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INDICE
Guida alla lettura del testo
Parte prima: IL QUADRO GENERALE
Premessa
I. IL PROGETTO
1.1. L'impianto complessivo
1.2. Le finalità generali
1.3. Il quadro metodologico unitario: programmazione, verifica,
valutazione, orientamento
1.4. L'area di progetto
II. PIANI DI STUDIO E QUADRI ORARI
2.1. Indirizzo Classico
2.2. Indirizzo Linguistico
2.3. Indirizzo Socio-psico-pedagogico
2.4. Indirizzo Scientifico
2.5. Indirizzo Scientifico-tecnologico
2.6. Indirizzo Chimico.
2.7. Indirizzo Elettrotecnica e automazione
2.8. Indirizzo Elettronica e telecomunicazioni
2.9. Indirizzo Informatico e telematico
2.10. Indirizzo Meccanico
2.11. Indirizzo Tessile
2.12. Indirizzo Costruzioni.
2.13. Indirizzo Territorio
2.14. Indirizzo Agroindustriale.
2.15. Indirizzo Biologico
2.16. Indirizzo Economico-aziendale
2.17. Indirizzo Linguistico aziendale
III. LA FORMAZIONE POST-SECONDARIA NON UNIVERSITARIA
3.1. Ragioni e funzioni
3.2. Rapporto con la formazione secondaria.
3.3. Possibili caratteristiche di un sistema post-secondario
I PROGRAMMI DEI TRIENNI
IV. FINALITÀ SPECIFICHE, OBIETTIVI E CONTENUTI, INDICAZIONI
DIDATTICHE DELLE DISCIPLINE INSEGNATE NEI TRIENNI
4.1. Premessa
4.2. Finalità specifiche, obiettivi e contenuti, indicazioni
didattiche delle discipline presenti in tutti gli indirizzi, con
l'indicazione delle rispettive "curvature"
4.2.1. Italiano
4.2.2. Storia
4.2.3. Educazione Fisica
4.2.4. Lingua straniera
4.2.5. Filosofia.
4.2.6. Matematica.
4.2.7. Chimica
4.2.8. Fisica
4.3. Finalità specifiche, obiettivi e contenuti, indicazioni
didattiche delle altre discipline, presenti in uno o più
indirizzi, raggruppate per indirizzo
4.3.1. Indirizzo Classico
4.3.1.1. Latino
4.3.1.2. Greco
4.3.1.3. Storia dell'arte
4.3.1.4. Diritto
4.3.1.5. Economia .
4.3.1.6. Biologia.
4.3.2. Indirizzo Linguistico
4.3.2.1. Lingua straniera 2
4.3.2.2. Lingua straniera 3
4.3.2.3 .Latino
4.3.2.4. Storia dell'arte
4.3.2.5. Biologia.
4.3.3. Indirizzo Socio-psico-pedagogico
4.3.3.1. Latino
4.3.3.2. Storia dell'arte o Storia della Musica
4.3.3.3. Diritto e legislazione sociale.
4.3.3.4. Psicologia
4.3.3.5. Pedagogia
4.3.3.6. Sociologia
4.3.3.7. Biologia.
4.3.3.8. Metodologia della ricerca socio-psico-pedagogica
4.3.4. Indirizzo Scientifico.
4.3.4.1. Latino .
4.3.4.2. Storia dell'arte .
4.3.4.3. Scienze della Terra .
4.3.4.4. Biologia. |
4.3.5. Indirizzo Scientifico-tecnologico .
4.3.5.1. Informatica e sistemi automatici
4.3.5.2. Scienze della Terra
4.3.5.4. Biologia e laboratorio
4.3.5.4. Disegno4.3.6. Indirizzo Chimico.
4.3.6.1. Chimica Generale
4.3.6.2. Chimica-Fisica.
4.3.6.3. Analisi Chimica
4.3.6.4. Chimica Organica ed Elementi di biorganica
4.3.6.5. Processi Chimici Industriali
4.3.6.6. Economia ed Organizzazione Industriale .
4.3.7. Indirizzo Elettrotecnica e automazione.
4.3.7.1. Elettrotecnica, Impianti e Misure
4.3.7.2. Elettronica e Automazione
4.3.7.3. Meccanica per l'Automazione.
4.3.7.4. Economia ed Organizzazione Aziendale
4.3.8. Indirizzo Elettronica e telecomunicazioni.
4.3.8.1. Elettronica e Progettazione
4.3.8.2. Telecomunicazioni e Progettazione
4.3.8.3. Elettrotecnica
4.3.8.4. Sistemi Automatici ..
4.3.8.5. Economia ed Organizzazione Aziendale .
4.3.9. Indirizzo Informatico e telematico
4.3.9.1. Informatica.
4.3.9.2. Elettronica
4.3.9.3. Sistemi di Elaborazione e Trasmissione
4.3.9.4. Economia ed Organizzazione Aziendale
4.3.10. Indirizzo Meccanico
4.3.10.1. Tecnologia Meccanica e Progettazione
4.3.10.2. Meccanica e Macchine
4.3.10.3. Automazione.
4.3.10.4. Economia ed Organizzazione Aziendale
4.3.11. Indirizzo Tessile 4.3.11.1. Chimica Tessile
4.3.11.2. Moda, Disegno e Progettazione Tessile
4.3.11.3. Tecnologia Tessile
4.3.11.4. Automazione
4.3.11.5. Economia ed Organizzazione Aziendale
4.3.12. Indirizzo Costruzioni
4.3.12.1. Diritto
4.3.12.2. Costruzioni e Progettazione Edilizia
4.3.12.3. Rilievo Architettonico
4.3.12.4. Topografia Generale
4.3.12.5. Contabilità, Economia, Estimo
4.3.13. Indirizzo Territorio
4.3.13.1. Diritto
4.3.13.2. Scienze della Terra
4.3.13.3. Strutture Urbane eTerritoriali - Costruzioni.
4.3.13.4. Geografia Urbana e Regionale
4.3.13.5. Economia e Estimo Territoriale
4.3.13.6. Topografia Generale
4.3.14. Indirizzo Agroindustriale.
4.3.14.1. Biologia e Fitopatologia
4.3.14.2. Tecnica delle Produzione Vegetale .
4.3.14.3. Tecnica della Produzione Animale
4.3.14.4. Economia, Estimo, Gestione Aziendale
4.3.14.5. Industria Agroalimentare
4.3.14.6. Elementi di Topografia e Costruzioni.
4.3.15. Indirizzo Biologico
4.3.15.1. Biologia Generale
4.3.15.2. Ecologia
4.3.15.3. Microbiologia
4.3.15.4. Morfologia e Fisiologia
4.3.15.5. Biochimica e Biologia Molecolare
4.3.15.6. Chimica generale
4.3.15.7. Chimica Organica e Analitica
4.3.15.8. Chimica Strumentale
4.3.15.9. Economia ed Organizzazione Aziendale
4.3.16. Indirizzo Economico-aziendale
4.3.16.1. Diritto
4.3.16.2. Economia
4.3.16.3. Geografia
4.3.16.4. Economia Aziendale
4.3.16.5. Laboratori di Informatica e Gestione Aziendale
4.3.17. Indirizzo Linguistico aziendale
4.3.17.1. Lingua Straniera 2
4.3.17.2. Diritto ed Economia
4.3.17.3. Geografia
4.3.17.4. Economia Aziendale
APPENDICE
Finalità specifiche, obiettivi e contenuti, indicazioni didattiche
di "Storia della musica" |
- - - omissis - - -
INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE BENIAMINO BROCCA
A meno di un anno di distanza dalla pubblicazione dei Piani di studio
della scuola secondaria superiore e dei programmi dei primi due anni,
la Commissione incaricata di re d i g e re i programmi dei trienni è
in grado di presentare i risultati di questa nuova fase dei suoi lavori.
I criteri generali sono ovviamente gli stessi adottati per la elaborazione
relativa ai primi due anni, dal momento che il progetto riguarda l'intera
scuola secondaria superiore. I due cicli hanno tuttavia una connotazione
in qualche misura diversa, per il fatto che il primo è prevalentemente
finalizzato a far acquisire o a consolidare linguaggi, strumenti, metodi
ed il secondo a costituire ed elaborare una cultura, con tutto ciò
che questo processo comporta sul piano dell'ampliamento e approfondimento
delle conoscenze, dello sviluppo dello spirito critico, della sempre
maggiore consapevolezza di orientamenti, propensioni, interessi che
lo studio consente di soddisfare e trasformare in scelte di vita e professionali.
Il disegno generale in cui i programmi si collocano è già
stato presentato nel volume n. 56 degli "Studi e Documenti degli
Annali della Pubblica Istruzione", in particolare alle pagine 5/20
di esso (Cap. I: Il Progetto), qui riproposte alle sezioni 1.1. e 1.2.
del primo capitolo del presente volume con modifiche minime e con le
integrazioni ritenute necessarie in conseguenza dell'elaborazione dei
programmi dei trienni e della riflessione sulle peculiarità di
questi. Il progetto resta immutato. In ambedue i testi, infatti, si
rileva "in quale modo specifico la scuola secondaria superiore
risponde ai bisogni di formazione dell'uomo e del cittadino" e
sono precisati i criteri progettuali del rinnovamento della secondaria
superiore: l'integralità e l'unitarietà dei piani di studio,
la differenziazione e l'identità specifica dei percorsi, il grado
di terminalità, la continuità e l'orientamento.
Il lavoro di stesura
Analogamente a quanto era stato fatto per il biennio, la stesura dei
programmi è stata affidata a gruppi di studio composti da esperti
e da docenti. Molti di essi avevano già collaborato alla definizione
dei programmi dei primi due anni, altri sono stati chiamati a dare il
loro contributo in modo da coprire l'intero arco delle competenze necessarie
a definire l'orizzonte culturale dei trienni. Nel corso dell'attività
di ricognizione, formulazione e organizzazione degli obiettivi e dei
contenuti, si è costantemente sviluppata una puntuale verifica
delle scelte di assetto complessivo a suo tempo effettuate in sede di
progettazione dei percorsi.
In particolare sono stati sottoposti ad attenta considerazione i piani
di studio, gli orari delle singole discipline, i profili culturali degli
indirizzi, gli elementi caratterizzanti, la valenza professionale, la
esaustività della gamma degli indirizzi previsti.
Tale verifica, resa più concreta dalla contestuale definizione
degli obiettivi, dei contenuti, dei raccordi fra discipline, ha suggerito,
in taluni casi, un miglior dosaggio fra le ore attribuite a ciascun
insegnamento, ovvero la sostituzione o l'introduzione di nuove discipline,
con il risultato di definire meglio l'identità di alcuni indirizzi
e di evidenziare l'opportunità di proporne due nuovi in precedenza
non contemplati.
Preme tuttavia qui precisare che si tratta, appunto, di semplici integrazioni,
aggiustamenti, più limpide e trasparenti definizioni, e non certo
di alterazioni dello spirito del progetto, che è stato invece
pienamente confermato anche nel corso dei nuovi lavori.
Le novità scaturiscono da una ricerca di massima coerenza con
i criteri su cui si fonda il progetto, ed in particolare su uno sforzo
di riequilibrio delle diverse componenti culturali e professionali,
comuni a tutti i piani di studio o proprie di uno o più piani
di studio, al fine di garantire a tutti i percorsi quella equivalenza
formativa che costituisce l'aspetto più qualificante di una unitarietà
compatibile con la esigenza di differenziazione delle offerte.
Va altresì segnalato che nel corso di questa fase dei lavori
si sono intensificati gli incontri con il mondo del lavoro e delle professioni,
da cui sono venuti importanti riconoscimenti della validità delle
impostazioni di fondo, nonché suggerimenti utili a cogliere aspetti
della cultura contemporanea necessari, per tutte le formazioni, vale
a dire il sapere economico e le strategie di impresa.
Il confronto con il mondo del lavoro, della ricerca e delle professioni
ha suggerito altresì l'opportunità di colmare due lacune
dell'offerta formativa proponendo, in aggiunta agli indirizzi già
individuati, quello biologico e quello della comunicazione aziendale,
che corrispondono l'uno a un approfondimento delle possibili utilizzazioni
a fini professionali degli studi biologici, anche al termine della secondaria
superiore, l'altro ad una curvatura nello studio delle lingue straniere
la cui natura sia più idonea a rispondere alle esigenze del mondo
del lavoro di quanto non lo sia quella prettamente filologico-letteraria.
Ulteriori impegni della Commissione
Le proposte dei piani di studio e dei programmi relativi alla maggior
parte dei quinquenni della scuola secondaria superiore sono ora complete.
Il lavoro non può tuttavia ritenersi concluso in quanto occorre
elaborare coerenti indicazioni sia per l'universo della istruzione professionale,
al momento attuale raccordata al progetto solo per quanto concerne i
bienni iniziali, sia, ancor più, per l'istruzione artistica,
ovviamente per le parti che coincidono con la fascia d'età di
competenza della scuola secondaria superiore.
Resta dunque l'impegno di costituire i gruppi di esperti a cui affidare,
di concerto con chi ha fin dall'inizio partecipato alla elaborazione
del progetto, la stesura di piani di studio e programmi che traccino
un rinnovato quadro della istruzione artistica e professionale. Quando
anche queste parti saranno state predisposte sarà possibile procedere
alla redazione definitiva dell'intero progetto e dei suoi contenuti.
Le condizioni di attuazione
Chi ha dato il proprio contributo a questo lavoro, sia pur con diversi
ruoli e responsabilità, si rende conto che al di là dell'impegno
culturale e progettuale, e della stessa buona volontà politica,
è necessario dare certezze, legislative e finanziarie, a chi
sarà impegnato a dare attuazione al nuovo assetto, in primo luogo
i giovani e la scuola.
