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D.M. 9 marzo 1994.- Sostituzione degli orari e dei programmi
di insegnamento vigenti nel biennio degli istituti tecnici industriali
e nei successivi trienni ad indirizzo per l'elettronica industriale,
per l'elettrotecnica, per le telecomunicazioni, per le industrie metalmeccaniche,
per la meccanica e per la meccanica di precisione di cui al D.P.R. 30
settembre 1961, n. 1222.
IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
DI CONCERTO CON
IL MINISTRO DEL TESORO
Veduta la legge 15 giugno 1931, n. 889;
Veduto il D.P.R. 30 settembre 1961, n. 1222;
Veduta la legge 12 gennaio 1991, n. 13;
Veduto il testo coordinato di cui al D.M. 3 settembre 1982 e successive
modificazioni ed integrazioni relativo alle nuove classi di concorso
a cattedre, a posti di insegnante tecnico-pratico, a posti di insegnante
di arte applicata;
Considerata l'esigenza di ammodernare gli orari ed i programmi degli
istituti tecnici industriali degli indirizzi per l'elettronica industriale,
per l'elettrotecnica, per le telecomunicazioni e per la meccanica in
relazione all'evoluzione tecnologica ed ai mutamenti intervenuti nei
processi produttivi;
Sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione che, nell'adunanza
del 23 aprile 1992, ha espresso parere favorevole alla istituzionalizzazione
dei nuovi orari e programmi di insegnamento previsti dai citati progetti
sperimentali, in sostituzione di quelli previsti dal D.P.R. n. 1222/1961,
soprarichiamato;
Decreta:
Articolo unico
A partire dall'anno scolastico 1994/95 gli orari ed i programmi di
insegnamento vigenti nel biennio degli istituti tecnici industriali
e nei successivi trienni ad indirizzi per l'elettronica industriale,
per l'elettrotecnica, per le telecomunicazioni e per la meccanica di
cui al D.P.R. 30 settembre 1961, n. 1222 sono sostituiti con quelli
contenuti negli allegati al presente decreto che sarà pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
ORARI E PROGRAMMI DI INSEGNAMENTO
ALLEGATO A
BIENNIO PER GLI ISTITUTI TECNICI INDUSTRIALI
PREMESSA
La formulazione di nuovi programmi per il biennio degli istituti tecnici
industriali risponde alla necessità di proseguire nella linea
di innovazione avviata per alcuni trienni, mediante un processo di continuo
cambiamento al quale sono state chiamate a partecipare le forze vive
della scuola.
Con la modifica dei piani di studio e dei programmi di tutte le discipline
si è attuata la revisione complessiva del quinquennio. In tale
ambito si è accolto completamente il principio dell'allargamento
della base culturale all'intero ciclo di studi e si è assicurata
agli insegnamenti scientifici e tecnologici una collocazione il più
possibile adeguata allo sviluppo e alle effettive potenzialità
delle diverse classi di età degli allievi.
La ristrutturazione dei piani di studio del biennio è stata effettuata
accogliendo l'ipotesi "Brocca", con la separazione degli insegnamenti
di Fisica e Chimica.
Tale modifica si è resa necessaria per assicurare una adeguata
base propedeutica per i successivi trienni ed attraverso l'adozione
dei nuovi programmi, più consoni alla fascia di età degli
studenti, si è realizzato un più efficace piano di formazione.
L'introduzione dell'area di progetto, accogliendo il principio della
unitarietà del sapere e del processo di educazione culturale,
può condurre al coinvolgimento delle varie discipline e ad una
concreta collaborazione tra alcune o tutte le materie.
QUADRO ORARIO BIENNIO
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|
Ore settimanali per anno di corso
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|
Discipline comuni
|
I
|
II
|
|
Educazione fisica
|
2
|
2
|
|
Religione/Attività alternative
|
1
|
1
|
|
Italiano
|
5
|
5
|
|
Lingua straniera
|
3
|
3
|
|
Storia
|
2
|
2
|
|
Diritto ed economia
|
2
|
2
|
|
Geografia
|
3
|
-
|
|
Matematica
|
5 (2)
|
5 (2)
|
|
Scienza della terra
|
3
|
-
|
|
Biologia - 3
|
-
|
3
|
|
Discipline di indirizzo
|
|
|
|
Fisica e laboratorio
|
4 (2)
|
4 (2)
|
|
Chimica e laboratorio
|
3 (2)
|
3 (2)
|
|
Tecnologia e disegno
|
3 (2)
|
6 (3)
|
|
Totale ore settimanali
|
36 (8)
|
36 (9)
|
AREA DI PROGETTO
Il principio della unitarietà del sapere e del processo di educazione
e formazione culturale deve trovare una sua esplicita e specifica affermazione
anche nell'attuazione di un'area di progetto che conduca al coinvolgimento
ed alla concreta collaborazione fra docenti di alcune o di tutte le
discipline.
A questo fine, al di là di iniziative più limitate, realizzate
autonomamente da gruppi di docenti, occorre che nel corso del biennio
siano attuati progetti di ricerca multidisciplinare, di ampiezza e durata
variabile.
L'area di progetto è dunque un modello di articolazione culturale
ricavato dal monte ore annuo delle lezioni, che non altera né
il quadro orario né la composizione delle cattedre e delle classi.
All'area di progetto sarà dedicato un numero di ore non superiore
al 10% del monte ore annuo delle discipline coinvolte in quest'attività.
Da questo 10% sono escluse le ore indicate come attività extrascolastica
(visite guidate, stage, campi scuola ecc.).
