Parte Prima: IL QUADRO GENERALE
Premessa
Capitolo Primo: IL PROGETTO
1. 1. Funzione educativa e culturale 'superiore'
1. 2. Integralità e unitarietà dei piani di studio
1. 3. Differenziazione e identità specifica dei percorsi
1. 4. Terminalità e professionalità
1. 5. Continuità e orientamento
1. 6. Biennio e triennio
1. 7. Gli indirizzi
Capitolo Secondo:
I PIANI DI STUDIO
2. 1. Indirizzi e piani di studio dei bienni
2. 2. Ipotesi per il quadro orario dei bienni .
2. 3. Piani di studio e ipotesi per i quadri orario dei trienni
2. 3. 01. Classico
2. 3. 02. Linguistico
2. 3. 03. Socio-psico-pedagogico
2. 3. 04. Scientifìco
2. 3. 05. Scientifico-tecnologico
2. 3. 06. Chimico
2. 3. 07. Elettrico
2. 3. 08. Elettronico-telecomunicazioni
2. 3. 09. Informatico
2. 3. 10. Meccanico
2. 3. 11. Tessile
2. 3. 12. Costruzioni
2. 3. 13. Territorio
2. 3. 14. Agroindustriale
2. 3. 15. Economico
Capitolo Terzo:
LA FORMAZIONE POST-SECONDARIA
3. 1. Ragioni e funzioni 83
3. 2. Rapporto con la formazione secondaria 85
3. 3. Possibili Caratteristiche di un sistema post-secondario 88
Parte Seconda: I PROGRAMMI DEI PRIMI DUE ANNI
Premessa
Capitolo Quarto:
LE FINALITÀ
4. 1. Finalità generali
4. 2. Finalità specifiche delle singole discipline
4. 2. 01. Italiano
4. 2. 02. Lingua straniera
4. 2. 03. Storia
4. 2. 04. Diritto ed Economia
4. 2. 05. Matematica ed Informatica
4. 2. 06. Scienze della Terra
4. 2. 07. Biologia
4. 2. 08. Educazione fisica
4. 2. 09. Latino
4. 2. 10. Arte
4. 2. 11. Musica
4. 2. 12. Geografia
4. 2. 13. Laboratorio di Fisica e di Chimica
4. 2. 14. Greco
4. 2. 15. Elementi di Psicologia, Sociologia e Statistica
4. 2. 16. Tecnologia e Disegno 1
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4. 2. 17. Tecnologia e Disegno 2
4. 2. 18. Laboratorio Trattamento Testi
4. 2. 19. Economia aziendale
Capitolo Quinto:
GLI OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO E I CONTENUTI
5. 1. Aspetti generali
5. 1. 1. Criteri redazionali
5. 1. 2. Criteri procedurali
5. 1. 3. Criteri di verifica
5. 2. Obiettivi e contenuti delle singole discipline
5. 2. 01. Italiano
5. 2. 02. Lingua straniera
5. 2. 03. Storia
5. 2. 04. Diritto ed Economia
5. 2. 05. Matematica ed Informatica
5. 2. 06. Scienze della Terra
5. 2. 07. Biologia
5. 2. 08. Educazione fisica
5. 2. 09. Latino
5. 2. 10. Arte
5. 2. 11. Musica
5. 2. 12. Geografia
5. 2. 13. Laboratorio di Fisica e di Chimica
5. 2. 14. Greco
5. 2. 15. Elementi di Psicologia, Sociologia e Statistica
5. 2. 16. Tecnologia e Disegno 1
5. 2. 17. Tecnologia e Disegno 2
5. 2. 18. Laboratorio Trattamento Testi
5. 2. 19. Economia aziendale
Capitolo Sesto :
LE INDICAZIONI DIDATTICHE
6. 1. Aspetti generali
6. 2.Indicazioni per le singole discipline
6. 2. 01. Italiano
6. 2. 02. Lingua straniera
6. 2. 03. Storia
6. 2. 04. Diritto ed Economia
6. 2. 05. Matematica ed Informatica
6. 2.06. Scienze della Terra
6. 2. 07. Biologia
6. 2. 08. Educazione fisica
6. 2. 09. Latino
6. 2. 10. Arte
6. 2. 11. Musica
6. 2. 12. Geografia
6. 2. 13. Laboratorio di Fisica e di Chimica
6. 2.14. Greco
6. 2. 15. Elementi di Psicologia, Sociologia e Statistica
6. 2. 16. Tecnologia e Disegno 1
6. 2. 17. Tecnologia e Disegno 2
6. 2. 18. Laboratorio Trattamento Testi
6. 2. 19. Economia aziendale
Capitolo Settimo:
PROGRAMMAZIONE, VERIFICA, VALUTAZIONE
7. 1. Programmazione
7. 2. Verifica
7. 3. Valutazione
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INTRODUZIONE
del Presidente della Commissione Beniamino Brocca
Un'organica revisione dei programmi e degli ordinamenti della scuola
secondaria superiore viene sollecitata da tempo dal mondo della ricerca,
della scienza e del lavoro e dagli stessi utenti ed operatori della
scuola sulla base dei profondi cambiamenti culturali, sociali, politici
ed economici intervenuti negli ultimi decenni.
La comprensione della realtà contemporanea, la partecipazione
consapevole alla vita democratica e l'esercizio di qualsiasi attività
umana, a tutti i livelli di qualificazione e di specializzazione ed
in tutte le forme operative ed espressive, sottintendono sempre più
il possesso di una base di conoscenze generali e di abilità intellettuali
e pratiche più ricca ed articolata di quella tradizionalmente
offerta dalla scuola secondaria superiore. Va inoltre riconosciuto che
le conoscenze e le abilità ritenute indispensabili per vivere
e lavorare appaiono con il trascorrere del tempo sempre meno riconducibili
ad un unico ambito del sapere, per importante che esso sia, o ai metodi
e alle tecniche tipicbe di un singolo mestiere o professione.
Sempre più diffusamente si richiede oggi a ciascun cittadino
di assumersi, in piena autonomia di giudizio, responsabilità
impegnative rispetto alla soluzione di problemi di natura sovente multidisciplinare
e di utilizzare, anche nell'ambito del lavoro, linguaggi, concetti e
strumenti di analisi, di sintesi e di verifica che presuppongono significative
esperienze anche su terreni tradizionalmente estranei agli specifici
patrimoni tecnici e professionali del particolare campo di indagine
operativo di appartenenza.
Le esigenze poste dalla realtà contemporanea ed i bisogni formativi
dei giovani d'oggi comportano dunque l'ampliamento dell'orizzonte cognitivo
e formativo della scuola secondaria superiore nel suo insieme e di ciascuno
dei differenti percorsi in cui essa si articola.
Le fasi del processo innovativo
A partire da queste considerazioni il Ministro della Pubblica Istruzione,
in coerenza con il programma di governo, decise di procedere agli inizi
della X" legislatura alla revisione dei programmi dei primi due
anni della scuola secondaria superiore parallelamente (e non sequenzialmente)
all'iter parlamentare della legge di riforma degli ordinamenti . Fu
pertanto costituita una Commissione Ministeriale. nel mese di febbraio
I988, con la presenza dei rappresentanti delle diverse ispirazioni ideali
e culturali e con l'intenzione di realizzare, in corso d'opera, una
corretta ed efficace interazione con il disegno legislativo di riforma.
La priorità politica, indicata nel programma del governo di allora
(e confermata dai governi successivi), del prolungamento dell'obbligo
di istruzione da 8 a 10 anni complessivi, da realizzare congiuntamente
alla riforma dell'ordinamento delle scuole secondarie superiori, renderla
particolarmente delicato ed impegnativo il compito della Commissione.
Essa era infatti incaricata di redigere nuovi programmi proprio per
la fascia di istruzione destinata ad entrare a breve termine nell'obbligo
e quindi in un livello del processo formativo ancora necessariamente
caratterizzato dalla presenza di un consistente nucleo di insegnamenti
comuni ai diversi indirizzi.
Alla individuazione di tali insegnamenti, ed alla stesura dei relativi
programmi, è stata in effetti dedicata la prima .fase di attività
della Commissione, mentre perdurava la mancanza di un punto di riferimento
legislativo certo. In tali condizioni di contesto politico e istituzionale-parlamentare,
l'ipotesi sulla quale la Commissione ha lavorato è stata comunque,
quella di un sistema caratterizzato dall'equilibrio tra insegnamenti
comuni a tutti gli indirizzi ed insegnamenti specifici per ciascuno
di essi: un equilibrio costruito in modo tale da assicurare sia la coerenza
verticale dei curricoli (cioè il corretto rapporto tra i diversi
bienni e gli studi successivi), sia una efficace funzione di orientamento
per gli studenti, fondata sulla possibilità di compiere scelte
di indirizzo eventualmente rivedibili alla fine del primo o del secondo
anno di studi.
La fase più recente dei lavori della Commissione, che ha visto
il completamento dei piani di studio e la stesura dei programmi delle
materie caratterizzanti i singoli indirizzi (marzo dicembre 1990), ha
potuto avvalersi della ripresa del dibattito parlamentare sulla riforma
e sul prolungamento dell'obbligo e della presentazione in tale situazione
di un nuovo disegno di legge d'iniziativa del relatore in Commissione
Cultura del Senato. A tale disegno la Commissione si è riferita
in sede di rideterminazione degli insegnamenti comuni, con particolare
riguardo per quelli scientifici, e di assestamento finale dei piani
di studio dei diversi bienni.
Fisionomia della scuola attuale
L'assetto della scuola secondaria superiore è stato coerente?
in passato, con una segmentazione delle conoscenze rapportata alla destinazione
sociale e professionale degli studenti: per le professioni liberali,
per mansioni intermedie, per qualifiche di primo livello. La tripartizione
è evidentissima sia nelle discipline presenti nei curricoli,
sia nei programmi di insegnamento. Mentre per i corsi liceali sono sempre
state privilegiate discipline con programmi mirati a conoscenze fondanti
sul piano storico, logico, linguistico, scientifico, per l'istruzione
tecnica si è fatto ricorso a discipline e programmi tendenzialmente
piegati al criterio della funzionalità rispetto a conoscenze
settoriali e ad applicazioni tecniche. Nell'area poi della istruzione
professionale le discipline e i programmi sono stati del tutto orientati
ad applicazioni pratiche ed a forme diverse di operatività soprattutto
manuale, mentre la cultura è stata intesa come una patina assai
generica.piuttosto irrilevante rispetto alle finalità 'vere'
dei corsi.
I lineamenti del progetto
Fra le molte diagnosi e terapie possibili, il progetto adottato privilegia
ed assume come ipotesi di fondo l'esigenza di superare barriere e contrapposizioni
tra i diversi indirizzi di studio, per assicurare agli allievi di tutti
i bienni gli apporti conoscitivi e le potenzialità formative
delle discipline che rappresentano i settori fondamentali della cultura.
Il passaggio ad un sistema scolastico ispirato a criteri di maggiore
completezza formativa e di accentuata unitarietà culturale, strutturale
e di ordinamento comporta in primo luogo la presenza ponderata, in ogni
curricolo, delle stesse essenziali componenti della civiltà contemporanea.
I piani di studio dei primi due anni nascono quindi dal convergente
apporto delle discipline già presenti in tutti i percorsi tradizionali
(italiano, storia, matematica) e di nuovi elementi ritenuti oggi necessari
per tutti i giovani (almeno una lingua straniera, l'avvio di una formazione
giuridica ed economica, significative esperienze nel campo delle scienze
sperimentali).
E' ancora il criterio della unitarietà a suggerire un profondo
ripensamento degli obiettivi di apprendimento e dei contenuti di tutti
gli insegnamenti, al fine di sviluppare, attraverso esperienze di studio
aperte in una molteplicità di direzioni, adeguate capacità
di conoscenza e di comprensione della realtà, di comunicazione
con gli altri e di espressione personale, di interpretazione e di valutazione
critica, secondo modalità e livelli propri di una scuola secondaria
superiore.
D'altra parte una formazione che proponga una più ampia e variegata
gamma di sollecitazioni di diversa natura culturale sembra essere maggiormente
in grado di aiutare l'adolescente ad orientarsi ed a trovare il terreno
di approfondimento, scolastico e professionale, più rispondente
ai suoi interessi: interessi che non appaiono ancora tutti evidenti
al termine della scuola media e la cui mancata individuazione è
alla base di molti insuccessi nel passaggio verso la scuola secondaria
superiore, nonché di frustrazioni di ogni tipo lungo tutta la
carriera scolastica e di insoddisfazioni e rimpianti nell'intero arco
della vita.
Nelle sue forme attuali il progetto rappresenta una accettabile sintesi
della pluralità di proposte formulate in risposta alle attese,
alle aspirazioni ideali, alle esigenze di radicamento storico e di persuasiva
identità culturale della società italiana, nella prospettiva
della integrazione europea ed in presenza di uno straordinario progresso
della scienza e della tecnologia, che va comunque dominato razionalmente.
Il coerente perseguimento di tale obiettivo, sollecitato anche dal forte
ampliamento della base sociale di fruizione del sistema di istruzione
secondario superiore, ha comportato da una parte il rafforzamento delle
componenti scientifiche nei piani di studio degli indirizzi di tipo
liceale e, dall'altra, la riduzione degli aspetti più applicativi
dei piani di studio degli indirizzi tecnici e dell'istruzione professionale.
In tal modo si è ritenuto di ricomporre la tradizionale dicotomia,
sistematizzata a suo tempo da Giovanni Gentile, tra scuole a vocazione
'liberale', aperte per definizione alla continuazione degli studi, e
scuole a vocazione 'professionale', a terminalità conclusa.
Pur in questa apertura all'unificazione la Commissione si è preoccupata
di non ridurre il peso degli elementi positivi del sistema scolastico
tradizionale, anzi ha valorizzato lo spazio e l'apporto formativo di
insegnamenti, come quello del latino e della filosofia, profondamente
radicati nella tradizione educativa del Paese ed oggetto di crescente
interesse anche a livello internazionale.
Unitarietà e differenziazione
Rispetto alla controversa questione della unificazione di tutti i percorsi
secondo un identico modello formativo (cioè un biennio unico)
ovvero di parziali diversificazioni all'interno di un quadro comune
(ossia un biennio unitario articolato), il progetto della Commissione
prende posizione a favore di questa seconda ipotesi, affiancando alle
discipline previste per tutti i corsi di studio (le discipline comuni]
altre discipline o comuni solo ad alcuni indirizzi o specifìche
di un determinato indirizzo.
Si ritiene infatti che attraverso l'intreccio tra discipline comuni
e discipline di indirizzo l'istruzione secondaria superiore possa dare
puntuale risposta ad interessi culturali e professionali tendenzialmente
orientati verso un circoscritto ambito del sapere Linguistico, letterario,
scientifico, tecnologico, economico, delle scienze umane e sociali,
artistico] senza che ciò comporti, per nessuno, la negativa conseguenza
di trascurare le altre componenti fondamentali della cultura e della
civiltà e quindi di mortificare potenzialità formative
che possono concorrere non solo allo sviluppo di una personalità
equilibrata, ma anche alla conquista di una più ricca competenza
settoriale.
Le discipline scelte per conferire identità agli indirizzi offrono
ai giovani organiche linee di approfondimento differenziato. E ciò
nell'intento di concorrere alla definizione di pi ù precise identità
personali, che siano al tempo stesso rispettose delle aspirazioni dei
singoli e del loro diritto ad un orientamento consapevole da un lato
e delle reali aggregazioni e organizzazioni interne sia del mondo della
ricerca sia del mondo produttivo e delle professioni dall'altro.
Il rapporto tra novità e tradizione
Le discipline di indirizzo riconfermano in parte tradizioni ed identità
irrinunciabili per la loro persistenza nella nostra storia, ovvero ripropongono
altrettanto tradizionali tematiche tecniche e tecnologiche, depurate
per altro di tutti gli aspetti più acriticamente applicativi
ed esecutivi. Altre ancora aprono la scuola a sollecitazioni intellettuali,
culturali ed anche pratiche, le cui potenzialità formative ed
orientative sono state fino ad oggi sottovalutate. Dall'insieme delle
indicazioni emerge dunque l'immagine (e la sostanza) di un sistema scolastico
impegnato a fornire, coerentemente con quanto da tempo sperimentato
nelle scuole, una più ricca e completa offerta di itinerari formativi,
nonostante il minor numero di specializzazioni.
Costituiscono importanti novità:
a) il riconoscimento della rilevanza dello studio delle lingue straniere,
assunto, oltre che come componente della formazione culturale comune,
come elemento caratterizzante dell'indirizzo
linguistico moderno;
b) il potenziamento degli studi di scienze umane e sociali, inclusi
in tutti i corsi di studio nelle forme del diritto e della economia,
e posti alla base di uno specifico indirizzo connotato fin dall'inizio
dalla presenza di Elementi di Psicologia, Sociologia e Statistica;
c) la consistente autonoma presenza di materie scientifiche in tutti
gli indirizzi ed in tutti gli anni di corso, senza precoci segmentazioni
di contenuti e senza subordinazioni puramente applicative;
d) l'introduzione dell'insegnamento di arte e musica in alcuni indirizzi.
La significativa valorizzazione delle scienze sperimentali, che ha portato
alla introduzione del Laboratorio di Fisica e di Chimica in tutti gli
indirizzi a prevalente identità scientifica e tecnologica, ha
reso inoltre possibile la predisposizione di un nuovo percorso quinquennale
ad alta valenza culturale e professionale particolarmente idoneo a porre
le basi per professionalità
tecniche di elevato livello, da affiancare al tradizionale liceo scientifico,anch'esso
per altro profondamente riveduto.
Lo sforzo di ricomposizione del sapere e di recupero a fini formativi
di tematiche fino ad oggi estranee alla cultura scolastica ha avuto
altresì il risultato di consentire la riduzione del sistema secondario
superiore a nove indirizzi (compresi i percorsi artistici e professionali)
tre dei quali rappresentano una novità rispetto al passato (il
linguistico moderno, il socio-psico-pedagogico, lo scientifico-tecnologico)
Questo riassetto, che è al tempo stesso un arricchimento, dovrebbe
agevolare in futuro le scelte da effettuare all'inizio della scuola
secondaria superiore, che dovrebbero presentarsi come meno precoci e
vincolanti di quelle attuali. In virtù infatti della più
ampia base di conoscenze comuni è prevedibile che risultino meno
traumatici e dispersivi i passaggi tra un indirizzo e l'altro.
I titoli terminali della scuola secondaria superiore.
La progettazione di curricoli comprensivi, soprattutto nei primi due
anni, di tutte le più significative componenti della cultura
ha imposto una ridefinizione dei traguardi che possono essere conseguiti
al termine del quinto anno dei percorsi che continuano a proporsi finalità
professionalizzanti.
Rispetto al problema posto dalla società contemporanea di garantire
ai giovani formazioni idonee ad un inserimento nel lavoro che sempre
più esige una solida ed ampia cultura generale, unita ad abilità
e conoscenze settoriali di livello anche molto specialistico, il progetto
della Commissione tiene conto della opportunità di articolare
nel tempo l'acquisizione di una o più specializzazioni professionali,
prendendo un primo traguardo al termine della scuola secondaria superiore.
Questo primo traguardo comporta il conseguimento di una preparazione
professionale di base relativa a campi specifici (artistico, economico,
tecnologico, suddiviso quest'ultimo in alcuni indirizzi dei settori
industriale, agroindustriale, delle costruzioni e del territorio) e
ad alcuni altri indirizzi con ordinamento speciale.
