuola dell'infanzia.
Comunicare, cooperare, apprendere tramite lo scambio sono le competenze
che vanno promosse e affinate negli anni che precedono l'ingresso nella
scuola di base, sia perché consentono di godere appieno delle
esperienze che la scuola dell'infanzia offre, sia perché costituiscono
la base per ogni successiva esperienza sociale e di apprendimento. Tali
competenze non vanno considerate genericamente, ma vanno precisate in
relazione alle specifiche offerte che la scuola dell'infanzia fa a ciascun
bambino e all'ampia gamma di contesti e di funzioni in cui e per cui
tali competenze possono essere spese. Il Piano dell'offerta formativa
di ciascuna scuola è il luogo nel quale avviene tale precisazione,
a partire da una ricognizione iniziale delle capacità di ciascun
bambino e ciascuna bambina. Tale piano deve anche esprimere attraverso
quali esperienze, attività, modalità e strategie relazionali
si intendono promuovere le capacità sociali di quei particolari
bambini, oltre che dichiarare attraverso quali strumenti lo sviluppo
delle capacità può essere osservato sistematicamente (monitorato)
e valutato.
b. Consolidamento dell'identità personale.
Sicurezza, fiducia, autonomia, senso di appartenenza, capacità
di dirigere le proprie azioni, autocontrollo, perseveranza: questi sono
alcuni degli aspetti più importanti dello sviluppo emotivo da
sostenere e promuovere negli anni della scuola dell'infanzia. Non solo
costituiscono gli ingredienti di una personalità sana, ma sono
anche i prerequisiti essenziali per qualsiasi tipo di apprendimento.
Il curricolo della scuola dell'infanzia deve tener conto di questo aspetto
dello sviluppo, considerare attentamente quali situazioni, modalità,
strategie possano contribuire a promuoverlo, prevedere strumenti per
valutarlo, ipotizzare piani di sviluppo personalizzati, verificare in
itinere la loro efficacia. La difficoltà di elencare precise
operazioni singole, relative a ciascuna di tali condizioni di base dello
sviluppo affettivo non deve far dimenticare l'importanza di queste condizioni.
Semmai deve far riflettere sulla specificità degli strumenti
da adottare per valutare i progressi in questo campo e sulla peculiarità
delle modalità e delle strategie da utilizzare per promuoverli.
c. Sviluppo intellettuale. Molteplici sono
le capacità e gli atteggiamenti che la scuola dell'infanzia ha
il dovere di promuovere e affinare in questo ambito. I più importanti,
anche in vista delle successive possibilità di apprendimento,
sono: un atteggiamento di curiosità da canalizzare in attività
di esplorazione, scoperta, soluzione di problemi e prima sistematizzazione
delle conoscenze; la capacità di elaborare, organizzare, ricostruire
l'esperienza in maniera personale attraverso forme di rappresentazione
condivisibili con altri. Nello stesso tempo, la scuola dell'infanzia
presta una particolare attenzione allo sviluppo di capacità culturali
e cognitive tali da consentire la comprensione, la rielaborazione e
la comunicazione di conoscenze relative ai diversi campi di esperienza.
Anche in rapporto a questo aspetto le singole scuole dovranno e potranno
meglio precisare le specifiche abilità e i tipi di esperienza
che si ritiene siano più opportune da promuovere, in relazione
all'età e alle peculiarità dei soggetti cui sono rivolte.
d. Continuità. La complessiva ridefinizione
del sistema scolastico richiede una maggiore attenzione alle connessioni
e ai raccordi nel quadro di una coerente riorganizzazione dell'intero
percorso formativo.
In questo quadro, occorre riservare specifica attenzione al raccordo
tra scuola dell'infanzia e altri contesti educativi, precedenti, collaterali
e successivi, nei quali ogni bambino o bambina vive ed elabora le sue
personali esperienze.
La scuola dell'infanzia deve prevedere un sistema di rapporti interattivi
con le altre istituzioni ad essa contigue, ponendosi in continuità
ed in complementarità, in direzione per dir così sia orizzontale
sia verticale, con le esperienze che il bambino compie nei diversi ambiti
di vita. Particolare attenzione va posta nell'assicurare una coerenza
degli stili educativi, con specifico riguardo alle esperienze educative
maturate in famiglia e nell'asilo nido, esperienze che il ciclo dell'infanzia
colloca a sua volta in una prospettiva di sviluppo educativo.