L'impegno imprescindibile è dunque quello della legge di riforma
degli ordinamenti della scuola secondaria superiore, che, proprio in
quanto profondamente diversi da quelli attuali, richiedono inequivocabili
definizioni legislative in ordine alle finalità degli studi,
ai percorsi, alle valenze culturali e professionali, alla validità
dei titoli, ai passaggi tra un indirizzo e l'altro. Si richiederà
inoltre una riconsiderazione coerente della distribuzione di compiti
amministrativi fra le Direzioni Generali del Ministero, nonché
della organizzazione della vita delle singole scuole, con tutte le necessarie
implicazioni di organici del personale, di ristrutturazione delle cattedre,
di revisione delle classi di concorso, di aggiornamento e riqualificazione
dei docenti già in servizio, di più stretti raccordi con
l'università per tutto quanto concerne la formazione iniziale
degli insegnanti, sia nei corsi di laurea esistenti, sia nelle scuole
di specializzazione in via di progettazione.
Fra le esigenze già emerse dalla sperimentazione avviata in alcuni
bienni, e comunque da tempo avvertite dal mondo della scuola, ma anche
dalla società tutta, assume priorità massima la istituzione
di un sistema di valutazione della efficacia della innovazione e di
monitoraggio delle scuole via via coinvolte. La Conferenza Nazionale
della scuola del gennaio '90 e ripetuti pronunziamenti del C.N.P.I.
hanno espresso con forza questa urgente necessità a cui si sono
raccordati gli estensori del progetto come risulta dalla innovazione
di programmi articolati per obiettivi, il cui raggiungimento può
essere verificato su scala nazionale, valutato comparativamente, analizzato
nei suoi andamenti, regolari ed irregolari, con il fine primario di
programmare interventi di supporto soprattutto là dove è
più necessario e dove la sola uguaglianza delle opportunità
può non essere sufficiente a garantire l'effettiva equità
ed efficacia degli interventi formativi.
Vi è d'altronde la diffusa consapevolezza, anche nelle forze
politiche, economiche, sociali e nel mondo della cultura, che la scuola
non potrà dare piena attuazione ad un progetto che rappresenta
una importante svolta nella cultura e nei comportamenti dell'intera
società, se dovrà contare sulle sue sole forze e se apparirà
agli occhi di coloro che la frequentano portatrice di idee, metodi,
modelli di comportamento, valori, di fatto non condivisi, o condivisi
solo in termini retorici dalla realtà esterna. Ed ancor più
se non sarà in grado di documentare con oggettività i
risultati ottenuti.
Anche questa volontà della scuola di dialogare con il mondo esterno,
ricercandone la collaborazione e il giudizio, trova una propria significativa
giustificazione nella approfondita riflessione generale e specifica,
che si è sviluppata nella Commissione, nei gruppi di studio,
nel mondo della scuola: una riflessione e una elaborazione che per la
loro ampiezza, organicità e ricchezza di contributi non hanno
precedenti nella storia della Repubblica, dalla sua istituzione ai nostri
giorni.
È in proposito motivo di soddisfazione sottolineare che vi sono
significative convergenze tra quanto la Commissione ed i gruppi hanno
elaborato e quanto è ormai patrimonio comune delle forze politiche:
e cioè la convinzione affermata in tutti i testi di riforma sia
pur solo parzialmente approvati dal Parlamento che la nuova finalità
di tutta la scuola secondaria superiore è quella di "promuovere
lo sviluppo della personalità degli studenti attraverso una formazione
culturale ed una preparazione professionale di base che consentano l'accesso
all'istruzione superiore, universitaria e post-secondaria, e al mondo
del lavoro". Finalità che peraltro comporta anche l'impegno
di sviluppare in tutti i giovani autonome capacità di apprendere,
di scegliere e sperimentare; ed ancor più di favorire su basi
di più elevate conoscenze e di una più alta razionalità
e sensibilità la consapevole partecipazione alla vita democratica.
GUIDA ALLA LETTURA DEL TESTO
Il testo comprende due parti.
La prima parte definisce il quadro generale del progetto e si
sviluppa in tre capitoli. La struttura formale di questa parte del testo
è analoga a quella che già caratterizzava il volume pubblicato
nel 1991 (vol. 56 di " Studi e Documenti degli Annali della Pubblica
Istruzione" ).
Nel primo capitolo vengono presentate, con ampi rinvii a quanto
già esposto nel volume citato, le linee generali del progetto:
per illustrarle in modo più completo, si è ritenuto tuttavia
preferibile collocare in questo capitolo, oltre alla descrizione dell'impianto
complessivo dei piani di studio, anche le finalità generali
ed il quadro metodologico unitario che caratterizzano il
nuovo assetto complessivo dei curricoli e dei programmi, Il primo capitolo
comprende anche un paragrafo sull'area di progetto, collocato in questa
parte del testo per la chiara valenza sistemica e interdisciplinare
che tale area possiede.
Il secondo capitolo contiene i piani di studio e i quadri orari
dei 17 indirizzi individuati e proposti dalla Commissione (due in più
rispetto a quelli già in progetto), nonché le note illustrative
di ciascuno di essi.
Il terzo capitolo riprende il corrispondente capitolo del volume
citato innanzi, ed espone le linee generali di un sistema formativo
post-secondario non universitario.
La seconda parte del testo contiene i programmi dei 17
trienni proposti dalla Commissione. Essi vengono qui presentati con
criteri diversi da quelli scelti in occasione della pubblicazione dei
programmi dei primi due anni, programmi peraltro assai meno complessi
e numerosi di quelli dei trienni.
In primo luogo le finalità specifiche, gli obiettivi ed i contenuti
e le indicazioni didattiche delle singole discipline previste dai piani
di studio sono qui presentati in forma aggregata e in un unico capitolo
(il quarto capitolo).
In secondo luogo si è qui operata una distinzione, in sede di
presentazione dei programmi, tra un primo gruppo di discipline che compaiono
comunque, in forma e con consistenza diverse, in tutti i piani di studio
(si veda il paragrafo 4.2.), ed un secondo gruppo di discipline, comprendente
tutte le altre (paragrafo 4.3.). I programmi di ciascuna delle 8 discipline
rientranti nel primo gruppo sono presentati una sola volta e in forma
globale, vale a dire comprensiva di tutte le subordinazioni, "
curvature" e caratterizzazioni che essi possono assumere in funzione
delle esigenze curricolari dei diversi indirizzi. 1 programmi delle
discipline rientranti nel secondo gruppo sono qui riprodotti una o più
volte (se previsti in più piani di studio, e con le rispettive
caratterizzazioni), e sono raggruppati indirizzo per indirizzo.
IL QUADRO GENERALE
Premessa
1. In questa prima parte viene sinteticamente richiamato l'impianto
generale del progetto, pubblicato per esteso nel volume 56 degli "
Studi e Documenti degli Annali della Pubblica Istruzione" , con
l'aggiunta di una nota sull'area di progetto.
2. Il richiamo a quel volume, e in particolare alle pp.5-20, rende superflue
sia la ricostruzione delle sollecitazioni e delle esperienze che si
è cercato di condurre a convincente sintesi attraverso la elaborazione
del progetto stesso, sia l'argomentazione delle scelte e delle idee
guida, che si compendiano nell'impegno di disegnare una nuova scuola
secondaria superiore caratterizzata dal criterio della unitarietà
nei piani di studio e nelle impostazioni culturali e curricolari, pur
nella varietà delle offerte formative da cui discende la specifica
identità dei singoli indirizzi.
3. Come è analiticamente illustrato nel volume già citato,
il progetto si fonda sull'ipotesi che " l'inserimento nei piani
di studio di tutte le componenti culturali ritenute oggi essenziali
per la formazione degli adolescenti sia una scelta obbligata" e
che la più solida ed ampia formazione di base, " generale
e teorica" che ne deriva, costituisca anche il miglior presupposto
per una preparazione professionale polivalente e flessibile, su cui
innestare, successivamente alla scuola secondaria superiore e per l'intero
arco della vita attiva, processi di riqualificazione, specializzazione,
arricchimento e crescita della competenza professionale inizialmente
acquisita.
4. Va in proposito sottolineato, che nel corso dei lavori è stato
possibile constatare che grazie alla impostazione curricolare e metodologica
dei bienni ed al rafforzamento dei fondamenti culturali e scientifici
di tutte le discipline dei trienni, comuni e di indirizzo, è
possibile porsi l'obiettivo di conseguire, al termine del quinquennio,
livelli di preparazione, anche professionali, adeguati, per qualità
e spendibilità, alle esigenze della società contemporanea.
5. Il nuovo tipo di professionalità attribuito alla responsabilità
della scuola secondaria superiore postula, d'altronde, in vista di una
migliore transizione dalla scuola al mondo del lavoro e delle professioni,
l'attivazione di un sistema di formazione post-secondaria universitaria
e non, che consenta di raccordare la professionalità generale
di settore acquisita nella scuola ad esigenze di specializzazione, nelle
situazioni in cui ciò si riveli necessario.
6. Sempre nello stesso capitolo primo vengono presentate le finalità
generali, che - in aggiunta a quelle del biennio - concorrono a definire
il quadro educativo e culturale dei trienni. Esse riguardano tutte le
discipline nel loro insieme, e con esse tutto ciò che rientra
nella esperienza scolastica degli alunni. In questo senso le finalità
possono essere intese sia come compiti affidati alla scuola e a tutti
i soggetti che in essa operano, sia come risultati complessivi che gli
alunni dovrebbero conseguire grazie ad una partecipazione consapevole
alla vita scolastica, di cui gli apprendimenti rappresentano un aspetto
sicuramente assai importante, ma non l'unico.
7. La rilevanza delle finalità generali all'interno del progetto,
comporta una specifica attenzione agli aspetti organizzativi della vita
scolastica e didattica, alla costante riflessione sugli effetti degli
interventi formativi. In questo senso è strettamente funzionale
alla realizzazione del progetto, ed alla sua stessa comprensione, l'approfondimento
di un ragionamento generale sulla programmazione, sulla verifica, sulla
valutazione, sull'orientamento, che al di là delle peculiarità
ed esigenze delle singole discipline costituisca patrimonio comune a
tutti i docenti, ed il terreno non compartimentato su cui essi sono
chiamati a muoversi.
8. Nel secondo capitolo sono riportati i piani di studio e le ipotesi
dei quadri orari degli indirizzi, così come sono stati stabiliti
al termine della elaborazione dei contenuti culturali e degli obiettivi
dei trienni.
9. Ciascun indirizzo è accompagnato da una nota che ha lo scopo
di sottolineare le componenti che concorrono a definirne l'identità,
attraverso il convergente apporto delle discipline presenti In tutti
i piani di studio e di quelle caratterizzanti. La lettura di questa
nota potrà essere utile sia ai docenti, sia agli studenti, per
il fatto di rappresentare, in forma sintetica, l'insieme delle sollecitazioni
e delle esperienze di studio attraverso le quali si verrà costruendo
l'identità culturale di ciascun soggetto in formazione, nonché
il ruolo di ciascuna disciplina nel progetto generale.
10. Nelle note ai piani di studio sono altresì indicate le competenze
professionali che si possono conseguire al termine della scuola secondaria
superiore, anche al fine di agevolare la ridefinizione delle terminalità
in sede legislativa, nonché le affinità con i titoli attuali
per la fase sperimentale che potrebbe attivarsi nei tempi brevi.
IL PROGETTO
1.1. L'impianto complessivo
Questo capitolo riprende e in buona parte riproduce il testo intitolato
"Il progetto" che si legge alle pp. 5/20 del vol. 56 di Studi
e Documenti degli Annali della Pubblica Istruzione" , integrandolo
allo scopo di comunicare le modifiche apportate all'impianto complessivo
dei nuovi curricula della scuola secondaria superiore.
1.1.1. Funzione educativa e culturale superiore
1.1.1.1. Il fine generale delle scuole di ogni grado e ordine è
la formazione dell'uomo e del cittadino. Anche la scuola secondaria
superiore, quindi, ha il compito di rispondere ai bisogni educativi
individuali e alle nuove esigenze di formazione poste dallo sviluppo
culturale, sociale ed economico. Deve però rispondere in modo
specifico e proporzionato alla fascia di età cui si rivolge,
cioè all'adolescenza e alla prima giovinezza.
1.1.1.2. In una situazione socio-ambientale caratterizzata da forte
complessità e da un accentuato pluralismo di modelli e di valori,
l'adolescente e il giovane manifestano il bisogno di esperienze culturali,
relazionali e sociali significative per la propria crescita, di un orientamento
che valorizzi e chiarifichi specifiche inclinazioni ed attitudini, di
un'identità personale in grado di interagire criticamente con
l'ambiente, di un aiuto per elaborare le proprie scelte valoriali e
per proiettarle sul futuro, di una guida per appropriarsi di criteri
di analisi e di strumenti di giudizio critico.
1.1.1.3. La scuola secondaria superiore risponde alle attese della fascia
d'età innanzi indicata per quanto riguarda lo sviluppo dei processi
cognitivi, le relazioni con gli altri e l'impegno preparatorio alla
vita sociale e produttiva con una più qualificata funzione educativa
e culturale. Essa postula un innalzamento quantitativo e qualitativo
del livello di formazione generale, sia come apertura a molteplici istanze
culturali, sia come migliore organizzazione delle conoscenze acquisite,
1.1.1.4. Assegnare alla scuola secondaria superiore una funzione educativa
e culturale più qualificata significa, in primo luogo, dare a
tutti i piani di studio uno spessore tale da comprendervi l'insieme
dei sistemi concettuali e simbolici con i quali l'uomo cerca di interpretare
se stesso e la realtà, dei sistemi espressivi attraverso i quali
prende forma l'esperienza vissuta e dei sistemi di azione che permettono
di dominare e di organizzare l'ambiente sociale e produttivo.