L'area di progetto si propone di:
- favorire l'apprendimento di strategie cognitive e mirate a comprendere
come si formano ed evolvono le conoscenze;
- far cogliere all'alunno le relazioni esistenti tra l'"astratto"
e il "concreto";
- sollecitare l'alunno ad affrontare nuovi problemi con spirito di
autonomia e creatività;
- promuovere nell'alunno atteggiamenti che favoriscano la socializzazione,
il confronto delle idee, la tolleranza verso la critica esterna e
l'insuccesso, la revisione critica del proprio giudizio e la modifica
della propria condotta di fronte a prove ed argomenti convincenti;
- favorire il confronto tra la realtà scolastica e la realtà
di lavoro, con particolare riferimento a quelle presenti nel territorio.
I problemi dell'area di progetto dovranno tener conto di diversi aspetti:
conoscitivo, applicativo, tecnologico, informatico, economico, organizzativo
e di documentazione. Tali problemi devono basarsi su un consistente
nucleo di attività operative e realizzative.
L'area di progetto deve essere realizzata durante l'intero corso di
studio. L'attività inizierà, nell'ambito della programmazione
didattica, con una riunione del Consiglio di classe dedicata alla definizione
preliminare di progetti sulla base delle proposte espresse dai vari
docenti e degli interessi manifestati dagli allievi.
Ogni progetto deve essere sottoposto ad analisi di fattibilità
per mettere in luce la natura e l'ampiezza delle competenze e delle
risorse materiali necessarie alla sua realizzazione. E' importante che
questa fase si sviluppi con molto anticipo rispetto all'attuazione del
progetto, in modo da garantire per tempo il reperimento delle risorse.
Nello studio di fattibilità dovranno essere definite:
- le competenze necessarie per affrontare i molteplici aspetti dei
progetti;
- i compiti da affidare agli insegnanti ed eventualmente ad esperti
esterni;
- le modalità ed i tempi di attuazione;
- le modalità di verifica e di comunicazione dei risultati.
La realizzazione dell'area di progetto si sviluppa normalmente attraverso
alcune fasi che si possono così distinguere:
- 'analisi della situazione o del problema che il progetto intende
affrontare;
- la formulazione dell'ipotesi di lavoro;
- l'attuazione del progetto;
- la verifica e la documentazione dei risultati.
Si possono ipotizzare progetti ai quali lavorano intere classi, eventualmente
con divisione in sottoprogetti, oppure si possono dividere le classi
in più gruppi ciascuno con un proprio progetto. Non si esclude
che un progetto possa avere durata pluriennale né che le classi
di scuole diverse collaborino alla realizzazione di uno stesso progetto.
In particolare, per ogni progetto, saranno definiti il periodo di svolgimento,
le ore ad esso destinate, la loro distribuzione settimanale e la loro
ripartizione fra le varie discipline.
Il Preside, su designazione del Consiglio o dei Consigli di classe,
nomina, di volta in volta, un coordinatore di area di progetto.
La valutazione degli studenti relativamente all'attività dell'area
di progetto contribuisce alla formulazione dei giudizi periodici e finali
di ciascuna disciplina e complessivi, secondo modalità decise
dai Consigli di classe. Di tali giudizi si dovrà tener conto
in sede di scrutini finali.
PROGRAMMI
STORIA
FINALITA'
L'insegnamento di Storia è finalizzato a promuovere e a sviluppare:
1. la capacità di recuperare la memoria del passato
in quanto tale;
2. la capacità di orientarsi nella complessità del presente;
3. l'apertura verso le problematiche della pacifica convivenza tra i
popoli, della solidarietà e del rispetto reciproco;
4. l'ampliamento del proprio orizzonte culturale, attraverso la conoscenza
di culture diverse;
5. la capacità di riflettere, alla luce dell'esperienza acquisita
con lo studio di società del passato, sulla trama di relazioni
sociali, politiche ecc. nella quale si è inseriti;
6. la capacità di razionalizzare il senso del tempo e dello spazio;
7. la consapevolezza della necessità di selezionare e valutare
criticamente le testimonianze.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Alla fine del biennio lo studente deve dimostrare di sapere:
1. esporre in forma chiara e coerente fatti e problemi relativi agli
eventi storici studiati;
2. usare con proprietà alcuni fondamentali termini e concetti
propri del linguaggio storiografico (ad esempio: cambiamento, cesura,
ciclo, congiuntura, continuità, decadenza, progresso, restaurazione,
rivoluzione, sottosviluppo, sviluppo);
3. distinguere i molteplici aspetti di un evento e l'incidenza in esso
dei diversi soggetti storici (individui, gruppi sociali ecc.);
4. interpretare e valutare, in casi semplici, le testimonianze utilizzate,
distinguere in esse fatti, ragioni, opinione pregiudizi, individuare
inconsistenze e incoerenze, ecc.;
5. confrontare, in casi semplici, le differenti interpretazioni che
gli storici danno di un medesimo fatto o fenomeno, in riferimento anche
alle fonti usate;
6. ricostruire le connessioni sincroniche e gli sviluppi diacronici
riferiti ad un determinato problema storico studiato.
CONTENUTI
Storia antica e altomedievale
Primo anno
1. Cultura della preistoria e civiltà
protostoriche
a) Dal paleolitico all'uso dei metalli; forme insediative e produttive;
forme di culto.
b) Le grandi civiltà del vicino Oriente: il delinearsi del fenomeno
urbano e l'invenzione della scrittura.
2. Oriente e occidente: migrazioni indoeuropee
e contatti mediterranei
a) Migrazioni indoeuropee.
b) Le civiltà dell'Egeo. Frequentazioni precoloniali e colonizzazioni
nel Mediterraneo.
c) Popoli dell'Italia antica e loro culture.