Tale prospettiva, per la scuola di base, implica l'esigenza di porsi
in continuità e dare sviluppo, prima ancora che ad una serie
di traguardi e abilità, ai caratteri specifici che assumono le
esperienze educativo-formative nella scuola dell'infanzia. In particolare,
nel costruire il percorso formativo in continuità con la scuola
dell'infanzia, la scuola di base parte dunque non solo dall'insieme
dei traguardi e competenze che il contesto educativo precedente ha promosso,
ma anche dallo specifico approccio curricolare che tale contesto ha
assunto.
In primo luogo, la costruzione di un percorso formativo continuo tiene
conto che nel ciclo dell'infanzia si sperimenta un curricolo aperto,
che parte dalla concretezza del bambino, dei suoi modi di esprimersi,
guardare il mondo e di apprendere. Al tempo stesso, è un curricolo
dinamico, che guarda al futuro, ai traguardi di sviluppo e alle competenze
da promuovere nell'arco di un triennio.
Inoltre è un curricolo flessibile e contestualizzato, libero
da rigidità disciplinari: esso non si risolve in una scansione
predeterminata di obiettivi e contenuti settorializzati, definiti e
"confezionati" astrattamente, vale a dire a prescindere dai
vissuti, dalle esperienze, dall'identità personale e culturale
di ogni bambino e dalle specifiche condizioni ambientali. Al centro
del progetto educativo della scuola dell'infanzia vi sono quindi gli
alfabeti del vivere, del pensare, del comunicare, del riflettere insieme,
dell'esprimersi e del rappresentare tramite i diversi linguaggi della
cultura.
Pertanto, per la scuola di base, si tratta di porsi in continuità
con un curricolo che muove dal contesto sensoriale e percettivo in cui
il bambino esplora ed agisce a contatto diretto con gli oggetti, con
i materiali, con le persone. Inoltre, la scuola di base muove dalla
consapevolezza che nel ciclo precedente il contesto educativo ha già
promosso nei bambini un primo momento di riorganizzazione delle esperienze,
tramite la ricontestualizzazione dei vissuti, la creazione di condizioni
che hanno favorito l'evoluzione delle esperienze spontaneamente prodotte
dai bambini in esperienze culturali, favorendo dunque un progressivo
passaggio dall'esperienza diretta verso la sua rappresentazione, dal
contesto al testo, dall'uso diretto dei linguaggi della cultura verso
la comprensione dell'esistenza di codici formalizzati.
In tale ottica, porsi in continuità nella costruzione degli itinerari
curricolari significa riuscire a non separare le diverse dimensioni
dello sviluppo, a sollecitare percorsi che non siano rivolti esclusivamente
ora al settore cognitivo ora alla sfera socio-affettiva. Lo sviluppo
dell'intelligenza è un processo che si alimenta con l'affettività
e la passione del conoscere, nelle situazioni di scambio e di relazione
con l'altro, nella condivisione di significati affettivi, simbolici
e culturali da attribuire alle esperienze.
Dunque, porsi in continuità con le esperienze e le competenze
che ha promosso la scuola dell'infanzia non significa proporre attività
già formalizzate e distinte per aree disciplinari, ma implica
piuttosto un cammino concreto e graduale nel procedere in quell'incontro
con i linguaggi della cultura, che la scuola dell'infanzia ha già
avviato. Il bambino al suo ingresso nella scuola dell'infanzia percepisce
e vive la realtà in modo intero ed unitario. La scuola dell'infanzia
si pone in sintonia con tali modalità promuovendo la progressiva
conquista di specifiche abilità e di concrete autonomie entro
situazioni di vita, a contatto diretto con oggetti e materiali e attraverso
il costante confronto con gli altri. Il contesto educativo del ciclo
dell'infanzia ha fatto evolvere le attività spontaneamente condotte
dal bambino in esperienze culturali. E' un cammino che deve proseguire
nella scuola di base. In questo senso le competenze acquisite nella
scuola dell'infanzia diventano una condizione per un qualificato accesso
alla scuola di base.