1.1.1.5. In secondo luogo, la maggiore qualificazione della funzione
educativa e culturale della scuola secondaria superiore sta nella esigenza
che a ciascuna disciplina del piano di studi (indipendentemente da astratte
o funzionali suddivisioni classificatorie del tipo: discipline comuni,
discipline di indirizzo, discipline professionali ecc.) sia data una
impostazione intenzionalmente culturale (cioè critica, riflessiva,
consapevole). In tal modo, sul piano metodologico, si garantisce a tutti
gli insegnamenti pari e alta qualità, indipendentemente dalla
appartenenza a una certa classificazione o a un determinato percorso
piuttosto che ad un altro.
1.1.1.6 La pedagogia e la didattica della scuola secondaria superiore
sono dunque costitutivamente pedagogia e didattica della cultura. Una
cultura da acquisire ed apprezzare per il suo intrinseco e gratuito
valore non meno che per la funzione che essa ha sul piano pratico.
1.1.2. Integralità e unitarietà dei piani di studio
1.1.2.1. Un piano di studi è sempre una interpretazione concreta,
in un determinato momento storico, di una teoria della cultura e della
scuola. In esso si definisce, infatti, ciò che una certa società
giudica che un cittadino debba sapere ex scuola. A giudizio della Commissione,
nell'attuale momento storico, è necessario modificare i criteri
di costruzione dei piani di studio della scuola secondaria superiore
definiti, per quanto riguarda il loro impianto culturale ed educativo,
nei primi decenni di questo secolo. Modificarli significa eliminare
i punti di debolezza (che ci sono) senza però abbandonare i punti
di forza (che tuttora essi conservano).
1.1.2.2. I punti di forza del vecchio impianto sono certamente
molti; ma è qui sufficiente ricordare i due principali. Nel settore
dei licei - più precisamente nel loro paradigma, il liceo classico
- la componente più forte è la ricchezza di potenzialità
formative data da un piano di studi in cui la riflessione critica sulle
idee, sulle visioni del mondo, sul senso della vita, sul contesto storico
ecc., capace di stimolare la formazione delle convinzioni personali,
dei riferimenti di valore e dei sistemi di significato, è favorita
dalla presenza di discipline quali le letterature, la storia (comprese
le " storie di" ) e la filosofia. Nel settore degli istituti
tecnici il principale punto di forza sta negli insegnamenti tecnologici
teorici e pratici, se e quando attraverso essi si dà spazio non
solo alla conoscenza efficace (saper fare), ma anche alla conoscenza
riflessa (sapere perché si deve fare così) e all'atteggiamento
progettuale.
1.1.2.3. I punti di debolezza degli attuali curricula non riguardano
aspetti di secondaria importanza. In primo luogo è da rilevare
che proprio il punto di forza del liceo è il punto di maggiore
debolezza dell'istituto tecnico e viceversa, tanto che appare ragionevole
ipotizzare una qualche forma di reciproca compensazione. Ma il problema
non sta solo in questo. La debolezza principale dipende dal fatto che
nei piani di studio di entrambi i tipi di scuola sono assenti o sono
scarsamente rappresentate componenti culturali ritenute oggi essenziali
per la formazione dell'uomo e del cittadino. Al liceo mancano del tutto
le componenti economiche, giuridiche e sociologiche, necessarie per
comprendere la realtà presente; nel contesto dell'impianto storicistico
non ha adeguato spazio la formazione scientifica, che è invece
parte molto rilevante della cultura e della vita contemporanea. L'istituto
tecnico risente soprattutto della prima debolezza del liceo, ma in parte
anche della seconda, almeno là dove la tecnica fine a se stessa
prende il sopravvento; debole, poi, è la presenza delle dimensioni
letteraria e storica ed è assente quella filosofica.
1.1.2.4. Le considerazioni precedenti portano ragionevolmente a ritenere
che l'inserimento nei piani di studio di tutte le componenti culturali
ritenute oggi essenziali per la formazione degli adolescenti sia una
scelta obbligata. Di conseguenza, nella progettazione dei piani di
studio, conviene sostituire aI criterio della parzialità, utilizzato
in passato, il criterio della integralità. Il termine integralità
indica che le componenti essenziali ci sono tutte e nello stesso tempo
non esclude la possibilità che ciascuna di esse sia presente
in proporzioni diverse.
1.1.2.5. Il criterio della integralità è il fondamento
sia della unitarietà della scuola secondaria superiore sia della
sua differenziazione, perché permette di ridurre le diversità
" di natura" senza eliminare le diversità " di
funzione" . Riduce le prime, perché diminuisce la distanza
tra due scuole - licei e istituti tecnici - pensate all'origine con
" nature" molto diverse; non elimina le seconde, perché
lascia spazio a diverse combinazioni delle componenti culturali essenziali
in rapporto alle diverse "funzioni" degli indirizzi.
1.1.2.6. L'unitarietà, oltre che su quanto detto al punto 1.1.1.5.,
si fonda anche sulle cosiddette discipline comuni. Nel biennio
esse sono state scelte in modo da costituire il sistema disciplinare
più adatto a soddisfare in misura sufficientemente completa (cioè
integrale) le esigenze di formazione della personalità dell'adolescente.
1.1.3. Differenziazione e identità specifica degli indirizzi
1.1.3.1. Fatta salva l'unitarietà d'ispirazione che caratterizza
la scuola secondaria superiore, le esigenze orientative e in senso lato
professionalizzanti alle quali essa deve soddisfare impongono
una differenziazione dei percorsi che, convenzionalmente, si
può introdurre mediante la scansione in indirizzi. Ciò
non contrasta con le idee esposte nei paragrafi precedenti. Infatti,
le caratteristiche di integralità e di unitarietà dei
piani di studio e l'esigenza di una formazione generale ampia e qualitativamente
migliore per tutti i giovani non implicano, ovviamente, che si debbano
studiare le stesse cose o che le diversità debbano ridursi a
un piccolo ventaglio di opzioni. La differenziazione di cui qui si parla
è una differenziazione sostanziale, che si traduce nella
definizione di curricula distinti e ben identificati, di pari qualità
culturale e formativa, quindi senza gerarchie predeterminate, La differenziazione
proposta è inoltre graduale, nel senso che le diversità
si accentuano lungo il percorso. Di conseguenza anche l'identità
specifica di ciascun indirizzo si manifesta, normalmente, con gradualità,
non solo attraverso la suddivisione in sub-indirizzi (come nel caso
dei tecnologici) a partire dal terzo anno, ma anche mediante la distribuzione
funzionale e ben proporzionata delle discipline e degli orari di insegnamento
lungo il quinquennio.
1.1.3.2. Ad evitare che la scansione in indirizzi si trasformi in settorializzazione,
provvede la presenza di un congruo numero di discipline comuni a
tutti gli indirizzi o ad alcuni di essi. La presenza di queste discipline
è particolarmente incisiva nel biennio, mentre il loro peso curricolare
decresce nel triennio, per garantire lo spazio indispensabile alle discipline
caratterizzanti via via che si procede verso il compimento del ciclo
degli studi secondari superiori.
1.1.3.3 . L'identità specifica dei singoli indirizzi non è
ovviamente legata soltanto alla presenza più 0 meno consistente
delle discipline caratterizzanti, cioè delle discipline di indirizzo.
Essa è determinata anche dalle proporzioni (di discipline, di
programmi e di orari) assegnate in ciascun piano di studi alle componenti
culturali essenziali (si veda il punto 1.1.2.4.). Queste componenti
si possono convenzionalmente raggruppare secondo la seguente tripartizione:
linguistico letterario artistiche, storico antropologico sociali, matematico
scientifico naturalistiche. Ai gruppi di componenti si possono far corrispondere
gruppi di discipline. Ad esempio, al primo gruppo si possono assegnare
Lingua e letteratura italiana, straniera, greca, latina, Arte, Musica;
al secondo, Storia, Filosofia, Diritto, Economia, Sociologia, Geografia;
al terzo, Matematica, Biologia, Chimica, Fisica, le Tecnologie, i Laboratori.
La tripartizione, ovviamente, è soltanto strumentale. Può
servire a valutare i rapporti quantitativi tra i raggruppamenti disciplinari?.
In tal modo si è in grado di fornire una prima precisazione dell'identità
di ciascun indirizzo,
1.1.3.4. L'identità specifica di ciascun indirizzo non è
tuttavia una questione primariamente quantitativa. Essa si manifesta
e si realizza soprattutto nel modo in cui vengono raccordati tra
loro i programmi di tutte le discipline, comuni e di indirizzo,
allo scopo di dare una coerente logica interna a ciascun curricolo.
Ciò evidentemente implica che tutte le discipline, anche quelle
comuni, ricevano una particolare "coloritura" in funzione
del loro inserimento sistemico nel contesto delle rimanenti. La coloritura
può essere leggera nei primi due anni, perché in questa
fase le differenze tra gli indirizzi sono limitate, ma è necessariamente
più carica nei trienni, perché in quel periodo il numero
delle differenze aumenta.
1.1.4. Terminalità e professionalità
1.1.4.1. La voce "terminalità" richiama l'idea della
conclusione, del compimento, del risultato. In effetti qui è
usata per indicare il grado di conclusività o di compiutezza
attribuito " per legge" ai diversi itinerari di studio. La
questione risulta immediatamente chiara se si considera come è
nato storicamente l'attuale ordinamento.
1.1.4.2. Il sistema scolastico secondario è nato, più
di cento anni fa, in forma dicotomica: da un lato l'istruzione
classica (scuole chiamate a dare una conveniente cultura letteraria
e filosofica" per accedere agli studi universitari), dall'altro
l'istruzione tecnica (scuole chiamate a dare " la conveniente cultura
generale e speciale" per accedere a determinate professioni). L'istruzione
classica venne dunque istituita " per legge" come percorso
aperto, cioè non conclusivo (nel linguaggio utilizzato in questo
testo si direbbe a terminalità molto debole). L'istituto tecnico
venne invece istituito come percorso chiuso, cioè compiuto (quindi
a terminalità molto forte). La spaccatura tra i due ordini di
scuola fu criticata aspramente fin dall'inizio, ma rimase nell'ordinamento,
anche perché era parzialmente giustificata, almeno di fatto,
dall'ordine delle cose, ossia dalla realtà sociale e dalla corrispondente
stratificazione dei livelli professionali. Nel tempo questo " ordine
delle cose" è cambiato. E cambiata invero anche la scuola,
almeno nei fatti se non ancora nelle leggi, e la tendenza del cambiamento
è verso la riduzione della dicotomia.
1.1.4.3. Va detto in primo luogo che la riduzione della dicotomia
non implica affatto una equiparazione del grado di terminalità
degli indirizzi. La realtà sociale e professionale non è
cambiata in modo così radicale. Ma certamente è necessario
scartare i valori estremi, vale a dire i gradi molto deboli e molto
forti di conclusività; quelli molto deboli perché ogni
itinerario formativo non può mancare di una certa valenza professionalizzante
utilizzabile in una attività lavorativa già dopo il quinquennio
di secondaria; quelli molto forti perché la scuola non li può
più raggiungere senza rinunciare ad una solida formazione culturale
generale, che, tra l'altro, fa superare all'individuo il blocco a volte
traumatizzante delle specializzazioni esasperate in un mondo del lavoro
in continua evoluzione, il quale richiede, appunto, disponibilità
al cambiamento. Eliminate le punte estreme, rimane una gamma di valori
intermedi entro i quali far variare le terminalità (i gradi
di conclusività) dei diversi indirizzi di studio. In questo modo
tutti i percorsi restano potenzialmente aperti ed anche Parzialmente
conclusi.
1.1.4.4. L'espressione "professionalità di base"
può riassumere bene il tipo di terminalità che la Commissione
propone per la secondaria superiore. Il " di base" indica
che si tratta di una formazione con caratteristiche di generalità
e di ampiezza, così come è richiesto dalla moderna professionalità
e dal mondo del lavoro. D'altra parte il richiamo alla professionalità
indica che non si tratta di una formazione generica e indifferenziata.
Ciò che, come dianzi accennato, viene escluso dall'orizzonte
della secondaria superiore, perché quasi totalmente illusorio
nel quadro attuale del mondo del lavoro e delle professioni, è
la specializzazione di livello superiore, che dovrà avvenire
dopo il compimento degli studi strettamente " scolastici"
. Non contrasta più di tanto con questa ipotesi neppure l'eventuale
esistenza (o mantenimento) di istituti a ordinamento speciale, tradizionalmente
con carattere più specialistico, perché è possibile,
all'interno della gamma di valori di cui si è detto sopra, collocarli
nella parte più alta senza che essi debordino.
1.1.4.5. La professionalità di base, descritta sopra in
termini strutturali, ha un significato preciso sul versante curricolare
e didattico. In particolare per l'istruzione tecnica, il confronto
fra i piani di studio attuali e quelli proposti dalla Commissione mostra
che i nuovi impianti curricolari (meno settoriali e più integrali,
aperti a molteplici forme del sapere e nello stesso tempo specificamente
orientati) rafforzano la formazione di base, generale e teorica. Questo
tipo di formazione costituisce il fondamento della " conoscenza
dei perché", dà una preparazione polivalente e flessibile
e assicura maggiori capacità di specializzazione successiva.
1.1.5. Continuità e orientamento
1.1.5.1. Il tema della continuità interessa esplicitamente
e primariamente i primi due anni della secondaria superiore. Continuità
è il termine qui utilizzato per richiamare l'attenzione su alcuni
aspetti importanti del passaggio dalla secondaria inferiore a quella
superiore, senza con ciò negare che in questo passaggio siano
anche da considerare elementi di discontinuità.
1.1.5.2. Il rinnovamento della secondaria inferiore ha proposto traguardi
formativi che dovrebbero costituire, in linea di principio, i
punti di partenza della secondaria superiore. Il forte numero di fallimenti
e di abbandoni, che si verificano soprattutto nel primo anno della secondaria
superiore, rivela chiaramente l'esistenza di difficoltà di vario
tipo che rendono l'affermazione precedente, in molti casi, solo parzialmente
confermata in linea di fatto. Una risposta concreta a queste
difficoltà deve partire da un accertamento degli effettivi risultati
conseguiti dagli studenti nella scuola media, per progettare gli opportuni
e graduali interventi atti a far sì che le differenze di partenza
non compromettano il conseguimento dei traguardi di arrivo. La continuità
non esiste, del resto, senza una gradualità.
