1. Tre problemi, una ricerca
2. La storia del divenire del mondo: una rete di conoscenze
3. Che cosa si programma
4. Modulare la singola conoscenza
5. Il molteplice formato dei fatti storici
6. Programmare la rete delle conoscenze
7. Le diverse scale spaziali
8. Prerequisiti per le competenze alla programmazione modulare
1. Tre problemi, una ricerca
Ci sono tre problemi dell'insegnamento della storia la cui soluzione
può promettere una maggiore efficacia dell'apprendimento. Il
primo è il rinnovamento dei criteri di selezione dei contenuti.
Esso implica l'abbandono dell'eurocentrismo e l'inclusione di conoscenze
a scala mondiale oltre che locale all'interno della storia da insegnare.
Il secondo è che i processi di insegnamento e di apprendimento
di un singolo fatto storico vanno governati mediante la programmazione:
essa deve far tesoro dell'articolazione della struttura di un fatto
storico e del rapporto tra fatto e contesto e tra fatto e periodizzazione
allo scopo di favorire la costruzione del suo significato. Il terzo
problema assume che si insegnano molteplici fatti storici, il cui apprendimento
dovrebbe costruire una conoscenza complessa: ad esempio, nell'apprendimento
dei fatti storici che costituiscono la storia scolastica attuale ci
si attende che si generi la conoscenza del divenire della civiltà
occidentale. Anche il processo di insegnamento e di apprendimento della
pluralità dei fatti storici va gestito con programmazioni poliennali
e annuali.
Finora la idea di programmazione non ha riguardato i fatti storici,
i contenuti. Gli insegnanti pensano che essi non siano affar loro in
quanto sono fissati dal programma ministeriale, dal modello 'naturale'
di storia generale e dai manuali. Gli insegnanti si sono considerati
esonerati dal compito di programmarli. Al più hanno imparato
dalla ricerca pedagogica che vanno programmati gli obiettivi, gli strumenti,
i tempi. Ma i contenuti sono considerati un dato non manipolabile, fissati
nella loro quantità e nella loro sequenza dal libro di testo.
Perciò i piani di lavoro annuali presentati alle direzioni degli
istituti o i programmi presentati per gli esami di fine ciclo non sono
altro che calchi degli indici dei manuali. Ma il libro di testo nella
sua struttura e dimensione non tiene conto né del tempo a disposizione
per l'insegnamento (circa 66 ore nella scuola media) né del tempo
disponibile per l'apprendimento. Soprattutto organizza i fatti storici
in un sistema la cui struttura dipende dall'asse cronologico vettoriale
ed è basato sulla supposizione che la conoscenza del fatto che
precede sia sufficiente a permettere la comprensione dei fatti che seguono.
Dunque, il sistema di conoscenze manualistico non tiene conto della
progressione con la quale si realizza la crescita delle competenze e
delle mappe di conoscenze da parte degli allievi. Tale incongruenza
può essere considerata all'origine della mediocrità degli
esiti dell'insegnamento della storia. Ad essa può porre rimedio
solo la programmazione annuale delle sequenze di contenuti da parte
dell'insegnante che può diagnosticare e controllare le reali
condizioni che influenzano la risposta apprenditiva degli allievi.
Escogitare metodi e strumenti della programmazione è perciò
vitale per la qualità della cultura storica appresa. E quella
della programmazione diventa una responsabilità a cui non ci
si può sottrarre nella scuola dell'autonomia. Il 'Regolamento
in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche' (30/10/98) agli
art. 4 ed 8 stabilisce alcuni criteri da seguire nella programmazione
didattica e nella progettazione curricolare (nell'ambito del POF) facendo
riferimento ai moduli. La programmazione didattica non è più
l'invenzione di un continuum di unità didattiche succedentisi
nell'arco dell'anno, ma un'organizzazione modulare che dovrebbe consentire
sia la verifica puntuale su ciascun modulo sia la verifica finale sull'intero
percorso di apprendimento annuale.
Sono questi i tre problemi, tra loro collegati, su cui si è impegnato
il gruppo di ricerca nel progetto 'Il Novecento e la storia'
voluto e sostenuto dalla Direzione Generale dell'Istruzione secondaria
di I° grado.
Nel primo anno si è trattato di costruire tre oggetti di storia
scolastica nuovi caratterizzati dalla scala spaziale mondiale e dalla
scala temporale di lungo periodo (capaci di attraversare quasi l'intero
arco temporale assegnato a ciascun anno di scuola media). Ciò
ha comportato porsi il problema della trasposizione didattica delle
conoscenze storiche esperte in conoscenze adatte all'apprendimento degli
studenti. I prodotti della trasposizione sono stati sottoposti a validazione
nelle classi della rete grazie ad una mediazione didattica nuova.
A tale fase ne è seguita un'altra che ha posto l'obiettivo di
individuare la struttura di un nuovo sistema di conoscenze la cui ossatura
dipende da un filo rosso di conoscenze a scala mondiale e di lungo periodo.
2. La storia del divenire del mondo: una rete di conoscenze
Partiamo dall'idea che nel ciclo intermedio del percorso scolastico
gli studenti debbano apprendere le conoscenze riguardanti le grandi
trasformazioni che compongono il divenire dell'umanità e che
su questo sfondo vadano collocate le conoscenze relative alle macroregioni,
alle nazioni e alle aree regionali e locali. Ciò implica pensare
un curricolo che articoli conoscenze a scala mondiale con quelle a scala
inferiore allo scopo di costruire rappresentazioni complesse del divenire.
Ciò richiede di prendere consapevolezza che si insegna non solo
una conoscenza alla volta ma una rete di conoscenze.
Il sistema di conoscenze storiche plurime (quello realizzato nella storia
generale manualistica) è un grande testo che si percorre in un
tempo lungo, durante il quale il gioco di memoria e dimenticanza è
importante. Se il processo di apprendimento non è governato,
la memoria del lettore incompetente che è l'alunno può
ricordare cose non essenziali, frammenti che non si compongono in una
struttura oppure che si compongono in una struttura scorretta.
Il sistema testuale è inteso a far costruire al lettore una conoscenza
di ordine 'superiore' rispetto ad ogni singola conoscenza. Essa non
risulta dalla somma e dall'accumulo delle singole conoscenze, ma dalla
loro ristrutturazione.
Che vuol dire ristrutturare?
1) Collocare la conoscenza di un singolo fatto storico in un quadro
d'insieme in rapporto di coesistenza con la conoscenza di altri fatti
storici. Ad esempio, le conoscenze relative alla civiltà egiziana
in rapporto con quelle di altre civiltà per costruire la visione
d'insieme del mondo Mediterraneo nell'antichità.