La particolare attenzione al raccordo con le esperienze precedenti,
parallele e successive del bambino è opportuno che sia tradotta
nella elaborazione di specifici progetti di collaborazione, all'interno
della definizione del Piano dell'offerta formativa, in particolare per
quanto riguarda il contesto familiare e sociale, l'asilo nido, i primi
anni della scuola di base.
e. Valutazione. La definizione di un curricolo
così caratterizzato comporta per la scuola dell'infanzia un approccio
specifico al tema della valutazione. Infatti, se per gli altri cicli
scolastici le prestazioni finali degli allievi possono costituire dei
dati su cui ragionare per una valutazione di quanto realizzato nelle
scuole, oltre che dei possibili indicatori dell'efficacia delle pratiche
educative ed elementi sulla cui base procedere a comparazioni, per quanto
riguarda la scuola dell'infanzia occorre tenere presente che l'assai
più accentuata variabilità dei ritmi di sviluppo crea
oggettive difficoltà per proporre a soggetti di questa fascia
evolutiva prove strutturate e test. Naturalmente, ciò non significa
che non vi sia anche per la scuola dell'infanzia l'esigenza di un controllo
e di una incentivazione della qualità, ma occorre una riflessione
ancor più accurata e molto specifica sul tipo di valutazione
appropriata e sugli strumenti da adottare.
d) La valutazione del contesto e dell'offerta formativa
La promozione della qualità appare un'esigenza ineludibile per
le scuole operanti nella dimensione dell'autonomia. In questa prospettiva
la forma di valutazione più adeguata da adottare è quella
di carattere formativo, mentre l'oggetto da valutare è la scuola
come ambiente educativo, inteso come quell'insieme interagente di elementi
che si suppone abbiano una ricaduta formativa sui soggetti che ne sono
destinatari. Giudicare la qualità della scuola significa, in
questa prospettiva, considerare l'insieme delle opportunità formative
che essa offre (spazi, tempi, attività, occasioni sociali e di
apprendimento, ecc.) e delle risorse di cui dispone, interrogarsi sulle
condizioni che la garantiscono e la promuovono, giudicare la opportunità
delle soluzioni adottate in rapporto alle finalità condivise
e auspicate.
L'apprezzamento della qualità dell'ambiente educativo è
dunque il tipo di valutazione più adatto a promuovere la riflessione
e a incentivare l'innovazione. Ma perché le forme di valutazione
formativa servano davvero al miglioramento delle scuole, e non si riducano
a procedure e pratiche burocratiche, è necessario che:
a) la valutazione della qualità del servizio
vada intesa come apprezzamento dell'offerta e dell'ambiente educativi
e sia prevista nel POF e strettamente connessa ad esso;
b) si utilizzino a tal fine strumenti valutativi adeguati
e affidabili;
c) la valutazione coinvolga i diversi soggetti che
operano nella scuola e promuova una discussione corale sugli aspetti
che fanno di una scuola una buona scuola;
d) l'autovalutazione delle scuole sia sostenuta da
esperti esterni che possano affiancare gli operatori interni.
Il controllo della qualità.
Esiste anche un problema di controllo della qualità educativa
delle scuole. L'attribuzione di autonomia alle istituzioni scolastiche
richiede un'opera di governo del processo di decentramento decisionale.
C'è bisogno di conoscere se l'impegno finanziario investito sia
stato ben speso e se i servizi convenzionati assicurano standard organizzativi
ed educativi adeguati.
La scuola ha il compito di trasmettere conoscenze, formare competenze,
fare circolare e produrre cultura e la scuola dell'infanzia non fa eccezione.
E' su questa base che va giudicata ed è a questo scopo che va
sostenuta. Aspetti della scuola che concorrono a identificarne la qualità
educativa sono, ad esempio, l'aver prospettato un piano ragionato dell'offerta
formativa, l'attuazione regolare di procedure di valutazione del servizio,
la programmazione e lo svolgimento regolare delle attività educative,
la frequenza e le modalità della partecipazione delle famiglie,
l'organizzazione del lavoro e la distribuzione delle responsabilità,
l'introduzione di procedure di osservazione sistematica delle condotte
infantili, la disposizione e l'organizzazione dei materiali e degli
spazi, la gestione dei tempi.
La valutazione dei processi di apprendimento e del raggiungimento
degli obiettivi formativi.
Altra cosa, rispetto alla valutazione della qualità della scuola,
è la verifica in itinere degli apprendimenti infantili,
non solo perché soddisfa esigenze differenti ma anche perché
va condotta con mezzi diversi: strumenti di osservazione, griglie di
rilevazione di condotte e di analisi delle produzioni infantili, strumenti
che consentano all'insegnante di verificare l'andamento del processo
di apprendimento e di ricalibrare di conseguenza il proprio intervento
formativo.
Da questo punto di vista, valutare, specie nella scuola dell'infanzia,
significa accentuare e perfezionare l'osservazione e l'ascolto
delle bambine e dei bambini, posti nella possibilità di agire
indipendentemente dal continuo intervento degli adulti. In ogni caso,
la valutazione relativa agli obiettivi specifici di apprendimento va
interpretata all'interno di un sistema complesso, aperto, dinamico e
finalizzato ad una lettura qualitativa dei processi formativi, strettamente
raccordata alle effettive condizioni di realizzazione di tali processi.