1.2.5.3. La realizzazione di una dimensione orientativa della scuola
secondaria superiore è importante perché è specialmente
in questa fascia di età e di scolarità che il processo
orientativo, lungo e continuo, raggiunge un punto culminante. Essa.
presuppone l'assunzione dell'orientamento come una modalità
educati va intrinseca alla scuola in quanto tale, cosicché
tutte le attività curricolari che vengono svolte e tutte le relazioni
interpersonali che si costituiscono divengano esplicitamente orientative.
Ciò naturalmente non esclude, anzi richiede, l'apporto informativo
proveniente dall'esterno, perché questo serve a fondare su dati
realistici il progetto educativo elaborato nella scuola.
1.1 .5. 4. Le finalità generali dell'orientamento nella
secondaria superiore sono sinteticamente riconducibili alle seguenti:
la maturazione della identità personale e sociale e della capacità
decisionale; la chiarificazione e la pianificazione del futuro professionale
alla luce di un personale progetto di vita.
1.1.5.5. La scuola realizza le proprie finalità orientative principalmente
attraverso le discipline di insegnamento. Esse vanno utilizzate
per rilevare e sviluppare le attitudini, le capacita gli stili cognitivi,
le preferenze e gli interessi degli studenti. Ma la loro potenzialità
orientativa sta anche nel fatto che le conoscenze, le abilità,
le mappe concettuali e gli schemi procedurali appresi e sviluppati nel
corso degli studi sono, sia pure in condizioni diverse, gli stessi richiesti
dal mondo del lavoro e dalla società in generale, ché,
in ultima analisi, i piani di studio altro non sono se non una potente
formalizzazione e pedagogizzazione della cultura della vita e del lavoro.
Questa complessa mediazione affidata alle discipline non ha solo il
risultato di sostenere la motivazione all'apprendimento (che è
già di per sé un ottimo risultato ai fini dell'orientamento,
perché determina il successo scolastico e quindi l'autostima),
ma ha anche quello di portare al consolidamento o al cambiamento della
scelta fatta al momento dell'iscrizione al primo anno.
1.1.5.6. Un secondo e non meno importante mezzo di cui si serve la scuola
per raggiungere le finalità orientative è il tipo di
relazioni instaurate tra i soggetti che condividono l'esperienza
educativa. Accanto alle componenti cognitive hanno infatti rilevanza
le dinamiche emotive relazionali, che devono essere basate sulla reciproca
fiducia e stima. Da questo punto di vista sono da favorire tutte le
forme efficaci di coinvolgimento diretto degli studenti nella programmazione,
nella conduzione e nella valutazione delle attività didattiche,
nonchè in un processo che favorisca anche l'autovalutazione.
La capacita di auto-orientamento non nasce all'improvviso: è
frutto di esercizio, di prove e anche di errori, che l'educatore deve
saper guidare o correggere.
1.1.6. Biennio e triennio
1.1.6.1. Caratteristica della scuola secondaria superiore è
quella di strutturarsi su un arco quinquennale, all'interno del quale
sono previsti un biennio iniziale e un successivo triennio. La scansione
in biennio e triennio è suggerita dalla necessità di
procedere gradualmente verso una più accentuata differenziazione,
tenendo conto della inopportunità di costringere gli studenti
a scelte precoci nel periodo della prima adolescenza e della necessità
di rendere tali scelte sufficientemente reversibili qualora un più
preciso orientamento personale, o altre circostanze, dovessero consigliarlo.
Questa fondamentale esigenza deve d'altronde conciliarsi con l'esigenza
non meno essenziale di assicurare una effettiva propedeuticità
dei vari bienni rispetto ai trienni ai quali sono intrinsecamente orientati
dentro i singoli indirizzi.
1.1.6.2. I piani di studio dei primi due anni comprendono discipline
comuni a tutti gli indirizzi, discipline comuni ad alcuni indirizzi
e discipline specifiche di singoli indirizzi. Qui è sufficiente
considerare le innovazioni, non senza aver prima fatto notare che la
tripartizione è soltanto funzionale (serve a distinguere elementi
strutturali di unitarietà e di differenziazione) e non è
certo gerarchica. In nessun modo infatti si può sostenere che
le discipline comuni sono quelle più importanti o più
formative. Di per sé, addirittura, si potrebbe ragionevolmente
ritenere che non ci siano discipline più formative di altre,
perché la dignità formativa non è tanto legata
ai contenuti, quanto piuttosto al modo con cui i contenuti vengono proposti.
Se i contenuti sono insegnati e appresi in modo critico, riflesso e
consapevole, allora la dignità formativa è assicurata
indipendentemente dall'essere una disciplina totalmente comune, parzialmente
comune oppure di indirizzo.
1.1.6.3. Il criterio della integralità è applicato già
nei primi due anni. L'insieme delle discipline ricopre in maniera abbastanza
ampia i settori linguistico letterario artistico, storico antropologico
sociale, matematico scientifico tecnologico (settori assunti convenzionalmente
come rappresentativi di tutte le componenti culturali essenziali). Le
proporzioni tra i ricoprimenti settoriali sono naturalmente diverse
e questo corrisponde al fatto che è necessario assicurare una
prima differenziazione tra gli indirizzi. La presenza di Educazione
fisica e di Religione (per coloro che se ne avvalgono) completa il quadro
disciplinare, che così diventa un sistema adeguato di risposta
alle esigenze formative dell'adolescente. Proprio per coprire una lacuna
della formazione di base del cittadino in quanto tale è stato
inserito l'insegnamento di Diritto ed Economia, cui è
anche parzialmente assegnato il compito di un'educazione civica che,
per altri aspetti non strettamente cognitivi, riguarda trasversalmente
tutte le discipline e anche le dinamiche relazionali. Altre importanti
novità sono il potenziamento di insegnamenti artistici (Arte
e Musica) in alcuni indirizzi e del Laboratorio di Fisica e di Chimica
in altri.
1.1.6.4. Nei trienni gli equilibri fra i tre settori si differenziano
in modo più netto perché più manifesta diventa
l'identità specifica di ciascun indirizzo. L'integralità
resta comunque assicurata. Se si tiene infatti conto che una disciplina
può prestarsi a soddisfare più di una esigenza, è
chiaro che le componenti essenziali possono essere sufficientemente
rappresentate anche se a ciascuna di esse non corrisponde una disciplina
specifica. L'opportunità di non far mancare a tutti gli studenti
un supporto fondamentale alla riflessione critica e alla consapevolezza
dei significati ha suggerito di introdurre in tutti i piani di studio
un insegnamento di Filosofia con le finalità che accompagnano
i programmi di questa disciplina.
1.1.6.5. Quanto agli insegnamenti scientifici si è scelta
la soluzione di distribuirli nell'arco dell'intero quinquennio secondo
una successione giustificata primariamente da criteri didattici.
1.1.7. Gli indirizzi
Gli indirizzi di scuola secondaria previsti dal progetto della Commissione
sono i seguenti: classico, linguistico, socio psico pedagogico, scientifico,
scientifico tecnologico, economico-aziendale, linguistico aziendale,
agroindustriale, biologico, chimico, costruzioni, elettronica e telecomunicazioni,
elettrotecnica e automazione, informatico e telematico, meccanico, territorio,
tessile. Rispetto a quelli identificati nel vol. 56 di Studi e Documenti
degli Annali", la Commissione, anche in base alle richieste pervenute
dai rappresentanti del mondo del lavoro, ha ritenuto di proporre la
costituzione di nuovi indirizzi (biologico e linguistico aziendale)
e/o la modifica della intitolazione di alcuni di essi (informatico e
telematico).
1.1.8. Indirizzi tecnologici
Alla base delle riflessioni e delle scelte che hanno portato alla definizione
dei nuovi piani di studio per gli indirizzi tecnologici si colloca l'intreccio,
particolarmente accentuato in questi indirizzi, di tre principali
condizioni progettuali:
- le trasformazioni nella struttura delle professioni, che richiedono
una necessaria revisione degli itinerari formativi e delle professionalità
di base;
- il profondo mutamento dei saperi, della loro estensione, del rapporto
reciproco tra evoluzione delle conoscenze teoriche (in particolare
delle scienze sperimentali) e sviluppo dei processi tecnologici;
- la necessità di potenziare gli elementi di formazione generale
necessari per una migliore comprensione della realtà culturale
e quindi per un più responsabile inserimento nella vita sociale
e professionale.
È ovvio che in questi indirizzi il sapere tecnologico
sia oggetto specifico e obiettivo centrale dell'esperienza formativa.
Tuttavia è importante tener conto che l'attuale tipologia delle
professionalità legate alle nuove tecnologie e caratterizzate
da forte flessibilità, è compatibile unicamente con una
base formativa di ampio respiro culturale, che solo in un secondo
momento si può orientare verso specifici settori di specializzazione.
Una scelta di questo tipo ha ispirato anche le varie esperienze positive
maturate nelle sperimentazioni e, in particolare, in quelle assistite
dalla Direzione Generale dell'Istruzione Tecnica del M.P.I.. Esse però
hanno dovuto muoversi all'interno dei vincoli posti dall'ordinamento
esistente, mentre la proposta della Commissione, collocata nell'insieme
di una ridefinizione globale della natura di tutta la secondaria superiore,
rappresenta una fase di elaborazione più avanzata che porta "
a naturale compimento " l'esperienza della sperimentazione.
1.1.8.1. Tipologia, professionalità di base, specializzazione.
Gli indirizzi tecnologici proposti sono dieci. Essi risultano suddivisi
in questo modo:
- cinque nel settore industriale indirizzo chimico, indirizzo
elettronica e telecomunicazioni, indirizzo elettrotecnica e automazione,
indirizzo meccanico, indirizzo tessile;
- due nel settore costruzione e territorio: indirizzo costruzioni
e indirizzo territorio;
- uno nel settore agrario: indirizzo agroindustriale;
- due nel settore della produzione industriale dei servizi:
indirizzo biologico e indirizzo informatico e telematico.
Per ciascuno di questi indirizzi è stato progettato un piano
di studi mirato al conseguimento di una professionalità di
base in un determinato settore di attività produttiva, sulla
quale si possono innestare successivi percorsi di formazione specialistica.
Parlare di professionalità di base in un determinato settore
non significa evidentemente proporre la formazione ad una professionalità
generica e indistinta. Significa, al contrario, caratterizzarla con
percorsi formativi che sviluppino capacità logico-formali e linguistiche,
capacità di comprendere il cambiamento e di interagire con esso,
capacita di utilizzare le conoscenze per la soluzione di problemi, per
comprendere la realtà e per operare su di essa, capacità
di imparare a imparare, capacità di pensare per sistemi, di operare
su modelli, di affrontare situazioni complesse, prendere decisioni sulla
base di molte variabili ed in condizioni di incertezza, capacità
di progettare (analizzare e contestualizzare problemi, individuare risorse,
definire soluzioni, avviare procedure di valutazione-controllo) in situazioni
cooperative.
Tali elementi si costruiscono all'interno di ampie aree di sapere tecnologico
e comprendono anche la capacita di interazione con aree confinanti;
non contengono la dimensione specializzante. La professionalità
di base così connotata non è solo il prodotto dei singoli
saperi tecnologici ma è raggiunta dall'insieme delle attività
scolastiche e delle strategie formative in esse attivate attraverso
il concorso sinergico di tutti gli insegnamenti.
Il venir meno della finalità di specializzazione spinta nella
istruzione tecnica è giustificabile anche con la previsione di
attivare, contestualmente alla riforma della secondaria e secondo le
modalità indicate nel successivo capitolo terzo, percorsi
formativi post-secondari; di durata e consistenza variabili a seconda
del tipo di specializzazione e di sbocco professionale specifico.
Queste diverse possibilità traducono in realtà concreta
un principio di continuità tra esperienza di lavoro e di studio,
nel quadro di una strategia di formazione continua e in un'ottica prevalentemente
qualitativa piuttosto che quantitativa. Senza tali opportunità,
almeno in alcuni campi e/o livelli di professionalità, la formazione
risulterebbe incompleta nei termini di conoscenze anche operative di
alcuni processi e i giovani avrebbero una formazione che non consentirebbe
loro di assumere ruoli che presuppongano una padronanza specialistica
e sistematica di un particolare insieme di tecniche.
È opportuno comunque riaffermare che la maturità consente
di accedere al mondo del lavoro, in posizioni lavorative richiedenti
una buona preparazione di settore.