Al termine della scuola secondaria superiore il diplomato ha in tal
modo la possibilità di inserirsi in ruoli lavorativi per i quali
siano richieste le competenze generali e di indirizzo già acquisite,
oppure può decidere di continuare gli studi per conseguire una
specializzazione in corsi di formazione post-secondaria, sia non universitaria
che universitaria.
Istruzione professionale ed artistica
Nel progetto innovativo vengono altresì ricompresi gli istituti
professionali di Stato ed i percorsi della istruzione artistica, per
i quali si prevedono interventi coerenti sia con lo schema unitario
adottato per tutta la scuola secondaria superiore, sia con le peculiari
esigenze delle formazioni che si svolgono in questi due specifici ambiti
culturali e professionali.
Nel caso degli istituti professionali di Stato, i percorsi continuano
a conferire, al termine del primo triennio, qualifiche di primo livello
immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, senza tuttavia escludere,
e proprio in virtù dell'impianto unitario dei curricoli, la possibilità
di successive prosecuzioni in percorsi (variamente articolati) di maggiore
specializzazione o nella stessa scuola secondaria superiore quinquennale.
Nel caso infine della istruzione artistica i percorsi tendono a sviluppare,
in un più ricco contesto culturale e formativo, e su più
solide basi scienti fiche e tecnologiche, la capacità di tradurre
operativamente la creatività in progetto ed il progetto in esecuzione
qualitativamente valida.
La particolare natura di questi percorsi, da raccordare sempre ai bisogni
formativi degli adolescenti nell'attuale contesto storico e nell'attuale
clima di ricerca progettuale, artistica e professionale, comporta un
ben dosato intreccio tra i contenuti culturali comuni a tutte le formazioni,
dotati per loro natura di una maggiore stabilità di assetti,
e le materie ed attività di indirizzo, contraddistinte invece
da una più aperta flessibilità, adattabilità ed
autonomia di contenuti e di modalità organizzative.
Conclusione
A conclusione di questa introduzione va sottolineato che la nuova scuola
appare più idonea di quella attuale a consenti re la realizzazione
dell'auspicata elevazione dell'obbligo di istruzione,
secondo una logica che garantisce pari opportunità formative
a tutti, in un contesto di grande flessibilità e di sostanziale
considerazione per le diversità
Nonostante l'impegno della Commissione la soluzione adottata presenta
ancora alcuni aspetti problematici per l'oggettiva difficoltà
di equilibrare adeguatamente il peso delle componenti del curricolo
senza sovraccaricare l'impegno orario e di approfondimento degli studenti.
Spetterà al 'referente' politico, dopo l'acquisizione del parere
del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, apportare gli aggiustamenti
definitivi del progetto che si riterranno utili e funzionali. Tuttavia
alcune modifiche, formali e parziali, sono già state introdotte
nella fase redazionale dei programmi, nell'intento di rendere il 'prodotto'
più comprensibile, più organico, più efficace.
Esse sono state compiute da alcuni esperti e concordate con me e con
i coordinatori dei gruppi disciplinari Anche per questo motivo i programmi
sono 'abilitati' per l'applicazione immediata in ogni ordine di scuola.
In proposito verranno impartite opportune disposizioni. Valgono, per
ora, le indicazioni contenute nelle circolari che riguardano la sperimentazione
in generale e la sperimentazione dei nuovi programmi in particolare,
nel quadro delle modalità indicate alle pagine XXI e XXII.
L'attivazione graduale nelle scuole dell'intero progetto permetterà
di apportare quelle modifiche che una se ria verifica di validità
e di fattibilità renderà necessarie.
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GUIDA ALLA LETTURA DEL TESTO
a cura del Comitato di Coordinamento
1. Per una piena comprensione del progetto innovativo proposto dalla
Commissione si consiglia di leggere integralmente il testo e
non solo le parti relative ai contenuti dei singoli insegnamenti o degli
insegnamenti tradizionalmente ritenuti affini. AI di là, infatti,
della necessaria informazione sulle nuove caratteristiche culturali
e didattiche della scuola secondaria superiore, esiste per ciascun docente
l'esigenza di interpretare nella sua globalità lo spirito del
progetto, per realizzarlo attraverso l'insegnamento di titolarità
e nel rapporto con i singoli studenti e con le classi.
Il lavoro di mediazione tra i giovani e il patrimonio culturale delle
singole discipline, inserito comunque in un contesto più ampio
ed organico di civiltà complessiva, così come il compito
di sviluppare abilità e conoscenze il più possibile polivalenti,
trasversali e non frammentarie, viene agevolato da sistematiche correlazioni
con tutte le esperienze che gli studenti vivono nella scuola.
Esse possono essere direttamente desunte dalla conoscenza analitica
di tutti gli interventi che convergono verso il medesimo scopo formativo.
Va inoltre rilevato che una visione nello stesso tempo globale e articolata
del progetto è indispensabile per una attività di programmazione,
di verifica e di valutazione che superi i limiti di una concezione unilaterale
della cultura e le inevitabili angustie di adempimenti soltanto burocratici.
2. Il testo si compone di due parti.
La prima definisce il quadro generale del progetto e si sviluppa
su tre capitoli. Nel primo capitolo, dopo aver ricordato le ragioni
di ordine culturale, pedagogico, politico e sociale che impongono un
rinnovamento della scuola secondaria superiore, sono indicati i criteri
progettuali assunti dalla Commissione (integralità e unitarietà
dei piani di studio, differenziazione e identità specifica degli
indirizzi, professionalità di base, continuità e orientamento)
e viene descritta la struttura biennio-triennio e l'articolazione in
indirizzi. Il secondo capitolo contiene i piani di studio e i
quadri orari di tutti gli indirizzi proposti; è da tenere presente
che la definizione dei piani di studio e degli orari dei primi due anni
è sostanzialmente ben definita. mentre per i trienni si tratta
di una prima approssimazione che dovrà essere rivista nella fase
conclusiva dei lavori. Nel capitolo terzo sono esposte le linee
generali di un sistema formativo post-secondario, non universitario,
nel quale collocare i diversi percorsi di specializzazione dopo la maturità
quinquennale.
La seconda parte contiene i programmi dei primi due anni.
Le ragioni della suddivisione dei programmi delle singole discipline
in tre distinti capitoli sono spiegate nella premessa di pagina 93.
Nel capitolo quarto sono elencate le finalità educative
generali del biennio e le finalità specifiche di ciascuna disciplina.
Il capitolo quinto comprende gli obiettivi di apprendimento e
i contenuti delle singole discipline. Nel capitolo sesto sono
fomite alcune indicazioni didattiche coerenti con le scelte culturali
che caratterizzano i nuovi programmi. Infine, nel capitolo settimo,
si propongono brevi ed essenziali considerazioni sul processo di programmazione-verifica-valutazione.
3. La lettura integrale non è necessariamente una lettura progressiva
dal primo all'ultimo capitolo. Si può trovare utile partire dalla
propria disciplina di insegnamento, leggendo per prima la parte sui
contenuti, secondo un approccio di tipo tradizionale. Il programma infatti,
nella sua accezione più ristretta! indica normalmente la lista
dei contenuti, In questo testo, invece, al termine programma si dà
una accezione più ampia: esso comprende, insieme ai contenuti,
le finalità e gli obiettivi. Inoltre ciascun programma particolare
acquista senso pieno solo quando viene interpretato nel contesto dell'intero
progetto. Questa è la ragione per la quale non basta la lettura
solo dei contenuti.
IL QUADRO GENERALE
Premessa
1. In questa prima parte vengono sinteticamente esposte le ragioni
culturali, psicopedagogiche e sociali del progetto di nuova scuola secondaria
superiore proposto dalla Commissione, le ipotesi su cui si fonda e le
concrete scelte di piani di studio in cui si traduce. La sua lettura
è quindi condizione necessaria per comprendere la proposta di
programmi per i primi due anni contenuta nella parte seconda.
2. Il rinnovamento della secondaria superiore è stato dibattuto
per lungo tempo. Le affermazioni della sua urgente necessita si sono
scontrate finora, per varie ragioni, con l'indecisione politica. Probabilmente
la ragione principale dell'indecisione sta nel fatto che il rinnovamento
di cui c'è bisogno non è riducibile ad un cambiamento
della struttura, dei piani di studio e dei programmi, né ad una
eliminazione degli squilibri e delle difformità che caratterizzano
negativamente la struttura attuale. Esso richiede prima di tutto un
progetto culturale nuovo, senza il quale l'ordinamento rischia di essere
sì una struttura ben costruita, ma con fondamenta poco solide.
Richiede anche un consenso culturale e sociale, difficile da ottenere
se si discute prevalentemente sui 'contenitore' e meno sul 'contenuto'.
3. L'assetto attuale della secondaria superiore è stato elaborato,
per quanto riguarda i criteri progettuali e le scelte di struttura,
agli inizi di questo secolo. E' ragionevole pensare che una scuola pensata
per gli inizi del secolo futuro abbia bisogno di un nuovo assetto non
solo strutturale, ma anche culturale. La proposta della Commissione
è prima di tutto un nuovo progetto culturale ed educativo.
4. L'idea guida di questo progetto si ispira al proposito di
realizzare in tutti gli ambiti dell'istruzione secondaria superiore
un elevato livello di maturazione culturale e formativa, in cui siano
presenti simultaneamente le ispirazioni e i contributi formativi provenienti
dalla cultura umanistico-letteraria, dalle sfere dell'espressione artistica.
dallo stile di oggettività e rigore metodologico imposto dai
paradigmi della scientificità, dalla correlazione fra sapere
teorico e operare efficace che contrassegna una matura coscienza tecnologica.
Nello stesso tempo essa si propone di non ignorare gli elementi di riflessione
e consapevolezza morale, sociale e politica che debbono inquadrare l'acquisizione
delle conoscenze e delle abilità al fine di una formazione personale
degli studenti che li ponga in grado di operare le loro scelte di professione
e di vita e di impegnarsi con matura partecipazione nelle vicende del
proprio tempo storico. Questa comunanza di ispirazioni intende d'altro
canto coniugarsi con il rispetto delle differenze individuali. con la
diversità delle inclinazioni e attitudini, con la varietà
delle scelte vocazionali e dei progetti professionali degli studenti,
favorendo anzi la loro migliore individuazione e più efficace
promozione.
5. Le proposte della Commissione lette al di fuori o contro questa ipotesi
culturale e progettuale possono non essere comprese e valutate in modo
corretto. L'aver messo insieme, per la prima volta da decenni, un nuovo
contenuto in un nuovo contenitore e in ogni caso utile alla ripresa
del dibattito e può rendere più percorribile la strada
a coloro che devono decidere.
IL PROGETTO
Il capitolo è composto di sette paragrafi. Il paragrafo 1.1.
indica in quale modo specifico la scuola secondaria superiore risponde
ai bisogni di formazione dell'uomo e del cittadino. Nei paragrafi 1.2.
, 1.3., 1.4. e 1.5. sono precisati i criteri progettuali del rinnovamento
della secondaria superiore: l'integralità l'unitarietà
dei piani di studio, la differenziazione e l'identità specifica
dei percorsi, il grado di terminalità, la continuità e
l'orientamento. Nei paragrafi 1.6. e 1.7. sono illustrati alcuni aspetti
relativi alla struttura verticale (biennio-triennio) e orizzontale (gli
indirizzi) dei quinquenni di secondaria superiore.
1. 1. Funzione educativa
e culturale superiore
1.1.1. Il fine generale
delle scuole di ogni grado e ordine è la formazione dell’uomo
e del cittadino. Anche la scuola secondaria superiore, quindi, ha
il compito di rispondere ai bisogni educativi individuali e alle nuove
esigenze di formazione poste dallo sviluppo culturale, sociale ed economico.
Deve però rispondere in modo specifico e proporzionato alla
fascia di età cui si rivolge, cioè all’adolescenza.
1.1.2. In una situazione socio-ambientale caratterizzata da forte complessità
e da un accentuato pluralismo di modelli e di valori, l’adolescente
manifesta il bisogno di esperienze culturali, relazionali e sociali
significative per la propria crescita, di un orientamento che valorizzi
e chiarifichi specifiche inclinazioni ed attitudini, di un’identità
personale in grado di interagire criticamente con l’ambiente, di un
aiuto per elaborare le proprie scelte valoriali e per proiettarle sul
futuro, di una guida per appropriarsi di criteri di analisi e di strumenti
di giudizio critico.
1.1.3. La scuola secondaria superiore risponde alle attese dell’adolescente
per quanto riguarda lo sviluppo dei processi cognitivi, le relazioni
con gli altri e l’impegno preparatorio alla vita sociale e produttiva
con una più qualificata funzione educativa e culturale. Essa
postula un innalzamento quantitativo e qualitativo del livello di
formazione generale, sia come apertura a molteplici istanze culturali,
sia come migliore organizzazione delle conoscenze acquisite.
1.1.4. Assegnare alla scuola secondaria superiore una funzione educativa
e culturale più qualificata significa, in primo luogo, dare a
tutti i piani di studio uno spessore tale da comprendervi l’insieme
dei sistemi concettuali e simbolici con i quali l’uomo cerca di
interpretare se stesso e la realtà dei sistemi di valore in base
ai quali vengono giudicate le azioni e le situazioni, dei sistemi espressivi
attraverso i quali prende forma l’esperienza vissuta e dei sistemi di
azione che permettono di dominare e di organizzare l’ambiente sociale
e produttivo.
1.1.5. In secondo luogo. la maggiore qualificazione della funzione educativa
e culturale della scuola secondaria superiore sta nella esigenza che
a ciascuna disciplina del piano di studi (indipendentemente da
astratte o funzionali suddivisioni classificatorie del tipo: discipline
comuni, discipline di indirizzo. discipline professionali ecc,) sia
data una impostazione intenzionalmente culturale (cioè
critica, riflessiva, consapevole). In tal modo, sul piano metodologico.
si garantisce a tutti gli insegnamenti pari e alta qualità, indipendentemente
dalla appartenenza a una certa classificazione o a un determinato percorso
piuttosto che ad un altro.
1.1.6. La secondarietà superiore consiste essenzialmente
proprio nel fatto che in ogni insegnamento si deve soddisfare l’esigenza
di criticità, di riflessione e di consapevolezza, passando progressivamente
da un’ottica analitica (prevalente nella scuola secondaria inferiore)
a un’ottica sintetica (tipica della scuola secondaria detta appunto
superiore). In altri termini è fondamentale, in ogni disciplina,
il passaggio dal semplice ‘imparare' al 'rendersi conto’, cioè
a prendere coscienza dei diversi tipi di ‘perche’ che si pongono a proposito
delle varie cose che si imparano. Dal momento poi che questi distinti
‘perche’ tendono spesso a richiamarsi e a collegarsi reciprocamente,
e necessario che lo studente sia avviato a raggiungere almeno una prima
sintesi delle conoscenze, in modo che ogni particolare sia ‘compreso’
in un contesto più ampio e trovi il suo posto e la sua ragione.
1.1.7. La pedagogia e la didattica della scuola secondaria superiore
sono dunque costitutivamente pedagogia e didattica della cultura.
Una cultura da acquisire ed apprezzare per il suo intrinseco e gratuito
valore non meno che per l’uso che se ne può fare.
1. 2. Integralità e unitarietà dei piani di studio
1.2.1. Un piano di studi è sempre una interpretazione
concreta, in un determinato momento storico, di una teoria della cultura
e della scuola. In esso si definisce, infatti, ciò che una certa
società giudica che un cittadino debba sapere ex scuola. A giudizio
della Commissione, nell’attuale momento storico è necessario
modificare i criteri di costruzione dei piani di studio della scuola
secondaria superiore definiti, per quanto riguarda il loro impianto
culturale ed educativo, nei primi decenni di questo secolo. Modificarli
significa eliminare i punti di debolezza (che ci sono) senza però
abbandonare i punti di forza (che tuttora essi conservano).
1.2.2. I punti di forza del vecchio impianto sono certamente molti,
ma è qui sufficiente ricordare i due principali. Nel settore
dei licei – più precisamente nel loro paradigma, il liceo classico
– la componente più forte è la ricchezza di potenzialità
formative data da un piano di studi in cui la riflessione critica sulle
idee, sulle visioni del mondo, sul senso della vita, sul contesto storico
ecc., capace di stimolare la formazione delle convinzioni personali,
dei riferimenti di valore e dei sistemi di significato, è favorita
dalla presenza di discipline quali le letterature, la storia (comprese
le ‘storie di’) e la filosofia. Nel settore degli istituti tecnici il
principale punto di forza sta negli insegnamenti tecnologici teorici
e pratici, se e quando attraverso essi si dà spazio non solo
alla conoscenza efficace (saper fare), ma anche alla conoscenza riflessa
(sapere perché si deve fare così) e all’atteggiamento
progettuale.
1.2.3. I punti di debolezza degli attuali curricoli non riguardano aspetti
di secondaria importanza. In primo luogo è da rilevare che proprio
il punto di forza del liceo è il punto di maggiore debolezza
dell’istituto tecnico e viceversa, tanto che appare ragionevole ipotizzare
una qualche forma di reciproca compensazione. Ma il problema non sta
solo in questo. La debolezza principale dipende dal fatto che nei piani
di studio di entrambi i tipi di scuola sono assenti o sono scarsamente
rappresentate componenti culturali ritenute oggi essenziali per la formazione
dell’uomo e del cittadino. Al liceo mancano del tutto le componenti
economiche, giuridiche e sociologiche, necessarie per comprendere la
realtà presente; nel contesto dell’impianto storicistico poca
importanza riesce ad avere la formazione scientifica, che è invece
parte molto rilevante della cultura e della vita contemporanea. L’istituto
tecnico risente soprattutto della prima debolezza del liceo, ma in parte
anche della seconda, almeno là dove il tecnicismo prende il sopravvento;
debole, poi, è la presenza delle dimensioni letteraria e storica
ed è assente quella filosofica.
1.2.4. Le considerazioni precedenti portano ragionevolmente a ritenere
che l’inserimento nei piani di studio di tutte le componenti culturali
ritenute oggi essenziali per la formazione degli adolescenti sia una
scelta obbligata. Di conseguenza, nella progettazione dei piani di
studio conviene sostituire al criterio della parzialità, utilizzato
in passato, il criterio della integralità. Il termine integralità
indica che le componenti essenziali ci sono tutte e nello stesso tempo
non esclude la possibilità che ciascuna di esse sia presente
in proporzioni diverse.
1.2.5. Il criterio della integralità è il fondamento
sia della unitarietà della scuola secondaria superiore sia della
sua differenziazione, perché permette di ridurre le
diversità ‘di natura’ senza eliminare le diversità ‘di
funzione’. Riduce le prime, perché diminuisce la distanza tra
due scuole - licei e istituti tecnici – pensate all’origine con ‘nature’
molto diverse; non elimina le seconde, perché lascia spazio a
diverse combinazioni delle componenti culturali essenziali in rapporto
alle diverse ‘funzioni’ degli indirizzi.
1.2.6. L’unitarietà , oltre che su quanto detto al punto 1.1.5.,
si fonda anche sulle discipline comuni. Nel biennio esse sono
state scelte in modo da costituire il sistema disciplinare più
adatto a soddisfare in misura sufficientemente completa (cioè
integrale) le esigenze di formazione della personalità dell’adolescente.