2) Mettere in relazione elementi di una conoscenza storica con elementi
di un'altra conoscenza per farne gli elementi di una terza conoscenza.
Ad esempio, la conoscenza delle differenziazioni religiose medievali
e moderne come elementi della conoscenza della situazione religiosa
europea nel '700.
3) Mettere in relazione la conoscenza di fatti inseriti in un punto
del sistema con la conoscenza di fatti precedenti e/o seguenti allo
scopo di storicizzare un concetto: ad esempio, l'agricoltura medievale
in rapporto con l'agricoltura romana e con quella ottocentesca.
4) Mettere in relazione la conoscenza di fatti remoti con la conoscenza
di fatti del '900 o del presente. Ad esempio, le competenze costruite
con l'ominazione con le competenze dell'uomo di oggi; la condizione
ebraica del passato e la emancipazione degli ebrei in Francia nel 1791
con la persecuzione ebraica del '900.
Che vuol dire ristrutturare le conoscenze che si apprendono e come si
ottiene la ristrutturazione è una ricerca da fare insieme con
la ricerca su nuove modalità di programmazione.
3. Che cosa si programma
Programmare vuol dire fare previsioni sulla regia dei processi di insegnamento
e di apprendimento riguardanti singole conoscenze storiche oppure una
pluralità di esse. Nel primo caso la programmazione è
raffinata e fa una previsione sulle attività di insegnamento
e di apprendimento in un unico percorso.
La programmazione di una molteplicità di conoscenze ha lo scopo
di superare la struttura sistemica che irrigidisce attualmente i fatti
storici nelle posizioni in cui si trovano collocati sull'asse cronologico
e di sostituirla con una struttura a rete all'interno della quale i
fatti storici possano essere selezionati e organizzati per rispettare
anche criteri cognitivi di costruzione delle conoscenze.
Programmare la rete porta a controllare e gestire - preventivamente
e strada facendo - le variabili della mediazione didattica:
- la quantità di sapere possibile da insegnare;
- l'elenco dei temi, o meglio, delle singole conoscenze selezionate
per l'apprendimento;
- la distribuzione dei temi nell'arco dell'anno scolastico;
- la considerazione del contesto socio-culturale della scuola
e quello di provenienza degli alunni;
- la gestione delle risorse a disposizione;
- la diagnosi dei bisogni cognitivi degli studenti da cui partire
per programmare la mediazione didattica;
- le disponibilità cognitive e affettive degli studenti
da stimolare per aumentare la motivazione degli allievi;
- le attività d'insegnamento possibili nella situazione
data;
- le attività di apprendimento possibili;
- il controllo degli apprendimenti, sia durante i processi
in formazione sia al termine di ogni segmento didattico sia al termine
del curricolo.
La rappresentazione del divenire non cola dall'apprendimento di ogni
singola conoscenza, se non c'è la programmazione che predisponga
il processo di insegnamento e quello di apprendimento verso tale approdo.
Gli alunni non sono capaci di integrare le conoscenze apprese in una
conoscenza più complessa se non sono esercitati espressamente
in tale compito e se il loro compito non è agevolato dalla struttura
della rete di conoscenze. Perciò gli oggetti della programmazione
sono: la struttura delle sequenze di conoscenze da integrare nella rete,
la struttura delle singole conoscenze, l'attività di apprendimento
che garantisca sia la costruzione della mappa mentale della singola
conoscenza, sia quella della mappa delle rete di conoscenze, sia lo
sviluppo delle competenze cognitive e metacognitive.
In questo ragionamento prenderemo in considerazione la programmazione
delle conoscenze. È questo il problema che appare irresolubile
se si resta fedeli al sistema manualistico.
4. Modulare la singola conoscenza
Conviene ragionare sui criteri di programmazione di una singola conoscenza
storica allo scopo di costruire un modello che possa essere trasferito
' con opportune variazioni ' alla programmazione di una molteplicità
di conoscenze e, dunque, alla elaborazione del piano di lavoro annuale.
La previsione deve essere elaborata con lo scopo supremo di guidare
gli studenti a comprendere le conoscenze storiche. Il perseguimento
di tale scopo esige la soddisfazione di tre esigenze cognitive:
1) la formazione di conoscenze che fungano da 'organizzatori anticipati'
(vedi glossario) che consentano agli studenti di dare valore e senso
alla conoscenza proposta;
2) la formazione di conoscenze che fungano da 'organizzatori anticipati'
che consentano di integrare le nuove conoscenze da apprendere;
3) la formazione di concetti e schemi cognitivi che servono per la comprensione
dei concetti e dei nessi usati nella conoscenza nuova.
Si possono adottare procedure e modalità di programmazione molto
diverse. Ma qualunque sia la preferita, essa dovrebbe prevedere un percorso
di insegnamento e di apprendimento capace di soddisfare le tre esigenze
che vengono indicate dalla ricerca psicognitiva come condizione per
la comprensione e l'apprendimento significativo.
L'impianto programmatorio che io considero più rispondente allo
scopo mi pare quello modulare. Proverò a renderne ragione con
lo sviluppo di un esempio e simulando una programmazione riguardante
la rivoluzione industriale come se fossi io l'insegnante.
La prima domanda a cui devo rispondere è: 'come tematizzo la
conoscenza storica che proporrò agli alunni?'. Ciò vuol
dire assumere la responsabilità di decidere non solo quale è
il fatto storico di cui trattare, ma anche quali sono gli aspetti da
mettere a fuoco, entro quali limiti temporali e spaziali, quali sono
i soggetti che verranno messi in maggiore evidenza.
Devo decidere per quale periodo trattarne e per quale spazio. Tra le
alternative prendiamone due e consideriamo le loro potenzialità
per capire le conseguenze della scelta:
1) La rivoluzione industriale in Inghilterra tra il 1750 circa ed
il 1850;
2) La rivoluzione industriale nel mondo tra il 1750 e l'inizio del
'900.
La scelta della prima possibilità impone di tematizzare un secondo
tema (Lo sviluppo industriale in Europa - oppure nel mondo - nel
secondo Ottocento) allo scopo di integrare le conoscenze sull'industrializzazione
nel XIX secolo. La scelta alternativa consente di 'economizzare i contenuti'
e di far apprendere una conoscenza che reputo essenziale per la comprensione
della storia del XX secolo e del mondo attuale. La preferisco. Intendo
mettere a fuoco i cambiamenti dei modi di produzione e i soggetti: 'capitalisti
imprenditori' e 'operai/ie'. Dunque la conoscenza che intendo costruire
con le attività di insegnamento e di apprendimento riguarda il
fatto storico-processo che ha modificato il mondo con la trasformazione
di alcune società da agricolo-artigianali a società segnate
dall' industrializzazione e con gli effetti di essa sulle società
tradizionali. La sua costruzione rappresenta il fuoco dell'unità
modulare. Ma essa non può bastare da sola a costituire le condizioni
favorevoli per la comprensione e l'apprendimento. Devo sapere quali
sono, chiamiamole così, le conoscenze di servizio o funzionali
che fondano l'efficacia della costruzione e che vanno a costituire gli
'organizzatori anticipati' (secondo la definizione di D. Ausubel) della
conoscenza.