1.1.8.2. Caratteristiche comuni a tutti i piani di studio.
Le caratteristiche comuni ai vari piani di studio sono sostanzialmente
le seguenti:
- la presenza delle discipline di area storico linguistico letteraria
nel triennio, incrementata nell'orario e potenziata formativamente
dall'introduzione dell'insegnamento di filosofia: essa ha una duplice
funzione nel contesto formativo di questo gruppo di indirizzi dell'istruzione
pubblica: integra la formazione con rilevanti componenti del quadro
culturale della società contemporanea e potenzia, nella dimensione
formativa dello studente, alcune indispensabili inclinazioni riflessive
rispetto ai contesti dati; inoltre concorre alla comprensione di aspetti
di culture e civiltà diverse prevalentemente attraverso l'analisi
testuale di una varietà di testi che rispettino la gamma più
vasta possibile di argomenti e varietà linguistiche; conferisce
spessore alla percezione del presente presentando configurazioni mentali
e culturali diverse, nello spazio e nel tempo, e più comprensive
rispetto a quelle quotidianamente vissute; affina le abilità
linguistiche anche attraverso il confronto tra più linguaggi;
ad essa infine è assegnato il compito di ricoprire parzialmente
anche la dimensione espressivo-artistica;
- la collocazione nel triennio degli insegnamenti scientifici precedentemente
svolti nel biennio: la formazione scientifica, in una dimensione significativa
e autonoma, viene assunta anche come componente interna alla formazione
della professionalità di base, può garantire, al termine
del quinquennio, il raggiungimento di una maggiore flessibilità,
può partecipare a fornire una base significativa per le stesse
discipline tecnologiche, favorisce un approccio integrato tra scienze
e tecnologie, al fine di dare ulteriori strumenti di analisi dei sistemi
e dei processi che caratterizzano i vari settori;
- il rafforzamento dello studio della matematica;
- l'importanza assegnata alle tecnologie informatiche, sia come linguaggio
e sapere trasversale, sia come area culturale autonoma;
- la maturazione di una tendenza già in atto di trasformazione
delle " attività manuali" con carattere ripetitivo
addestrativo in "attività di laboratorio";
- la ristrutturazione degli insegnamenti tecnologici secondo suddivisioni
e aggregazioni disciplinari nuove ed una riorganizzazione dei contenuti
tale da recuperarne pienamente il valore culturale formativo, gli
aspetti metodologici, la funzione dei linguaggi e la contestualizzazione
storico economica del sapere tecnologico.
1.1.8.3. La professionalità del diplomato tecnico. -
Le caratteristiche di professionalità del diplomato tecnico che
occorre sviluppare, si possono ricondurre ad alcune capacità
generali quali:
- capacità di affrontare problemi anche senza il possesso di
procedimenti applicativi consolidati che si sostanzia nel saper affrontare
la ricerca e d'"invenzione" ed il nuovo e l'imprevisto;
- capacità di affrontare situazioni complesse;
- capacità di autonomia, di iniziativa, di autoapprendimento
e autoaggiornamento;
- capacità di esplicitare il proprio potenziale personale;
- capacità di portare a termine un compito assegnato;
- capacità di lavoro in équipe;
- capacità di autovalutazione.
D'altra parte è altresì necessario disincentivare:
- il conformismo come incapacità di affrontare situazioni
nuove e di impostare soluzioni innovative;
- l'eccessiva astrattezza come incapacità di imparare
da esperienze concrete;
- la passività come carenza del gusto di modificare
costruttivamente la realtà data e del coraggio intellettuale
di rischiare l'insuccesso;
- il settorialismo come incapacità di collegare le conoscenze
relative a campi e a discipline diverse e di concepire l'interdipendenza
delle variabili in gioco.
Si determina quindi la necessità di un 'iniziativa formativa
nuova e diversa da molte esperienze precedenti e non praticabile
in uno sviluppo separato delle singole discipline.
Si ritiene necessario aprire quindi un ambito di " ricerca/progetto"
, all'interno del curricolo, caratterizzato da un forte accento metodologico,
trasversale a tutte le discipline e da collocarsi ragionevolmente al
quarto e al quinto anno.
È palese che già gli anni precedenti devono contribuire
alla formazione di strumenti metodologici di base già avviati
alla sperimentazione concreta in piccoli " laboratori progettuali"
all'interno delle singole materie o, laddove possibile, già interdisciplinari.
Il metodo dei progetti, è del resto già adottato in alcune
interessanti sperimentazioni, sia come attività " trasversale
" in collaborazione tra varie discipline, come in questo progetto,
sia con spazi curricolari specifici. Ad esso è dedicata la sezione
1.4. del presente capitolo.
1.1.8.4. Validità del titolo di maturità. - L'esame di
maturità degli indirizzi tecnologici conserva, fino a quando
resteranno valide le norme vigenti, le stesse terminalità previste
negli attuali curricula al fine dell'accesso agli esami di stato per
l'esercizio delle libere professioni, dopo un periodo di praticantato
e/o dopo altri momenti formativi regolati per legge.
Agli effetti dell'art. 4 del DPR 41 9/1976, si propongono le seguenti
corrispondenze:
| Indirizzo Chimico |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Chimica
Industriale |
| Indirizzo Elettrotecnica e Automazione |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Elettrotecnica |
| Indirizzo Elettronico e Telecomunicazioni |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Elettronica
Industriale |
| Indirizzo Informatico e Telematico |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Informatica |
| Indirizzo Meccanico |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Meccanica
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Industrie Metalmeccaniche
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Meccanica di Precisione
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Termotecnica
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Costruzioni aeronautiche |
| Indirizzo Tessile |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Industria
Tessile
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Maglieria
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Confezioni Industriali
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Disegno di Tessuti |
| Indirizzo Costruzioni |
Maturità Tecnica per Geometra
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Edilizia |
| Indirizzo Territorio |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Edilizia
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Minerario
Maturità Tecnica per Geometra |
| Indirizzo Agro Industriale |
Maturità Tecnica Agraria |
| Indirizzo Biologico |
Maturità Tecnica Industriale indirizzo Tecnologia dell'Alimentazione |
1.1.9. Gli indirizzi economici
I profondi mutamenti politici, economici, sociali e culturali che hanno
investito negli ultimi decenni tutta la società civile, hanno
posto in evidenza l'urgenza di ridisegnare il progetto della scuola
secondaria superiore in tutti i suoi ambienti.
In particolare nell'ambiente economico si è riconosciuto che
la struttura e la diaspora degli indirizzi presenti attualmente nell'organizzazione
di ordinamento, sono inadeguate a dare una risposta alle esigenze culturali
e professionali della società attuale.
Per giungere a tracciare le linee degli indirizzi del settore, si è
proceduto ad una analisi puntuale di quanto è emerso dal dibattito
culturale che si è sviluppato sui lavori della Commissione e
si sono valutate le indicazioni emerse dal confronto con il mondo del
lavoro e delle professioni, anche alla luce delle prospettive europee.
Questi confronti hanno portato a modificare le decisioni precedenti
identificando:
" un indirizzo economico-aziendale nel quale sono stati potenziati
i contenuti giuridico amministrativi e gli aspetti relativi all'organizzazione
ed al controllo di gestione;
" un indirizzo linguistico aziendale caratterizzato dalla presenza
di due lingue straniere e quindi attento alle comunicazioni di impresa,
ai rapporti dell'impresa stessa con il mercato, le istituzioni e le
altre imprese in un contesto interculturale.
1.1.9.1. Validità del titolo di maturità. - L'esame
di maturità degli indirizzi economici conserva, fino a quando
resteranno valide le norme vigenti, le stesse terminalità previste
negli attuali curricula.
Agli effetti dell'art. 4 del DPR 4l9/ l976, si propongono le seguenti
corrispondenze:
| Indirizzo Economico Aziendale |
Maturità Tecnica Commerciale indirizzo Amministrativo |
| Indirizzo Linguistico Aziendale |
Maturità Tecnica per Periti Aziendali e Corrispondenti
in Lingue Estere |
>
1.1.10. I corsi ad ordinamento speciale
I corsi ad ordinamento speciale, dettati da particolari esperienze
formative, sono parte integrante della scuola secondaria superiore.
La durata nell'ordinamento speciale è legata al permanere delle
condizioni che li hanno definiti.
Per quanto concerne la posizione degli indirizzi ad ordinamento speciale
nei confronti degli indirizzi d'ordinamento, si precisa che:
a) i passaggi orizzontali tra indirizzi ad ordinamento speciale ed indirizzi
d'ordinamento e viceversa seguono la disciplina dei passaggi tra indirizzi
d'ordinamento;
b) l'accesso all'università, agli studi superiori ed ai pubblici
concorsi non subisce limitazioni di sorta in virtù del curricolo
specifico.
Per agevolare i passaggi da corsi ad ordinamento speciale ad indirizzi
d'ordinamento e viceversa, si adotteranno, nei limiti consentiti dagli
specifici curricula, le strutture orarie ed i programmi delle discipline
dell'area comune del presente progetto.
La struttura curricolare dei corsi ad ordinamento speciale dovrà
rispettare la configurazione dei corsi d'ordinamento.
In tale ottica saranno previste tre grandi aree disciplinari: una linguistico-letteraria,
una scientifica ed una di settore.
Il carico orario delle prime due aree rispetto alla terza andrà
gradatamente diminuendo passando dal primo all'ultimo anno di corso.
In particolare, la formazione culturale di base che si porrà
tra gli obiettivi dei singoli indirizzi avrà pari dignità
di quella conseguibile negli indirizzi di ordinamento, mentre nell'area
scientifica si dovranno avere curvature finalizzate all'ordinamento
speciale.
La professionalità conseguibile al termine del quinquennio, rispetto
ai corsi di ordinamento sarà, in genere, più mirata allo
specifico. Tale obiettivo può comportare carichi orari più
gravosi o accentuazione dell'aspetto tecnico-pratico di alcuni insegnanti
nonché l'utilizzo di eventuali moduli professionalizzanti senza
superare il tetto massimo delle 40 ore settimanali.
1.2. Le finalità generali
1.2.1. Le finalità generali di cui si parla in questo paragrafo
vanno lette in stretta connessione con il corrispondente paragrafo contenuto
nel vol. 56 di Studi e Documenti degli Annali P.I." più
volte citato, di cui costituisce una necessaria integrazione alla luce
di quanto è stato elaborato nella stesura dei programmi delle
discipline dei trienni. In effetti in quel paragrafo erano già
presenti tutti i riferimenti teorici necessari e molti elementi culturali
e formativi comuni all'intero quinquennio. È d'altronde logico
che il contributo della scuola secondaria superiore (e non solo delle
discipline oggetto di studio) allo sviluppo della personalità
di ciascuno studente vada comunque visto in una prospettiva che supera
le cesure interne, siano esse annuali, biennali o triennali. Processi
quali il potenziamento e la estensione del possesso motivato delle conoscenze
proposte dalle discipline, ovvero lo sviluppo delle capacità
di analisi, valutazione, rielaborazione del sapere, che rappresentano
finalità proprie della scuola secondaria superiore, richiedono
un impegno quinquennale.
1.2.2. La definizione delle finalità generali del triennio integra
l'impegno formativo del biennio, caratterizzandolo sul versante della
formazione di un soggetto colto, capace di riflettere in modo autonomo
e di esercitare un maturo senso critico rispetto alle più rilevanti
espressioni del pensiero umano, dall'antichità ai giorni nostri.
E ciò, sia per una progressiva elaborazione di un autonomo sistema
di riferimenti culturali e di valori, sia per un consapevole orientamento
alle successive scelte di studio e/o di attività professionale,
sia, infine, per una originale partecipazione, creativa e costruttiva,
alla vita sociale.
1.2.3. La presenza, in tutti i piani di studio, di discipline ad elevata
potenzialità critica e culturale definisce un quadro culturale
comprensivo di tutti gli elementi fondamentali necessari per dare un
senso alla esistenza individuale e per muoversi nella realtà,
con tutto l'apporto che può venire dalla riflessione sull'esperienza
umana, anche la più remota nel tempo e nello spazio, Allo stesso
modo ciascuna delle discipline di indirizzo tende ad orientare in modo
sempre più consapevole e meditato, e con sempre più concrete
esperienze di riscontro, le disposizioni proprie di ciascun soggetto.
1.2.4. La stessa scelta dei contenuti, a livello di triennio, rinforza
ed esplicita le finalità culturali e professionali della scuola,
in quanto utilizza al massimo le sollecitazioni provenienti da metodi
ed oggetti di ricerca culturalmente significativi, senza subordinare
gli argomenti da trattare all'acquisizione di competenze immediatamente
spendibili in una posizione di lavoro. Un processo formativo non può
infatti prescindere dall'attenzione allo sviluppo della personalità
né può esaurirsi nella identificazione del soggetto in
un ruolo professionale e neppure in una mansione lavorativa.
1.2.5. A livello di triennio assumono rilevanza formativa anche le finalità
professionali, che devono peraltro essere intese, coerentemente con
l'impianto generale del progetto, sia come stati d'essere (le professionalità
acquisite) sia come sistemi di disposizioni (qualità rilevanti,
positive e permanenti) che lo studente verrà costruendo in se
stesso attraverso lo studio e che i docenti sono impegnati a promuovere
attraverso una ragionata programmazione, individuale e collegiale, degli
interventi: nelle singole discipline, interdisciplinari e nell'ambito
delle aree di progetto.
1.2.6. A proposito delle finalità professionali, va precisato
che esse non possono in alcun modo affidarsi esclusivamente alle discipline
di indirizzo o alle curvature delle discipline comuni così come
le finalità culturali non sono esclusive di queste ultime. In
questo senso l'intreccio tra finalità educative, culturali e
professionali risulta strettissimo, in quanto ogni momento della esperienza
scolastica è intenzionalmente orientato e funzionale allo sviluppo
di una personalità capace di esercitare a pieno titolo i propri
diritti e doveri di cittadino, di operare responsabilmente ai livelli
adeguati alle competenze possedute, di autopromuovere la propria crescita
umana culturale e professionale, sia con ulteriori periodi di studio,
sia con una intelligente valorizzazione di ogni esperienza di vita e
di lavoro, purché vissuta in modo non superficiale né
passivamente subita.
1.3. Il quadro metodologico unitario: programmazione, verifica, valutazione,
orientamento
Nota preliminare
Il presente paragrafo va considerato il logico sviluppo di quanto è
stato già illustrato sullo stesso tema in relazione al biennio:
fermi restando i princìpi generali, appare utile riprendere un'analisi
dei fondamentali aspetti del percorso educativo e culturale affinché
più specificatamente essi siano visti nell'ottica del triennio,
caratterizzata dalla presenza più definita degli indirizzi.
L'intero quinquennio, peraltro, va considerato nella sua interezza,
quale svolgimento di un percorso informato ai criteri di coerenza e
di organicità, ripetutamente richiamati nella presentazione del
progetto, di cui costituiscono la essenziale connotazione.