1. 3.Differenziazione e identità specifica degli indirizzi
1.3.1. Fatta salva l’unitarietà d’ispirazione che caratterizza
la scuola secondaria superiore, le esigenze orientative e in senso
lato professionalizzanti alle quali essa deve soddisfare impongono
una differenziazione dei percorsi che, convenzionalmente, si può
introdurre mediante la scansione in indirizzi. Ciò non contrasta
con le idee esposte nei due paragrafi precedenti. Infatti, le caratteristiche
di integralità e di unitarietà dei piani di studio e l’esigenza
di una formazione generale ampia e qualitativamente migliore per tutti
i giovani non implicano, ovviamente, che si debbano studiare le stesse
cose o che le diversità debbano ridursi a un piccolo ventaglio
di opzioni. La differenziazione di cui qui si parla è una differenziazione
sostanziale, che si traduce nella definizione di curricoli distinti
e ben identificati, di pari qualità culturale e formativa, quindi
senza gerarchie predeterminate. La differenziazione proposta è
inoltre graduale, nel senso che le diversità si accentuano
lungo il percorso. Di conseguenza anche l’identità specifica
di ciascun indirizzo si manifesta, normalmente, con gradualità,
non solo attraverso la suddivisione in sub-indirizzi (come nel caso
dei tecnologici) a partire dal terzo anno, ma anche mediante la distribuzione
funzionale e ben proporzionata delle discipline e degli orari di insegnamento
lungo il quinquennio.
1.3.2. Ad evitare che la scansione in indirizzi si trasformi in settorializzazione,
provvede la presenza di un congruo numero di discipline comuni a
tutti gli indirizzi o ad alcuni di essi. La presenza di queste discipline
è particolarmente incisiva nel biennio, mentre il loro peso curricolare
decresce nel triennio, per garantire lo spazio indispensabile alle discipline
più caratterizzanti via via che si procede verso il compimento
del ciclo degli studi secondari superiori.
1.3.3. L’identità specifica dei singoli indirizzi non è
ovviamente legata soltanto alla presenza più o meno consistente
delle discipline caratterizzanti, cioè delle discipline di indirizzo.
Essa è determinata anche dalle proporzioni (di discipline, di
programmi e di orari) assegnate in ciascun piano di studi alle componenti
culturali essenziali (si veda il punto 1.2.4.). Queste componenti si
possono convenzionalmente raggruppare secondo la seguente tripartizione:
linguistico letterario artistiche, storico antropologico sociali, matematico
scientifico naturalistiche. Ai gruppi di componenti si possono far corrispondere
gruppi di discipline. Ad esempio, al primo gruppo si possono associare
Lingua e letteratura italiana, straniera, greca, latina, Arte, Musica;
al secondo, Storia, Filosofia, Diritto, Economia, Sociologia, Geografia;
al terzo, Matematica, Biologia, Chimica, Fisica, le Tecnologie, i Laboratori.
La tripartizione, ovviamente, è soltanto strumentale. Può
servire a valutare i rapporti quantitativi tra i raggruppamenti disciplinari.
In tal modo si è in grado di fornire una prima precisazione dell’identità
di ciascun indirizzo.
1.3.4. L’identità specifica di ciascun indirizzo non è
tuttavia una questione primariamente quantitativa. Essa si manifesta
e si realizza soprattutto nel modo in cui vengono raccordati tra loro
i programmi di tutte le discipline, comuni e di indirizzo, allo scopo
di dare una coerente logica interna a ciascun curricolo. Ciò
evidentemente implica che tutte le discipline, anche quelle comuni,
ricevano una particolare ‘coloritura’ in funzione del loro inserimento
sistemico nel contesto delle rimanenti. La coloritura può essere
leggera nei primi due anni, perché in questa fase le differenze
tra gli indirizzi sono limitate, ma è necessariamente più
carica nei trienni, perché in quel periodo il numero delle differenze
aumenta.
1. 4. Terminalità e professionalità
1.4.1. La voce "terminalità" richiama l’idea della
conclusione, del compimento, del risultato. In effetti qui è
usata per indicare il grado di conclusività o di compiutezza
attribuito ‘per legge’ ai diversi itinerari di studio. La questione
risulta immediatamente chiara se si considera come è nato storicamente
l’attuale ordinamento.
1.4.2. Il sistema scolastico secondario è nato, più
di cento anni fa, in forma dicotomica: da un lato l’istruzione classica
(cioè i licei, scuole chiamate a dare " una conveniente
cultura letteraria e filosofica " per accedere agli studi universitari),
dall’altro l’istruzione tecnica (cioè gli istituti, scuole chiamate
a dare " la conveniente cultura generale e speciale, per accedere
a determinate professioni). L’istruzione classica venne dunque istituita
‘per legge’ come percorso aperto, cioè non conclusivo (nel linguaggio
utilizzato in questo testo si direbbe a terminalità molto debole).
L’istituto tecnico venne invece istituito come percorso chiuso, cioè
compiuto (quindi a terminalità molto forte). La spaccatura tra
i due ordini di scuola fu criticata aspramente fin dall’inizio. ma rimase
nell’ordinamento, anche perché era parzialmente giustificata,
almeno di fatto, dall’ordine delle cose, ossia dalla realtà sociale
e dalla corrispondente stratificazione dei livelli professionali. Nel
tempo questo ‘ordine delle cose’ è cambiato. E’ cambiata invero
anche la scuola, almeno nei fatti se non ancora nelle leggi. e la
tendenza del cambiamento è verso la riduzione della dicotomia.
1.4.3. Va detto in primo luogo che la riduzione della dicotomia non
implica affatto un’ equiparazione del grado di terminalità
degli indirizzi. La realtà sociale e professionale non è
cambiata in modo così radicale. Ma certamente è necessario
scartare i valori di estremità vale a dire i gradi molto deboli
e molto forti di conclusività quelli molto deboli perché
ogni itinerario formativo non può mancare di una certa valenza
professionalizzante utilizzabile in una attività lavorativa già
dopo il quinquennio di secondaria; quelli molto forti perché
la scuola non li può più raggiungere senza rinunciare
ad una solida formazione culturale generale. Eliminate le punte estreme.
rimane una gamma di valori intermedi entro i quali far variare le terminalità
(i gradi di conclusività) dei diversi indirizzi di studio. In
questo modo tutti i percorsi restano potenzialmente aperti ed anche
parzialmente conclusi.
1.4.4. L’espressione professionalità di base’ può
riassumere bene il tipo di terminalità che la Commissione propone
per la secondaria superiore. Il ‘di base’ indica che si tratta di una
formazione con caratteristiche di generalità e di ampiezza, così
come è richiesto dalle moderne professioni. D’altra parte il
richiamo alla professionalità indica che non si tratta di una
formazione generica e indifferenziata. Ciò che viene escluso
dall’orizzonte della secondaria superiore, perché quasi totalmente
illusoria nel quadro attuale del mondo del lavoro e delle professioni,
è la specializzazione di livello superiore, che dovrà
avvenire dopo il compimento degli studi strettamente ‘scolastici’. Non
contrasta più di tanto con questa ipotesi neppure l’eventuale
esistenza (o mantenimento) di istituti a ordinamento speciale, tradizionalmente
con carattere più specialistico, perché è possibile,
all’interno della gamma di valori di cui si è detto sopra. collocarli
nella parte più alta senza che essi debordino.
1.4.5. La professionalità di base, descritta sopra in
termini strutturali, ha un significato preciso sul versante curricolare
e didattico. In particolare per l’istruzione tecnica, il confronto
tra i piani di studio attuali e quelli proposti dalla Commissione mostra
che i nuovi impianti curricolari (meno settoriali e più integrali,
aperti a molteplici forme del sapere e nello stesso tempo specificamente
orientati) rafforzano la formazione di base, generale e teorica. Questo
tipo di formazione costituisce il fondamento della ‘conoscenza dei perché’.
da una preparazione polivalente e flessibile e assicura maggiori capacità
di specializzazione successiva.
1. 5. Continuità e orientamento
1.5.1. Il tema della continuità interessa esplicitamente
e primariamente i primi due anni della secondaria superiore, Continuità
è il termine qui utilizzato per richiamare l’attenzione su alcuni
aspetti importanti del passaggio dalla secondaria inferiore a quella
superiore, senza con ciò negare che in questo passaggio, come
già è stato detto al punto 1.1.6., siano da considerare
anche elementi di discontinuità.
1.5.2. Il rinnovamento della secondaria inferiore ha proposto traguardi
formativi che dovrebbero costituire, in linea di principio, i
punti di partenza della secondaria superiore. Il forte numero di fallimenti
e di abbandoni, che si verificano soprattutto nel primo anno della secondaria
superiore, rivela chiaramente l’esistenza di difficoltà di vario
tipo che rendono l’affermazione precedente, in molti casi, solo parzialmente
confermata in linea di fatto, Una risposta concreta a queste
difficoltà deve partire da un accertamento degli effettivi
risultati conseguiti dagli studenti nella scuola media, per progettare
gli opportuni e graduali interventi atti a far sì che le differenze
di partenza non compromettano il conseguimento dei traguardi di arrivo.
La continuità non esiste. del resto, senza una gradualità.
l.5.3. La realizzazione di una dimensione orientativa della scuola secondaria
superiore è importante perché è specialmente in
questa fascia di età e di scolarità che il processo orientativo
lungo e continuo, raggiunge un punto culminante. Essa presuppone l’assunzione
dell’orientamento come una modalità educativa intrinseca della
scuola in quanto tale, cosicchè tutte le attività
curricolari che vengono svolte e tutte le relazioni interpersonali che
si costituiscono divengano esplicitamente orientative. Ciò naturalmente
non esclude. anzi richiede, l’apporto informativo proveniente dall’esterno,
perché questo serve a fondare su dati realistici il progetto
educativo elaborato nella scuola.
1.5.4. Le finalità generali dell’orientamento nella secondaria
superiore sono sinteticamente riconducibili alle seguenti: la maturazione
della identità personale e sociale e della capacità decisionale;
la chiarificazione e la pianificazione del futuro professionale alla
luce di un personale progetto di vita.
1.5.5. La scuola realizza le proprie finalità, anche quelle orientative.principalmente
attraverso le discipline di insegnamento .Esse vanno utilizzate
per rilevare e sviluppare le attitudini. Le capacità, gli stili
cognitivi, le preferenze e gli interessi degli studenti, Ma la loro
potenzialità orientativa sta anche nel fatto che le conoscenze.
le abilità, le mappe concettuali e gli schemi procedurali appresi
e sviluppati nel corso degli studi sono. sia pure in condizioni diverse,
gli stessi richiesti dal mondo del lavoro e dalla società in
generale, ché, in ultima analisi, i piani di studio altro non
sono se non una potente formalizzazione e pedagogizzazione della cultura
della vita e del lavoro, Questa complessa mediazione affidata alle discipline
non ha solo il risultato di sostenere la motivazione all’apprendimento
( che è già di per sé un ottimo risultato ai fini
dell’orientamento perché determina il successo scolastico e quindi
l’autostima, ma ha anche quello di portare al consolidamento o al cambiamento
della scelta fatta al momento dell’iscrizione al primo anno.
1.5.6. Un secondo e non meno importante mezzo di cui si serve la scuola
per raggiungere le finalità orientative è il tipo di relazioni
instaurate tra i soggetti che condividono l’esperienza educativa. Accanto
alle componenti cognitive hanno infatti rilevanza le dinamiche emotive
relazionali, che devono essere basate sulla reciproca fiducia e stima,
Da questo punto di vista sono da favorire tutte le forme efficaci di
coinvolgimento diretto degli studenti nella programmazione, nella conduzione
e nella valutazione delle attività didattiche, La capacità
di auto-orientamento non nasce all’improvviso: è frutto di esercizio.
di prove e anche di errori. che l’educatore deve saper guidare o correggere.
1. 6. Biennio e triennio
1.6.1. Caratteristica della scuola secondaria superiore e quella di
strutturarsi su un arco quinquennale. all’interno del quale sono previsti
un biennio iniziale e un successivo triennio. La scansione in biennio
e triennio è suggerita dalla necessità di procedere gradualmente
verso una più accentuata differenziazione, tenendo conto
della inopportunità di costringere gli studenti a scelte precoci
nel periodo della prima adolescenza e della necessità di rendere
tali scelte sufficientemente reversibili qualora un più preciso
orientamento personale, o altre circostanze, dovessero consigliarlo.
Questa fondamentale esigenza deve d’altronde conciliarsi con l’esigenza
non meno essenziale di assicurare una effettiva propedeuticità
dei vari bienni rispetto ai trienni ai quali sono intrinsecamente orientati
dentro i singoli indirizzi.
1.6.2. 1 piani di studio dei primi due anni comprendono discipline comuni
a tutti gli indirizzi, discipline comuni ad alcuni indirizzi e discipline
specifiche di singoli indirizzi. Per il dettaglio e per gli orari settimanali
si veda a pag. 23 e seguenti. Qui è sufficiente considerare le
innovazioni, non senza aver prima fatto notare che la tripartizione
è soltanto funzionale (serve a distinguere elementi strutturali
di unitarietà e di differenziazione) e non è certo gerarchica.
In nessun modo infatti si può sostenere che le discipline
comuni sono quelle più importanti o più formative. Di
per se, addirittura, si potrebbe ragionevolmente ritenere che non ci
siano discipline più fondative di altre, perche la dignità
formativa non è vanto legata ai contenuti, quanto piuttosto al
modo con cui i contenuti vengono proposti. Se i contenuti sono insegnati
e appresi in modo critico, riflesso e consapevole, allora la dignità
formativa è assicurata indipendentemente dall’essere una disciplina
totalmente comune, parzialmente comune oppure di indirizzo.
1.6.3. Il criterio della integralità è applicato già
nei primi due anni. L’insieme delle discipline ricopre in maniera
abbastanza ampia i settori linguistico letterario artistico, storico
antropologico sociale, matematico scientifico tecnologico (settori assunti
convenzionalmente come rappresentativi di tutte le componenti culturali
essenziali). Le proporzioni tra i ricoprimenti settoriali sono naturalmente
diverse e questo corrisponde al fatto che è necessario assicurare
una prima differenziazione tra gli indirizzi. La presenza di Educazione
fisica e di Religione (per coloro che se ne avvalgano) completa il quadro
disciplinare, che così diventa un sistema adeguato di risposta
alle esigenze formative dell’adolescente. Proprio per coprire una lacuna
della formazione di base del cittadino in quanto tale è stato
inserito l’insegnamento di Diritto ed Economia, cui è
anche parzialmente assegnato il compito di un’educazione civica che,
per altri aspetti non strettamente cognitivi, riguarda trasversalmente
tutte le discipline e anche le dinamiche relazionali. Altre importanti
novità sono il potenziamento di insegnamenti artistici (Arte
e Musica) in alcuni indirizzi e del Laboratorio di Fisica
e di Chimica in altri.
1.6.4. Nei trienni gli equilibri fra i tre settori si differenziano
in modo più netto perché più manifesta diventa
l’identità specifica di ciascun indirizzo. L’integralità
resta comunque assicurata. Se si tiene infatti conto che una disciplina
può prestarsi a soddisfare più di una esigenza, è
chiaro che le componenti essenziali possono essere sufficientemente
rappresentate anche se a ciascuna di esse non corrisponde una disciplina
specifica. L’opportunità di non far mancare a tutti gli studenti
un supporto fondamentale alla riflessione critica e alla consapevolezza
dei significati ha suggerito di introdurre in tutti i piani di studio
un insegnamento di Filosofia, secondo modalità che verranno
approfondite nel momento della stesura dei programmi.
1.6.5. Quanto agli insegnamenti scientifici si è scelta
la soluzione di distribuirli nell’arco dell’intero quinquennio secondo
una successione giustificata primariamente da criteri didattici, cioè
in funzione di una sopportabile ripartizione dai carichi complessivi
di apprendimento richiesti anno per anno agli studenti.
1. 7.Gli indirizzi
1.7.1. Gli indirizzi di scuola secondaria previsti dal progetto della
Commissione sono, in ordine alfabetico, i seguenti: artistici, classico,
economico, linguistico, professionali, scientifico, scientifico-tecnologico,
socio-psico-pedagogico, tecnologici. Gli indirizzi artistici, professionali
e tecnologici hanno ulteriori suddivisioni interne. Per i tecnologici
la suddivisione piena comincia in realtà solo a partire dal terzo
anno, Sugli indirizzi artistici e professionali si vedano le note a
pag. 26. ‘Alcune delle denominazioni possono essere considerate provvisorie
(è il caso. ad esempio. dell’indirizzo scientifico-tecnologico
oppure di quello socio-psico-pedagogico).
1.7.2. Va da sé che la denominazione degli indirizzi ha un
valore eminentemente amministrativo, più che concettuale, dal
momento che le intitolazioni proposte non intendono affatto suggerire
l’idea che soltanto in essi venga promossa quella componente della cultura
generale che corrisponde alla loro denominazione. Così, ad esempio,
il fatto che si prevedano indirizzi artistici non significa che la presenza
della dimensione artistica possa essere ignorata o trascurata
negli altri indirizzi. Non diversamente, la dimensione umanistica,
attribuita in modo specifico alle discipline tradizionalmente dette
umanistico-letterarie e a quelle che oggi vengono chiamate scienze umane,
in senso più generale deve permeare tutti gli indirizzi e tutti
gli insegnamenti, Quanto alla scientificità, poi. essa
è un tratto che accomuna non soltanto le matematiche e le scienze
naturali, ma anche tutte le discipline coltivate con ‘rigore scientifico’.
dalla storiografia, alla linguistica. all’economia, al diritto, a tutte
le tecnologie ed è ovvio che nessuna disciplina scolastica può
essere seriamente impostata senza includere anche il suo specifico aspetto
di scientificità Anche per la tecnologia vale un discorso simile
essa in generale riguarda la condotta efficace di processi nei più
svariati ambiti. in vista dell’ottenimento di risultati sicuri e affidabili,
ma allora è chiaro che non può limitarsi al settore dei
processi industriali e produttivi: esistono tecniche artistiche. giuridiche.
economiche, filologiche. storiche. educative e via dicendo. Finalmente.
quanto alla professionalità già si è detto
che essa è onnicomprensiva, tanto che in ogni indirizzo il processo
formativo deve poter condurre all’acquisizione di una corrispondente
preparazione professionalizzante.
1.7.3. Gli indirizzi proposti. eccetto uno, sono conferme o modifiche
di indirizzi tradizionali. Evidentemente, anche per i casi di conferma
della denominazione, sono rinnovati i piani di studio. L’indirizzo socio-psico-pedagogico
è la trasformazione dell’istituto magistrale, quello economico
sostituisce i diversi tipi di istituti tecnici commerciali, l’indirizzo
linguistico (presente finora nel1a scuola non statale e solo sperimentale
in quella statale) copre una lacuna da tempo avvertita. Queste modifiche
sono riconosciute necessarie. Non si è ritenuto utile. invece.
riproporre le ibridazioni (si noti che il termine non ha nulla
di negativo!) tra indirizzi che esistono nell’ordinamento attuale (ad
esempio. Tra economico e linguistico. nell’indirizzo per periti aziendali
e corrispondenti in lingue estere) perché è sembrato che
mal si accordassero con i criteri progettuali assunti per questa proposta.
Non è escluso, tuttavia, che il problema possa essere riconsiderato
in relazione ai trienni.
1.7.4. L’elemento più appariscente di novità è
dato dalla proposta di un indirizzo per ora denominato scientifico-tecnologico.
Esso è stato proposto per venire incontro alla esigenza di
raccordare in modo più efficace il mondo ‘umanistico’ con quello
‘scientifico’ e soprattutto quest’ultimo con quello ‘tecnologico’. In
questa scelta si sono inseriti elementi affettivo-emotivi, in particolare
speranze o timori, che solo la giustificazione fondata su ragioni meno
soggettive può contribuire a dissipare, Certamente è necessario,
nella successiva e finale fase dei lavori, approfondire le ragioni oggettive
della proposta per trovare le modalità più opportune di
tradurre nei Curricoli scolastici l’esigenza di un più efficace
raccordo tra i mondi sopra indicati.