Fatta la scelta tematica, posso mettere a fuoco le procedure di modulazione
del processo di apprendimento. Mi chiedo: 'Come posso rendere significativa
la conoscenza di questo fatto storico per gli studenti e come posso
dare loro interesse a comprenderla e ad apprenderla?' La risposta richiede
l'inclusione di tre elementi nell'unità modulare:
1) innanzitutto la conoscenza della trasformazione e l'apprezzamento
della sua importanza;
2) la conoscenza dei concetti che rendono possibile la comprensione;
3) la emersione delle preconoscenze e delle preconcezioni degli studenti
rispetto al fatto storico da conoscere.
Il primo elemento modulare si può comporre con una descrizione
dello stato del mondo alla metà del '700, con un'altra descrizione
dello stato del mondo nel primo '900 e con una comparazione tra i due
stati che faccia risaltare le permanenze e le trasformazioni. Si forma
così una sequenza modulare (stato del mondo 1 -> stato
del mondo 2 -> comparazione -> rilevazione di mutamenti e permanenze)
che permette di formulare problemi e questioni che richiedono la ricostruzione
del processo di trasformazione. Si consegue lo scopo di generare uno
stato di tensione alla conoscenza e una possibilità di dare senso
ai fatti e alle informazioni che entreranno man mano nella ricostruzione,
poiché la conoscenza della fine della storia e del problema sarà
il mezzo per risolvere il compito interpretativo che ogni ricostruzione
di sequenze impone:
'Gli eventi raccontati in una storia ricevono significato dalla storia
nel suo complesso. Ma la storia nel suo complesso è costituita
dalle sue parti. Questo inseguirsi la coda fra parte e tutto porta il
nome formidabile di 'circolo ermeneutico''' (J. Bruner, Le narrazioni
della scienza, in La cultura dell'educazione. Nuovi orizzonti per
la scuola, Milano, Feltrinelli, 1997, p. 135).
Per agevolare la comprensione so che devo dotare gli studenti di strumenti
adeguati: concetti e schemi di conoscenza che possono essere formati
in anticipo rispetto allo studio storico e in rapporto con la conoscenza
di fenomeni attuali. Se servono i concetti di produzione industriale,
di imprenditore, di operaio, di società industriale, di tipi
di energia, di mercato' è possibile formarli con la descrizione
di aspetti del mondo presente per il quale gli studenti dispongono di
qualche organizzatore anticipato. Perciò, metto nel conto un
elemento modulare grazie al quale gli studenti conosceranno lo stato
del mondo attuale in riferimento agli aspetti utili alla costruzione
della conoscenza del passato.
Mi manca un ultimo elemento che serve agli studenti come altro organizzatore
della conoscenza: la periodizzazione. Posso procedere con due periodizzazioni,
la prima a maglie larghissime può comprendere lo stato del mondo
attuale e quello iniziale rispetto al tema e gli stati del mondo intermedi
(ad es., lo stato del mondo attuale per mettere in rilievo la presenza
diffusa di grandi e piccole industrie insieme con l'agricoltura meccanizzata
e lo sviluppo del settore terziario', lo stato del mondo al 1750 circa
per descrivere la prevalenza dell'agricoltura e la presenza della produzione
artigianale e manifatturiera e l'assenza della produzione di tipo industriale
e dell'energia a vapore', poi al 1850 circa per descrivere il compimento
della prima rivoluzione in Inghilterra e in Belgio, poi al 1914 circa
per far conoscere la diffusione e i mutamenti della produzione industriale
e dei tipi di energia, infine al 1950 circa per mettere in rilievo alcuni
sviluppi tecnologici e la ulteriore diffusione dell'industria'). L'altra
periodizzazione può riguardare il fatto tematizzato e può
contenere scansioni più frequenti.
La periodizzazione viene costruita con informazioni superficiali e rade,
ma capaci di caratterizzare uno stato delle cose in un periodo più
o meno lungo. Essa ha il potere di fornire uno schema temporale entro
il quale innestare le conoscenze che saranno apprese in seguito. Funge,
dunque, da organizzatore anticipato in quanto dà conoscenze sui
mutamenti e uno strumento di sistemazione temporale di altre conoscenze.
Con una metafora potremmo considerare la conoscenza costruita mediante
la periodizzazione 'conoscenza di sfondo', o 'conoscenza di cornice'
che fonda la possibilità di dare senso e comprendere e sistemare
le altre conoscenze.
L'intera sequenza modulare può essere, allora, montata secondo
il seguente schema:
[periodizzazione] ->[tematizzazione -> concettualizzazioni requisite]
-> [stato del mondo 1 -> stato del mondo 2 -> comparazione
-> rilevazione di mutamenti e permanenze -> questionario e problematizzazioni]
-> [ricostruzione del processo] -> [uso delle conoscenze storiche
apprese]
nel quale gli elementi riquadrati costituiscono le parti del modulo
a loro volta modulabili secondo le convenienze dell'apprendimento. L'ultima
parte ' quella che presuppone l'uso delle conoscenze apprese ' implica
le condizioni per il trasferimento delle conoscenze o alla comprensione
di aspetti del mondo attuale e/o alla costruzione di altre conoscenze
del passato.
In che consiste, dunque, la modularità? Nel fatto che il processo
di apprendimento viene messo in moto e alimentato grazie ad un accorto
montaggio di testi ciascuno dei quali ha il potere di costruire una
conoscenza di per sé sensata e autonoma che, però, è
la condizione per la comprensione dei testi proposti in seguito, senza
la costrizione della linearità cronologica e del breve periodo
e tenendo conto dei bisogni cognitivi degli studenti. Rispetto a ciascuno
di essi possiamo individuare le operazioni cognitive e le abilità
pratiche da far esercitare agli studenti. Possiamo concepire perciò
il modulo come un insieme di parti o di elementi che sono pensate come
unità didattiche combinabili, secondo sequenze non precostituite
una volta per sempre, allo scopo di costruire un percorso unitario di
apprendimento.
5. Il molteplice formato dei fatti storici
La modularità nell'insegnamento della storia è favorita
dalla disponibilità di una pluralità di fatti storici
di 'formato' diverso. I fatti storici sono come le maglie della rete
da programmare.