Nei paragrafi successivi, si esporranno le linee generali regolative
dei tre aspetti d'un quadro metodologico unitario - parte integrante
del progetto - cui va aggiunta la riflessione sull'orientamento quale
intrinseca esigenza emergente dall'intero disegno formativo; è
peraltro necessario che si sottolinei quanto di questi aspetti è
peculiare alla natura e ai fini del triennio, poiché in esso
si afferma la caratterizzazione degli indirizzi, che nel biennio sono
solo preannunciati dalla presenza di discipline rappresentative.
Alla logica generale della programmazione, verifica, valutazione e orientamento
vanno poi aggiunte le annotazioni relative agli stessi temi, presenti
nei programmi delle singole discipline.
1.3.1. La programmazione
1.3.1.1. La programmazione è prevista, data la sua forte valenza
pedagogica, per tutti i gradi e ordini di scuola, dall'art. 4 del DPR
416/74, in cui si legge: "Il Collegio dei docenti ... in particolare
cura la programmazione dell'azione educativa anche al fine di adeguare,
nell'ambito degli ordinamenti della scuola stabiliti dallo Stato, i
programmi d'insegnamento alle specifiche esigenze ambientali e di favorire
il coordinamento interdisciplinare". Tuttavia, l'esigenza del rispetto
della legge non basta a creare convincimenti e a suscitare volontà
di consenso: se non si condividono principi di base, importanza della
funzione e motivazioni dell'attività programmatoria anche a livello
di scuola secondaria superiore, ogni sollecitazione e anche attuazione
in proposito rischiano di rimanere adempimenti separati che non coinvolgono
il contributo professionale e la sensibilità pedagogica di ciascun
docente.
Spesso, tuttavia, la programmazione resta un richiamo astratto e soprattutto
non trasferito in costante e salda pratica dell'azione docente. Nella
scuola secondaria superiore è frequente imbattersi nella scarsa
fiducia nei confronti della funzione della programmazione, ma ciò
può avere conseguenze negative nella realizzazione del progetto
educativo: il progetto, infatti, non va in porto senza un tracciato
di attività il cui fine sia la realizzazione al meglio del progetto
stesso.
1.3.1.2. Programmare, peraltro, non significa solo impostare il tracciato
limitandosi ad un impianto iniziale di base: ciò viene in parte
già fatto nella quasi totalità delle scuole all'inizio
dell'anno scolastico per definire, in seno al Collegio dei docenti,
linee comuni di comportamento su varie questioni interessanti la vita
della scuola: numero di prove scritte per disciplina, suddivisione del
programma nell'anno scolastico, proposte di attività extrascolastiche,
intese sulla giustificazione delle assenze ecc..
Si rende necessario, invece, che i Consigli di classe verifichino periodicamente,
a scadenze stabilite, anche il rapporto intercorrente tra finalità
generali e specifiche, obiettivi di apprendimento, contenuti e modalità
didattiche: l'importanza che viene data, nel progetto, agli obiettivi
di apprendimento con il carattere di prescrittività in ciascuna
disciplina, consente di definire questa una programmazione " per
obiettivi " in quanto, dal loro raggiungimento o meno, si desume
il successo o l'insuccesso dell'azione didattica. Le attività
programmatiche sono, dunque, intenzionalmente rivolte a realizzare un
percorso scolastico in cui gradualmente si conseguano gli obiettivi
prefissati, ritenendo peraltro contenuti e modalità didattiche
gli strumenti idonei a tale scopo.
Senza minimamente sminuire la responsabilità di ciascun docente
e la sua libertà di insegnamento, in tale periodico confronto
si potranno registrare:
a) i contributi portati da ciascun docente, anche in vista di funzionali
attività pluridisciplinari;
b) il grado di raggiungimento degli obiettivi proposti anche al fine
di assumere le necessarie decisioni sul piano della programmazione didattica;
c) i ritmi e le modalità dello svolgimento dei programmi così
da poter realizzare utili momenti di raccordo fra le varie discipline
a tutto vantaggio degli studenti, anche in vista del conseguimento delle
finalità educative, culturali, generali e specifiche, di ogni
indirizzo scolastico;
d) gli elementi atti a chiarire l'identità di ogni studente nella
qualità e quantità delle sue prestazioni e nel ritmo della
sua crescita personale e sociale così che sia possibile giungere,
nei traguardi intermedi e in quello finale, ad una valutazione che tenga
conto del rapporto " obiettivi-contenuti" anche in funzione
del raggiungimento della professionalità di base richiesta dall'indirizzo
e della acquisizione di competenze per un eventuale successivo inserimento
in corsi post-secondari oltre che del livello culturale gradualmente
acquisito.
Al Consiglio di classe spetta studiare e definire anche i criteri per
far vivere agli studenti la realtà in cui essi operano, creando
le condizioni per razionali e positivi contatti con l'extrascuola.
1.3.1.3. Il Consiglio di classe è la sede propria della programmazione,
ma esso non deve restare disarticolato dall'attività di coordinamento
del Collegio dei docenti. A quest'ultimo spetta la individuazione dei
criteri di fondo della programmazione, in ordine al conseguimento delle
finalità educative e culturali, generali e specifiche di ogni
indirizzo.
In tal modo, la programmazione si rivela un momento qualificante della
professionalità docente e dell'attività della scuola:
il lavoro compiuto - analisi, riflessioni, proposte - consente l'esperienza
dei confronti e della condivisione di responsabilità, ben difficili
se si ha della propria funzione una concezione monocratica.
Secondo il progetto, la programmazione deve tener conto della peculiarità
del triennio, la quale consiste nel maggiore spazio attribuito alle
discipline di indirizzo e, quindi, al soddisfacimento di interessi che
vanno via via sempre più differenziandosi in termini di maggiore
approfondimento delle conoscenze di settore, di acquisizione di competenze
specifiche, di più definito orientamento della cultura, anche
professionale, dei singoli individui.
Nel progetto, tale processo di progressiva differenziazione è
tuttavia strutturato in modo che l'integralità resti comunque
assicurata, sia in virtù della permanenza, in tutti i piani di
studio, delle componenti culturali essenziali (linguistico letterarie
e artistiche, storico antropologico sociali, matematico-scientifiche)
sia in virtù di un'identica impostazione metodologica e critica
di tutti gli studi. E perciò necessario che l'attività
di programmazione assuma il principio della integralità come
riferimento irrinunciabile anche in rapporto alle singole discipline.
1.3.2. La verifica
La verifica inserita nel rapporto programmazione-valutazione riguarda
le modalità e gli strumenti di osservazione e di registrazione
dei risultati di apprendimento da parte degli studenti. Non coincide
con la valutazione ma offre ad essa gli elementi fondanti per esprimere
il giudizio valutativo.
La verifica è parte integrante sia del processo programmatorio
che di quello valutativo, tanto più necessaria quanto più
gli studi diventano complessi e impegnativi e ai giovani si chiede di
dar prova di capacità che rivelino la progressiva maturazione
raggiunta: l'analisi deve trovare la sua unita nella sintesi; le conoscenze
acquisite organizzarsi e sistemarsi per diventare cultura; le esperienze
culturali, sociali, personali, ampliarsi e arricchirsi nel pensiero
critico; le scelte di vita chiarirsi e definirsi in responsabile consapevolezza:
traguardi, questi, che come è ovvio, vengono raggiunti in misura
e tempi diversi da un soggetto all'altro, ma il cui conseguimento è
collegato oltre che alle specifiche capacità di ciascuno, anche
alla qualità del servizio scolastico.
La verifica è la necessaria premessa per il doveroso accertamento
dei livelli raggiunti, ma anche per l'attivazione di interventi differenziati
per fini e modalità, in vista del miglioramento della qualità
del processo e della piena valorizzazione delle potenzialità
di ogni studente.
1.3.2.1. La verifica, per essere correttamente interpretata, deve però
tener presenti taluni indicatori, atti ad evitare incompletezza e genericità,
la cui influenza danneggia, spesso irreversibilmente, anche la fondatezza
e la precisione del successivo atto valutativo. Pertanto la verifica
assume un valore sostanziale nella dinamica del rapporto insegnamento/apprendimento.
Per la sua realizzazione si potrà ricorrere a forme anche molto
diverse, da quelle delle prove tradizionali, purché consentano
periodici e rapidi accertamenti del livello raggiunto dai singoli e
dalla classe in ordine a determinati traguardi formativi generali e
specifici sul piano della formazione delle capacità e su quello
dei risultati conseguenti alla loro attivazione.
Una descrizione di questi strumenti di verifica è stata proposta
per quasi tutte le discipline e si trova in calce alle rispettive indicazioni
didattiche.
1.3.2.2. La verifica non è atto unilaterale ma, frutto della
cooperazione fra docenti e studenti, consente agli uni come agli altri
di fare il punto dello stato di avanzamento del processo culturale e
di trame utili conclusioni in ordine ai tempi e ai modi della programmazione,
sollecitando una più intensa collaborazione in vista degli esiti
finali.
Di notevole importanza è la identificazione di strumenti di accertamento
idonei a verificare i livelli di conseguimento degli obiettivi proposti,
disciplina per disciplina, nel quadro delle finalità generali
e specifiche.
1.3.2.3. Le prove di verifica, somministrate nel corso dell'anno scolastico,
rappresentano l'obiettiva documentazione del processo di valutazione,
sia intermedio che finale.
Pertanto, esse devono essere di diversa natura, anche per rispondere
alla specifica identità delle varie discipline. Occorre predisporre
nel corso dell'anno prove scritte anche per quelle discipline che non
ne prevedono l'esecuzione in quanto tuttora classificate come materie
" orali" : in realtà, le verifiche scritte organizzate
nelle forme ritenute didatticamente più efficaci (compresi i
test a risposta chiusa o multipla, i quesiti a risposta breve, i questionari,
le relazioni, illustrazione di tecniche e procedure di "problem
solving" ecc.) - e anche quelle pratiche, grafiche e scritto/grafiche
per le discipline che per la loro natura ne legittimino la somministrazione
- rappresentano uno strumento di documentazione per stabilire, insieme
con le verifiche orali, i livelli raggiunti dagli alunni nei vari obiettivi
di apprendimento. Fermo restando che negli scrutini intermedi il voto
verrà assegnato secondo la vigente normativa (uno solo se la
disciplina prevede solo la prestazione orale, due se la prevede scritta
e orale), resta inteso che il voto finale sarà unico, sintesi
del risultato di prestazioni debitamente verificate mediante la varietà
intenzionale delle prove di verifica. Le prove scritte, inoltre, vanno
registrate via via nel registro personale del docente, a testimonianza
della effettuazione di esse e della loro gradualità, tempestività
e intenzionalità.
Si ribadisce l'importanza - per consentire un completo procedimento
didattico - di disporre, nel corso dell'anno scolastico, di prove scritte
anche nelle discipline cosiddette " orali" .
Comunque, nella prospettiva di istituzionalizzazione dei piani di studio
di questo progetto, si auspica, anche ai fini della certificazione e
valutazione delle prove scritte nelle discipline orali, che si proceda
in tempi brevi ad una attenta riflessione in merito, tenendo conto anche
della conseguente, inevitabile connessione con gli esami di riparazione
tuttora esistenti e con quelli di idoneità.
1.3.2.4. In questa ottica non va sottovalutata la necessità di
attenersi ad alcuni criteri metodologici concernenti il rapporto tra
tipo di esercitazioni, fini e ambiti dell'accertamento, giusta proporzione
tra complessità della prova, tempo assegnato e punto cui si è
giunti nello svolgimento della programmazione, nonché la individuazione
delle prove in rapporto ai livelli di partenza per singole discipline
e per discipline interagenti.
Qualsiasi tipologia di prove venga adottata, è essenziale che
i dati raccolti vengano attentamente studiati dal Consiglio di classe
al fine di raccogliere tutti gli elementi atti a orientare l'azione
didattica e a rimuovere le cause d'un insuccesso, mediante idonei interventi.
1.3.3. La valutazione
1.3.3.1. Nei programmi dei primi due anni della scuola secondaria superiore
la valutazione è stata definita un processo posto sotto il segno
della continuità diacronica e sincronica e della trasparenza,
in un clima di fiducia reciproca tra docenti e studenti.
Mentre si conferma la validità di questo impianto, se ne evidenzia
la particolare rilevanza per il triennio anche al fine degli esiti cui
deve essere sollecitato ogni alunno.
L'interazione continua fra programmazione, verifica, valutazione e orientamento
presuppone la valida intesa all'interno del Consiglio di classe ed una
convergenza di fini pedagogici e di criteri metodologici e didattici
anche nel campo della valutazione affinché essa sia il più
possibile aderente all'effettivo processo di apprendimento dello studente
e alla sua identità personale.
Concorrono a determinare il giudizio valutativo sia le verifiche sull'andamento
didattico sia la considerazione delle difficoltà incontrate e
delle prestazioni offerte anche in rapporto alle finalità culturali
ed educative della scuola e dello specifico indirizzo.
In questo quadro la valutazione è atto tanto complesso e di così
notevole responsabilità da non potersi esprimere pienamente nel
solo voto numerico, che, necessario per i suoi effetti giuridico amministrativi,
in realtà è inadeguato a comunicare il profilo qualitativo
dell'apprendimento e dei suoi esiti.
1.3.3.2. La scuola, prefigurata nel progetto, richiede una valenza educativa
di ogni suo momento, e, quindi, anche di quello della valutazione. A
tal fine si deve tener conto non solo del risultato nello studio in
ogni singola disciplina, ma anche nel progressivo sviluppo della personalità
e delle competenze via via conquistate sui vari piani: cognitivo, valutativo,
decisionale, operativo, relazionale, ecc..
1.3.3.3. Una riflessione approfondita sulla fisionomia duna classe e
dei singoli componenti di essa - tanto più se tra questi si rivelino
casi problematici o addirittura difficili - non può non essere
oggetto della disamina periodica dei docenti.