3. Città e popoli della Grecia
e dell'Italia
a) Legislazioni, tirannidi, la società delle "città
stato" (poleis), "popoli" (ethne) e "leghe"
(koinà) nel mondo greco.
b) Miti, culti, santuari nella vita greca.
c) Origini di Roma e periodo della monarchia. Rapporti col mondo etrusco
e con gli altri popoli d'Italia.
d) Colonie della Magna Grecia.
4. La Grecia classica: dall'affermazione
alla crisi della polis
a) Asia e impero persiano nel confronto col mondo greco; le guerre persiane.
b) Guerra del Peloponneso.
c) Ricerche di equilibri e "paci comuni".
d) Conquista macedone.
5. La "Res Publica" Romana
dal VI al IV secolo a.c.
a) Passaggio dalla monarchia alla repubblica. Conflitto tra patrizi
e plebei. Le XII Tavole.
b) Organizzazione sociale e politica di Roma dall'età regia all'età
repubblicana (ordinamento centuriato, magistrature, ordini, ceti, clientele).
c) La religione romana arcaica.
6. Roma verso l'egemonia in Italia
a) Affermazione di Roma fra le diverse culture e realtà politiche
d'Italia. Evoluzione del concetto di Italia.
b) Progressiva conquista dell'egemonia nella penisola fino al conflitto
con Cartagine.
c) Dinamiche socio-politiche collegate.
7. Età ellenistica
a) Il "dopo Alessandro" dall'oriente mediterraneo all'Asia
centrale. I grandi stati ellenistici.
b) Cultura unificante e cosmopolitica dell'ellenismo.
8. Espansionismo romano nel Mediterraneo
a) Roma e il mondo ellenistico. Espansione romana in Occidente e in
Oriente (differenze di intenti e di modi).
b) Il cammino verso l'unificazione politica mediterranea sotto il dominio
di Roma. Il problema dell'imperialismo romano.
c) Evoluzione del sistema produttivo.
9. Crisi della Repubblica Romana
a) Crisi dell'Italia e delle istituzioni repubblicane (strutture militari,
agrarie, sociali, istituzionali).
b) Età dei Gracchi, Mario e la riforma dell'esercito.
c) La guerra sociale.
d) Lotte civili fra capi-parte.
e) Ottaviano Augusto e il passaggio dalla repubblica al principato.
SECONDO ANNO
1. Organizzazione dell'Impero
a) Evoluzione istituzionale e amministrativa del principato.
b) Nuovi ceti emergenti nell'impero mediterraneo.
c) Il diritto romano.
d) Organizzazione delle province. Processi di integrazione e limiti
della romanizzazione: le culture diversificate delle grandi aree provinciali.
e) Ruolo della vita cittadina.
2. Religioni dell'impero
a) Religioni dell'impero e fattori di trasformazione: religioni pagane
della salvezza.
b) Il giudaismo. Il cristianesimo, la sua prima diffusione, le persecuzioni.
3. Crisi del secolo III e culture dei popoli esterni
a) Problemi militari, demografici, economici; dinamiche sociali e colonato.
b) Culture dei popoli esterni nei loro rapporti col mondo romano.
c) Contatti con le grandi civiltà dell'Estremo Oriente (India,
Cina degli Han) e con l'Africa non romanizzata.
4. Mondo tardoantico
a) Dal principato alla tetrarchia.
b) Svolta costantiniana e società tardoantica: burocratizzazione,
tendenze dirigistiche, forze centrifughe, nuovi gruppi dominanti e nuovi
centri di potere (capitali decentrate).
c) La Chiesa e l'impero universale cristiano; emarginazione del paganesimo
e del giudaismo. Resistenze e persistenze pagane. Anacoresi e monachesimo.
5. Occidente e Oriente nei secoli V e VI
a) Regni romano germanici.
b) Giustiniano e la formazione della civiltà bizantina.
c) Invasione longobarda in Italia. Ruralizzazione dell'economia e della
società.
d) Il papato e gli altri patriarcati; i vescovadi; l'evangelizzazione
delle campagne; monachesimi d'oriente e d'occidente. Il latino della
Chiesa. Culto dei santi.
6. Espansione dell'Islam e mondo latino germanico
a) Arabi e Maometto. I primi quattro califfi e le divisioni dell'Islam.
La grande espansione e la crisi del califfato. Civiltà arabo
musulmana.
b) Gli Slavi nei Balcani.
c) Longobardi, bizantini e papato.
d) I Franchi dai Merovingi ai Carolingi; sviluppo delle clientele armate.
e) Egemonia culturale del clero; monachesimo celtico e anglosassone:
conversione dei Germani d'oltre Reno.
7. Europa carolingia
a) Carlo Magno: conquiste militari e restaurazione dell'impero.
b) Rapporti vassallatico-beneficiali.
c) Riforma monetaria; rinascita degli studi grammaticali; unificazione
liturgica; riforma monastica.
d) Economia curtense e signoria fondiaria.
e) Regno carolingio d'Italia. L'Italia non carolingia.
f) Dissoluzione dell'impero carolingio.
8. Particolarismo del secolo X
a) Nuove invasioni: Normanni, Ungari, Saraceni.
b) Crisi dell'ordinamento pubblico carolingio e nascita di nuovi poteri
locali: l'incastellamento.
c) Impero sassone e radicarsi dei rapporti feudali.
d) Due nuovi stati cristiani: Polonia e Ungheria.
e) Spagna dei califfi Omayyadi e gli inizi della riconquista.
f) Sintomi di ripresa demografica.
g) Crisi del papato e riforma cluniacense.
h) Leggenda dell'Anno Mille.