I PIANI DI STUDIO
Sommario
I primi due paragrafi del capitolo riportano, in due tavole separate,
i piani di studio degli indirizzi e il quadro orario settimanale proposto.
Sono aggiunte alcune note esplicative. Il paragrafo 2.3. contiene una
prima ipotesi di piani di studio per i trienni dei diversi indirizzi.
Sono suddivisi in quattro gruppi: classico, linguistico e socio-psico-pedagogico;
scientifico e scientifico-tecnologico; tenologici; economico. Le note
di commento spiegano le scelte disciplinari e, nel caso degli indirizzi
tecnologici, indicano il profilo del diplomato, i possibili sbocchi
immediati e i percorsi post-secondari
2. 1. Indirizzi e piani di studio dei bienni
Gli attuali indirizzi della secondaria superiore sono ridotti a sette
più il gruppo degli indirizzi artistici (per i quali si veda
la nota 1) e il gruppo degli indirizzi professionali (per i quali si
veda la nota 2).
L’indirizzo socio-psico-pedagogico potrebbe essere in seguito
denominato ‘di scienze umane e sociali’.
Per l’indirizzo scientifico-tecnologico si rinvia a quanto detto
alle pagine 19-20, 41 e 45.
Gli indirizzi tecnologici sono suddivisi in tre settori: industriale,
costruzioni e territorio, agroindustriale. Il piano di studi è
identico, salvo qualche variazione di contenuto nell’insegnamento di
Tecnologia e Disegno 2.
Nelle due pagine seguenti vengono riportati i piani di studio per i
primi due anni della scuola secondaria superiore.
Essi comprendono:
- discipline comuni a tutti gli indirizzi,
- discipline comuni ad alcuni indirizzi,
- discipline specifiche di singoli indirizzi.
Le discipline comuni
a tutti gli indirizzi sono:
- EF Educazione fisica,
- R Religione, per coloro che se
ne avvalgono,
- IT Italiano,
- LS1 Lingua straniera 1,
- S Storia,
- DE Diritto ed Economia,
- M Matematica e Informatica,
- ST Scienze della Terra, al primo
anno,
- B Biologia, al secondo anno.
- - - omissis - - -
Le discipline comuni
ad alcuni indirizzi sono:
- LS2 Lingua straniera 2, negli
indirizzi linguistico ed economico.
- LA Latino, negli indirizzi classico,
linguistico, socio-psico-pedagogico e scientifico;
- AM Arte e Musica, come Latino,
- GE Geografia, negli indirizzi
classico, linguistico, socio-psico-pedagogico, scientifico, scientifico-tecnologico,
tecnologici e artistici;
- LFC Laboratorio di Fisica e di Chimica,
negli indirizzi scientifico, scientifico-tecnologico, tecnologici
ed economico.
Le discipline specifiche
di singoli indirizzi sono:
- GR Greco, nell’indirizzo classico,
- PSS Elementi di Psicologia, Sociologia
e Statistica, nell’indirizzo socio-psico-pedagogico,
- TDl Tecnologia e Disegno 1, nell’indirizzo
scientifico-tecnologico,
- TD2 Tecnologia e Disegno 2, negli
indirizzi tecnologici,
- LTT Laboratorio Trattamento Testi,
nell’indirizzo economico,
- EA Economia aziendale, nell’indirizzo
economico.
Note
1. Indirizzi artistici
La Commissione non presenta una proposta completa. Non rinuncia tuttavia
ad affermare che anche questi indirizzi, per coerenza con l’impianto
generale, dovrebbero essere strutturati in un biennio più un
triennio e che nel biennio dovrebbero essere incluse nel piano di studi
le discipline comuni a tutti gli indirizzi della secondaria più
Geografia.
2. Indirizzi professionali
La Commissione propone solo le discipline comuni a tutti gli indirizzi.
Giudica infatti vitale conservare o, meglio, restituire a questo tipo
di scuola la flessibilità e la continua capacità adeguativi
che è indispensabile attribuirgli.
3. L’ordine con il quale sono elencate le discipline è spiegato
nella premessa di pag. 93.
2. 2. Ipotesi per il
quadro orario dei bienni
Il quadro orario è basato su una ipotesi di
34 lezioni settimanali per tutti gli indirizzi. In questo totale è
computato anche l’insegnamento di Religione cattolica, disciplinato
secondo la normativa vigente.
La proposta si può ritenere ben definita. Tuttavia alcune piccole
modifiche saranno possibili nel momento della valutazione finale del
progetto in sede politica e amministrativa o anche sulla base dei risultati
raccolti durante il periodo di sperimentazione.
Il tempo assegnato alle discipline comuni copre circa i due terzi dell’orario
complessivo.
Gli indirizzi classico, linguistico, socio-psico-pedagogico e scientifico
hanno in comune circa l’88% dell’orario. Più o meno la stessa
percentuale di orario comune hanno tra loro anche l’indirizzo scientifico-tecnologico
e gli indirizzi tecnologici.
Quadro orario dei Bienni
| |
C
|
L
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SPP
|
S
|
ST
|
T
|
E
|
A
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P
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| |
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
1
|
2
|
|
Materie comuni a tutti gli indirizzi
|
|
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Educazione fisica
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2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
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Religione
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1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
1
|
|
Italiano
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
|
Lingua straniera 1
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
3
|
|
Storia
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
|
Diritto ed Economia
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
|
Matematica e informatica
|
4
|
4
|
4
|
4
|
4
|
4
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
5
|
4
|
4
|
4
|
4
|
|
Scienze della terra
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
|
Biologia
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
3
|
|
Materie parzialmente
comuni e discipline specifiche
|
|
|
Lingua straniera 2
|
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4
|
4
|
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4
|
4
|
|
|
|
|
|
Latino
|
4
|
4
|
4
|
4
|
4
|
4
|
4
|
4
|
|
|
|
|
|
|
|
|
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|
Arte e musica
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
|
|
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|
|
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|
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|
|
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Geografia
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
|
3
|
|
|
|
2
|
2
|
|
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|
Laboratorio Fisica/Chimica
|
|
|
|
|
|
|
3
|
3
|
5
|
5
|
5
|
5
|
3
|
3
|
|
|
|
|
|
Greco
|
4
|
4
|
|
|
|
|
|
|
|
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|
|
Elementi Psicologia, Sociologia e Statistica
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|
|
4
|
4
|
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|
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Tecnologia e Disegno 1
|
|
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|
|
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3
|
6
|
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|
|
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|
Tecnologia e Disegno 2
|
|
|
|
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|
|
|
|
|
|
3
|
6
|
|
|
|
|
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|
Laboratorio Trattamento Testi
|
|
|
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|
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2
|
2
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Economia Aziendale
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|
2
|
2
|
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|
|
Le note che seguono riguardano in modo specifico alcuni insegnamenti.
1. Religione cattolica
I programmi di insegnamento sono quelli approvati con D.P.R. 21 luglio
1987. n. 339.
2. Storia
In tutti gli indirizzi a durata quinquennale è previsto il programma
di storia antica e altomedievale. Negli indirizzi a durata triennale
si svolge il programma di storia contemporanea.
3. Matematica e Informatica
Gli indirizzi classico, linguistico, socio-psico-pedagogico, quelli
artistici e quelli professionali svolgono in quattro ore settimanali
il programma A. Gli altri indirizzi - scientifico, scientifico-tecnologico,
tecnologici ed economico - sviluppano il programma B con cinque ore
settimanali.
4. Scienze della Terra e Biologia
E' previsto un docente unico. Ciò può favorire i collegamenti
tra le due discipline.
5. Arte e Musica
Le soluzioni possibili per questi due insegnamenti sembrano essere le
seguenti:
un'ora per Arte e una per Musica,
un anno Arte e un altro anno Musica,
opzionalità per una delle due discipline (lo studente potrebbe
cambiare scelta al secondo anno o confermarla),
dotazione di un organico di Arte e di Musica in ogni scuola, al quale
affidare una programazione didattica specifica, anche nella forma organizzativa
modulare.
6. Geografia
L'assenza di Geografia nell'indirizzo economico è motivata dal
fatto che essa è presente nel triennio. Si veda, a questo proposito,
il n.b. a pag. 79.
7. Laboratorio di Fisica e di Chimica
Le tre ore provvisoriamente assegnate a questo insegnamento nell'indirizzo
scientifico sono insufficienti. Un loro potenziamento richiede tuttavia
la riduzione di ore assegnate ad altre discipline o un aumento del carico
orario settimanale. Ciascuna di queste due alternative incontra difficoltà
serie.
Per i tempi reali di lezione corrispondenti, in un anno, alle ore
settimanali indicate, si ved a il riquadro a pag. 32.
- - - omissis - - -
I PROGRAMMI DEI PRIMI
DUE ANNI
Premessa
1. La seconda parte del
documento della Commissione contiene una novità che è
necessario giustificare e spiegare. Riguarda la struttura redazionale
dei programmi. E’ una novità relativa, nei senso che è
tale solo se confrontata con la nostra più vecchia tradizione.
Ma è tuttavia importante. perché una innovazione scolastica
si può favorire anche scrivendo i programmi in modo tale che
risulti evidente l’unità del progetto e si distingua chiaramente
il diverso grado di prescrittività attribuito ai singoli elementi.
Con l’espressione ‘struttura redazionale dei programmi' si
indica l’articolazione interna e la forma che essi hanno in questo
testo.
In premessa è sufficiente chiarire due aspetti: la suddivisione
in tre capitoli, e l’ordine dato alla successione delle discipline.
2. La suddivisione in tre capitoli distinti (4°.Le finalità:
5°.Gli obiettivi di apprendimento e i contenuti; 6°. Le indicazioni
metodologiche) è giustificata dal fatto che il contenuto
di ciascun capitolo è caratterizzato da tipi e gradi diversi
di prescrittività. Le finalità delle singole discipline,
insieme alle finalità generali del biennio (che coinvolgono
non solo le discipline, ma anche le relazioni tra i soggetti, i comportamenti,
l’organizzazione della scuola ecc.), hanno il grado massimo di
prescrittività, in quanto costituiscono il progetto culturale
ed educativo nelle linee più generali, all’interno delle quali
i docenti sono chiamati ad operare. La prescrittività contenuta
nel 'sistema delle finalità’ non è di tipo semplicemente
giuridico. Essa nasce da ragioni primariamente pedagogiche, riguardanti
quindi il 'dover essere’ dell’educando (l’adolescente), cioè
la sua realizzazione come persona all’interno della società,
Naturalmente bisogna assicurarsi che 'il dovuto’ sia anche 'il realmente
possibile’. In realtà le finalità sono ideali da raggiungere
ed è proprio per questo che ad esse va attribuito il massimo
grado di prescrittività.
Anche gli obiettivi e i contenuti sono prescrittivi, ma in un senso
e in un modo diverso. Mentre le finalità prefigurano lo sviluppo
di disposizioni interne del soggetto (cioè, in senso stretto,
di qualità non immediatamente manifeste), gli obiettivi
di apprendimento sono definiti, almeno in linea di principio, come
prestazioni direttamente osservabili e, a volte, anche misurabili,
per evidenziare linguisticamente la distinzione, agli estensori dei
Programmi è stato proposto di usare un sostantivo indicante
una disposizione (ad esempio, la competenza comunicativa, la consapevolezza
di , l’armonico sviluppo corporeo e motorio, la capacità critica,
la maturazione del senso di responsabilità) nella formulazione
delle finalità e un verbo all’infinito indicante una determinata
prestazione (ad esempio, riconoscere, individuare, analizzare, interpretare,
risolvere, confrontare) nella formulazione degli obiettivi. Poiché
questi sono una traduzione operativa delle finalità, sono anch’essi
prescrittivi. Tuttavia lo sono in un senso più strettamente
giuridico, dal momento che stabiliscono specifiche prestazioni degli
studenti che devono essere controllate e valutate. Non essendo oggetto
di scelta, gli obiettivi hanno un forte grado di prescrittività,
salva sempre la verifica di adeguatezza rispetto ai destinatari.
Per quanto riguarda i contenuti, si può dire che essi
hanno un grado inferiore di prescrittività, perché,
come è precisato a pag.126 è possibile entro certi limiti
scegliere tra gli argomenti elencati.
Infine le indicazioni metodologiche hanno solo valore orientativo,
pur rappresentando suggerimenti coerenti con l’impianto generale del
progetto.
3. L’ ordine assegnato alle discipline corrisponde alla successione
dei seguenti raggruppamenti: discipline comuni a tutti gli indirizzi,
discipline comuni ad alcuni indirizzi, discipline specifiche di singoli
indirizzi. All’interno di questi tre raggruppamenti le discipline
sono ordinate con la seguente successione: educazione fisica, religione,
discipline di area linguistico letterario artistica, discipline di
area storico antropologico sociale, discipline di area matematico
scientifico-tecnologica.
LE FINALITÀ
Sommario
Il capitolo è diviso in due paragrafi. Nel primo si precisa il
significato che, in questo testo, viene dato al termine 'finalità’.
Si pone poi il problema della necessità di passare da semplici
elenchi a insiemi strutturati di finalità. Si indica inoltre
il criterio per costruire un sistema generale di finalità educative
per i primi due anni della scuola secondaria superiore.
Nel secondo paragrafo sono elencate le finalità specifiche delle
singole discipline. L’accostamento di tutte le finalità consente
di cogliere al meglio il convergente apporto di ciascuna disciplina
allo sviluppo equilibrato della personalità, dell’intelligenza
e della cultura dello studente.
4. 1. Finalità generali
4.1.1. Le finalità
di cui si parla in questo paragrafo sono dette generali per due
ragioni: innanzitutto perché riguardano in qualche misura
tutte le discipline di studio; in secondo luogo perché
non riguardano soltanto le discipline di studio. La scuola,
infatti, persegue i propri fini con più mezzi. Certamente le
discipline di studio sono i mezzi tipici e necessari, ma non sono
meno importanti il modello organizzativo, il metodo di lavoro didattico,
il clima relazionale, le regole di comportamento, il tipo di partecipazione.
Il richiamo al rapporto mezzo-fine, mentre da un lato riafferma
il primato del fine, dall’altro porta a precisare che a poco servirebbe
disporre di un ottimo elenco di buone finalità se poi non si
fosse in grado di individuare e di utilizzare in modo corretto e completo
i mezzi adatti per raggiungerle effettivamente.
4.1.2. Le finalità educative sono di solito espresse
nella forma di compiti assegnati alla scuola o, per essa, ai
docenti. Si dice, ad esempio, che la scuola secondaria superiore,
nei primi due anni, ha la responsabilità di contribuire a sollecitare
e orientare il pieno sviluppo della personalità di ciascun
studente. di potenziare ed estendere il possesso motivato delle conoscenze
nelle discipline proposte dai piani di studio, di sviluppare le capacità
di analisi, di valutazione e di rielaborazione del sapere, di promuovere
la capacità critica necessaria per orientarsi nella realtà
ecc.. Espressioni di questo tipo sono certamente degne di considerazione
e facilmente accettabili, ma sono anche talmente generiche e indeterminate
da risultare di scarsa utilità pratica per l’azione educativa
e didattica. Per renderle utilizzabili è necessario innanzitutto
precisare che cosa significa, per uno studente di 14-16 anni, pieno
sviluppo della personalità, motivato possesso delle conoscenze,
capacità di rielaborazione del sapere ecc.. In secondo luogo
è conveniente cambiare il soggetto delle proposizioni perché
il problema delle finalità è meglio trattabile a partire
da una descrizione dei risultati attesi nello studente piuttosto
che da un elenco dei compiti della scuola. Mentre questi riguardano
ciò che il docente deve fare durante il corso
(orientare, sollecitare, potenziare, sviluppare, contribuire a promuovere
ecc.), i risultati attesi prefigurano ciò che uno studente
dovrebbe essere capace di fare alla fine del corso.
4.1.3. I risultati attesi nello studente sono classificabili in vario
modo: conoscenze, capacita abilità comportamenti, atteggiamenti.
In misura diversa tutte queste denominazioni hanno in comune l’idea
che si tratti di risultati organizzati e acquisiti in forma stabile,
cioè di qualità permanenti del soggetto, e non di prestazioni
isolate e occasionalmente riuscite. Sono perciò qualità
che concorrono a formare la struttura della personalità dell’adolescente.
Questa comprende sia stati d’essere (ad esempio, le conoscenze
acquisite) sia disposizioni o capacita di essere e di operare.
Poiché il termine ‘disposizione’ è più generale
del termine ‘stato’ (nel senso che lo include) e possiede una connotazione
più dinamica, esso può essere utilmente scelto per indicare
l’insieme delle classificazioni sopra indicate.
Se allora si chiamano finalità i risultati attesi e se questi
sono interpretati come disposizioni del soggetto, le finalità
educative si possono definire come il sistema di disposizioni
(qualità rilevanti, positive e permanenti) che, in quanto
realizzazione del proprio dover essere, ogni studente è personalmente
impegnato a costruire. La scuola e i docenti hanno il compito di creare
le condizioni ottimali e di utilizzare al meglio i mezzi disponibili
perché ciò sia reso possibile.
4.1.4. Le finalità specifiche delle singole discipline riportate
in questo capitolo definiscono solo una parte del sistema generale
di disposizioni, Forse è meglio dire che, per ora, sono soltanto
elenchi di disposizioni, comprendenti in varie proporzioni conoscenze,
capacità, abilità, comportamenti, atteggiamenti. Ci
sono anche ripetizioni e sovrapposizioni. Alcune espressioni, probabilmente,
non sono ben calibrate sulle possibilità reali degli studenti.
Nonostante ciò è molto importante aver elaborato anche
solo degli elenchi, perché questo è il primo passo per
costruire il sistema generale delle disposizioni e i sottosistemi
disciplinari. I passi successivi dovrebbero essere il completamento
dell’elenco con le disposizioni non strettamente disciplinari e l’individuazione
delle connessioni più o meno dirette tra le varie disposizioni.
4.1.5. Per costruire il sistema generale delle disposizioni bisogna
partire dalle fondamentali esigenze di sviluppo della personalità
dell’adolescente tra i 14 e i 16 anni. Esse riguardano tre
aspetti particolarmente importanti: uno biologico (la
pubertà), che assume una rilevanza sociale e psicologica elevata;
uno di tipo cognitivo (l’acquisizione del pensiero formale),
che incide sul modo di porsi di fronte alfa realtà naturale
e sociale; uno caratterizzato in senso socio-psicologico (l’evoluzione
del sistema di sé), che compendia gli effetti di tutti i cambiamenti
connessi con la crescita in questa età. Tenendo conto di questi
tre aspetti, le fondamentali esigenze di sviluppo della personalità
dell’adolescente (alle quali corrispondono finalità-disposizioni
da definire con accuratezza) si possono elencare sinteticamente in
questo modo: la crescita armonica della propria corporeità,
le capacità di comunicazione e di autoespressione, la conoscenza
e la comprensione della natura e della società, lo sviluppo
dell’autoconsapevolezza e dello spirito critico, la capacità
di orientamento e di conferimento di senso alla propria esistenza
e alla realtà, l’iniziale ricerca di una identità professionale
e sociale, la strutturazione delle relazioni interpersonali. la formazione
di valori.
4.1.6,. A molte delle esigenze danno ‘copertura’ le finalità
specifiche delle discipline. Ad altre risponde l’ambiente che si
crea nella scuola (organizzazione, metodi di lavoro, clima relazionale,
comportamenti ecc.). Esso è educativo se da valore ad alcune
essenziali qualità (disposizioni): il rispetto per tutti, l’atteggiamento
collaborativo, il senso di responsabilità, l’impegno serio
e costante, la ricerca di valori comuni. In esso l’adolescente cresce
bene solo se prova senzazioni di benessere e di coinvolgimento, non
di indifferenza, di diffidenza e di delusione.