Confrontare le prestazioni e i comportamenti degli studenti, così
come sono visti e interpretati dai singoli docenti, è esercizio
utile per individuare elementi e dati spesso in contrasto, ma di cui
esiste sempre una motivazione, che va colta, per rimuovere, ove possibile,
gli effetti dannosi.
La valutazione è dunque processo che s'inserisce nel vasto e
composito itinerario scolastico; pertanto, nel seguire e documentare
le fasi di crescita dello studente, occorre cogliere sintomi e manifestazioni
di quelle fasi, affinché il momento valutativo - intermedio o
finale - sia ricco di ogni apporto che giovi alla maggiore chiarezza
e completezza del giudizio.
A questo proposito, pur nel rispetto della responsabile autonomia dei
docenti, può essere utile richiamare quanto già fatto
oggetto di riflessione sulla valutazione nel biennio; il coinvolgimento
degli studenti nella linearità e fondatezza dei criteri di valutazione
- nel senso di chiarire ad essi tali criteri e informarli dei voti conseguiti
nelle loro varie prestazioni - è non solo un efficace stimolo
alla loro responsabilizzazione, ma anche un elemento di reciproca fiducia,
non emozionale, ma razionalmente consapevole.
Un procedimento del genere è tanto più motivato in quanto
si riferisce a giovani che devono via via acquistare il senso di sè
e del proprio operato, in virtù delle esperienze che l'età
e il clima educativo consentono di fare; la valutazione li riguarda
direttamente e sembra anche giusto che essi non ne ignorino la logica
e i conseguenti effetti pratici.
1.3.4. L'orientamento
L'orientamento del biennio si configura come processo formativo continuo,
calato all'interno della programmazione curricolare, finalizzato alla
maturazione di quell'identità culturale e sociale dei soggetti
che è presupposto d'una successiva matura capacita di scelte
professionali.
Il triennio vede insieme il consolidamento del processo di acculturazione
caratterizzato soprattutto da un'esplorazione sistematica di aree del
sapere e una più puntuale definizione della scelta professionale
in relazione alle finalità e alla caratterizzazione stessa degli
indirizzi, che nello sviluppo della professionalità di base pongono
il presupposto di successive specializzazioni post secondarie e universitarie.
Quattro sono le componenti fondamentali del processo orientativo nel
triennio:
a) l'acquisizione di una identità psicologica e sociale sufficientemente
matura per consentire ai soggetti di interagire con l'ambiente circostante
mantenendo un controllo razionale delle variabili (opportunità,
condizionamenti, ecc.) che incidono sui processi decisionali;
b) il perfezionamento e il consolidamento degli strumenti culturali
propri della formazione secondaria, idonei a produrre una forma mentis
aperta al cambiamento e all'innovazione;
c) una prefigurazione dei ruoli lavorativi e delle abilità progettuali,
decisionali e relazionali che essi comportano;
d) l'acquisizione di una sufficiente padronanza delle informazioni e
delle fonti, indispensabili all'ingresso nella vita attiva.
È opportuno sottolineare ancora una volta come debbano essere
presenti le due componenti del processo orientativo all'interno della
scuola, l'informazione e la formazione. L'informazione sulle dinamiche
del sistema professionale e sui percorsi formativi che a questo si connettono
nel corso del triennio è destinata ad assumere una configurazione
sempre più tecnica e puntuale.
A questo scopo è quanto mai indispensabile la presenza di personale
esterno alla scuola proveniente dal mondo del lavoro e delle professioni
o della formazione superiore (universitaria e non), come pure sono da
incentivare tutte le forme di esperienza diretta del lavoro attraverso
stage presso aziende, visite guidate, ecc.
Il processo formativo/orientativo deve essere finalizzato ai seguenti
obiettivi:
- formazione di capacità progettuali e di scelta attraverso
un processo di conoscenza di sé, delle proprie capacita e attitudini,
allo scopo di suscitare e sviluppare le capacita di auto-orientamento,
garanzia d'una fondata consapevolezza non solo del principio ma anche
delle modalità e degli strumenti validi per un corretto processo
orientativo;
- analisi dei processi di comunicazione e sviluppo di capacità
relazionali (lo stesso gruppo può diventare un'utile palestra
per l'esercizio di tali capacita);
- capacita di utilizzare le esperienze via via acquisite - nella scuola
e fuori di essa - per poterne ricavare gli elementi più utilmente
spendibili e servirsene con consapevolezza nell'operare le proprie
scelte.
La metodologia di intervento mira a potenziare alcuni tratti fondamentali
della personalità come sicurezza di sé, autonomia e decisionalità,
proiezione verso il futuro, socialità ed elaborazione critica
di un proprio sistema di valori.
Essa si dispiega attraverso diverse modalità di intervento didattico
qui di seguito indicate a mero titolo di esempio:
1. la trasparenza dell'azione didattica e valutativa (responsabilizzazione
degli studenti nella messa a punto degli obiettivi, delle scadenze temporali,
con verifica della fattibilità e dei risultati in termini di
acquisizione di conoscenze, abilità e competenze);
2. la partecipazione e responsabilizzazione degli studenti in merito
alle attività scolastiche e parascolastiche;
3. la predisposizione e l'utilizzo di nuove metodologie per la presa
di coscienza e l'autoidentificazione come premessa all'auto-orientamento
(simulazione, role play, test sociometrici).
1.4. L'area di progetto
1.4.1. L 'esigenza
Il principio della unitarietà del sapere e del processo di educazione
e formazione culturale, assunto nella proposta qui presentata, deve
trovare una sua esplicita e specifica affermazione anche nella attuazione
di un'"area di progetto " che conduca al coinvolgimento e
alla concreta collaborazione interdisciplinare estesa ad alcune e/o
a tutte le discipline.
Al di là di iniziative più limitate, realizzate nel corso
del quinquennio da gruppi di docenti, occorre, pertanto, che nel corso
del triennio sia attuato almeno un "progetto" di ricerca "interdisciplinare
" , di ampiezza e durata variabile, che affronti un tipico tema
della conoscenza o un problema pratico rappresentativo di una classe
di problemi di rilevante interesse.
In ogni caso i progetti orientati ad un problema della conoscenza debbono
parzialmente contenere un nucleo operativo e quelli orientati ad un
problema pratico debbono essere inseriti in un significativo contesto
culturale.
1.4.2. Le motivazioni
Si tratta di una proposta la quale, per la convergenza di conoscenze
diverse che comporta, si presenta come una innovazione che corona il
suggerimento assunto nei vari programmi di privilegiare una "didattica
per problemi".
La realizzazione di tale area si attua normalmente in alcune fasi che
si possono così distinguere:
- analisi della " situazione" che il progetto intende affrontare;
- eventuale ricerca di schemi o modelli interpretativi;
- individuazione delle discipline e/o delle tecnologie da coinvolgere;
- soluzione del problema con l'aiuto di particolari strategie euristiche,
ivi compresa la produzione, a seconda dei casi, di strumenti di indagine
e di sperimentazione o di prototipi tecnici e, in ogni caso, di materiali
di documentazione.
I problemi possono essere di natura e ordine del tutto diversi: conoscitivo,
applicativo, tecnologico, informatico, economico, di ricerca operativa,
di programmazione lineare, di organizzazione e catalogazione, di valutazione
comparata dei vari linguaggi (storico naturali, formali, artificiali,
. ..).
Un simile itinerario offre l'occasione per dar vita ad un'analisi strutturale
ed epistemologica comparata delle discipline coinvolte e ad una valutazione
delle varie forme in cui si può presentare la loro "interazione"
.
Si consideri, tuttavia, che sul piano didattico, gli studenti dovrebbero
essere messi in grado di ripercorrere l'itinerario tipico della ricerca,
senza accontentarsi di utilizzare passivamente le indicazioni dei manuali
e dei trattati.
Non solo, ma avverrà anche che le situazioni prese in considerazione
potranno, specie negli indirizzi non tecnologici, essere affrontate
con metodologie e strumenti non necessariamente identificabili con quelli
più avanzati della ricerca scientifica e tecnologica.
Si tratta in definitiva di: dar vita ad una "ricerca-azione
" che muova dall'interno delle situazioni per individuare i problemi,
le procedure, i modelli, i linguaggi, le tecnologie, le analisi che
portano in itinere alla consapevolezza epistemologica e al riconoscimento
delle identità disciplinari; nonché alla soluzione dei
problemi.
Tutto questo concorre, a sua volta, a fare dell'insegnante un autentico
" ricercatore" ed a favorire la scoperta, da parte degli alunni,
della tendenziale convergenza fra epistemologia e didattica disciplinare.
La ricerca " scientifica" si è sempre valsa di procedure
e strategie " euristiche " e queste devono perciò trovare
corpo nella prassi dell'insegnamento.
L'area di progetto per una ricerca interdisciplinare vuole offrire,
a tal fine, una occasione importante: la sua finalità primaria
è quella di offrire agli alunni un aiuto più concreto
e ravvicinato per riconoscere valori, metodi, procedure, linguaggi,
confini disciplinari e, soprattutto, il sempre più importante
ed essenziale ruolo delle tecnologie nella cultura e nella realtà
contemporanea.
Tutto ciò vale per mostrare la difficile costruzione della "
relativa oggettività " delle conoscenze, la sua dipendenza
dal livello teorico di riferimento, dall'interazione fra apparato conoscitivo
del soggetto e situazioni empiriche, dall'estensione della rete di interazioni
cui partecipa l'"oggetto " considerato, dal tempo storico,
sociale, culturale in cui avviene l'indagine.
E però, durante tale processo, il fascio delle discipline o delle
tecniche coinvolte converge o diverge a seconda del carattere sintetico
o analitico delle distinte fasi della ricerca. Per questo si dovrà
prevedere una collaborazione progettuale che dia spazio sia a momenti
di, lavoro seminariale, sia a percorsi più analitici nei distinti
ambiti disciplinari o tecnologici.
La scienza, malgrado le crisi ricorrenti dei suoi ("paradigmi")
e l'esasperazione dei suoi linguaggi specialistici pur necessari, vive
da tempo l'esigenza della ricomposizione del reale e quindi della prassi
interdisciplinare.
La " ricerca interdisciplinare " , lungi dal confondersi col
semplice apporto "multidisciplinare" , studia la natura di
tali apporti, le delicate interazioni e i raccordi fra le discipline,
la riscoperta di analogie strutturali fra esse, la loro genesi.
Alcuni esempi danno l'idea più concreta di questo processo. Si
veda, ad esempio, la nascita di sempre nuove discipline, dette "composite"
o di "confine", quali chimica-fisica, fisica-matematica, psico
linguistica, psico-pedagogia, bio-chimica, bio-etica, geo-chimica, geo-fisica
e ai fitti collegamenti tra discipline storiche (storico archeologiche,
storico artistiche, ecc.) e discipline economiche e dell'ambiente.
1.4.3. I metodi
La interdisciplinarità si può realizzare in vario modo.
Tradizionalmente sono stati i modelli matematici ad offrirsi per descrivere
in termini quantitativi o qualitativi un fenomeno, un evento, uno stato:
si pensi al ruolo del concetto di funzione, ai modelli matematici di
proporzionalità per descrivere un'intera classe di fenomeni fisici,
alla dialettica fra misura matematica e misura fisica, ai modelli che
intervengono per descrivere qualitativamente la "stabilità
strutturale " e gli eventi "morfogenetici".
E, ancora, si consideri il ruolo di certe teorie matematiche al servizio
di discipline diverse, come ha cercato di illustrare la teoria dei "sistemi",
ovvero il concorso di discipline diverse nella spiegazione (comprensione)
di fenomeni.
Sarebbe tuttavia povero l'esito di una pratica interdisciplinare se
questa si limitasse a favorire un semplice scambio di conoscenze; essa
deve offrire l'occasione per quel tipo di analisi che dianzi si è
tentato di riassumere e ciò richiede una meditata riflessione
sugli apporti che l'interdisciplinarità ha assunto sia dalle
teorie " genetiche", sia dalle conoscenze messe in luce dallo
strutturalismo. Non solo, ma è proprio seguendo questa ispirazione
metodologica che si vedono di fatto scomparire pretese discriminazioni
di qualità e di merito fra formazione umanistica e scientifico-tecnologica,
secondo lo spirito di questo progetto di riforma.
Ciò va tenuto particolarmente presente nei progetti tecnologici
nei quali l'interdisciplinarità sembra potersi realizzare solo
e soprattutto come interazione di tecniche diverse di tipo chimico,
meccanico, elettromagnetico, elettronico, e non anche attraverso il
loro confronto con i valori dell'uomo e dell'umanità.
Più complessa e interessante, anche se assai spesso trascurata,
diviene la scoperta del ruolo dei vari linguaggi storico naturali, matematici,
formali, artificiali nella descrizione, sistemazione, spiegazione scientifica,
così come quello della pratica scientifica in concorso della
formazione linguistica.
Va ribadito che la pratica delle azioni concrete, la ricerca e la individuazione
della proprietà degli oggetti, la considerazione delle interazioni
che li coinvolgono, le definizioni operative dei concetti, le osservazioni
dei fenomeni, l'esercizio della descrizione e i tentativi di spiegazione
dei fenomeni stessi, sono occasioni da non perdere nell'intero percorso
dell'istruzione anche ai fini della formazione linguistica.
A tal fine infatti, la ricomposizione del processo conoscitivo, l'elaborazione
dei primi schemi progettuali, la pratica delle strategie euristiche,
l'intervento delle tecniche e delle tecnologie specificate devono realizzare
un processo convergente e costruttivo.
Si pongono perciò su questo fronte tematiche generali che fanno
riferimento sia alle "tipologie delle culture", sia alla "simbolizzazione
del pensiero" e alla "specializzazione dei linguaggi".