La loro configurazione può variare secondo le scale spaziali,
le scale temporali, le funzioni di costruzione della conoscenza. Ad
esempio, il fatto storico 'la rivoluzione industriale dal 1750 al 1850'
lo possiamo considerare come fatto storico-processo, cioè un
fatto storico la cui rappresentazione testuale è finalizzata
a fornire al lettore la conoscenza di una importante trasformazione
mediante la connessione di un grande numero di fatti. La forma comunicativa
più adatta e da impiegare più intensamente può
essere quella narrativa. In questa categoria di fatti storici possiamo
includere anche i 'fatti storici-mutamento' e i 'fatti storici-evento'
che esigono anch'essi ricostruzione narrativa di svolgimenti, ma li
possiamo considerare caratterizzati dalla scala temporale di breve durata.
All'opposto possiamo considerare il 'fatto storico-struttura': esso
richiede la descrizione di aspetti ritenuti permanenti in un periodo
di tempo più o meno lungo e intrecciati tra di loro in modo da
dare conto della resistenza al cambiamento. Ne è un esempio,
l'antico regime istituzionale in Europa in età moderna. Altra
possibilità è il 'fatto storico-problema': esso richiede
la forma testuale dell'argomentazione per enunciare la problematizzazione
di un aspetto di un fatto storico già ricostruito (processuale
o strutturale) e costruire la spiegazione come ipotesi sui nessi ignoti
tra i fatti storici ricostruiti. Oltre queste grandi categorie, gli
scopi didattici possono farci considerare le periodizzazioni come fatti
storici con una propria configurazione e un proprio ruolo. Vedremo che
sarà molto utile per pensare la rete delle conoscenze.
6. Programmare la rete delle conoscenze
Il modello modulare schematizzato a proposito del singolo percorso
di apprendimento può essere utilizzato anche per programmare
i plurimi itinerari da dipanare e intrecciare durante un anno scolastico.
Nella costruzione del piano di lavoro (che contiene una previsione della
regia che si intende attuare nei processi di insegnamento e di apprendimento
durante l'anno scolastico) si tratterebbe di porsi le stesse domande
in rapporto a filoni tematici e a lunghissimi periodi che potrebbero
rendere più abbordabile il compito di costruire una rete di conoscenze
integrate sulle grandi trasformazioni del mondo nell'arco di tempo assegnato
dal decreto sul Novecento a ciascuna classe.
E/o tali domande potrebbero essere poste in rapporto a più temi
che si intende porre al centro dell'apprendimento.
Ciò comporta uscire dall'abitudine di scrivere il piano di lavoro
sotto dettatura del manualista.
La posta in gioco è alta. Consiste nel cercare di non rassegnarsi
di fronte alla gran quantità di conoscenze proposte dalla storia
generale manualistica e di 'economizzarle' in una strutturazione che
assicuri sia la significatività di ogni percorso sia la sua integrazione
con altri percorsi. In questa fase di studi gli oggetti della cultura
storica da costruire sono le grandi trasformazioni che segnano il divenire
dell'umanità e le grandi strutture da esse modificate. La selezione
dei fatti storici deve avvenire guardando a tale orizzonte di contenuti
e combinando i contenuti in filoni tematici coerenti e correlabili tra
di loro. Per capire come questo possa avvenire mettiamoci alla scuola
degli storici. Un buon modello lo possiamo trovare nel libro di Paul
Bairoch, Storia della città (Jaca Book, Milano, 1992).
In 77 pagine di piccolo formato il grande storico belga presenta la
storia del fenomeno urbano dalla protourbanizzazione all'esplosione
urbana del Terzo Mondo. Dunque, la conoscenza della storia urbana,
a scala mondiale e nel lunghissimo periodo di 7000 anni, che
può trovarsi svolta in 8 volumi dello storico E.A. Gutkind è
qui condensata in 77pagine. Un lavoro di sintesi che è esemplare
per la costruzione della storia da insegnare. Con quale struttura può
essere realizzata una tale riduzione? Innanzitutto Bairoch presenta
nell'introduzione il fenomeno urbano così come si è configurato
nel mondo attuale negli ultimi 50 anni e come si svilupperà nel
prossimo futuro:
'Il mondo odierno è, per eccellenza, un mondo urbanizzato. Nei
paesi sviluppati dell'occidente, ormai da mezzo secolo, più della
metà degli abitanti vive nelle città: e attualmente, 1991,
questa proporzione è sull'ordine del 75% ['] È vero che
nel Terzo Mondo, che da solo rappresenta i due terzi del mondo, solo
3,5 persone su dieci vivono nelle città; ma va detto che qui
il settore rurale è molto marginalizzato, da un punto di vista
sia economico sia politico: le campagne forniscono, in media, solo un
po' più della metà del cibo necessario ai cittadini. E
d'altra parte a motivo di una vera e propria esplosione urbana oggi
in atto, tra 25 anni (intorno al 2015) più della metà
degli abitanti del Terzo Mondo vivranno inurbati. Sul piano mondiale,
quindi, in meno di una generazione (verso il 2010) sei abitanti su dieci
vivranno in città.'
Una diecina di righe bastano per caratterizzare il fenomeno nel mondo
attuale scegliendo le caratteristiche ritenute essenziali: la diffusione
delle città e l'intensità quantitativa della popolazione
concentrata nelle città.
Costruiti sia la consapevolezza di un carattere peculiare del mondo
odierno sia alcuni nuclei concettuali (mondo urbanizzato, esplosione
urbana), lo storico presenta in una pagina e mezzo (45 righe) la periodizzazione
del fenomeno:
'Attualmente in tutto il mondo, si contano circa 280 città con
più di un milione di abitanti. Tre secoli fa invece non esisteva
che una sola città di queste dimensioni e appena il 9-10 % della
popolazione abitava in città. Accanto a questa tappa fondamentale
si possono delineare tre stadi molto importanti di questo sviluppo.
Il primo, ovviamente, è legato all'apparizione stessa del fenomeno
urbano, nascita che precede di un paio di millenni quello che si può
qualificare come l'emergere di 'città vere e proprie' Questa
tappa viene spesso definita nei termini di protourbanizzazione, e la
si fa decorrere dal 5000 al 2700 a. C.: di conseguenza, il secondo stadio
comincia verso il 2700 a. C., per terminare intorno al 1700 con l'impatto
della rivoluzione industriale. [
] La terza tappa comincia dunque
con la rivoluzione industriale e riguarda tutti i paesi che, uno dopo
l'altro, vengono coinvolti in questa rivoluzione: quelli che al giorno
d'oggi sono considerati paesi sviluppati. La quarta tappa, invece, ci
è molto più vicina, dato che risale a solo 150 anni prima.