Tale concezione, che appare in sintonia con quanto espresso negli Orientamenti,
pone al centro dell'attenzione la fluidità e la dinamicità
dello sviluppo infantile, assumendo come presupposto della valutazione
il carattere decisamente contestualizzato dell'apprendimento.
3. Il contesto organizzativo
a) Le offerte formative e le competenze
Le capacità di bambine e bambini ovviamente non si affinano
nel vuoto ma in contesti di esperienza. Per questo motivo il curricolo
della scuola dell'infanzia, volto a promuovere capacità e competenze,
non può prescindere dal delineare con chiarezza le situazioni
di esperienza (contesti, attività, modalità di svolgimento,
ecc.) che si presuppone possano favorire la crescita delle diverse capacità.
Situazioni di vita quotidiana, dunque, che l'adulto allestisce in quanto
motivanti e coinvolgenti e entro le quali opera dall'interno, calibrando
i propri interventi e le proprie proposte sulla base di intenzioni deliberatamente
assunte. Le competenze vanno quindi intrecciate con i lineamenti di
metodo descritti dagli Orientamenti (esplorazione, ricerca, valorizzazione
del gioco, vita di relazione, mediazione didattica, osservazione, progettazione,
verifica, documentazione). La vitalità della scuola dell'infanzia
(e buona parte della sua specificità) risiede proprio nell'attenzione
rivolta alle forme relazionali, organizzative e didattiche che consentono
un incontro significativo con i saperi formalizzati e che favoriscono
un uso consapevole e critico dei diversi linguaggi offerti dalla cultura.
C'è bisogno, qui come poi, di dare un senso a quel che si
fa, un senso che sia coerente col come lo si fa e che renda
chiaro e comprensibile il perché lo si fa. Occorre rafforzare
e rendere coerente il contesto, l'ambiente scuola nel suo complesso,
con connotazioni anche diversificate, ma con codici di regolamento condivisi.
La scuola deve essere considerata l'ambiente privilegiato in cui il
bambino, poi ragazzo, può incontrare e decifrare la prima traduzione
in concreto degli alfabeti e dei regolamenti, già incontrati
nella pratica della quotidianità extrascolastica. L'ambiente
scolastico deve in pratica rappresentare il contesto primario in cui,
attraverso alcuni passaggi, i diversi linguaggi del sapere e della società
trovano applicazioni concrete.
Gli educatori devono dedicare il loro impegno alla strutturazione e
connotazione degli spazi scolastici, alla definizione e scansione dei
tempi, alla distribuzione dei compiti e dei ruoli, alla attribuzione
di responsabilità e, ovviamente, all'articolazione del lavoro
secondo gruppi di varia composizione.
Accanto, dunque, e di pari passo con la determinazione degli obiettivi
formativi da promuovere, vanno per il possibile definite e realizzate
le situazioni di esperienza atte a conseguirli. Non è necessario
giungere a una standardizzazione di tali situazioni (ad esempio per
quanto riguarda il numero di ore da dedicarvi) poiché va salvaguardata
la progettualità dei docenti. Occorre invece ragionare in termini
di equilibrio e di qualità delle occasioni formative offerte
relativamente a ciascun ambito di esercizio delle diverse abilità.
La garanzia della qualità dipende dalla chiarezza dei fini nell'allestimento
delle situazioni e dalla verifica della efficacia delle stesse in termini
di crescita delle competenze deliberatamente scelte come importanti
da promuovere. Il progredire delle abilità va pertanto monitorato
e le situazioni di esperienza vanno continuamente ridefinite in relazione
alla crescita delle competenze stesse.
Perché bambine e bambini siano messi in condizione di sviluppare
tali capacità, sono necessarie alcune condizioni che in termini
qualitativi possono essere presentate nella forma di standard minimi:
- nel POF della scuola occorre chiaramente delineare il progetto
relativo allo sviluppo delle capacità previste;
- va allestita in maniera sistematica un'ampia gamma di situazioni
di esperienza che favoriscano lo sviluppo di tali capacità
e l'incontro di bambini e bambine con i diversi saperi;
- nello svolgimento delle diverse attività va sollecitata la
riflessione su quanto fatto e su quanto si ha intenzione di fare;
- attraverso l'allestimento di opportune situazioni di esperienza
bambine e bambini vanno avviati progressivamente alla comprensione
del significato dei segni e alla convenzionalità dei diversi
sistemi di segni;
- le insegnanti debbono verificare nel corso stesso delle attività,
secondo un piano stabilito che specifichi le metodologie osservative
da adottare, gli aspetti salienti da rilevare, le modalità
di analisi dei dati, i criteri di valutazione adottati, in modo che
siano chiari i progressi dei bambini e si possano ricalibrare le offerte
formative nell'ambito della promozione delle varie capacità;
- vanno pianificate e realizzate a scansione regolare momenti di accertamento
della qualità delle offerte formative allestite (giornate di
osservazione, diari di bordo, ecc.) e successivi momenti di discussione
collegiale e di valutazione di quanto realizzato.