4. 2. Finalità
specifiche delle singole discipline
- - - omissis - --
4.2.3. STORIA
vedi: Obiettivi di apprendimento e contenuti, Indicazioni didattiche
L'insegnamento di Storia è finalizzato a promuovere e a sviluppare:
- la capacità di recuperare
la memoria del passato in quanto tale;
- la capacità di orientarsi nella complessità
del presente;
- l'apertura verso le problematiche della pacifica
convivenza tra i popoli, della solidarietà e del rispetto
reciproco;
- l'ampliamento del proprio orizzonte culturale,
attraverso la conoscenza di culture diverse;
- la capacità di riflettere, alla luce dell'esperienza
acquisita con lo studio di società del passato, sulla trama
di relazioni sociali, politiche ecc. nella quale si è inseriti;
- la capacità di razionalizzare il senso del
tempo e dello spazio;
- la consapevolezza della necessità di selezionare
e valutare criticamente le testimonianze.
4.2.4. DIRI TTO ED ECONOMIA
vedi: Obiettivi di apprendimento e contenuti, Indicazioni didattiche
Il corso di Diritto e di Economia promuove e sviluppa:
- la comprensione della realtà sociale attraverso
la conoscenza dei principali aspetti giuridici ed economici dei
rapporti sociali e delle regole che li organizzano;
- l'acquisizione di competenze nell'uso del linguaggio
giuridico e di quello economico, anche come parte della competenza
linguistica complessiva;
- la consapevolezza della dimensione storica della
norma giuridica e delle teorie economiche per capire le costanti
e gli elementi di relatività e di dipendenza rispetto al
contesto socioculturale in cui si è inseriti;
- l'educazione civile, civica e socio-politica attraverso
l'esperienza, fatta anche nella scuola, di vivere in relazione con
gli altri' in una prospettiva di rispetto, di tolleranza, di responsabilità
e di solidarietà.
Riferimenti generali
L'introduzione dell'insegnamento di Diritto ed Economia nei primi
due anni della secondaria superiore risponde ad una esigenza di formazione
del cittadino in quanto tale e non ha funzione strettamente propedeutica
a successivi studi triennali di indirizzo, anche di quelli orientati
in senso professionalizzante.
L'insieme delle finalità elencate caratterizza il corso non
come giustapposizione di due discipline, ma come integrazione di esse
in una serie di tematiche che partono da realtà vicine agli
studenti e si sviluppano - senza contraddire la logica intrinseca
di ciascuna disciplina -fino ad arrivare a problematiche istituzionali.
- - - omissis - - -
4.2.12. GEOGRAFIA
vedi: Obiettivi di apprendimento e contenuti, Indicazioni didattiche
L'insegnamento di Geografia concorre a promuovere:
- la comprensione della realtà contemporanea
attraverso le forme dell'organizzazione territoriale. intimamente
connesse con le strutture economiche, sociali e culturali;
- la capacità di cogliere le dinamiche globali
delle società umane, la pluralità dei loro esiti possibili,
le responsabilità delle scelte necessarie;
- la comprensione del ruolo delle società
umane nell'organizzazione dell'ambiente, la comprensione del significato
dell'ambiente naturale e della complessivi di quello artificiale;
- la responsabilità, la partecipazione, la
creatività la consapevolezza e l'autonomia di giudizio di
fronte ai grandi temi della gestione dell'ecosistema. dei rapporti
tra i popoli e le regioni, dell'organizzazione del territorio;
- l'accettazione della varietà delle condizioni
locali (naturali, tecnologiche. culturali ed economiche) e la consapevolezza
della loro interdipendenza in sistemi planetari;
- l'identità personale e collettiva, la solidarietà
con gli altri gruppi, la comunicazione intercuIturale con la consapevolezza
della particolarità della propria condizione ambientale;
- la padronanza del linguaggio cartografico e della
geo-graficità come parte della competenza linguistica generale.
- - - omissis - - -
GLI OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO E I CONTENUTI
Sommario
Il paragrafo 5.1. contiene tre punti. Il primo esplicita i criteri
utilizzati per la redazione di questo capitolo: la distinzione tra
obiettivi e contenuti e il loro rapporto con le finalità, la
distinzione tra contenuti fondamentali e contenuti complementari,
la pluralità di forme nella organizzazione dei contenuti. Il
secondo precisa alcuni aspetti procedurali o applicativi: il rapporto
tra prescrittività e indicatività. l'esigenza di assicurare
un buon grado di sistematicità rispetto allo sviluppo dei contenuti.
la trasformazione dei programmi in programmazione e la conseguente
necessità di rendere pubbliche, da parte dei docenti, le scelte
fatte. Il terzo punto richiama il problema della verifica dei programmi,
in particolare della fattibilità concreta nella scuola e della
'sopportabilità' da parte degli studenti. Nel paragrafo 5.2.
sono indicati gli obiettivi di apprendimento e i contenuti di ciascuna
disciplina.
5.1. Aspetti generali
5.1.1. Criteri redazionali
1. La distinzione obiettivi-contenuti.
I tradizionali elenchi di contenuti sono qui preceduti da elenchi
di obiettivi. La distinzione sembra utile per due ragioni. Prima di
tutto perché la formulazione di un obiettivo dice qualcosa
di più della indicazione di un contenuto, nel senso che ne
precisa anche il livello di apprendimento, cioè il tipo di
prestazione richiesta allo studente su quel contenuto (o su quella
classe di contenuti). In secondo luogo perché gli obiettivi
svolgono un ruolo di mediazione tra i contenuti e le finalità,
nel senso che indicano prestazioni manifeste (osservabili e, a volte,
misurabili) su certi contenuti a partire dalle quali si può
esprimere un giudizio sulla presenza assenza delle qualità
non immediatamente manifeste che, come è stato detto a pag.
98, rappresentano i risultati educativi attesi negli studenti.
Naturalmente gli obiettivi elencati sono soltanto parziali esemplificazioni
delle finalità, le quali esprimono traguardi più complessi,
più ricchi di significati, più interiori, più
duraturi nel tempo.
Sono tuttavia importanti,non solo perché guidano l’azione didattica
del docente, ma anche perché possono costituire il riferimento
ufficiale per un controllo di qualità sulla produttività
scolastica.
2. La distinzione fondamentale-complementare. Ai gruppi di lavoro
è stato suggerito di prendere in considerazione la possibilità
di indicare in modo esplicito una distinzione tra argomenti che i
docenti sono comunque tenuti a svolgere (fondamentali) e argomenti
tra i quali i docenti possono scegliere (complementari) in relazione
alle capacità e agli interessi degli studenti e alle identità
degli indirizzi di studio, i gruppi hanno risposto con modalità
diverse a questo suggerimento: o facendo una distinzione esplicita
(Elementi di Psicologia, Sociologia e Statistica, Economia aziendale),
o proponendo criteri di scelta (es., Storia, Geografia, Latino, Arte),
o dichiarando che gli argomenti elencati sono tutti fondamentali (es.,
Biologia, Laboratorio trattamento testi), o elaborando due programmi
(Matematica). La diversità delle soluzioni conferma che il
problema è stato affrontato da tutti i gruppi. Su questo aspetto,
tuttavia, bisognerà probabilmente trovare una soluzione più
omogenea. Sembra infatti necessario che un programma nazionale
dichiari in forma esplicita se i contenuti elencati sono da considerare
tutti fondamentali (quindi obbligatori), tutti liberi (quindi scelti
con decisione soggettiva del docente), oppure in parte obbligatori
e in parte liberi.
3. La pluralità di forme nella organizzazione dei contenuti,
Non essendo possibile assumere per ciascuna disciplina una identica
forma di organizzazione dei contenuti - per evidenti ragioni di specificità
strutturale e funzionale -, ai gruppi di lavoro è stata lasciata
libertà di scelta della forma ritenuta più idonea. La
pluralità di proposte è risultata abbastanza ampia e
va dalla tradizionale successione di argomenti (es., Diritto ed Economia),
alla divisione in gruppi di argomenti (es., Biologia), alla distinzione
di nuclei e temi significativi (es., Geografia), alla presentazione
per temi (es., Matematica), alla suddivisione per punti-sottopunti
e temi (es., Storia) o, infine, per settori (es., Italiano). La questione
è molto delicata e deve essere approfondita perché la
forma di organizzazione dei contenuti non è del tutto neutra
rispetto al problema della prescrittività cui si è
fatto cenno al numero 2.
5.1.2. Criteri procedurali
Nella fase di applicazione
di questi programmi è opportuno tener conto dei seguenti criteri.
1. Il passaggio dal programma alla programmazione. Il testo
dei programmi nazionali non indica di per sé un percorso didattico
già definito. Per definirlo bisogna fare una serie di operazioni
che sono comunemente indicate con il termine programmazione. Mentre
il programma dice ‘che cosa’ bisogna raggiungere, la programmazione
definisce ‘come’ raggiungerlo, cioè stabilisce le procedure.
Tra queste procedure, fondamentale è la trasformazione degli
elenchi di obiettivi in sequenze o in mappe opportunamente strutturate.
2. Il rapporto prescrittività-indicatività. Nella
programmazione bisogna anche tener conto che agli obiettivi va riconosciuto
un prevalente carattere di prescrittività (e quindi non possono
essere arbitrariamente trascurati), mentre ai contenuti, secondo quanto
detto a pagina precedente, può vantaggiosamente essere attribuito
un certo grado di indicatività (nel senso che si possono fare
delle scelte).
3. L’eplicitazione delle scelte. Poiché l’insegnamento
svolto nella scuola non è un fatto privato, è necessario
che i docenti rendano pubbliche le ragioni delle scelte fatte sui
contenuti del programma.
5.1.3. Criteri di
verifica
In vista di una migliore
sistemazione complessiva dell’intero progetto. i programmi predisposti
hanno bisogno di essere ‘provati’ nelle scuole. Si tratta in sostanza
di una verifica di adeguatezza e di fattibilità.
1. Adeguatezza. E’
necessario in particolare verificare se gli obiettivi di apprendimento
di ciascuna disciplina sono commisurati alle effettive possibilità
degli studenti di 14-16 anni, tenuto conto del numero di lezioni assegnate,
del contesto formativo nel quale la disciplina si colloca e del carico
complessivo del piano di studi.
2. Fattibilità. L’ampiezza e la ricchezza dei contenuti
proposti richiede la verifica di quanto è realmente possibile
fare nelle condizioni medie di capacità, di tempi e di contesti.
Non va dimenticato che una maggiore essenzialità dei programmi
può favorire apprendimenti più sicuri e più stabili.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
E CONTENUTI DELLE SINGOLE DISCIPLINE
Note preliminari
1. Si richiama l’attenzione sulla opportunità di leggere, per
ciascuna disciplina, anche quanto è contenuto nei capitoli
sulle Finalità e sulle Indicazioni didattiche. I rimandi alle
pagine corrispondenti sono riportati sotto il nome della disciplina.
2. Gli elenchi di obiettivi sono preceduti da una proposizione nella
quale si dice che lo studente al termine del biennio deve dimostrare
di aver raggiunto certi risultati. L’espressione deve dimostrare
sta ad indicare, ovviamente, che egli verrà sottoposto
a verifiche degli apprendimenti. Tuttavia queste verifiche sono continue
e la precisazione ‘al termine del biennio’ non sta ad indicare che
dovrà esserci una qualche forma di esame, quanto piuttosto
che il hiennio è il periodo di tempo entro il quale i risultati
vanno raggiunti.
3. Ad eccezione di Storia, in nessun caso i contenuti sono suddivisi
per anno. L’articolazione nel tempo è lasciata alla programmazione
dei docenti.
- - - omissis - -
-
5.2.3. STORIA
disciplina comune a tutti gli indirizzi
vedi: Finalità, Indicazioni didattiche
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Alla fine del biennio lo studente deve dimostrare di sapere:
- esporre in forma chiara e coerente fatti e problemi
relativi agli eventi storici studiati;
- usare con proprietà alcuni fondamentali
termini e concetti propri del linguaggio storiografico (ad esempio,
cambiamento, cesura, ciclo, congiuntura continuità, decadenza,
progresso, restaurazione, rivoluzione, sottosviluppo, sviluppo);
- distinguere i molteplici aspetti di un evento e
l'incidenza in esso dei diversi soggetti storici (individui, gruppi
sociali ecc.);
- interpretare e valutare, in casi semplici, le testimonianze
utilizzate, distinguere in esse fatti, ragioni, opinioni e pregiudizi.
individuare inconsistenze e incoerenze ecc.;
- confrontare, in casi semplici, le differenti interpretazioni
che gli storici danno di un medesimo fatto o fenomeno, in riferimento
anche alle fonti usate;
- ricostruire le connessioni sincroniche e gli sviluppi
diacronici riferiti ad un determinato problema storico studiato.
CONTENUTI
STORIA ANTICA E ALTOMEDIEVALE
Primo anno
1. CULTURE DELLA PREISTORIA E CIVILTÀ PROTOSTORICHE
a) Dal paleolitico all'uso dei metalli: forme insediative e produttive;
forme di culto
b) Le grandi civiltà del vicino Oriente: il delinearsi del
fenomeno urbano e l'invenzione della scrittura.
2. ORIENTE E OCCIDENTE: MIGRAZIONI INDOEUROPEE E CONTATTI
MEDITERRANEI
a) Migrazioni indoeuropee.
b) Le civiltà dell'Egeo. Frequentazioni precoloniali e colonizzazioni
nel Medite ranneo.
c) Popoli dall'Italia antica e loro culture.
3. CITTÀ E POPOLI DELLA GRECIA E DELL'ITALIA
a) Legislazioni, tirannidi, la società delle 'città
stato' (poleis), 'popoli' (ethne) e 'leghe' (koinà) nel mondo
greco.
b) Miti, culti, santuari nella vita greca.
c) Origini di Roma e periodo della monarchia. Rapporti col mondo etrusco
e con gli altri popoli d'Italia.
d) Colonie della Magna Grecia.
4. LA GRECIA CLASSICA: DALL'AFFERMAZIONE ALLA CRISI
DELLA POLIS
a) Asia e impero persiano nel confronto col mondo greco: le guerre
persiane.
b) Guerra del Peloponneso,
c) Ricerche di equilibri e 'paci comuni',
d) Conquista macedone.
5. LA 'RES PUBLICA' ROMANA DAL VI AL IV SECOLO A.C.
a) Passaggio dalla monarchia alla repubblica. Conflitto tra patrizi
e plebei. Le XII Tavole.
b) Organizzazione sociale e politica di Roma dall'età regia
all'età repubblicana (ordinamento centuriato, magistrature,
ordini ceti, clientele).
c) La religione romana arcaica.
6. ROMA VERSO L'EGEMONIA IN ITALIA
a) Affermazione di Roma fra le diverse culture e realtà politiche
d'Italia. Evoluzione del concetto di Italia.
b) Progressiva conquista dell'egemonia nella penisola fino al conflitto
con Cartagine.
c) Dinamiche socio-politiche collegate.
7. ETÀ ELLENISTICA
a) Il 'dopo Alessandro' dall'oriente mediterraneo all'Asia centrale.
I grandi stati ellenistici.
b) Cultura unificante e cosmopolitica dell'ellenismo.
8. ESPANSIONISMO ROMANO NEL MEDITERRANEO
a) Roma e il mondo ellenistico. Espansione romana in Occidente e in
Oriente (differenze di intenti e di modi).
b) Il cammino verso l'unificazione politica mediterranea sotto il
dominio di Roma. Il problema dell'imperialismo romano,
c) Evoluzione del sistema produttivo.
9. CRISI DELLA REPUBBLICA ROMANA
a) Crisi dell'Italia e delle istituzioni repubblicane (strutture militari,
agrarie, sociali istituzionali).
b) Età dei Gracchi, Mario e la riforma dell'esercito.
c) La guerra sociale.
d) Lotte civili fra capi-parte.
e) Ottaviano Augusto e il passaggio dalla repubblica al principato.
Secondo anno
1. ORGANIZZAZIONE DELL'IMPERO
a) Evoluzione istituzionale e amministrativa del principato.
b) Nuovi ceti emergenti nell'impero mediterraneo.
c) Il diritto romano.
d) Organizzazione delle province. Processi di integrazione e limiti
della romanizzazione: le culture diversificate delle grandi aree provinciali.
e) Ruolo della vita cittadina.
2. RELIGIONI DELL'IMPERO
a) Religioni dell'impero e fattori di trasformazione: religioni pagane
della salvezza.
b) Il giudaismo. Il cristianesimo, la sua prima diffusione, le persecuzioni.
3.CRISI DEL SECOLO III E CULTURE DEI POPOLI ESTERNI
a) Problemi militari, demografici, economici; dinamiche sociali e
colonato.
b) Culture dei popoli esterni nei loro rapporti col mondo romano.
c)Contatti con le grandi civiltà dell'Estremo Oriente (India,
Cina degli Han) e con l'Africa non romanizzata,
4. MONDO TARDOANTICO
a) Dal principato alla tetrarchia.
b) Svolta costantiniana e società tardoantica: burocratizzazione,
tendenze dirigistiche, forze centrifughe, nuovi gruppi dominanti e
nuovi centri di potere (capitali decentrate).
c) La Chiesa e l'impero universale cristiano; emarginazione del paganesimo
e del giudaismo. Resistenze e persistenze pagane, Anacoresi e monachesimo.
5. OCCIDENTE E ORIENTE NEI SECOLI V E VI
a) Regni romano germanici.
b) Giustiniano e la formazione della civiltà bizantina.
c) Invasione longobarda in Italia. Ruralizzazione dell'economia
e della società.
d) Il papato e gli altri patriarcati; i vescovadi; l'evangelizzazione
delle campagne; monachesimi d'oriente e d'occidente. Il latino della
Chiesa. Culto dei santi.
6. ESPANSIONE DELL'ISLAM E MONDO LATINO GERMANICO
a) Arabi e Maometto. I primi quattro califfi e le divisioni dell'Islam.
La grande espansione e la crisi del califfato. Civiltà arabo
musulmana.
b) Gli Slavi nei Balcani.
c) Longobardi, bizantini e papato.
d) I Franchi dai Merovingi ai Carolingi; sviluppo delle clientele
armate.
e) Egemonia culturale del clero; monachesimo celtico e anglosassone:
conversione dei Germani d'oltre Reno.
7. EUROPA CAROLINGIA
a) Carlomagno: conquiste militari e restaurazione dell'impero,
b) Rapporti vassallatico-beneficiali.
c) Riforma monetaria: rinascita degli studi grammaticali; unificazione
liturgica; riforma monastica.
d) Economia curtense e signoria fondiaria.
e) Regno carolingio d'Italia. L'Italia non carolingia.
f) Dissoluzione dell'impero carolingio.
8. PARTICOLARISMO DEL SECOLO X
a) Nuove invasioni: Normanni, Ungari, Saraceni.
b) Crisi dell'ordinamento pubblico carolingio e nascita di nuovi poteri
locali: l'incastellamento.
c) Impero sassone e radicarsi dei rapporti feudali.
d) Due nuovi stati cristiani: Polonia e Ungheria,
e) Spagna dei califfi Omayyadi e gli inizi della riconquista.
f) Sintomi di ripresa demografica.
g) Crisi del papato e riforma cluniacense.
h) Leggenda dell'Anno Mille.