9. Rinascita della vita cittadina e riforma della chiesa
a) Dalla signoria fondiaria alla signoria di banno.
b) Vita cittadina in Italia e oltralpe.
c) Città marinare e incipiente egemonia di Venezia.
d) Impero germanico e regni particolari.
e) I Normanni creatori di stati: regni d'Inghilterra e di Sicilia, la
Russia di Kiev.
f) Verso la riforma della Chiesa: spinte riformatrici dall'alto e movimenti
di religiosità popolare. Gregorio VII e i "dictatus papae".
Lotta per le investiture e sue conseguenze sulla natura dell'impero
e della Chiesa.
Note
1. Il programma di storia antica e altomedievale del biennio costituisce
la prima parte dell'intero programma della storia universale (dalla
preistoria ai nostri giorni) che si prosegue ad impartire, completandolo,
nel triennio.
2. Gli obiettivi di apprendimento sono stati individuati e calibrati
avendo presente l'esigenza di assicurare una prima ed elementare, ma
autosufficiente e completa, informazione circa la natura della conoscenza
storica, le difficoltà che presenta, il linguaggio attraverso
cui si esprime, l'utilità che riveste per l'uomo d'oggi. Una
serie di obiettivi, questa, al cui perseguimento lo studio della storia
antica e altomedievale risulta, alla prova dei fatti, perfettamente
adeguato.
3. I contenuti sono ripartiti in punti numerati progressivamente, nei
quali sono indicati, in successione cronologica, i momenti fondamentali
dello sviluppo storico dalla preistoria fino alla conclusione della
lotta per le investiture. All'interno di ciascuno di questi punti sono
indicati con lettere dell'alfabeto alcuni dei possibili temi particolari
in cui è stata articolata la trattazione di essi.
4. La scelta del tema o dei temi più adatti a caratterizzare
la fisionomia di un determinato momento rispetto a quello che precede
e a quello che segue è affidata al docente. In una prima fase
è opportuno privilegiare gli sviluppi politico sociali e in seguito,
sulla rete della cronologia già tracciata, è possibile
strutturare una trattazione per temi sulle realtà storiche di
più lenta trasformazione (per esempio, le trasformazioni nell'economia,
nella cultura, nella religione, nelle istituzioni).
INDICAZIONI DIDATTICHE
La presentazione dei tratti salienti delle culture e delle civiltà
che nel tempo si sono susseguite o nel tempo sono coesistite e coesistono,
consente allo studente di arrivare a riconoscerne e ad apprezzarne correttamente
caratteri e valori, sapendo cogliere differenze e analogie che intercorrono
tra di esse. Lo studente può essere portato a rendersi conto
del fatto che lo studio della storia, non importa quanto remota, ben
lungi dal comportare il rischio di una fuga dal presente, offre sussidi
utili per una corretta lettura di esso, se non altro nel senso di predisporre
ad accettare il "diverso". E' anche opportuno fare capire
che il privilegio accordato alla civiltà classica nella storia
del mondo antico e alla civiltà europea nella storia contemporanea
non hanno alcun sottinteso etnocentrico, ma mirano a consentire il riconoscimento
della cultura di appartenenza come fatto prezioso di memoria collettiva,
meglio evidenziato proprio dal confronto con culture diverse nel tempo
e nello spazio.
Il confronto fra miti, leggende, diari, memorie ecc. da un lato e ricostruzioni
storiche dall'altro, è importante per far capire che il carattere
specifico della conoscenza storica risiede nel fatto di essere fondata
sull'esame critico delle testimonianze. Bisogna distinguere il "racconto
storico" dalle altre forme di narrazione, la cui attendibilità
non è riscontrabile sulle fonti. E' altresì necessario
distinguere nella trattazione di un fatto storico ben circoscritto il
momento dell'accertamento dell'accaduto, il punto di vista dello storico
narratore e le argomentazioni di cui questo si vale per coonestare la
propria ricostruzione.
Attraverso il confronto tra le diverse ricostruzioni di uno stesso fatto
si può condurre lo studente a comprendere che tale diversità
è riconducibile non solo ai differenti orientamenti metodologici
culturali e ideali o, più semplicemente, alle propensioni soggettive,
spesso storicamente datate, degli storici, ma che in più casi
essa riflette anche un ampliamento ed un approfondimento oggettivi delle
conoscenze in materia. Perciò la possibile compresenza di diverse
e spesso anche contraddittorie interpretazioni dello stesso fatto non
è frutto di arbitrarietà, ma rispecchia la difficoltà
insita nell'esercizio del "mestiere di storico" e non giustifica
quindi l'insorgere di un atteggiamento di scetticismo nei confronti
della possibilità di conoscere il passato anche più lontano
e meno documentato e il passato anche più recente per il quale
la documentazione diventa disponibile solo col trascorrere degli anni.
Allo studente vanno presentate le ragioni che possono motivare la diversità
delle opinioni fra gli storici. Esse sono da cercare sia nella varietà
degli orientamenti metodologici culturali e ideali sia nel diverso peso
che viene attribuito, a seconda dei casi, all'una o all'altra categoria
di testimonianze (ad esempio, alle testimonianze archeologiche rispetto
a quelle linguistiche, nella ricostruzione dei grandi movimenti migratori
dell'antichità o, per la storia contemporanea, ai documenti riservati
rispetto alla pubblicistica).
Nella presentazione degli snodi fondamentali della storia (ad esempio,
per quanto riguarda la storia antica e altomedievale, l'espansione di
Roma in Occidente e in Oriente, o l'espansione arabo-musulmana nel bacino
del Mediterraneo; per la storia contemporanea la formazione degli imperi
coloniali o l'avvento dell'era nucleare) è necessario distinguere
i diversi aspetti (politici, sociali, culturali, economici, religiosi,
ambientali ecc.) di un evento storico complesso e le relazioni che intercorrono
fra essi. Va messa in evidenza la diversa incidenza e l'interazione
di distinti soggetti storici (gruppi sociali, singoli individui, etnie,
nazioni, stati) nello svolgersi di avvenimenti di grande importanza,
anche utilizzando risultati e concetti derivati da altre scienze sociali,
in particolare la geografia, il diritto e l'economia.