Tali condizioni, che sono passibili di accertamento, se meglio definite
e articolate, possono costituire criteri per valutare la qualità
dell'offerta formativa e, insieme, stimoli per forme non impressionistiche
di autoanalisi.
Riguardo alla definizione del problema del rapporto tra quota nazionale
del curricolo e quota riservata alle singole istituzioni scolastiche,
una rigida suddivisione tra queste due quote non è auspicabile
nella scuola dell'infanzia. Sul piano educativo e organizzativo è
più pregnante esplicitare il panorama delle attività che
la scuola dell'infanzia è tenuta a curare nell'ambito del curricolo
e sollecitare le istituzioni scolastiche a dare un equilibrato spazio
ad ognuna delle attività previste in modo da elaborare un articolato
progetto educativo in grado di sviluppare tutte le dimensioni della
personalità del bambino. Data dunque la particolare struttura
curricolare della scuola dell'infanzia, così come si è
consolidata nel corso di questi anni, e che vede nei campi di esperienza,
nel curricolo implicito e nelle varie attività a forte valenza
formativa gli elementi di maggiore significatività, si ritiene
che la quota di curricolo riservata alle istituzioni possa essere intesa
in differenziati modi:
- per potenziare l'identità della scuola caratterizzandone
l'intervento educativo in relazione a determinate dominanze culturali,
rafforzando per esempio il legame con il territorio attraverso specifici
progetti educativo-didattici, oppure curando in modo particolare la
dimensione dell'accoglienza, o introducendo dominanze di carattere
scientifico o espressivo o di altro tipo, facendo ricorso a percorsi
laboratoriali di più ampio spessore o ad altre forme di organizzazione
didattica;
- per introdurre linguaggi non inclusi nella quota nazionale di curricolo.
b) Le condizioni organizzative
Come si è detto, la dimensione organizzativa, assai rilevante
anche nei cicli successivi, costituisce un fattore essenziale della
qualità educativa e professionale della scuola dell'infanzia.
Tale dimensione non si identifica con i soli aspetti funzionali dell'organizzazione,
ma mira alla creazione di un ambiente didattico e relazionale di qualità,
in grado di rispondere ai bisogni evolutivi di tutti i bambini e le
bambine.
In questo quadro, una gestione efficace dell'organico funzionale consente
alle singole istituzioni scolastiche di adottare ogni forma di flessibilità
per garantire il pieno successo formativo, attraverso un approfondimento
delle principali variabili dell'organizzazione scolastica e la promozione
di una decisionalità fortemente finalizzata alla qualità
del progetto educativo della scuola. A tale proposito, l'impiego ottimale
delle competenze di ogni docente implica la condivisione della responsabilità
educativa e didattica e la ripartizione di compiti in una logica di
unitarietà e integrazione degli interventi. L'articolazione flessibile
e intenzionalmente programmata dell'organizzazione degli orari dei docenti,
anche nei momenti di contemporaneità, consente di migliorare
l'offerta formativa complessiva della scuola. In ogni caso, un'organizzazione
flessibile del lavoro costituisce uno snodo fondamentale per un più
razionale e produttivo utilizzo delle competenze professionali presenti
nell'istituzione.
La stessa scansione dei tempi nella scuola dell'infanzia assume un'esplicita
valenza educativa in riferimento alle esigenze di apprendimento e di
relazione dei bambini. Nell'ambito dei tempi di funzionamento previsti,
va fatta una distribuzione ordinatamente varia ed equilibrata delle
opportunità formative nel corso della giornata, della settimana
o per periodi temporali di maggiore durata, comunque cercando di valorizzare
tutti i momenti in cui si articola la vita della scuola. L'impiego funzionale
dei docenti offre inoltre maggiori opportunità per attuare diverse
forme aggregative tra i bambini, garantendo una gamma più ricca
e stimolante di relazioni e di apprendimenti.
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