9.RINASCITA DELLA VITA CITTADINA E RIFORMA DELLA CHIESA
a) Dalla signoria fondiaria alla signoria di hanno.
b) Vita cittadina in Italia e oltralpe.
c) Città marinare e incipiente egemonia di Venezia.
d) Impero germanico e regni particolari.
e) I Normanni creatori di stati: regni d'Inghilterra e di Sicilia,
la Russia di Kiev.
f) Verso la riforma della Chiesa: spinte riformatrici dall'alto e
movimenti di religiosità popolare. Gregorio VII e i 'dictatus
papae'. Lotta per le investiture e sue conseguenze sulla natura
dell'impero e della Chiesa.
Note generali
1. Il programma di storia antica e altomedievale è per il biennio
degli indirizzi di durata quinquennale e consiste nelle due prime
annualità dell'unico ininterrotto programma che dovrà
esaurire, appunto in cinque anni, l'intero corso della sto ria universale,
dalla preistoria ai nostri giorni.
2. Gli obiettivi di apprendimento sono stati individuati e calibrati
avendo presente l'esigenza di assicurare una prima ed elementare,
ma autosufficiente e completa, informazione circa la natura della
conoscenza storica, le difficoltà che presenta, il linguaggio
attraverso cui si esprime, l'utilità che riveste per l'uomo
d'oggi. Una serie di obiettivi, questa, al cui perseguimento lo studio
della storia antica e altomedievale risulta, alla prova dei fatti,
perfettamente adeguato.
3. I contenuti sono ripartiti in punti numerati progressivamente,
nei quali sono indicati, in successione cronologica, i momenti fondamentali
dello sviluppo storico dalla preistoria fino alla conclusione della
lotta per le investiture. All'interno di ciascuno di questi punti
sono indicati con lettere dell'alfabeto alcuni dei possibili temi
particolari in cui è stata articolata la trattazione di essi.
4. La scelta del tema o dei temi più adatti a caratterizzare
la fisionomia di un determinato momento rispetto a quello che precede
e a quello che segue è affidata al docente. In una prima fase
è opportuno privilegiare gli sviluppi politico sociali e in
seguito, sulla rete della cronologia già tracciata, è
possibile strutturare una trattazione per temi sulle realtà
storiche di più lenta trasformazione (per esempio, le trasformazioni
nell'economia, nella cultura, nella religione, nelle istituzioni).
STORIA CONTEMPORANEA
1. L'EREDITÀ DEL SECOLO XVIII E DELLE RIVOLUZIONI
a) Modificazioni nelle strutture demografiche e produttive.
b) Impatto delle rivoluzioni industriale inglese, americana e francese
sulle relazioni fra gli stati e sul rapporto cittadini istituzioni.
2. 1815-1870
2.1. DINAMICHE POLITICHE INTERNAZIONALI
a) L'assetto politico internazionale stabilito a Vienna e le sue crisi
in rapporto alle vicende di politica interna e alle dinamiche economiche
dei singoli stati.
b) Trasformazioni della carta geopolitica europea ed extraeuropea:
affermazione dei liberali in Francia e in Inghilterra e crisi della
Santa Alleanza. Indipendenza dell'America Latina. La formazione degli
stati nazionali, con particolare riguardo all'Italia e alla Germani,
nelle dinamiche dei rapporti internazionali. Gli imperi coloniali
britannico, francese e russo in Africa e in Asia. Gli Stati Uniti:
la frontiera e la conquista dell'ovest.
2.2. DINAMICHE POLITICHE INTERNE
a) Modelli di stato, trasformazioni istituzionali e amministrative,
partecipazione politica, forme di rappresentanza.
b) Correnti ideali e movimenti politici.
c) Istruzione, stampa e opinione pubblica.
d) Correnti politico culturali in Italia dagli inizi del Risorgimento
al governo della Destra Storica. I problemi dello stato unitario:
rapporto Stato-Chiesa, le scelte costituzionali, amministrative, economiche
e le loro conseguenze,
2.3. DINAMICHE ECONOMICHE
a) L'industrializzazione: consolidamento in Inghilterra e sua diffusione
in alcuni paesi occidentali. Nuovi mezzi di trasporto e nuove rotte.
Graduale unificazione del mercato mondiale e centralità inglese.
b) Conseguenze socio-economiche e ambientali della prima rivoluzione
industriale: sviluppo e sottosviluppo come problemi interni agli stati
e come elemento di differenziazione fra stati diversi. Questione sociale.
Urbanesimo e trasformazioni dell'organizzazione del territorio.
c) Conseguenze socio-politiche della prima rivoluzione industriale:
i nuovi soggetti storici (imprenditori e proletariato industriale).
Il movimento operaio.
3. 1870-1914
3.1. DINAMICHE POLITICHE INTERNAZIONALI
a) Il concetto di imperialismo e le sue interpretazioni.
b) Gli imperi coloniali e le nuove modificazioni della carta geopolitica
mondiale. Origine del Commonwealth britannico. Crisi dell'impero ottomano.
c) Conseguenze dell'imperialismo nelle relazioni internazionali delle
grandi potenze europee: l'affermarsi dei nazionalismi. Alleanze e
loro modificazioni in conseguenza dell'acuirsi delle tensioni politiche
internazionali.
d) Reazioni all'egemonia europea nei paesi extraeuropei, in particolare
in Cina e in Giappone.
e) L'Italia: la politica estera; la politica coloniale.
3.2. DINAMICHE ECONOMICHE
a) La 'Grande depressione'; la seconda rivoluzione industriale; le
modificazioni nell'agricoltura.
b) Le conseguenze socio-economiche; il protezionismo; la conquista
dei nuovi mercati e l'imperialismo: l'incremento demografico: le grandi
migrazioni internazionali; sviluppo e sottosviluppo nell'età
della II rivoluzione industriale.
c) Interazioni tra economia e fenomeni socio-culturali: scienza e
tecnica; istruzione e sviluppo.
d) L'industrializzazione in Italia e le sue conseguenze: la questione
meridionale; la crisi agraria; l'emigrazione.
3.3. DINAMICHE POLITICHE INTERNE
a) Nuove forme di pressione e rivendicazione dei diritti sociali:
sviluppo dei sindacati e di altri movimenti (per es., il femminismo);
nascita dei partiti di massa; intervento delle chiese nella vita sociale
e politica.
b) Conseguente modifica del rapporto stato-cittadini nei vari stati
europei: l'allargamento) del suffragio; l'intervento in campo socio-assistenziale.
c) Movimenti di opinione e affermazione di nuove ideologie politiche:
l'internazionalismo) socialista; il nuovo nazionalismo; origini del
razzismo. Modificazioni nella mentalità e nella cultura: affermazione
e crisi dell'idea di progresso'.
d) Movimenti. correnti politico-culturali, forme di pressione e istituzioni
in Italia fra il governo della Sinistra storica e la prima guerra
mondiale
4. 1914-1918: LA PRIMA GUERRA MONDIALE
a) Cause remote e prossime. Gli schieramenti di potenza.
b) Fasi essenziali del conflitto. La svolta provocata dall'intervento
degli Stati Uniti e dalla rivoluzione russa. Esito della guerra.
c) L'Italia dalla neutralità alla guerra.
d) Novità della prima guerra mondiale: carattere mondiale e
di massa, le nuove tecnologie, espansione dell'intervento dello stato
nei confronti dell'economia e della società
Secondo anno
1. 1918-1939
1 .1. DINAMICHE POLITICHE INTERNAZIONALI
a) La conferenza per la pace del 1918 e i progetti di un nuovo ordine
internazionale. I 14 punti di Wilson. La Società delle nazioni
b) I trattati di pace e i problemi aperti. Spinta alla revisione dei
trattati nei paesi vinti.
c) La sconfitta di Wilson e l'isolazionismo americano. La svolta degli
anni 30. Il fascismo come fenomeno internazionale. Le origini della
seconda guerra mondiale.
1.2. DINAMICHE POLITICHE INTERNE
a) Crisi del dopoguerra: incidenza del modello sovietico sui movimenti
operai nei vari paesi; tensioni sociali. Tentativi rivoluzionari e
loro sconfitta. L'emergere di ideologie e movimenti controrivoluzionari.
b) Crisi del dopoguerra in Italia: movimenti sociali, partiti politici:
crisi dello stato liberale. Il fascismo da movimento a partito, a
regime.
c) Sistemi democratici e sistemi totalitari. La Germania dalla repubblica
di Weimar al nazismo. La Russia dalla NEP allo stalinismo.
d) L'organizzazione del consenso nella società di massa.
e) L'atteggiamento verso il dissenso: i mass-media; tolleranza, discriminazione,
persecuzione delle opposizioni e delle minoranze etniche; i campi
di concentramento sovietici; i lager nazisti.
1.3. DINAMICHE ECONOMICHE
a) Nuove forme di interdipendenza economica: crisi e ripresa post-bellica,
Crisi del 1929 e sua diffusione internazionale. Alcune 'risposte'
alla crisi. Il New Deal americano. Le socialdemocrazie scandinave.
b) La Russia post rivoluzionaria: dal Comunismo di guerra ai piani
quinquennali: collettivizzazione dell'agricoltura e sviluppo dell'industria
pesante.
c) L'economia italiana.
2. 1939-1945: LA SECONDA GUERRA MONDIALE
a)Cause remote e prossime.
b) Gli schieramenti iniziali e le loro modificazioni, fatti essenziali
ed esito finale. Costo umano ed economico della guerra.
c) Carattere di novità della II guerra mondiale: estensione
mondiale della guerra. Il coinvolgimento delle popolazioni civili.
Le ideologie in conflitto, Esasperazione dell'ideologia razzista:
l'olocausto. La resistenza come fenomeno internazionale. Uso bellico
dell'energia nucleare.
d)Modificazioni nella politica interna degli stati: aumento del potere
dell'esecutivo anche nei paesi democratici. La censura; l'uso della
propaganda e dei mass-media.
e) Espansione dell'intervento pubblico sull'economia per lo sforzo
bellico.
f) I rapporti fra i paesi alleati durante il conflitto. I progetti
per il dopoguerra: la Carta Atlantica; la nascita dell'ONU; le conferenze
di Yalta e di Postdam.
g) L'Italia in guerra. L'antifascismo e la crisi del fascismo. La
resistenza. Le vicende italiane fra il 1943 e la fine del conflitto.
3. 1945 -1989
3.1. DINAMICHE POLITICHE INTERNAZIONALI
a) La nuova carta geopolitica d'Europa. La decolonizzazione.
b) Conseguenze politiche dell'energia atomica. Il nuovo assetto della
politica internazionale. Il bipolarismo e l'equilibrio del terrore.
c) Crisi regionali e loro riflessi nei rapporti fra le grandi potenze:
la nascita dello stato di Israele e la questione palestinese, la Corea;
il Vietnam; l'Afghanistan.
d) Nuovi poli di aggregazione internazionale: il processo dell'unificazione
europea; il movimento dei paesi non allineati; la lega araba.
e) La svolta del 1989 e la fine del bipolarismo.
3.2. DINAMICHE ECONOMICHE
a) Le grandi trasformazioni nell'agricoltura, nell'industria e nel
settore terziario. Scienza e nuove tecnologie. Le conquiste spaziali.
Interdipendenza planetaria delle economie nazionali.
b) Modelli di economia: economie di mercato, pianificate e miste.
c) Ripresa economica europea: la ricostruzione e il piano Marshall;
le fasi di espansione prima e dopo la crisi petrolifera.
d) Fasi e caratteristiche dello sviluppo italiano.
e) Lo sviluppo del Giappone e di altri paesi dell'Asia orientale.
f) Organizzazioni economiche internazionali e sopranazionali di iniziativa
governativa (CEE, OPEC, COMECON) e privata (le multinazionali).
g) Sviluppo e sottosviluppo: neocapitalismo e neocolonialismo, terzo
e quarto mondo, nuove grandi migrazioni internazionali.
h) Il problema della gestione delle risorse mondiali: questione ambientale,
esplosione demografica e limiti dello sviluppo.
3.3. DINAMICHE POLITICHE INTERNE
a) I grandi modelli politico ideologici (Stati Uniti, Gran Bretagna,
Russia. Cina ) con particolare riferimento alle forme di rappresentanza
e di organizzazione del consenso, alla politica socio-assistenziale
e alle forme di integrazione etnica.
b) Azione dei grandi modelli sulle vicende di almeno un paese appartenente
alle diverse aree di influenza: democrazie occidentali, democrazie
popolari, repubbliche latino-americane, nuovi stati del terzo mondo.
c) Le religioni di fronte ai processi di modernizzazione: il Concilio
Vaticano II: il risveglio islamico. I fondamentalismi religiosi,
d) Società di massa, nuovi consumi, mass media. I nuovi soggetti
storico sociali: ecologisti, pacificisti, federalisti, donne, giovani.
e) L'Italia nel II dopoguerra: la Repubblica; la nuova Costituzione;
correnti politiche e d'opinione , movimenti e governi.
Note generali
1. Il programma di storia contemporanea, predisposto per i corsi non
quinquennali, individua le radici che alcuni dei massimi problemi
del mondo attuale hanno nella storia degli ultimi due secoli . Gli
argomenti riguardano diversi ambiti spaziali (nazionali, sovranazionali,
planetari), nella ricerca di un equilibrio fra l'esigenza di sottolineare
il carattere di crescente planetarizzazione proprio della storia contemporanea
e l'esigenza di salvaguardare un'informazione appropriata soprattutto
sulla storia italiana, con particolare riguardo agli aspetti politico-istituzionali.
2. Il programma è suddiviso in punti, sottopunti e temi
3. Il primo punto del primo anno recupera il quadro informativo sulle
grandi trasformazioni che concludono la storia moderna e aprono la
contemporanea. I punti successivi, corrispondenti ai periodi mi quali
si suole suddividere la storia contemporanea (1815-1870; 1870-1914;
1918-1939; 1945-1989) sono articolati in sottopunti che rispecchiano
tre aspetti fondamentali dello sviluppo storico complessivo (dinamiche
di politica internazionale, dinamiche di politica interna, dinamiche
economiche). Entrambi gli anni prevedono un punto relativo a ciascuna
delle due guerre mondiali, nel quale invece i tre aspetti sono affrontati
contestualmente. Ciò consente di vedere in essi l'esito di
processi precedenti ad un tempo economici, politici, sociali e culturali
e la svolta che produce conseguenze di non breve durata in tutti i
campi suaccennati.
All'interno dei diversi punti sono elencati, con lettere dell'alfabeto,
i temi ritenuti essenziali alla loro illustrazione, che ovviamente
possono essere svolti a livelli di approfondimento molto
vario.
4. Spetta al docente scegliere i temi da presentare a titolo di semplice
informazione e i temi da approfondire. Si può privilegiare
uno dei tre aspetti senza tuttavia trascurare gli altri, oppure intrecciare
i sottopunti relativi ad un periodo più limitato secondo il
modello proposto per le due guerre mondiali.
DIRITTO ED ECONOMIA
disciplina comune a tutti gli indirizzi
vedi: Finalità, Indicazioni didattiche
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Alla fine del corso lo studente deve dimostrare di essere
in grado di:
1. riconoscere, spiegare e utilizzare il linguaggio
economico e il linguaggio giuridico necessari ad ogni cittadino
2. individuare le essenziali categorie concettuali del diritto e dell'economia
3. interpretare il testo costituzionale identificando:
3.1. le radici storiche, le matrici culturali ed i valori ad esse
sottesi, la strutturazione formale ed il funzionamento reale della
Costituzione:
3.2. le istituzioni in cui si articola l'ordinamento giuridico dello
stato:
4. conoscere i settori di attività prevalenti sul territorio
e i fondamentali operatori del sistema economico:
5. descrivere il ruolo dello Stato nell'economia;
6. consultare in modo autonomo i testi e le fonti giuridiche ed economiche;
7. confrontare soluzioni giuridiche e modelli economici con situazioni
reali;
8. distinguere tra il valore cogente della norma positiva e la storicità
delle soluzioni giuridiche, nonché tra le potenzialità
e i limiti degli schemi interpretativi dei sistemi economici.
CONTENUTI
DIRITTO
1. Origine e funzioni del diritto: istituzioni e norma
nell'evoluzione storica della società.
2. Giustizia e diritto.
3. Soggetti, oggetti e relazioni nell'esperienza giuridica.
4. L'affermarsi dei diritti umani. Uguaglianza formale, partecipazione
e uguaglianza sostanziale. Qualità della vita e diritto all'ambiente.
5. Dallo Stato di diritto allo Stato sociale. Problemi e prospettive.
6. Caratteri e principi fondamentali della Costituzione italiana.
7. La Costituzione della Repubblica: sviluppo della persona tra libertà
e solidarietà; diritti e doveri del cittadino nei rapporti
civili, etico-sociali, economici e politici. Approfondimento dei seguenti
temi: famiglia, scuola, lavoro, ambiente.
8.L'ordinamento dello Stato italiano: organi costituzionali e loro
principali funzioni. Le autonomie locali con riferimento allo Statuto
della Regione di appartenenza.
9.Stato italiano e Organizzazioni internazionali.
ECONOMIA
1. Il problema economico. Rapporto tra società
umana, ambiente e risorse. Origine ed evoluzione dei sistemi economici
moderni.
2. Descrizione del sistema economico.
2.1. Famiglie: reddito, consumo, risparmio. Imprese: produzione, scambio,
investimenti. Stato: servizi pubblici e tributi. Resto del Mondo:
importazioni ed esportazioni
2.2. Flussi reali e flussi monetari.
3.Produzione e mercati, Strutture, processi produttivi, tecnologie.
Il ruolo dell'innovazione. I prezzi, coordinamento dello scambio e
ripartizione del reddito.
4.Il reddito nazionale: nozione e componenti: indici quantitativi
e qualità della vita.
5. Processi di crescita e squilibri dello sviluppo. Occupazione e
disoccupazione. Evoluzione storica dell'intervento dello Stato nell'economia.
6. Integrazione economica europea
7 Sviluppo e sottosviluppo. Interdipendenze internazionali. Ambiente
e sviluppo sostenibile.
8. Economia e giustizia . L'indirizzo costituzionale.
- - - - omissis - - -
5.2.12 GEOGRAFIA
disciplina comune agii indirizzi classico, linguistico, socio-psico-pedagogico,
scientifico scientifico-tecnologico, tecnologici, artistici
vedi: Finalità, Indicazioni didattiche
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Lo studente al termine del corso deve dimostrare di essere
in grado di:
1. usare un linguaggio geografico appropriato:
2. leggere e interpretare criticamente carte geografiche e tematiche
a scala diversa;
3. leggere e interpretare criticamente grafici, plastici e fotografie;
4. consultare atlanti e repertori;
5. ricercare, analizzare ed elaborare informazioni di interesse territoriale
e tradurle efficacemente dal linguaggio verbale e numerico in quello
grafico e cartografico
6. rappresentare carte mentali di un territorio che siano congruenti
con gli schemi geografici progressivamente acquisiti;
7. analizzare a grandi linee un sistema territoriale, individuandone
i principali elementi costitutivi, fisici e antropici, e le loro più
evidenti interdipendenze;
8. individuare i fattori che influiscono sulla localizzazione di attività
economiche:
9. confrontare l'assetto territoriale di spazi diversi;
10. applicare le abilit à strumentali e metodologiche acquisite
all'analisi di un territorio ancora non conosciuto o di semplici casi
regionali nuovi;
11. leggere attraverso categorie geografiche gli eventi storici e
fatti e problemi del mondo contemporaneo.
CONTENUTI
1. IL SISTEMA UOMO-AMBIENTE E LE SUE ARTICOLAZIONI
Nucleo tematico
Gli uomini. per soddisfare le proprie esigenze, si organizzano in
gruppi sociali ed elaborano) sistemi di conoscenza con i quali trasformano
l'assetto originario degli ecosistemi. Alla varietà naturale
si aggiunge la varietà dell'opera umana nel tempo, da cui nasce
l'articolazione territoriale.