Si tratta della comparsa di quella che, a buon diritto, è stata
definita l'inflazione urbana del Terzo Mondo. Per quanto strettamente
legata alla modernizzazione del mondo occidentale, questa inflazione
urbana costituisce una tappa a sé stante, in ragione della specificità
del fenomeno e della massa che rappresenta, poiché nel Terzo
Mondo si concentrano i due terzi della popolazione mondiale'
Bairoch scandisce tutto il tempo del fenomeno in 4 periodi - due lunghissimi
e due lunghi - e li caratterizza con minimi tratti distintivi che segnano
i mutamenti macroscopici rilevati e la loro lunga permanenza: la protourbanizzazione,
le vere e proprie città, la città dell'epoca industriale,
l'inflazione urbana del Terzo Mondo. Dà dunque al lettore una
visione d'insie-me a maglie larghe del fenomeno ed essa predispone l'ancoraggio
e la integrazione delle conoscenze che sono organizzate nei 4 capitoli
seguenti: 1) nascita del fenomeno urbano, 2) dalla nascita
delle città vere e proprie alla diversità dei sistemi
urbani del XVIIII secolo; 3) la rivoluzione industriale: una
rottura fondamentale che porta all'odierno mondo urbanizzato; 4)
l'inflazione urbana del Terzo Mondo: un fenomeno senza precedenti storici.
Con il quarto capitolo si torna a ragionare sulle tendenze che caratterizzano
il mondo attuale da 150 anni e il paragrafo conclusivo - Una nuova tappa
urbana?' - è una proiezione sulle tendenze future.
Il modello della struttura della conoscenza realizzata nel testo di
Bairoch può essere schematizzato così:
[conoscenza dell'aspetto urbano del mondo presente] -> [periodizzazione
dello sviluppo urbano del mondo] -> [ricostruzione di alcuni caratteri
e relazioni perculiari del fenomeno urbano nel primo periodo] ->
[
nel secondo periodo] -> [
nel terzo periodo] ->
[analisi di un fenomeno nuovo del quarto periodo] -> [ritorno alla
conoscenza del mondo presente e proiezione verso il futuro].
Altri elementi che possono anche entrare nel modello sono: a) la unità
tematica; essa contrasta con la intermittenza tematica delle trattazioni
manualistiche; b) la funzionalizzazione di altri temi al chiarimento
delle relazioni tra fenomeno urbano e altri fenomeni: attorno al tema
si strutturano i fenomeni correlati come la rivoluzione neolitica, la
demografia urbana, la rivoluzione agricola del XVIII secolo'; c) il
rapporto tra aspetti permanenti e mutamenti non epocali all'interno
dello stesso periodo; d) la focalizzazione di relazioni problematiche
diverse per ciascun periodo; e) una grande quantità di concetti;
f) la rinuncia alla forma narrativa, condizione necessaria per non banalizzare
in una 'linea di sviluppo' il fenomeno urbano; g) la visione mondiale;
essa è salvaguardata grazie ai procedimenti quantificatori, all'uso
di tabelle e ai riferimenti alle diverse aree continentali.
Non sto proponendo di mettere nelle mani degli studenti di scuola media
il libro di Bairoch, che è difficile per le astrazioni e il gran
numero di concetti requisiti. Esso certamente può fornire l'ossatura
di una trasposizione destinata a lettori inesperti, ma richiederebbe
lo sviluppo dei molti concetti usati, una ristrutturazione delle informazioni
e molte integrazioni costituite anche da studi di caso esemplari.
Propongo, piuttosto, di derivare dal libro un modello che possa ispirare
l'organizzazione di piani di lavoro annuali in sostituzione del modello
paradigmatico che è derivato dalla storia generale tradizionale.
Esso è rappresentato dall'indice di manuali di vecchio stampo.
Nel libro di Bairoch possiamo individuare un'alternativa che può
giovare al processo di apprendimento di conoscenze a scala mondiale.
Innanzitutto si tratta di individuare i fenomeni che stanno al cuore
delle grandi trasformazioni del mondo e di cui è possibile svolgere
l'insegnamento nella sessantina di ore disponibili in un anno scolastico.
Poi organizzarle in filoni tematici unitari capaci di far seguire la
serie dei grandi mutamenti che attraversano l'intero arco temporale
assegnato dal programma. Si può organizzare la sequenza dei filoni
tematici in modo da ottenere due risultati importanti per l'apprendimento:
1) la possibilità di giovarsi delle conoscenze apprese nello
svolgimento di un filone per comprendere e integrare le conoscenze da
apprendere nell'altro filone; 2) la possibilità di far comprendere
le relazioni complesse tra i vari fenomeni.
Ciò dipende dal fatto che un tema non è svolto una volta
per sempre, ma può essere in un caso tematizzato e in altri casi
subordinato ad altra focalizzazione tematica. Ad esempio, se il primo
filone tematico riguardasse lo sviluppo della popolamento del mondo
è inevitabile che esso richieda la sottotematizzazione della
rivoluzione neolitica e della rivoluzione urbana. Ma il tema demografico
tornerebbe come sottotema nel filone tematico riguardante l'agricoltura
o in quello relativo al fenomeno urbano e renderebbe più agevole
la comprensione dell'intreccio circolare tra demografia e agricoltura
e urbanesimo. Un'accorta regia dell'insegnamento e dell'apprendimento
consiste nel prevedere la sequenza tematica più redditizia per
il raggiungimento di tale risultato. Ma le scelte tematiche e il loro
montaggio devono essere rese note agli studenti in modo che essi siano
consapevoli del percorso complessivo di studio e di apprendimento.
Io non so altro mezzo di costituire un criterio di selezione e organizzazione
dei temi e un modo di rendere consapevoli gli studenti se non quello
di comparare lo stato del mondo all'inizio con quello alla fine del
periodo programmato. È il differenziale tra gli aspetti ritenuti
più rilevanti dei due stati del mondo che può far delimitare
il campo dei filoni tematici e può essere all'origine di una
periodizzazione che fa da mappa di riferimento per cominciare a prefigurare
il territorio della storia da esplorare durante l'anno scolastico e
da telaio al quale agganciare le conoscenze successivamente studiate.
Per questo l'attività di periodizzazione complessiva può
dare sostanza al primo modulo. Altri moduli di questo tipo vengono ad
essere costituiti da tante periodizzazioni per quanti sono filoni tematici
messi in opera.
Rispetto ai diversi periodi si può procedere col focalizzarne
uno e rispetto ad esso si può individuare un fatto storico considerato
chiave nella comprensione delle grandi trasformazioni periodizzate e
tematizzarlo in modo che risulti più significativo per gli studenti.