Il linguaggio della storiografia attinge largamente e più di
altre discipline al linguaggio comune, ma alcuni termini che esso usa
(continuità, cesura, decadenza ecc.) hanno un significato tecnico
specifico. Di questo linguaggio, che comprende concetti, espressioni,
descrizioni di mutamenti storici attraverso modelli (ad esempio, continuità/cesura,
rivoluzione/restaurazione, decadenza/progresso, ciclo/congiuntura) lo
studente deve essere guidato a servirsi in modo corretto. Può
risultare utile a tale scopo valorizzare l'interrogazione, il dialogo,
il confronto e la discussione in gruppo.
Un punto importante dello studio della storia va certamente individuato
nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni
storici e i tempi più o meno lunghi (lunga, media, breve durata)
in cui sono osservati. A questo proposito si può far notare che
la cronologia utilizzata per la storia politica non si adatta di per
sé a tutti gli altri aspetti della vicenda umana (ad esempio,
per la storia antica, la cronologia che scandisce le trasformazioni
culturali avvenute in età preistorica è a maglie molto
più larghe di quella che registra la successione delle varie
civiltà protostoriche del vicino Oriente, e la cronologia di
queste ultime è molto più approssimativa di quella della
guerra del Peloponneso) e che queste differenze non dipendono solo dallo
stato delle fonti, ma anche dalla natura dei fatti studiati e dalla
velocità maggiore o minore con cui avvengono i cambiamenti nei
differenti campi (ad esempio, per la storia contemporanea, mentre la
prima rivoluzione industriale si è estesa ai vari paesi europei
in tempi diversi, i moti del '48 hanno interessato vari paesi a distanza
di giorni o di settimane). Analogamente, un altro punto importante va
individuato nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi
fenomeni storici e gli spazi più o meno estesi (ambito locale,
regionale, continentale) in cui sono analizzati. Per rendere evidente
questa connessione è vantaggioso servirsi di sussidi cartografici,
ricorrendo caso per caso a scale rappresentative diverse.
DIRITTO ED ECONOMIA
FINALITA'
Il corso di Diritto ed Economia promuove e sviluppa:
1. la comprensione della realtà sociale attraverso
la conoscenza dei principali aspetti giuridici ed economici dei rapporti
sociali e delle regole che li organizzano;
2. l'acquisizione di competenze nell'uso del linguaggio giuridico e
di quello economico, anche come parte della competenza linguistica complessiva;
3. la consapevolezza della dimensione storica della norma giuridica
e delle teorie economiche per capire le costanti e gli elementi di relatività
e di dipendenza rispetto al contesto socioculturale in cui si è
inseriti;
4. l'educazione civile, civica e socio-politica attraverso l'esperienza,
fatta anche nella scuola, di "vivere in relazione con gli altri"
in una prospettiva di rispetto, di tolleranza, di responsabilità
e di solidarietà.
Riferimenti generali
L'introduzione dell'insegnamento di Diritto ed Economia nei primi due
anni risponde ad una esigenza di formazione del cittadino in quanto
tale e non ha funzione strettamente propedeutica al successivo studio
triennale di indirizzo.
L'insieme delle finalità elencate caratterizza il corso non come
giustapposizione di due discipline, ma come integrazione di esse in
una serie di tematiche che partono da realtà vicine agli studenti
e si sviluppano -senza contraddire la logica intrinseca di ciascuna
disciplina- fino ad arrivare a problematiche istituzionali.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Alla fine del corso lo studente deve dimostrare di essere in grado
di:
1. riconoscere, spiegare e utilizzare il linguaggio economico
e il linguaggio giuridico necessari ad ogni cittadino;
2. individuare le essenziali categorie concettuali del diritto e dell'economia;
3. interpretare il testo costituzionale identificando:
3.1 le radici storiche, le matrici culturali ed i valori ad esse sottesi,
la strutturazione formale ed il funzionamento reale della Costituzione;
3.2 le istituzioni in cui si articola l'ordinamento giuridico dello
Stato.
4. conoscere i settori di attività prevalenti sul territorio
e i fondamentali operatori del sistema economico;
5. descrivere il ruolo dello Stato nell'economia;
6. consultare in modo autonomo i testi e le fonti giuridiche ed economiche;
7. confrontare soluzioni giuridiche e modelli economici con situazioni
reali;
8. distinguere tra il valore cogente della norma positiva e la storicità
delle soluzioni giuridiche, nonché tra le potenzialità
e i limiti degli schemi interpretativi dei sistemi economici.
CONTENUTI
DIRITTO
1. Origine e funzioni del diritto: istituzioni e norma
nell'evoluzione storica della società.
2. Giustizia e diritto.
3. Soggetti, oggetti e relazioni nell'esperienza giuridica.
4. L'affermarsi dei diritti umani. Uguaglianza formale, partecipazione
e uguaglianza sostanziale. Qualità della vita e diritto all'ambiente.
5. Dallo Stato di diritto allo Stato sociale. Problemi e prospettive.
6. Caratteri e principi fondamentali della Costituzione italiana.
7. La Costituzione della Repubblica: sviluppo della persona tra libertà
e solidarietà; diritti del cittadino nei rapporti civili, etico-sociali,
economici e politici. Approfondimento dei seguenti temi: famiglia, scuola,
lavoro, ambiente.