Temi significativi:
a) ecosistemi in rapporto a tipi di clima;
b) il coinvolgimento dell'uomo nei flussi di energia. nel ciclo dell'acqua
e in quello alimentare;
c) popolamento, dinamica demografica, densità di popolazione:
d) relazioni tra culture, tecnologie e uso delle risorse.
2. GLI SPAZI RURALI NELL'ECONOMIA TRADIZIONALE
Nucleo tematico
Le comunità dotate di tecnologie semplici non trasformano incisivamente
gli ambienti, non posseggono insediamenti complessi, vivono in piccoli
gruppi e con gravi problemi di sopravvivenza. Deforestazione, dissodamento,
regolazione delle acque sono opere di trasformazione che consentono
la sedentarizzazione del gruppo, l'aumento della densità della
popolazione e della produzione, la possibilità di sopravvivenza.
Temi significativi:
a) tipi di paesaggio rurale,
b) agricoltura di sussistenza,
c) il villaggio agricolo,
d) il ruolo della città tradizionale, luogo di mercato e delle
comunicazioni.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: latifondo e microfondo,
agricoltura di zone umide e aride, paesaggi a campi aperti e chiusi,
economia tradizionale della montagna, le piantagioni, le problematiche
della fascia intertropicale, con riguardo alla povertà, alla
sottoalimentazione e alle malattie endemiche.
3. GLI SPAZI INDUSTRIALI
Nucleo tematico
La disponibilità di nuove fonti di energia, tecniche di manifattura
e trasporto, offerte dalla rivoluzione industriale, accentuano le
capacità di trasformare l'ambiente. La popolazione aumenta
e si concentra, si stabiliscono relazioni su scala mondiale, che producono
nuove specializzazioni regionali e trasformano la divisione internazionale
del lavoro.
Temi significativi:
a) la città industriale,
b) le zone minerarie.
c) le infrastrutture di comunicazione.
d) le fonti di energia.
Situazioniper la scelta dei casi di studio: paesaggio dei bacini
carboniferi, prime concentrazioni industriali, città industridle
e quartieri operai, nodi di traffico ferroviario e portuale; le conseguenze
della rivoluzione industriale nelle aree coloniali e nel Terzo Mondo.
4. CITTÀ. AREE METROPOLITANE E RETI URBANE
Nucleo tematico
L'evoluzione tecnologica e della gestione dell'informazione produce
più intense relazioni tra i centri, l'espansione del modo di
vita urbano e la formazione di vaste aree metropolitane. In esse si
svolge gran parte delle attività di servizio e di gestione.
Temi significativi:
a) ruolo della città nella organizzazione regionale;
b) urbanizzazione degli spazi regionali;
c) formazione delle aree metropolitane e delle megalopoli;
d) la terziarizzazione e la specializzazione dei centri all'interno
delle reti urbane;
e) il paesaggio e la differenziazione interna delle città
f) le citta del Terzo Mondo.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: quelle richiamate
nei temi significativi, avendo riguardo alla qualità della
vita e alle condizioni sociali nelle diverse dimensioni urbane, e
adottando il metodo comparativo.
5. GLI SPAZI EXTRAURBANI
Nucleo tematico
Gli spazi interposti nelle maglie della rete di città si organizzano
con funzioni complementari a quelle urbane; l'evoluzione dei modi
di vita e la diffusione di tecnologie indotte dalla cultura urbana
modificano le forme tradizionali del territorio rurale.
Temi significativi:
a) l'agricoltura specializzata,
b) le aree per il tempo libero,
c) l'industrializzazione diffusa.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: la monocoltura,
il grande allevamento e le loro connessioni con l'industria agro-alimentare;
le risorse e le aree turistiche; le riserve e i parchi naturali; le
aree della piccola impresa e dell'artigianato.
6. GLI SQUILIBRI TERRITORIALI
Nucleo tematico
L'intensità e la qualità dello sviluppo creano disparità
tra luoghi e si manifestano a scale diverse (intraurbana, regionale,
nazionale e internazionale).
Temi significativi:
a) lo spopolamento delle campagne,
b) i ritardi nell'industrializzazione,
c) il problema demografico (denatalità, boom, migrazioni),
d) l'esplosione urbana,
e) il sottosviluppo (Nord e Sud del mondo).
Situazioni per la scelta dei casi di studio: quelle idonee
a mostrare le diverse scale a cui si manifestano gli squilibri: montagna
interna, Mezzogiorno, aree deboli del Mediterraneo, casi di sottosviluppo,
indicando le loro connessioni con aree sviluppate.
7. GLI SQUILIBRI AMBIENTALI
Nucleo tematico
L'intensità delle trasformazioni imposte all'ecosistema e la
ridu zione degli spazi di ulteriore espansione hanno evidenziato i
limiti del prevalente tipo di organizzazione del territorio. L'umanità
ha organizzato gli ambienti tendendo a migliorare le proprie immediate
possibilità di sopravvivenza, innescando inconsapevolmente
anche processi che hanno portato, e portano a lungo termine, degli
effetti non desiderati. Si pone perciò il problema di rendere
le forme di organizzazione antropica dell'ambiente compatibili con
quelle naturali o comunque stabilizzate.
Temi significativi:
a) l'inquinamento.
b) lo smaltimento dei rifiuti,
c) la limitatezza delle risorse,
d) la desertificazione.
e) le grandi calamità indotte dal cattivo uso dell'ecosistema,
f) il bilancio energetico.
Situazioni per la scelta dei casi di studio: quelle di particolare
rilievo locale, avendo riguardo a fatti che abbiano suscitato l'interesse
dell'opinione pubblica.
Note generali
1. I contenuti si articolano in una serie di 'nuclei tematici', enunciazioni
sintetiche di una problematica da sviluppare con la trattazione di
alcuni (due o tre) 'temi significativi' scelti tra quelli indicati.
La trattazione dei temi significativi si accompagna - tranne che per
il primo nucleo tematico - all'esame di casi di studio esemplari,
da scegliere, con la guida delle indicate 'situazioni per la scelta
dei casi di studio', in base all'ambiente in cui opera la scuola,
all'attualità alla sensibilità del docente.
2. Il nucleo tematico iniziale, grazie anche a numerose prove di ingresso
opportunamente scandite e finalizzate soprattutto all'accertamento
di prerequisiti, consente la ricapitolazione e la prima sistematizzazione
delle conoscenze e delle abilità acquisite dallo studente nella
scuola media; i risultati delle stesse prove vengono utilizzati inoltre
per la progettazione di calibrati interventi di recupero e di rinforzo.
L'attuazione di tale nucleo ha quindi importanza fondamentale per
la strategia didattica e richiede tempi adeguati.
3. Per ogni nucleo tematico il numero dei casi di studio va rapportato,
da un lato, al 'esigenza di giungere ad una ragionevole generalizzazione
e, dall'altro, alla necessità di consentire non un arido e
frammentario studio descrittivo, ma un concreto approfondimento del
modo in cui funziona un territorio, dei principali fattori in gioco
e della complessità di motivazioni che stanno alla base dei
cambiamenti territoriali.
4. Nella scelta dei casi di studio è naturale privilegiare
tematiche riguardanti l'Italia, la Comunità Europea, il bacino
del Mediterraneo. Ciò tuttavia non deve far dimenticare l'apertura
a questioni attinenti aree extraeuropee, soprattutto se esse sono
significative per mettere in risulto la specificità dei fenomeni
considerati e per sviluppare comparazioni.
5. Nello svolgimento dell'intero programma va posta attenzione anche
alle implicazioni sociali ed alle tensioni ambientali provocate dalle
varie modalità di organizzazione del territorio.
6. In relazione alle diverse identità degli indirizzi di studio
il docente ha la possibilità di scegliere tra i temi proposti
quelli ritenuti più adatti e più motivanti per gli studenti
ed eventualmente può aggiungerne altri dello stesso tipo, tenendo
conto di possibili e utili collegamenti con le altre discipline del
curricolo.
- - - omissis - - -
LE INDICAZIONI DIDATTICHE
Sommario
Nel paragrafo 6.1. vengono indicate alcune caratteristiche del rinnovamento
metodologico e didattico: la disponibilità al cambiamento,
le capacità di progettazione, di programmazione e di verifica.
la centralità dello studente accanto a quella del programma,
il 'contratto formativo', il modello dell'imparare ad apprendere,
l'atteggiamento critico e la ricerca.
Si suggeriscono anche concrete modalità di conduzione dell'azione
didattica.
Nel paragrafo 6.2., disciplina per disciplina, si propongono specifici
orientamenti metodologici, in certi casi in forma sintetica e in altri,
anche per la novità della disciplina, in modo più articolato.
6. 1. Aspetti generali
6.1.1. Il rinnovamento
della secondaria superiore non si esaurisce nella ristrutturazione
dei piani di studio. nella introduzione di nuove discipline, nella
revisione dei contenuti o nella modifica del modello organizzati vo
della scuola. Senza un rinnovamento anche metodologico. l’efficacia
dell’innovazione viene certamente ridotta. Le modalità attraverso
le quali si realizza l’insegnamento sono infatti condizioni rilevanti
per l’instaurarsi di apprendimenti significativi dei contenuti disciplinari,
e possono essere condizioni addirittura determinanti rispetto al più
ambizioso obiettivo della trasferibilità delle abilità
e delle competenze da specifici ambiti di conoscenze e di operatività
ad altri sempre nuovi e diversi.
6.1.2. Un primo aspetto del rinnovamento metodologico riguarda l’arricchimento
ed il miglioramento della professionalità docente. E’ necessaria
innanzitutto la disponibilità al cambiamento e all’innovazione.
In secondo luogo si richiede l’assunzione esplicita, individuale e
collegiale. di modalità di progettazione degli itinerari
didattici, di programmazione del lavoro scolastico e di verifica
dei risultati.
6.1.3. La fondamentale dimensione progettuale della professionalità
docente si esercita tanto sul gruppo classe quanto sui singoli studenti
in risposta a bisogni specifici, a necessità di recupero, di
consolidamento e di rinforzo degli apprendimenti, di valorizzazione
delle punte di eccellenza.
6.1.4. La progettualità del docente e la trasparenza dei processi
valutativi sono condizioni necessarie anche per l’orientamento in
quanto favoriscono negli studenti lo sviluppo di capacita decisionali
e di autovalutazione. Tali capacità sono essenziali per la
formazione di una corretta identità personale e per la verifica
delle scelte di indirizzo.
6.1.5. Un secondo aspetto del rinnovamento metodologico della scuola
secondaria superiore è la rivalutazione del ruolo dello studente
come soggetto attivo del processo di apprendimento. Le discipline
di studio e i contenuti del sapere e del saper fare, vale a dire i
programmi, mantengono evidentemente l’importanza che hanno sempre
avuto. Ma altrettanta importanza è necessario dare al ruolo
svolto da chi apprende. Lo studente che si impegna a raggiungere gli
obiettivi formativi in modo consapevole, è interessato alla
scelta delle modalità, delle risorse e dei tempi necessari
al conseguimento degli obiettivi stessi e vuole partecipare alla valutazione
dei risultati, secondo parametri di successo noti perché esplicitati
all’inizio del percorso di apprendimento. Una buona metodologia di
conduzione dell’azione didattica da parte dei docenti, tale da promuovere
la condivisione delle scelte e il coinvolgimento di responsabilità
da parte degli studenti, facilita la realizzazione del progetto culturale
ed educativo contenuto nel piano di studi.
6.1.6. Si può considerare la contemporanea centralità
del ruolo di ‘chi apprende’ e del ‘che cosa deve essere appreso come
fondata in una sorta di contratto formativo tra lo studente
e la scuola, A questa spetta il compito di assicurare che verrà
insegnato tutto ciò che un giovane è tenuto, ex scuola
appunto, a sapere. Agli studenti è richiesto l’impegno a raggiungere
i traguardi finali prefissati. In questo contesto ideale i docenti,
in certo senso, vengono ad assumere anche il ruolo di garanti del
contratto.
6.1.7. Una corretta metodologia dell’insegnamento è funzionale
al raggiungimento di una delle più importanti finalità
generali della formazione secondaria superiore, quella di maturare
una buona disposizione psicologica e intellettuale all’apprendimento
continuo. L’imparare ad apprendere è infatti un traguardo
fondamentale della scuola, reso oggi più che mai essenziale
dal progresso del sapere e dalla rapidità delle trasformazioni
tecnologiche.
6.1.8. Il dubbio critico e la ricerca di risposta ad interrogativi
è la situazione ideale di apprendimento. Ciò
non significa che la scuola secondaria superiore debba e possa realizzare
l’obiettivo della ricerca: né l’età dei discenti, né
le sue stesse condizioni strutturali lo consentirebbero. Essa è
nondimeno tenuta a formare atteggiamenti mentali e a incoraggiare
comportamenti ispirati a procedimenti di tipo euristico.
6.1.9. Aspetti caratteristici di una corretta metodologia di
insegnamento nella scuola secondaria superiore sono:
a) la consapevolezza della intrinseca problematicità del sapere
soggetto a continuo vaglio critico:
b) la valorizzazione dell'intelligenza come risorsa fondamentale,
meritevole di essere coltivata in tutti i soggetti e rispettata nella
sua dignità e integrità;
c) la stimolazione della creatività intellettuale attraverso
l'incoraggiamento ad un uso divergente delle categorie del pensiero
e degli schemi interpretativi dati; uso di cui è ricca di esempi
la storia della cultura in generale e della scienza in particolare;
d) la valutazione dell'impegno individuale, inteso come abito di ricerca,
di disponibilità al confronto e di assunzione di responsabilità
nella conduzione del lavoro scolastico;
e) l'impiego di tecniche di simulazione (role-play) come strumento
efficace per stimolare il trasferimento delle competenze. l'assunzione
di comportamenti coerenti e responsabili, lo sviluppo di capacità
relazionali e l'abitudine al lavoro di gruppo. la dimensione progettuale
dell'agire:
f) l'interdisciplinarità come ricerca di rapporti tra discipline
e come itinerario didattico esplicitamente finalizzato e progettato
per affrontare alcuni problemi complessi da molteplici punti di vista
tutti necessari a trovare soluzioni adeguate;
g) un dosaggio accorto di procedimenti ipotetico-deduttivi e di procedimenti
induttivi, con uso delle fonti (esperienze, osservazioni, documenti)
come punto di partenza dei processi di astrazione e di sistematizzazione;
h) una ben calcolata varietà di situazioni di apprendimento:
la lezione frontale, il laboratorio, il lavoro di gruppo, l'utilizzazione
delle varie tecnologie didattiche ecc.;
i) un uso discreto della spiegazione, che non deve anticipare l'intero
percorso, quanto piuttosto essere tesa a porre lo studente in condizione
di superare eventuali situazioni di difficoltà o di blocchi
nel processo di apprendimento;
l) un uso intenso, per converso, della scrittura, intesa come capacità
di sintesi e di annotazione personale del materiale offerto dal lavoro
scolastico, sia esso la lezione o la discussione, e come strumento
sia di autovalutazione sia di verifica dell'apprendimento; è
da escludere qualsiasi forma di dettatura di appunti o di registrazione
meccanica della lezione; è necessario un preliminare addestramento
degli studenti alle tecniche dello studio: lettura e annotazione dei
testi scritti, appunti sulle lezioni orali, modi di registrazione
mentale dei concetti e dei nessi logici ecc.;
m) un'organizzazione flessibile del corso (eventualmente in unità
didattiche o di apprendimento, definite, oltre che per i contenuti,
per gli obiettivi, per il tempo, per i criteri di verifica dei risultati),
che consenta allo studente di realizzare un proprio percorso e di
sviluppare nel miglior modo possibile il proprio potenziale intellettuale.
6. 2 INDICAZIONI SPECIFICHE PER LE SINGOLE DISCIPLINE
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6.2.3. STORIA
vedi: Finalità, Obiettivi di apprendimento e contenuti
La presentazione dei tratti salienti delle culture e delle civiltà
che nel tempo si sono susseguite o nel tempo sono coesistite e coesistono,
consente allo studente di arrivare a riconoscerne e ad apprezzarne
correttamente caratteri e valori, sapendo cogliere differenze e analogie
che intercorrono tra di esse. Lo studente può essere portato
a rendersi conto del fatto che lo studio della storia, non importa
quanto remota, ben lungi dal comportare il rischio di una fuga dal
presente, offre sussidi utili per una corretta lettura di esso, se
non altro nel senso di predisporre ad accettare il 'diverso'. E' anche
opportuno far capire che il privilegio accordato alla civiltà
classica nella storia del mondo antico e alla civiltà europea
nella storia contemporanea non hanno alcun sottinteso etnocentrico,
ma mirano a consentire il riconoscimento della cultura di appartenenza
come fatto prezioso di memoria collettiva, meglio evidenziato proprio
dal confronto con culture diverse nel tempo e nello spazio.
Il confronto fra miti, leggende, diari, memorie ecc. da un lato e
ricostruzioni storiche dall'altro, è importante per far capire
che il carattere specifico della conoscenza storica risiede nel fatto
di essere fondata sull'esame critico delle testimonianze. Bisogna
distinguere il 'racconto storico' dalle altre forme di narrazione,
la cui attendibilità non è riscontrabile sulle fonti.
E' altresì necessario distinguere nella trattazione di un fatto
storico ben circoscritto il momento dell'accertamento dell'accaduto,
il punto di vista dello storico narratore e le argomentazioni di cui
questo si vale per coonestare la propria ricostruzione.
Attraverso il confronto tra le diverse ricostruzioni di uno stesso
fatto si può condurre lo studente a comprendere che tale diversità
è riconducibile non solo ai differenti orientamenti metodologici
culturali e ideali o, più semplicemente, alle propensioni soggettive,
spesso storicamente datate, degli storici, ma che in più casi
essa riflette anche un ampliamento ed un approfondimento oggettivi
delle conoscenze in materia. Perciò la possibile compresenza
di diverse e spesso anche contraddittorie interpretazioni dello stesso
fatto non è frutto di arbitrarietà, ma rispecchia la
difficoltà insita nell'esercizio del 'mestiere di storico'
e non giustifica quindi l'insorgere di un atteggiamento di scetticismo
nei confronti della possibilità di conoscere il passato anche
più lontano e meno documentato e il passato anche più
recente per il quale la documentazione diventa disponibile solo col
trascorrere degli anni. Allo studente vanno presentate le ragioni
che possono motivare la diversità delle opinioni fra gli storici.
Esse sono da cercare sia nella varietà degli orientamenti metodologici
culturali e ideali sia nel diverso peso che viene attribuito, a seconda
dei casi, all'una o all'altra categoria di testimonianze (ad esempio,
alle testimonianze archeologiche rispetto a quelle linguistiche, nella
ricostruzione dei grandi movimenti migratori dell'antichità
o, per la storia contemporanea, ai documenti riservati rispetto alla
pubblicistica).
Nella presentazione degli snodi fondamentali della storia (ad esempio,
per quanto riguarda la storia antica e altomedievale, l'espansione
di Roma in Occidente e in Oriente, o l'espansione arabo-musulmana
nel bacino del Mediterraneo; per la storia contemporanea la formazione
degli imperi coloniali o l'avvento dell'era nucleare) è necessario
distinguere i diversi aspetti (politici, sociali, culturali, economici,
religiosi, ambientali ecc.) di un evento storico complesso e le relazioni
che intercorrono fra essi. Va messa in evidenza la diversa incidenza
e l'interazione di distinti soggetti storici (gruppi sociali, singoli
individui, etnie, nazioni, stati) nello svolgersi di awenimenti di
grande importanza, anche utilizzando risultati e concetti derivati
da altre scienze sociali, in particolare la geografia, il diritto
e l'economia.