La comprensione del fatto storico focalizzato può richiedere
la conoscenza di un contesto: occorre determinarne la scala temporale
e spaziale più adatta a rendere efficace la comprensione del
fatto.
Conoscendo le risorse utilizzabili e la loro qualità, è
possibile individuare tra le tante operazioni cognitive, che gli studenti
dovranno attivare per comprendere e apprendere, quelle che saranno obiettivi
specifici della mediazione didattica.
L'intersezione tra le conoscenze derivate dalla periodizzazione, quelle
relative al periodo, quelle sul fatto storico chiave, quelle di contesto,
le operazioni cognitive, rende possibile prefigurare l'ultima tappa
del percorso modulare: l'uso delle conoscenze apprese.
Dunque, la progressione della progettazione modulare può essere
rappresentata dal seguente diagramma di flusso:
[individuazione del filone tematico] -> [costruzione della
periodizzazione] -> [individuazione del periodo da
focalizzare] -> [individuazione del fatto storico chiave e
sua tematizzazione] -> [individuazione del contesto e determinazione
della sua scala spaziale e temporale] -> [individuazione delle risorse
(testi, carte, fonti
) utilizzabili] -> [individuazione delle
operazioni cognitive da curare in modo privilegiato] -> [individuazione
delle modalità di uso delle conoscenze apprese].
Ripetendo l'operazione per altri campi tematici e cercando di trovare
i collegamenti tra i diversi filoni tematici, si organizza una rete
di conoscenze con diverso peso specifico nella cultura storica da formare:
le une, quelle relative alle periodizzazioni e ai contesti, sono estensive
e servono a costituire lo sfondo e l'organizzatore anticipato per molte
conoscenze; le altre, quelle relative al fatto chiave, sono intensive
e frutto di un percorso di insegnamento e apprendimento approfondito
nel quale le informazioni e le operazioni cognitive sono molto più
numerose.
7. Le diverse scale spaziali
Come far convivere in un piano di lavoro modulare conoscenze dimensionate
a diversa scala spaziale? Innanzitutto occorre avere coscienza della
loro differente e complementare potenzialità formativa. Ciascun
fatto storico può essere oggetto di una rappresentazione più
efficace se adeguata è la scala di essa. Non è il caso
di parlare della scala nazionale o di quella europea perché ad
esse siamo abituati da una lunga tradizione di storia generale scolastica.
Conviene soffermarsi a riflettere sulla convenienza a modulare nel piano
di lavoro anche la scala mondiale e quella locale.
La rappresentazione a scala mondiale è quella adatta ai fatti
riguardanti le grandi trasformazioni che hanno interessato entro un
certo periodo il modo intero (ad esempio, la rivoluzione neolitica,
la rivoluzione urbana o quella industriale, colonialismo, decolonizzazione')
o grandi aree appartenenti a più di un continente (ad esempio,
la formazione di economie mondo). Ma essa è adatta anche per
far conoscere lo stato del pianeta rispetto agli aspetti tematizzati
allo scopo di costruire una visione d'insieme propedeutica agli approfondimenti
riguardanti alcuni fatti.
La scala locale può essere preferita per lo studio di casi o
di fatti storici da approfondire allo scopo di dimostrare con referenti
più concreti una generalizzazione a scala maggiore. Oppure come
controesempio di essa. Nell'insegnamento non è necessario procedere
dalla scala più ampia a quella minore. Si può profittare
della conoscenza formata a scala piccola per fondare su di essa la comprensione
della generalizzazione.
Queste premesse portano a concepire la possibilità che il piano
di lavoro annuale possa comprendere alcune conoscenze a scala mondiale
e almeno una a scala locale e che questa possa essere modulata all'interno
di uno dei filoni tematici definiti allo scopo di mettere a fuoco ciò
che può essere chiamato studio di caso o fatto storico chiave.
Ad esempio, se si affronta la rivoluzione industriale a scala mondiale
nel lungo periodo dal 1750 al 2000), la scala locale potrebbe essere
scelta per uno studio della rivoluzione industriale in Inghilterra (il
caso di Manchester) oppure per un distretto industriale italiano o un
caso regionale (Veneto, Marche) per la fase più recente.
8. Prerequisiti per le competenze alla programmazione modulare
Per accedere alla idea e alla pratica della programmazione modulare
occorrono alcune condizioni che i corsi di aggiornamento dovrebbero
fissare come scopi preliminari: la formazione di una visione della storia
diversa da quella ricevuta.
Essa dovrebbe essere caratterizzata da:
1) consapevolezza che esistono nuovi modelli di conoscenze storiche
riguardanti la civiltà materiale, i grandi processi di trasformazione,
le strutture di lunga durata, le formazioni geopolitiche, che esistono
conoscenze importanti a scala mondiale e altre a scala locale oltre
quelle a scala nazionale e macroregionale europea. Consapevolezza che
dovrebbe mettere gli insegnanti nella prospettiva di acquisire nuova
conoscenza secondo i bisogni emergenti dell'insegnamento;
2) competenze epistemologiche e metodologiche. Sono esse che conferiscono
le capacità di analisi, di critica, di ristrutturazione, di uso,
di costruzione di reti applicabili alle conoscenze tematiche;
3) capacità di analisi della struttura dei fatti storici e dei
testi che li rappresentano per procedere alla loro trasposizione didattica;
4) conoscenza delle operazioni cognitive (di organizzazione tematica,
temporale, spaziale ecc. ecc.) che generano la conoscenza storica e
i testi che la comunicano per poter individuare nei testi le operazioni
che devono essere compiute dagli studenti allo scopo di comprendere
i testi nella loro specificità storiografica;
5) capacità di compiere operazioni cognitive essenziali come
quelle della periodizzazione, allo scopo di produrre quelle che servono
specificamente alla mediazione didattica.
6) l'abilità a usare una pluralità di testi e di carte
storiche allo scopo di costruire reti di conoscenze;
7) l'abilità a costruire grafici temporali allo scopo di rappresentare
le organizzazioni temporali sia dei singoli testi sia di una pluralità
di conoscenze;
8) l'abilità a costruire prove di valutazione efficaci nel fare
emergere prestazioni cognitive specifiche della costruzione della conoscenza
storica.
Senza nuove competenze degli insegnanti, le scuole useranno male l'autonomia
loro concessa nella determinazione di quote del programma e la storia
nella scuola riformata non potrà essere innovata.
Il corso della Direzione Generale Istruzione secondaria di I grado ha
inteso predeterminare alcune delle condizioni affinchè nelle
scuole si proceda all'introduzione di innovazioni: la messa a punto
di materiali didattici di nuova struttura, la formazione di competenze
alla programmazione, la formazione al tutoring.