8. L'ordinamento dello Stato italiano: organi costituzionali e loro
principali funzioni. Le autonomie locali con riferimento allo Statuto
della Regione di appartenenza.
9. Stato italiano e Organizzazioni internazionali.
ECONOMIA
1. Il problema economico. Rapporto tra società
umana, ambiente e risorse. Origine ed evoluzione dei sistemi economici
moderni.
2. Descrizione del sistema economico.
2.1 Famiglie: reddito, consumo risparmio.
Imprese: produzione, scambio, investimenti.
Stato: servizi pubblici e tributi.
Resto del Mondo: importazioni ed esportazioni.
2.2 Flussi reali e flussi monetari.
3. Produzione e mercati. Strutture, processi produttivi, tecnologie.
Il ruolo dell'innovazione. I prezzi, coordinamento dello scambio e ripartizione
del reddito.
4. Il reddito nazionale: nozione e componenti; indici quantitativi e
qualità della vita.
5. Processi di crescita e squilibri dello sviluppo. Occupazione e disoccupazione.
Evoluzione storica dell'intervento dello Stato nell'economia.
6. Integrazione economica europea.
7. Sviluppo e sotto sviluppo. Interdipendenze internazionali. Ambiente
e sviluppo sostenibile.
8. Economia e giustizia. L'indirizzo costituzionale.
INDICAZIONI DIDATTICHE
Una corretta impostazione didattica di questo insegnamento si configura
come un percorso che:
- motiva allo studio delle due discipline partendo dall'interesse
dell'adolescente per i problemi del contemporaneo e della vita associata;
- prende lo spunto da situazioni che rientrano nell'esperienza individuale,
familiare e sociale dello studente;
- passa, attraverso approssimazioni successive, da una fase descrittiva
del fenomeno a progressive concettualizzazioni e generalizzazioni;
- risale, in seguito a sistemazioni, individuazioni di categorie generali,
formulazioni di principi, enunciazioni di tendenze, inquadramenti
storici complessivi;
- applica i principi ricavati a situazioni nuove rispetto a quelle
di partenza;
- utilizza al massimo documenti e testi originali, da affiancare ai
manuali (Costituzione, I conti degli Italiani);
- valorizza l'aspetto problematico ed il dibattito socio-culturale
e politico sempre in atto rispetto alle discipline trattate.
Per la verifica degli apprendimenti è opportuno servirsi, oltre
che di forme orali, anche di esercitazioni scritte opportunamente strutturate
(test, questionari, prove oggettive) o libere (saggi, relazioni, riassunti,
schemi).
GEOGRAFIA
FINALITA'
L'insegnamento della Geografia concorre a promuovere:
1. la comprensione della realtà contemporanea
attraverso le forme dell'organizzazione territoriale, intimamente connesse
con le strutture economiche, sociali e culturali;
2. la capacità di cogliere le dinamiche globali delle società
umane, la pluralità dei loro esiti possibili, le responsabilità
delle scelte necessarie;
3. la comprensione del ruolo delle società umane nell'organizzazione
dell'ambiente, la comprensione del significato dell'ambiente naturale
e la complessità di quello artificiale;
4. la responsabilità, la partecipazione, la creatività,
la consapevolezza e l'autonomia di giudizio di fronte ai grandi temi
della gestione dell'ecosistema, dei rapporti tra i popoli e le regioni,
dell'organizzazione del territorio;
5. l'accettazione delle varietà delle condizioni locali (naturali,
tecnologiche, culturali ed economiche) e la consapevolezza della loro
interdipendenza in sistemi planetari;
6. l'identità personale e collettiva, la solidarietà con
gli altri gruppi, la comunicazione interculturale con la consapevolezza
della particolarità della propria condizione ambientale;
7. la padronanza del linguaggio cartografico e della geo-graficità
come parte della competenza linguistica generale.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Lo studente al termine del corso deve dimostrare di essere in grado
di:
1. usare un linguaggio geografico appropriato;
2. leggere e interpretare criticamente carte geografiche e tematiche
a scala diversa;
3. leggere e interpretare criticamente grafici, plastici e fotografie;
4. consultare atlanti e repertori;
5. ricercare, analizzare ed elaborare informazioni di interesse territoriale
e tradurle efficacemente dal linguaggio verbale e numerico in quello
grafico e cartografico;
6. rappresentare carte mentali di un territorio che siano congruenti
con gli schemi geografici progressivamente acquisiti;
7. analizzare a grandi linee un sistema territoriale, individuandone
i principali elementi costitutivi, fisici e antropici, e le loro più
evidenti interdipendenze;
8. individuare i fattori che influiscono sulla localizzazione di attività
economiche;
9. confrontare l'assetto territoriale di spazi diversi;
10. applicare le abilità strumentali e metodologiche acquisite
all'analisi di un territorio ancora non conosciuto o di semplici casi
regionali nuovi;
11. leggere attraverso categorie geografiche gli eventi storici e fatti
e problemi del mondo contemporaneo.
CONTENUTI
1. Il sistema uomo-ambiente e le sue articolazioni
Nucleo tematico
Gli uomini, per soddisfare le proprie esigenze, si organizzano in gruppi
sociali ed elaborano sistemi di conoscenza con i quali trasformano l'assetto
originario degli ecosistemi. Alla varietà naturale si aggiunge
la varietà dell'opera umana nel tempo, da cui nasce l'articolazione
territoriale.
Temi significativi;
a) ecosistemi in rapporto a tipi di clima
b) coinvolgimento dell'uomo nei flussi di energia, nel ciclo dell'acqua
e in quello alimentare;
c) popolamento, dinamica demografica, densità di popolazione;
d) relazioni tra culture, tecnologie e uso delle risorse.