Il linguaggio della storiografia attinge largamente e più di
altre discipline al linguaggio comune, ma alcuni termini che esso
usa (continuità, cesura, decadenza ecc.) hanno un significato
tecnico specifico. Di questo linguaggio, che comprende concetti espressioni
descrizioni di mutamenti storici attraverso modelli (ad esempio, continuità/cesura,
rivoluzione/restaurazione, decadenza/progresso, ciclo/congiuntura)
lo studente deve essere guidato a servirsi in modo corretto. Può
risultare utile a tale scopo valorizzare l'interrogazione, il dialogo,
il confronto e la discussione in gruppo.
Un punto importante dello studio della storia va certamente individuato
nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni
storici e i tempi più o meno lunghi (lunga, media, breve durata)
in cui sono osservati. A questo proposito si può far notare
che la cronologia utilizzata per la storia politica non si adatta
di per sé a tutti gli altri aspetti della vicenda umana (ad
esempio, per la storia antica, la cronologia che scandisce le trasformazioni
culturali avvenute in età preistorica è a maglie molto
più larghe di quella che registra la successione delle varie
civiltà protostoriche del vicino Oriente, e la cronologia di
queste ultime è molto più approssimativa di quella della
guerra del Peloponneso) e che queste differenze non dipendono solo
dallo stato delle fonti, ma anche dalla natura dei fatti studiati
e dalla velocità maggiore o minore con cui avvengono i cambiamenti
nei differenti campi (ad esempio, per la storia contemporanea, mentre
la prima rivoluzione industriale si è estesa ai vari paesi
europei in tempi diversi, i moti del '48 hanno interessato vari paesi
a distanza di giorni o di settimane).
Analogamente, un altro punto importante va individuato nel saper cogliere
le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e gli
spazi più o meno estesi (ambito locale, regionale. continentale)
in cui sono analizzati. Per rendere evidente questa connessione è
vantaggioso servirsi di sussidi cartografici, ricorrendo caso per
caso a scale rappresentative diverse.
6.2.4. DIRITO ED ECONOMIA
vedi: Finalità, Obiettivi di apprendimento e contenuti
Una corretta impostazione didattica di questo insegnamento si configura
come un percorso che:
- motiva allo studio delle due discipline partendo dall'interesse
dell'adolescente per i problemi del contemporaneo e della vita associata;
- prende lo spunto da situazioni che rientrano nell'esperienza individuale,
familiare e sociale dello studente;
- passa, attraverso approssimazioni successive, da una fase descrittiva
del fenomeno a progressive concettualizzazioni e generalizzazioni;
- risale in seguito a sistemazioni, individuazioni di categorie
generali, formulazioni di principi. enunciazioni di tendenze, inquadra
menti storici complessivi;
- applica i principi ricavati a situazioni nuove rispetto a quelle
di partenza;
- utilizza al massimo documenti e testi originali, da affiancare
ai manuali (Costituzione, I conti degli Italiani);
- valorizza l'aspetto problematico ed il dibattito socio-culturale
e politico sempre in atto rispetto alle discipline trattate.
Per la verifica degli apprendimenti è opportuno servirsi,
oltre che di forme orali, anche di esercitazioni scritte opportunamente
strutturate (test, questionari, prove oggettive) o libere (saggi,
relazioni, riassunti, schemi).
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6.2.12. GEOGRAFIA
vedi: Finalità, Obiettivi di apprendimento e contenuti
La finalizzazione formativa della Geografia nel biennio e la natura
e articolazione delle unità tematiche indicate presuppongono
il superamento d'una modalità organizzativa dei contenuti di
tipo piattamente regionale o astrattamente generale e richiedono invece
un approccio didattico problematico, concettuale e paradigmatico.
E' importante valorizzare, sul piano apprenditivo, il continuo e necessario
riferimento alla collocazione spaziale e al valore dei luoghi, così
come alla spiegazione generale di fatti e oggetti d'interesse geografico,
che sono costanti acquisite nella moderna didattica della disciplina
e contribuiscono ad arricchire e ispessire la carta mentale dello
studente.
I singoli nuclei tematici vanno visti come scansioni didattiche d'un
percorso unitario, che si propone di far scoprire la coesistenza e
l'interconnessione spaziale di temi e problemi oltre che di singoli
elementi d'interesse geografico.
Va sottolineata l'utilità di concetti (densità di popolazione,
insediamenti, mobilità spaziale, reti urbane e di comunicazioni,
regione, impatto ambientale ecc.), che, attraversando i nuclei tematici,
consentono collegamenti e confronti didatticamente fruttuosi per una
comprensione e interpretazione sintetica e critica della realtà
territoriale alle diverse scale.
Per ogni nucleo, l'esemplificazione e l'utilizzazione di casi concreti,
pur focalizzata sul vicino direttamente osservabile e su singole realtà
degli spazi italiano, comunitario e mediterraneo, deve peraltro consentire
anche l'esame di situazioni molto diverse a scala mondiale.
L'itinerario didattico qui proposto si basa - oltre che sui casi di
studio - sull'analisi geografica dell'intero territorio inteso come
geosistema.
Si possono utilizzare tecniche didattiche del seguente tipo:
- lettura e interpretazione di carte a varia scala e di altre rappresentazioni
sintetiche del territorio;
· elaborazione di dati statistici;
- costruzione di carte tematiche e di altre rappresentazioni grafiche;
- correlazioni grafiche, cartografiche e statistiche;
- grafici, statistiche e altre semplici tecniche quantitative;
- uso di simulazioni e giochi;
- lettura e interpretazione di diapositive, film, videocassette,
fotografie (terrestri e aeree), rilevazioni da satellite capaci
di informare sulle strutture, gli usi e i significati delle varie
forme territoriali.
Fondamentale è la promozione dell'osservazione diretta e l'indagine
sul terreno, da condurre attraverso lezioni all'aperto ed escursioni
di studio secondo la metodologia geografica tradizionale.
Utile il ricorso a colloqui e interviste sulla base di questionari
elaborati in classe, anche al fine di un confronto tra vicino e lontano
e tra qualitativo e quantitativo.
Accanto ad atlanti e carte murali non va trascurato l'uso del calcolatore
per l'archiviazione e l'elaborazione, anche cartografica, di dati
e come strumento di esercitazioni interattive.
L'operatività dell'itinerario indicato consente frequenti verifiche.
Ad integrazione delle tradizionali interrogazioni orali vanno considerate
soprattutto le prove oggettive (a risposta fissa, a scelta multipla,
corrispondenze, completamenti ecc.), ma anche la stesura di brevi
relazioni, commenti a fotografie, interpretazione di grafici e carte,
discussioni generali e di gruppo.
Se gli obiettivi operativi risultano ben definiti, graduati e concatenati,
verifiche implicite derivano dalla stessa continuità apprenditiva
degli studenti. Verifiche numerose e diversificate facilitano la valutazione
di tale continuità rendendo più oggettiva l'attribuzione
periodica e finale di un giudizio e consentendo l'accertamento in
itinere non solo della congruità e coerenza degli obiettivi
definiti nell'ambito della programmazione, ma dell'intero processo
curricolare.
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7. PROGRAMMAZIONE VERIFICA VALUTAZIONE
Sommario
Nella nota preliminare vengono sintetizzate le linee del rapporto
tra programmazione, verifica e valutazione quali componenti di un
unico processo.
Nel paragrafo 7.1. si analizzano le fasi, i caratteri, i livelli,
lo spirito e le modalità della programmazione. Nel paragrafo
7.2. vengono illustrati significato, importanza, caratteri e logica
della verifica. Il paragrafo 7.3. propone alcune riflessioni sulla
natura, i principi di base. le esigenze e le prospettive della valutazione.
Nota preliminare
Per esaminare gli aspetti peculiari della programmazione, della verifica
e della valutazione, occorre partire da una premessa basata sul criterio
che esse costituiscono le componenti di un unico processo, articolato
in più fasi e connotato da diverse esigenze, ma pur sempre
organico e coerente nelle finalità, nelle motivazioni, nello
svolgimento, nei risultati.
Non è dunque possibile guardare a ciascuno di questi tre aspetti
come ad un adempimento a sé stante, che possa realizzarsi privo
del contributo degli altri due; è per questo che le riunioni
di programmazione, previste per ogni grado e ordine di scuola, devono
costituire una testimonianza concreta di tale convincimento, da cui,
per logica conseguenza, scaturiscono non solo osservazioni e giudizi,
ma anche e soprattutto linee di interventi adeguati a rispondere efficacemente
ai bisogni formativi degli studenti.
Ogni incontro dei docenti, pertanto, deve rappresentare una occasione
di ricerca e di confronto, lontana sia da sterili formalismi che da
improduttive enfatizzazioni; esso è, infatti, il banco di prova
che permette di valutare il grado di razionale coinvolgimento dei
docenti nelle varie fasi del loro impegno educativo e culturale.
7. 1. PROGRAMMAZIONE
7.1.1. L’analisi della
realtà, costituita non solo dalla situazione degli studenti,
ma anche dalle condizioni ambientali e strutturali, dalle risorse
di cui si dispone e dalla stessa capacità d’intesa e d’iniziativa
dei docenti, è normalmente considerata la fase iniziale della
programmazione. Essa mira in sostanza a conoscere chiaramente e consapevolmente
l’insieme delle condizioni iniziali del processo educativo
e didattico messo in atto nelle singole scuole e a progettare di conseguenza
itinerari adatti alla situazione. Poiché tuttavia una parte
delle condizioni si modifica ‘spontaneamente’ o viene intenzionalmente
modificata durante il processo, è necessario controllarle periodicamente,
Ciò significa che l’analisi delle condizioni inizi li è
il primo passo di una operazione di per se continua, che si può
definire più propriamente come analisi delle reali condizioni
di esercizio dell’azione didattica. La conoscenza delle condizioni
è essenziale, perché la loro influenza sui risultati
è spesso determinante. 7.1.2. La programmazione
non è riducibile alla ripartizione dei contenuti di insegnamento,
che è pur adempimento utile ma indubbiamente non prioritario.
Il richiamo ai programmi ufficiali è necessario per un altro
motivo: essi definiscono delle mete che corrispondono a punti di arrivo,
il cui mancato raggiungimento costituisce il sintomo d’una situazione
negativa nel percorso didattico ed esige quindi una attenta ricerca
delle cause che l’hanno prodotta e degli interventi atti a rimuoverle.
Occorre perciò tener conto dei punti di partenza degli studenti,
delle loro acquisizioni pregresse, delle abilità conseguite,
delle varie condizioni in cui l’apprendimento si svolge. Ad una sostanziale
identità di traguardi possono condurre diversi itinerari
didattici, adeguati a diverse situazioni; si tratta allora di
studiare i vari tipi di intervento sulla base di una approfondita
conoscenza dello studente, la cui intensità procede di pari
passo con quella del rapporto docente/discente, elemento essenziale
per la riuscita del progetto educativo e culturale. 7.1.3. I processi di
insegnamento-apprendimento che hanno luogo nella scuola sono processi
intenzionali. Il primo livello di intenzionalità è
espresso in modo esplicito dai programmi ufficiali. Essi, in senso
pieno, comprendono non solo le liste dei contenuti da apprendere,
ma anche gli obiettivi e le finalità specifiche delle singole
discipline collocate nel quadro delle finalità generali proprie
della scuola secondaria superiore. I programmi ufficiali rappresentano
perciò il progetto generale. La sua realizzazione nelle diverse
realtà scolastiche ha bisogno di un secondo livello di intenzionalità,
che consiste nella definizione più puntuale degli obiettivi,
nella ricerca delle concrete modalità di attuazione, nella
distribuzione dei tempi, nella organizzazione delle risorse e nella
predisposizione delle necessarie verifiche. E’ questo secondo livello
che normalmente viene indicato con il termine programmazione. Tale
termine, nell’uso didattico, non si riferisce come in altri contesti
solo al momento decisionale, ma comprende anche il momento progettuale
vero e proprio, senza il quale ogni decisione può risultare
inefficace. L’intenzionalità, infatti, prima di diventare decisione
è progettualità. 7.1.4. L’autentico spirito
della programmazione non e quello di dettare interpretazioni e procedimenti
che interferiscano con l’autonomia didattica e con la dialettica del
processo educativo e cultuale, bensì quello di garantire il
necessario clima di collaborazione nel Consiglio di classe, che,
nella piena consapevolezza dei fini che s’intendono conseguire e delle
responsabilità personali e professionali che essi esigono,
predispone, attua e verifica ‘in situazione’ gli interventi adeguati
affinché si realizzi compiutamente il progetto. I criteri generali
della programmazione sono discussi e definiti nel Collegio dei
docenti. 7.1.5. La individualizzazione
dell’insegnamento, benché debba fare i conti con le esigenze
di una scuola aperta a tutti, costituisce un imperativo non meno importante,
sul piano didattico, di quanto lo sia il rispetto delle persone sul
piano educativo e, oltre a valere nei confronti di chiunque, acquista
particolare rilievo e significato nei riguardi dei portatori di handicap
e dei soggetti in difficoltà. Per essi la programmazione assume
compiti specifici e peculiari caratteristiche. In tutti i casi è
meglio predisporre opportuni interventi di sostegno piuttosto che
abbassare i traguardi di arrivo.
7. 2. VERIFICA
7.2.1. La verifica di
cui si parla in questo paragrafo è quella riguardante i risultati
di apprendimento da parte degli studenti. Alla verifica dei programmi,
nel senso di una loro validazione o di una parziale falsificazione,
si è già fatto cenno nel paragrafo 5.1.3. del capitolo
quinto. 7.2.2. In chiave didattica
la verifica degli apprendimenti si collega alla programmazione dei
percorsi disciplinari, di cui registra e vaglia la qualità
dei risultati per poter offrire alla valutazione fondati elementi
di giudizio. Per assicurare coerenza e chiarezza ad un processo che
deve costituire garanzia di validità all’impegno di docenti
e studenti è utile sottolineare l’importanza degli obiettivi
di apprendimento, La verifica, infatti, è prima di tutto verifica
del raggiungimento degli obiettivi. Condizioni essenziali per
la possibilità stessa di questa operazione sono, quindi, la
chiara ed esplicita formulazione degli obiettivi e la interpretazione
univoca che di essa possono dare docenti e studenti. 7.2.3. La verifica
del grado di raggiungimento degli obiettivi fa normalmente emergere,
in qualsiasi classe, dati distribuiti su livelli anche notevolmente
diversi. Ciò dipende certamente dal fatto che ciascun studente
ha determinate caratteristiche personali (potenzialità, capacità,
attitudini, livelli intellettivi, interesse, volontà) che lo
distinguono da altri e che incidono più o meno positivamente
sul suo rendimento scolastico. Dipende anche dal fatto che gli studenti
del biennio vivono una fase della vita, l’adolescenza, molto critica
per lo sviluppo della loro personalità. Ma dipende anche da
errori nella scelta delle metodologie e delle tecniche didattiche.
L’analisi delle reali cause di insuccesso è molto importante
e deve servire, da un lato, a individuare gli interventi più
efficaci per ridurne l’influenza e, dall’altro, a sostenere e rafforzare
le caratteristiche deboli dell’adolescente. 7.2.4. La verifica
discende da tali presupposti e ad essi deve informarsi, utilizzando
gli strumenti previsti dall’azione didattica: prove orali, scritte,
grafiche, pratiche, secondo necessità e opportunità,
scandite in sequenze preventivamente definite, i cui requisiti
essenziali sono la coerenza con l’obiettivo, la gradualità,
l’equilibrio proporzionato tra i precedenti del percorso, la complessità
della prova e il tempo assegnato. 7.2.5. Un ben impostato
procedimento di verifica si avvale preliminarmente di una ricerca
sulla situazione di partenza degli studenti, non limitata alle sole
prime classi, ma estesa all’inizio dell’anno scolastico in tutte le
classi. E’ ormai prassi consolidata in molte scuole procedere a tale
verifica mediante le cosiddette prove d’ingresso, che evidenziano,
se ben somministrate e vagliate, non solo i livelli di partenza in
campo cognitivo, ma anche il possesso delle potenzialità e/o
capacità di cui ciascuna risposta si sostanzia. 7.2.6. La logica
della verifica va vista su due versanti, ciascuno dei quali è
nello stesso tempo presupposto e conseguenza dell’altro: quello dell’accertamento
dei risultati conseguiti da ogni studente e quello che, in sede di
programmazione, analizza e valuta l’efficacia e l’efficienza della
stessa attività programmatoria. In quest’ottica appare chiaro
che la verifica assume anche una funzione regolativa dell’azione
didattica. 7.2.7. Allo stato
attuale dei lavori della Commissione indicazioni per la verifica nelle
singole discipline sono parzialmente contenute nel capitolo sesto,
in calce alle indicazioni didattiche. E’ necessario tuttavia che nella
fase finale si affronti il problema della verifica in modo specifico
e dettagliato per ciascuna disciplina, soprattutto in vista di una
definizione dei livelli standard che ogni scuola dovrebbe garantire
nello svolgimento dei programmi.
7. 3. VALUTAZIONE
7.3.1. La valutazione
non va considerata un momento isolato, sia pure nel contesto di una
serie di acquisizioni richieste a fini giuridici, bensì anch’essa
un processo, che si svolge sotto il segno della continuità,
controllata via via nel tempo e sistematicamente confrontata con le
acquisizioni precedenti, con l’efficacia degli interventi predisposti
e con il raggiungimento o meno dei traguardi assegnati. 7.3.2. E’ da rilevare
l’importanza del principio di continuità, in base al
quale ogni livello di scuola deve essere considerato quale fondamento
e garanzia per la scuola che segue, sì che la chiarezza delle
finalità, dei metodi e dei contenuti propri di ciascuna scuola
venga doverosamente acquisita dai livelli successivi, a tutto vantaggio
di un normale inserimento dello studente da un grado scolastico all’altro.
In altri termini, la scuola secondaria superiore deve conoscere le
essenziali connotazioni della scuola media nel suo sviluppo triennale,
ad evitare innaturali fratture nell’armonico e coerente svolgimento
del progetto culturale e educativo. 7.3.3. In questa logica,
e sempre nel rispetto della responsabile autonomia del docente, può
rientrare l’impegno di chiarire agli studenti i criteri della valutazione,
fra cui può considerarsi quello della trasparenza, al posto
del tradizionale riserbo che da sempre connota il momento della
valutazione; questo mutamento di rotta non può che giovare
alla limpidezza del rapporto tra docente e discente. 7.3.4. L’esigenza che
la valutazione si sostanzi non solo dei risultati delle verifiche
effettuate, ma anche della qualità del rapporto interpersonale
tra docente e discente è da riconoscere come elemento decisivo
per stabilire il clima di fiducia necessario tra gli interlocutori
del processo valutativo. Esso, infatti, consente al docente, nello
spirito di reciproca comprensione, d’individuare nello studente la
connessione tra possesso di conoscenze e presenza di capacità
in grado di selezionare, elaborare e sistemare gli elementi di esse,
ciò che costituisce la base anche di una capacita di interpretazione
critica del sapere e della realtà che esso intende rappresentare
e proporre; consente inoltre allo studente di riconoscersi consapevolmente
nel giudizio del docente, senza velo di pregiudizi e di equivoci. 7.3.5. Sulla scorta anche
di esperienze e di iniziative largamente diffuse in quasi tutti i
paesi stranieri, va sottolineato il contributo che potrà essere
dato da un Servizio Nazionale di Valutazione, finalizzato non
a sostituirsi alla valutazione competente dei docenti che hanno la
responsabilità dell’insegnamento, ma all’attuazione di un controllo
di qualità sulla produttività scolastica, rivolto a
conseguire una maggior efficienza didattica generale e particolare.
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