Appendice
Glossario della programmazione modulare
Abilità operativa o pratica: è la capacità
di fare delle cose applicando capacità cognitive alla manipolazione
di informazioni e di conoscenze. L'abilità discorsiva, cioè
quella di costruire testi, è un'abilità molto complessa
e alta che si conquista lungo un percorso di apprendimento nel quale
si apprende a comunicare le conoscenze mediante altri mezzi: un grafico,
una tabella, uno schema, una mappa concettuale, un diagramma di flusso,
un testo in cui le informazioni e le conoscenze vengono manipolate e
ristrutturate.
Contesto: è l'oggetto di una conoscenza di uno stato
di cose in rapporto al quale diventano comprensibili i fatti storici
chiave o gli studi di caso.
Competenza: è la unione di una capacità di compiere
operazioni cognitive e di una o più abilità operative
investite nell'uso delle conoscenze allo scopo di produrre qualche cosa:
un grafico, una tabella, uno schema, una mappa concettuale, un diagramma
di flusso, un testo in cui le informazioni e le conoscenze vengono manipolate
e ristrutturate.
Fatto storico chiave: è un fatto storico ritenuto particolarmente
significativo all'interno di un processo di lungo periodo. Ad esempio,
la crisi del 1929 nel processo di industrializzazione del XX secolo.
È chiaro che un fatto storico chiave può essere oggetto
di uno studio di caso in un altro sfondo: ad esempio la crisi del 1929
potrebbe essere lo studio di caso rispetto allo studio delle crisi economiche.
Mappa di conoscenza: con la metafora mappa di conoscenze si
indica la capacità della mente di tracciare una sorta di mappa
selettiva di un territorio di conoscenze testuali: essa consiste in
un insieme di informazioni associate nella nostra mente mediante relazioni
di diverso tipo. Le caratteristiche delle mappe conoscitive sono: a)
la loro disponibilità all'integrazione di altre informazioni;
b) la loro plasmabilità, nel senso che l'acquisizione di nuove
informazioni costringe a ristrutturare la mappa precedente sia con l'espulsione
di informazioni incompatibili sia con la modificazioni delle relazioni.
Non è possibile l'apprendimento di una nuova conoscenza se non
esiste una mappa mentale adatta e predisposta ad integrarla. L'apprendimento
può essere considerato come un processo di modulazione di mappe
di conoscenze. La mappatura delle conoscenze è il risultato delle
operazioni di manipolazioni con cui investiamo i testi: con l'evidenziazione,
con gli schemi, con la selezione, con la gerarchizzazione...
- Un processo di apprendimento riesce tanto più agevole e fruttuoso
quanto meglio è strutturata la sequenza delle mappe di conoscenze,
cioè dei blocchi testuali che sono matrici di esse. La mediazione
didattica deve essere molto attenta a organizzare la sequenza delle
funzioni della conoscenza storica e quella dei blocchi testuali.
- Un processo di apprendimento riesce agevole e fruttuoso se le diverse
funzioni sono realizzate da blocchi testuali di buona strutturazione
e se tutte le funzioni sono rappresentate nel testo.
- Un processo di apprendimento riesce fruttuoso se è assistito
e strutturato dalla mediazione didattica in modo da rendere agevole
la trasformazione dei blocchi testuali in mappe di conoscenze: ciò
si ottiene mediante esercizi che strutturano le operazioni di apprendimento.
Matrice per la programmazione: è un semplice ausilio,
un promemoria per la programmazione.
Si tratterebbe di tenerne conto per selezionare e impostare temi nel
piano di lavoro. Essa funziona da guida se mano mano fa insorgere le
seguenti domande:
I domanda: se il tema è la rivoluzione neolitica dal 10000
all'8000 a.C. nel mondo, che cosa devono sapere in anticipo gli alunni
affinché possano dare senso alla conoscenza e possano avere le
mappe di conoscenza adeguate per integrare le nuove conoscenze sulla
rivoluzione neolitica?
La risposta che ho cercato di indicare nel poco tempo della lezione
di Desenzano e nel promemoria della griglia è basata sulla supposizione
che gli alunni dovrebbero essere dotati di
- modelli concettuali formati in rapporto con la conoscenza del mondo
attuale (ad esempio quello relativo all'agricoltura e all'allevamento);
- una periodizzazione che consenta di integrare la conoscenza da approfondire
in una rete temporale a maglie larghe e in una prospettiva temporale
rappresentata mediante il grafico;
- una conoscenza dello stato di cose precedente alla trasformazione
e dello stato di cose conseguente ad essa in modo da generare le domande
problematiche per dare significato allo studio del processo da focalizzare;
- la conoscenza dei contesti nei quali il fenomeno processuale si è
prodotto.
II domanda: se il processo di apprendimento richiede certe capacità
cognitive e abilità pratiche in partenza, cosa posso fare per
dotarne gli alunni che ne mancassero?
(è la questione dei requisiti)
III domanda: se le unità del modulo hanno certe strutture,
certe potenzialità, quali scopi formativi mi posso proporre in
rapporto alle conoscenze, alle concettualizzazioni, alle capacità
cognitive e alle abilità operative che spero di poter attivare
con la mia assistenza e con la mia guida?
IV domanda: con quali strumenti ho qualche probabilità
di conseguirli?
Nella costruzione del piano di lavoro (che contiene una previsione della
regia che si intende attuare nei processi di insegnamento e di apprendimento
durante l'a.s.) si tratterebbe di porsi quelle domande in rapporto a
filoni tematici e a lunghissimi periodi che potrebbero rendere più
abbordabile il compito di costruire una rete di conoscenze integrate
sulle grandi trasformazioni del mondo nell'arco di tempo assegnato dal
decreto sul Novecento a ciascuna classe.
E/o tali domande potrebbero essere poste in rapporto a più temi
che si intende porre al centro dell'apprendimento.
Ciò comporta uscire dall'abitudine di scrivere il piano di lavoro
sotto dettatura del manualista. Io però ho anche accluso l'esempio
di una sequenza tematica di un manuale per dimostrare che la prospettiva
di lavoro non è cervellotica e che è già accolta
in qualche misura anche dai manuali.
Modulo: un modulo è la composizione di conoscenze e di
attività di costruzione ad esse pertinenti, ciascuna delle quali
ha una funzione di costruzione della conoscenza complessiva a cui il
modulo è destinato. Le singole conoscenze e le correlate attività
possono essere considerate unità didattiche con una loro autonoma
capacità di costruzione di una conoscenza significativa e il
complesso delle unità delineano un percorso di costruzione della
conoscenza tematizzata nel modulo. Dunque un modulo può essere
considerato un percorso didattico con un'articolazione in unità
destinate a organizzare il processo di apprendimento della conoscenza
tematizzata nel modulo. Per questo in altre sedi lo abbiamo chiamato
unità di apprendimento modulare.