2. Gli spazi rurali nell'economia tradizionale
Nucleo tematico
Le comunità dotate di tecnologie semplici non trasformano incisivamente
gli ambienti, non posseggono insediamenti complessi, vivono in piccoli
gruppi e con gravi problemi di sopravvivenza. Deforestazione, dissodamento,
regolazione delle acque sono opere di trasformazione che consentono
la sedentarizzazione del gruppo, l'aumento della densità della
popolazione e della produzione, la possibilità di sopravvivenza.
Temi significativi
a) tipi di paesaggio rurale;
b) agricoltura di sussistenza;
c) il villaggio agricolo
d) il ruolo delle città tradizionali, luogo di mercato e delle
comunicazioni.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: latifondo e microfondo,
agricoltura di zone umide e aride, paesaggi a campi aperti e chiusi,
economia tradizionale della montagna, le piantagioni, le problematiche
della fascia intertropicale, con riguardo alla povertà, alla
sottoalimentazione e alle malattie endemiche.
3. Gli spazi industriali
Nucleo tematico
La disponibilità di nuove fonti di energia, tecniche di manifattura
e trasporto, offerte dalla rivoluzione industriale, accentuano le capacità
di trasformare l'ambiente. La popolazione aumenta e si concentra, si
stabiliscono relazioni su scala mondiale, che producono nuove specializzazioni
regionali e trasformano la divisione internazionale del lavoro.
Temi significativi:
a) la città industriale;
b) le zone minerarie;
c) le infrastrutture di comunicazione;
d) le fonti di energia.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: paesaggio dei bacini
carboniferi, prime concentrazioni industriali, città industriale
e quartieri operai, nodi di traffico ferroviario e portuale; le conseguenze
della rivoluzione industriale nelle aree coloniali e nel Terzo Mondo.
4. Città, aree metropolitane e reti urbane
Nucleo tematico
L'evoluzione tecnologica e della gestione dell'informazione produce
più intense relazioni tra i centri, l'espansione del modo di
vita urbano e la formazione di vaste aree metropolitane. In esse si
svolge gran parte delle attività di servizio e di gestione.
Temi significativi:
a) ruolo della città nella organizzazione regionale;
b) urbanizzazione degli spazi regionali;
c) formazione delle aree metropolitane e delle megalopoli;
d) la terziarizzazione e la specializzazione dei centri all'interno
delle reti urbane;
e) il paesaggio e la differenziazione interna delle città;
f) le città del Terzo Mondo.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: quelle richiamate
nei temi significativi, avendo riguardo alla qualità della vita
e alle condizioni sociali nelle diverse dimensioni urbane, e adottando
il metodo comparativo.
5. Gli spazi extraurbani
Nucleo tematico
Gli spazi interposti nelle maglie della rete di città si organizzano
con funzioni complementari a quelle urbane; l'evoluzione dei modi di
vita e la diffusione di tecnologie indotte dalla cultura urbana modificano
le forme tradizionali del territorio rurale.
Temi significativi:
a) l'agricoltura specializzata;
b) le aree per il tempo libero;
c) l'industrializzazione diffusa.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: la monocoltura,
il grande allevamento e le loro connessioni con l'industria agro-alimentare;
le risorse e le aree turistiche; le riserve e i parchi naturali; le
aree della piccola impresa e dell'artigianato.
6. Gli squilibri territoriali
Nucleo tematico
L'intensità e la qualità dello sviluppo creano disparità
tra luoghi e si manifestano a scale diverse (interurbana, regionale,
nazionale e internazionale).
Temi significativi:
a) lo spopolamento delle campagne;
b) i ritardi nell'industrializzazione;
c) il problema demografico (denatalità, boom, migrazioni);
d) l'esplosione urbana;
e) il sottosviluppo (Nord e Sud del mondo).
Situazioni per la scelta dei casi di studio: quelle idonee a
mostrare le diverse scale a cui si manifestano gli squilibri: montagna
interna, Mezzogiorno, aree deboli del Mediterraneo, casi di sottosviluppo,
indicando le loro connessioni con aree sviluppate.
7. Gli squilibri ambientali
Nucleo tematico
L'intensità delle trasformazioni imposte all'ecosistema e la
riduzione degli spazi di ulteriore espansione hanno evidenziato i limiti
del prevalente tipo di organizzazione del territorio. L'umanità
ha organizzato gli ambienti tendendo a migliorare le proprie immediate
possibilità di sopravvivenza, innescando inconsapevolmente anche
processi che hanno portato, e portano a lungo termine, degli effetti
non desiderati. Si pone perciò il problema di rendere le forme
di organizzazione antropica dell'ambiente compatibili con quelle naturali
o comunque stabilizzate.
Temi significativi:
a) l'inquinamento;
b) lo smaltimento dei rifiuti;
c) la limitatezza delle risorse;
d) la desertificazione;
e) le grandi calamità indotte dal cattivo uso dell'ecosistema;
f) il bilancio energetico.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: quelle di particolare
rilievo locale, avendo riguardo a fatti che abbiano suscitato l'interesse
dell'opinione pubblica.
Note
1. I contenuti si articolano in una serie di "nuclei tematici",
enunciazioni sintetiche di una problematica da sviluppare con la trattazione
di alcuni (due o tre) "temi significativi" scelti tra quelli
indicati.
La trattazione dei temi significativi si accompagna -tranne che per
il primo nucleo tematico- all'esame di casi di studio esemplari, da
scegliere, con la guida delle indicate "Situazioni per la scelta
dei casi di studio", in base all'ambiente in cui opera la scuola,
all'attualità, alla sensibilità del docente.