Operazioni cognitive: sono le operazioni che facciamo sulle
informazioni del passato per dare loro una organizzazione e un significato
che le strutturi in conoscenza significativa: sono le operazioni di
tematizzazione e di articolazione tematica, operazioni temporali (messa
in successione, rilevazione di contemporaneità, rilevazione di
durate, distinzione in periodi sono quelle basiche che si avvalgano
della datazione per essere più precise), operazioni di organizzazione
spaziale (localizzazione, distribuzione, forma, densità, distanza
dei fenomeni); operazioni di classificazione delle informazioni secondo
che diano conto di mutamenti, di permanenze, di eventi; operazioni di
attribuzione di significato e di valutazione alle informazioni organizzate;
operazioni inferenziali di generalizzazione, di ricapitolazione; operazioni
di seriazione; operazioni di intreccio mediante problematizzazione;
operazione di intreccio mediante spiegazione; operazioni di comunicazione
delle organizzazioni pensate mediante la forma descrittiva, oppure narrativa
oppure argomentativa.
Dobbiamo presumere che la capacità di compiere un'operazione
cognitiva sia dovuta ad una facoltà disponibile nella mente che
possiamo designare come operatore cognitivo.
Organizzatore propedeutico: Citazioni da D. P. Ausubel, Educazione
e processi cognitivi. Guida psicologica per gli insegnanti, Franco
Angeli, Milano, 1983:
" p.198 [
] è un luogo comune che i particolari di
una certa disciplina vengano appresi rapidamente nel momento in cui
sono posti in una cornice contestuale formata da un complesso di concetti
e principi generali stabili e appropriati.
" p.209 Gli organizzatori propedeutici probabilmente facilitano
la possibilità di incorporare materiale appreso significativamente
e la sua persistenza in tre modi diversi.
1) Prima di tutto, fanno emergere esplicitamente e mobilitano tutti
i concetti rilevanti di riferimento che sono già fissati nella
struttura cognitiva del discente e li rendono parte costitutiva dell'entità
che include il materiale. Perciò, non solo il nuovo materiale
è reso più familiare e potenzialmente significativo, ma
i più rilevanti antecendenti concettuali della struttura cognitiva
vengono selezionati e utilizzati in modo integrato.
2) In secondo luogo, gli organizzatori propedeutici ad un opportuno
livello di comprensività, permettendo l'inclusione in proposizioni
specificamente rilevanti, e attingendo altri vantaggi dell'apprendimento
per inclusione, forniscono una base di riferimento ottimale.
3) In terzo luogo l'uso di o. p. rende inutile gran parte della memorizzazione
meccanica a cui spesso ricorrono gli studenti, quando devono imparare
i particolari di una disciplina sconosciuta prima di avere a disposizione
un numero sufficiente di idee chiave di riferimento. Non potendo quindi
tali particolari essere collegati in modo sostanziale e non arbitrario
alla struttura cognitiva, il materiale, anche se logicamente dotato
di significato, perde la sua potenziale significatività.
" p.222-3 [
] Il trasferimento cognitivo nell'apprendimento
scolastico consiste soprattutto nel modellare la struttura cognitiva
dello studente, nel manipolare il contenuto e la strutturazione delle
sue precedenti esperienze di apprendimento in una particolare materia,
in modo tale che le ulteriori esperienze di apprendimento siano facilitate
al massimo.
L'uso degli organizzatori. La principale strategia che si sostiene
in questo testo, per manipolare deliberatamente la struttura cognitiva
al fine di operare preliminarmente una facilitazione o minimizzare gli
ostacoli, implica l'uso di materiali introduttivi opportunamente rilevanti
e inclusivi (gli organizzatori) estremamente chiari e stabili. Questi
organizzatori sono introdotti prima dello stesso materiale di apprendimento
e ad un più alto livello di astrazione, generalità e comprensività:
e poiché il contenuto particolare di un dato organizzatore o
di una serie di organizzatori è scelto sulla base della loro
idoneità a spiegare, integrare o connettere il materiale che
precedono ['] Sintesi e sguardi di insieme d'altra parte sono normalmente
presentati allo stesso livello di astrazione, generalità e inclusività
dello stesso materiale di apprendimento: sottolineano semplicemente
i punti salienti del materiale, tralasciando le informazioni meno importanti
e ottengono largamente il loro scopo con la ripetizione e la semplificazione.
[']
In breve la funzione principale dell'organizzatore è quella di
superare il divario tra quello che lo studente sa già e quello
che ha bisogno di sapere prima di riuscire ad apprendere e a padroneggiare
il compito.
Periodizzazione: è la operazioni cognitiva temporale
che porta ad articolare una o più serie di informazioni o di
conoscenze in segmenti a ciascuno dei quali vengono attribuiti elementi
di caratterizzazione coerente con la tematizzazione del fatto storico
o del filone di fatti. La periodizzazione è il risultato della
ricostruzione di fatti, ma può essere utilizzata nella comunicazione
e in sede didattica in anticipo per dare al lettore la conoscenza sommaria
di un'intelaiatura di fatti che prefigurano il percorso di ricostruzione
dei fatti. Essa svolge perciò la funzione di 'organizzatore propedeutico'.
Gli insegnanti devono imparare a periodizzare e ad usare le periodizzazioni
per articolare più efficacemente il processo di insegnamento.
La periodizzazione è un elemento importante della programmazione.
Stato del mondo tematizzato: indica l'oggetto di una descrizione
statica valida per un certo periodo di tempo. La scala spaziale non
è necessariamente quella mondiale. Potremmo preferire la dizione
'stato delle cose in uno spazio' che potrebbe essere mondiale o macroregionale
o nazionale o locale. Le descrizioni degli stati del mondo sono importanti
didatticamente, poiché danno la possibilità agli allievi
di costruire visioni d'insieme sincroniche che permettono di comprendere
meglio le differenze nello spazio e quelle nel corso del tempo. Una
sequenza di stati del mondo comparabili permette di rilevare mutamenti
e permanenze significativi che possono generare problemi e questioni
storiche interessanti e motivanti allo studio dei processi o delle strutture.
Studio di caso: si può intendere un fatto storico la
cui conoscenza specifica rende possibile l'acquisizione di una conoscenza
più approfondita rispetto ad una conoscenza generalizzata. Ad
esempio, studiare il caso dell'urbanizzazione di una città del
XX secolo allo scopo di comprendere il modello del processo di urbanizzazione
generale.
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