2. Il nucleo tematico iniziale, grazie anche a numerose prove di ingresso
opportunamente scandite e finalizzate soprattutto all'accertamento di
prerequisiti, consente la ricapitolazione e la prima sistematizzazione
delle conoscenze e delle abilità acquisite dallo studente nella
scuola media; i risultati delle stesse prove vengono utilizzati inoltre
per la progettazione di calibrati interventi di recupero e di rinforzo.
L'attuazione di tale nucleo ha quindi importanza fondamentale per la
strategia didattica e richiede temi adeguati.
3. Per ogni nucleo tematico il numero dei casi di studio va rapportato,
da un lato, all'esigenza di giungere ad una ragionevole generalizzazione
e, dall'altro, alla necessità di consentire non un arido e frammentario
studio descrittivo, ma un concreto approfondimento del modo in cui funziona
un territorio, dei principali fattori in gioco e della complessità
di motivazioni che stanno alla base dei cambiamenti territoriali.
4. Nella scelta dei casi di studio è naturale privilegiare tematiche
riguardanti l'Italia, la Comunità Europea, il bacino del Mediterraneo.
Ciò tuttavia non deve far dimenticare l'apertura a questioni
attinenti aree extraeuropee, soprattutto se esse sono significative
per mettere in risalto la specificità dei fenomeni considerati
e per sviluppare comparazioni.
5. Nello svolgimento dell'intero programma va posta attenzione anche
alle implicazioni sociali ed alle tensioni ambientali provocate dalle
varie modalità di organizzazione del territorio.
6. In relazione alle diverse identità degli indirizzi di studio
il docente ha la possibilità di scegliere tra i temi proposti
quelli ritenuti più adatti e più motivanti per gli studenti
ed eventualmente può aggiungerne altri dello stesso tipo, tenendo
conto di possibili e utili collegamenti con le altre discipline del
curricolo.
INDICAZIONI DIDATTICHE
La finalizzazione formativa della Geografia nel biennio e la natura
e articolazione delle unità tematiche indicate presuppongono
il superamento d'una modalità organizzativa dei contenuti di
tipo piattamente regionale o astrattamente generale e richiedono invece
un approccio didattico problematico, concettuale e paradigmatico.
E' importante valorizzare, sul piano apprenditivo, il continuo e necessario
riferimento alla collocazione spaziale e al valore dei luoghi, così
come alla spiegazione generale di fatti e oggetti d'interesse geografico,
che sono costanti acquisite nella moderna didattica della disciplina
e contribuiscono ad arricchire e ispessire la carta mentale dello studente.
I singoli nuclei tematici vanno visti come scansioni didattiche d'un
percorso unitario, che si propone di far scoprire la coesistenza e l'interconnessione
spaziale di temi e problemi oltre che di singoli elementi d'interesse
geografico.
Va sottolineata l'utilità di concetti (densità di popolazione,
insediamenti, mobilità spaziale, reti urbane e di comunicazione,
regione, impatto ambientale ecc.), che, attraversando i nuclei tematici,
consentono collegamenti e confronti didatticamente fruttuosi per una
comprensione e interpretazione sintetica e critica della realtà
territoriale alle diverse scale.
Per ogni nucleo, l'esemplificazione e l'utilizzazione di casi concreti,
pur focalizzata sul vicino direttamente osservabile e su singole realtà
degli spazi italiano, comunitario e mediterraneo, deve peraltro consentire
anche l'esame di situazioni molto diverse a scala mondiale.
L'itinerario didattico qui proposto si basa -oltre che sui casi di studio-
sull'analisi geografica dell'intero territorio inteso come geosistema.
Si possono utilizzare tecniche didattiche del seguente tipo:
- lettura e interpretazione di carte a varia scala e di altre rappresentazioni
sintetiche del territorio;
- elaborazione di dati statistici;
- costruzione di carte tematiche e di altre rappresentazione geografiche;
- correlazioni grafiche, cartografiche e statistiche;
- grafici, statistiche e altre semplici tecniche quantitative;
- uso di simulazioni e giochi;
- lettura e interpretazione di diapositive, film, videocassette, fotografie
(terrestri e aree), rilevazioni da satellite capaci di informare sulle
strutture, gli usi e i significati delle varie forme territoriali.
Fondamentale è la promozione dell'osservazione diretta e l'indagine
sul terreno, da condurre attraverso lezioni all'aperto ed escursioni
di studio secondo la metodologia geografica tradizionale.
Utile il ricorso a colloqui e interviste sulla base di questionari elaborati
in classe, anche al fine di un confronto tra vicino e lontano e tra
qualitativo e quantitativo.
Accanto ad atlanti e carte murali non va trascurato l'uso del calcolatore
per l'archiviazione e l'elaborazione, anche cartografica, di dati e
come strumento di esercitazioni interattive.
L'operatività dell'itinerario indicato consente frequenti verifiche.
Ad integrazione delle tradizionali interrogazioni orali vanno considerate
soprattutto le prove oggettive (a risposta fissa, a scelta multipla,
corrispondenze, completamenti ecc.), ma anche la stesura di brevi relazioni,
commenti a fotografie, interpretazioni di grafici e carte, discussioni
generali e di gruppo.
Se gli obiettivi operativi risultano ben definiti, graduati e concatenati,
verifiche implicite derivano dalla stessa continuità apprenditiva
degli studenti. Verifiche numerose e diversificate facilitano la valutazione
di tale continuità, rendendo più oggettiva l'attribuzione
periodica e finale di un giudizio e consentendo l'accertamento in itinere
non solo della congruità e coerenza degli obiettivi definiti
nell'ambito della programmazione, ma dell'intero processo curricolare.
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