1.4.4. I temi
I temi della ricerca devono inevitabilmente avere carattere generale
e quindi riguardare tipici "problemi della conoscenza-o tipiche
" classi di problemi pratico tecnologici". Sul primo versante,
in concreto, gli studenti possono scoprire e ricostruire " quando,
dove e come" (attraverso quali esperienze e con quali strumenti)
siano state raggiunte determinate conoscenze e quali conseguenze ne
siano derivate nei più diversi ambiti della vita umana.
A titolo puramente indicativo si propongono alcuni esempi:
- la varietà e l'evoluzione dei sistemi di numerazione dell'antichità
e dell'età contemporanea e i rapporti tra linguaggio storico
naturale e linguaggi formali e delle macchine.
- il rapporto tra le risorse naturali, la loro esauribilità,
le modalità di utilizzazione e l'organizzazione delle società
umane.
Sul secondo versante gli studenti sono messi in grado di scoprire e
ricostruire quale sia stata, e sia anche oggi, la rilevanza culturale,
sociale e tecnologica della classe di problemi considerata e quali siano
le possibili soluzioni giungendo anche a proporre una personale ipotesi
di soluzione sviluppata, se possibile, fino alla sua realizzazione.
Sempre a titolo puramente indicativo si propongono quattro esempi:
- la simulazione del traffico in ambiente urbano come esempio di studio
di un sistema complesso con modelli probabilistici;
- il problema della produzione in serie ed automatizzata di oggetti;
- il restauro di un manufatto ed il problema del recupero dei beni
culturali;
- l'automazione con mezzi informatici di un servizio interno alla
scuola ed il problema del rapporto fra tecnologie ed attività
umane.
1.4.5. Le procedure di ricerca
La fase di avvio dell'area di progetto può essere collocata
al IV anno fermo restando che la sua parte più significativa
si svilupperà e si concluderà nel V anno. Il tempo complessivo
da destinare a tale ricerca non dovrà superare in linea di massima
i quattro mesi salvo, in alcuni casi di indirizzi tecnologici, e sarà
ricavato dalla somma del monte ore riservato alle singole discipline
coinvolte.
1.4.5.1. Si può supporre che l'attività relativa a quest'area
inizi, nell'ambito della programmazione educativa e didattica, con una
riunione del Consiglio di Classe specificamente dedicata alla definizione
di un " progetto preliminare " sulla base delle proposte precedentemente
espresse dai vari docenti. Detto progetto preliminare deve passare successivamente
ad una " analisi di fattibilità" che metta in luce
la natura e l'ampiezza delle varie risorse necessarie alla sua realizzazione,
È importante che tale fase preliminare si sviluppi con molto
anticipo rispetto all'attuazione in classe, in modo da garantire il
reperimento delle risorse.
1.4.5.2. Tra le risorse dovranno essere definite: le competenze necessarie
ad affrontare i molteplici aspetti della ricerca; i compiti da affidare
agli insegnanti ed eventualmente ad esperti esterni; le modalità
e i tempi necessari; i momenti da destinare all'analisi dello stato
di avanzamento della ricerca e le modalità di comunicazione dei
suoi esiti; i criteri di verifica.
1.4.5.3. L'attività deve tener conto della flessibilità
del processo che peraltro si può articolare in:
- lavoro di gruppo per soli docenti in fase di progettazione, discussione
e formulazione del progetto preliminare, controllo dell'andamento
in itinere, valutazione dei risultati finali;
- lavoro di tipo seminariale con tutti gli allievi, in cui due o più
docenti con competenze diverse espongono i rispettivi punti di vista
sull'impostazione della ricerca;
- lavoro di gruppi di allievi, teorico o scientifico-sperimentale
o tecnologico realizzativo da svolgersi su compiti sviluppati con
la presenza di uno solo dei docenti interessati o da affrontare in
tempi extrascolastici;
- lavoro disciplinare, in cui ciascun docente nell'ambito dell'orario
di lezione sviluppa il proprio specifico apporto per la risoluzione
del problema;
- partecipazione a conferenze-dibattito, visite guidate, effettuazione
di ricerche bibliografiche all'esterno della scuola sotto la guida
dei singoli docenti.
Il momento più significativo della ricerca sarà rappresentato
dall'analisi epistemologica e strutturale comparata delle discipline
coinvolte e dalla valutazione critica delle varie forme con cui si è
presentata la loro interazione.
Il lavoro dell'area di progetto entra a far parte della valutazione
conclusiva ed è da tenersi presente anche ai fini del giudizio
di ammissione all'esame, e, quindi, anche della valutazione in sede
di esame di maturità.
- - - omissis - - -
PIANI DI STUDIO E QUADRI ORARI
Quadro orario dell'area geo storico-sociale
(ricostruita sulla base dei quadri orari dei singoli inridirizzi - si
riportano le ore di storia per i quinquenni e le ore di diritto/economia
e geografia del solo biennio)
| |
STORIA
|
DIR-EC
|
GEO
|
|
CLASSI
|
I
|
II
|
III
|
IV
|
V
|
I
|
II
|
I
|
II
|
| INDIRIZZI |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| 01 classico |
2
|
2
|
3
|
3
|
3
|
2
|
2
|
2
|
2
|
| 02 linguistico |
2
|
2
|
3
|
3
|
3
|
2
|
2
|
2
|
2
|
| 03 socio-psico-pedagogico |
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
2
|
2
|
2
|
2
|
| 04 scientifico |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
| 05 scientifico-tecnologico |
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 06 chimico |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 07 elettrotecnica e automazione |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 08 elettronica e telecomunicazioni |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 09 informatica e telematica |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 10 meccanico |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 11 tessile |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 12 costruzioni |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 13 territorio |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 14 agro-industriale |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 15 biologico |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
3
|
-
|
| 16 economico-aziendale |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
-
|
-
|
| 17 linguistico-aziendale |
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
2
|
-
|
-
|
- - - omissis - - -
FINALITÀ SPECIFICHE, OBIETTIVI E CONTENUTI, INDICAZIONI DIDATTICHE
DELLE DISCIPLINE INSEGNATE NEI TRIENNI
4.1. Premessa
4.1.1. La seconda parte del documento della Commissione contiene le
indicazioni relative alle finalità specifiche, agli obiettivi
di apprendimento, ai contenuti culturali e alle indicazioni didattiche
concernenti le discipline presenti nei piani di studio dei trienni non
più distinte in capitoli diversi ma riunificate disciplina per
disciplina.
Le discipline sono distribuite in due gruppi:
- quelle presenti in tutti gli indirizzi sia che i programmi siano
effettivamente comuni (come Italiano, Storia, Educazione fisica) sia
che i programmi siano comprensivi degli sviluppi specificamente riferiti
alla identità degli indirizzi o di gruppi di indirizzi;
- quelle, invece, presenti in uno o più indirizzi e più
precisamente catalogate fra le discipline caratterizzanti gli indirizzi
stessi.
le discipline della seconda categoria vengono presentate raggruppate
indirizzo per indirizzo sia per facilitarne la ricerca sia per favorire
ai consigli di classe la conoscenza dei vari contributi culturali e
formativi che concorrono al raggiungimento delle finalità e degli
obiettivi specifici di ciascun indirizzo anche in rapporto agli esiti
cui ciascuno di essi prepara.
Si sottolinea che, come già precisato nel testo per il biennio,
le varie parti per ciascun programma hanno tipi e gradi diversi di prescrittività.
Le finalità delle singole discipline, insieme alle finalità
generali dei trienni, hanno il grado massimo di "prescrittività
" in quanto esprimono i criteri finalistici sui quali è
impostato il progetto sul piano culturale come su quello educativo.
A questi criteri si ispirano tutte le attività di programmazione
e, quindi, i vari interventi della scuola e di tutte le sue componenti.
Anche gli obiettivi di apprendimento sono "prescrittivi"
e comportano uno specifico impegno di docenti e studenti tanto più
che sul loro raggiungimento si sviluppa l'azione di verifica da cui
scaturiscono gli elementi di valutazione, sia dell'azione della scuola
sia del profitto degli studenti.
Per i contenuti, "prescrittivi" anch'essi, si è
avuto cura di identificare anche quelli "facoltativi", così
che i docenti e gli studenti possano impegnarsi in ulteriori approfondimenti.
Diversi programmi individuano a tal fine anche indagini mirate a particolari
itinerari di ricerca (definiti "percorsi") stabilendo,
peraltro, criteri di scelta e obbligatorietà di sviluppo del
quadro generale della disciplina, così che l'adozione dei "percorsi"
non costituisca alibi per ignorare lo sviluppo sistematico della materia
prevista.
Ovviamente le indicazioni metodologiche hanno solo valore orientativo:
con esse si intendono offrire suggerimenti non prescrittivi che possano
essere presi in considerazione per re n d e re più efficace la
comunicazione didattica.
4.1.2. Per corrispondere ai bisogni educativi degli allievi, la scuola
secondaria superiore ha a disposizione tre rilevanti opportunità.
La prima è costituita dalle discipline di studio. Ciascuna di
esse promuove finalità educative connesse alle esigenze dei giovani,
grazie al perseguimento di obiettivi e di contenuti specifici. Le discipline
che compongono i curricoli non devono dunque rivendicare un valore finale,
ma strumentale. Le conoscenze, i metodi, i concetti, la sintassi, i
valori di cui sono portatrici diventano preziosa ed insostituibile risorsa
formativa se considerati mezzi privilegiati a disposizione dei docenti
per corrispondere alle domande degli adolescenti e per dare un senso
alla loro crescita. Da questo punto di vista, la cultura è e
si fa educazione.
La seconda è costituita dalla qualità delle relazioni
umane tra educatori e studenti. I giovani chiedono di non essere semplicemente
trattati da studenti ma, a pieno titolo, da "persone". L'esperienza
scolastica è certo peculiare. Trova nella dimensione conoscitiva
il proprio carattere distintivo. Non esistono tuttavia conoscenze astratte,
concepite in un asettico spazio professionale. Ciascuna di esse ha anzitutto
significato per chi le trasmette e deve a sua volta diventare significativa
per chi la riceve. Tale caratteristica però non può esaurirsi
nella significatività cognitiva: deve estendersi anche a quella
affettiva e perfino etica. Ciò vuol dire che solo relazioni umane
esemplari e profonde, ancorché rispettose della "coscienza
morale e civile degli alunni" (art. 1, DPR 417/74), possono garantire
un uso formativo della cultura e dell'esperienza scolastica.
La terza è costituita dall'organizzazione della scuola come ambiente
democratico ed educativo. È necessario in primo luogo valorizzare
gli spazi sanciti dai Decreti Delegati per la partecipazione dei genitori
e degli studenti alla gestione democratica delle istituzioni scolastiche.
In particolare, quelli affidati, previo evidentemente il sostegno educativo
necessario in fase di preparazione e di gestione, alla piena responsabilità
degli allievi, come le assemblee di classe e di istituto e, più
recentemente, il disposto dell'art.106, del T.U. DPR 309, 9 ottobre
1990.
In secondo luogo è necessario assumere quelle forme di lavoro
didattico che possano valorizzare gli atteggiamenti collaborativi, il
senso di responsabilità sia personale che collettivo, l'impegno
costante, la trasparenza, il rispetto per tutti.
Infine, occorre non trascurare un'accurata gestione di momenti della
vita scolastica come l'intervallo, i trasferimenti nelle aule speciali,
la biblioteca, i laboratori, le attività extrascolastiche e parascolastiche
ecc., particolarmente preziosi per l'educazione del carattere e per
il consolidamento delle esigenze educative, oltre che tecnico-conoscitive,
degli adolescenti.
4.2. FINALITÀ SPECIFICHE, OBIETTIVI E CONTENUTI, INDICAZIONI
DIDATTICHE DELLE DISCIPLINE PRESENTI IN TUTTI GLI INDIRIZZI, CON L'INDICAZIONE
DELLE RISPETTIVE "CURVATURE"
- - - OMISSIS - - -
STORIA
FINALITA'
1. ricostruire la complessità del fatto storico
attraverso l'individuazione di interconnessioni, di rapporti tra particolare
e generale, tra soggetti e contesti;
2. acquisire la consapevolezza che le conoscenze storiche sono elaborate
sulla base di fonti di natura diversa che lo storico vaglia, seleziona,
ordina e interpreta secondo modelli e riferimenti ideologici;
3. consolidare l'attitudine a problematizzare, a formulare domande,
a riferirsi a tempi e spazi diversi, a dilatare il campo delle prospettive,
a inserire in scala diacronica le conoscenze acquisite in altre aree
disciplinari;
4. riconoscere e valutare gli usi sociali e politici della storia e
della memoria collettiva;
5. scoprire la dimensione storica del presente;
6. affinare la "sensibilità" alle differenze;
7. acquisire consapevolezze che la fiducia di intervento nel presente
è connessa alla capacità di problematizzare il passato.
Le finalità del triennio riprendono e sviluppano le finalità
del biennio. Esse descrivono due campi di intervento.
Il primo riguarda la specificità del lavoro storico e lo statuto
epistemologico della storia, e ad esso fanno riferimento le finalità
1-4 sulla complessità del fatto storico, sul laboratorio delle
fonti e dei concetti, sull'uso della memoria storica.
Il secondo riguarda i bisogni formativi degli studenti, che vengono
individuati nell'esigenza della realizzazione di sé e dell'apertura
al mondo e agli altri: la storia aiuta ad apprezzare differenze, a orientarsi
nel mondo. In ciò consiste la scoperta del presente come storia
(finalità 5, 6 e 7).
Le finalità nel loro insieme individuano, inoltre, uno specifico
aspetto del triennio che consiste nell'attitudine a porre domande, a
costruire problemi, analizzarli, interpretarli e valutarli.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Lo studente, alla fine del triennio dovrà dimostrare di essere
in grado di:
1. utilizzare conoscenze e competenze acquisite nel corso
degli studi per orientarsi nella molteplicità delle informazioni
e per leggere gli interventi;
2. adoperare concetti e termini storici in rapporto agli specifici contesti
storico-culturali;
3. padroneggiare gli strumenti concettuali, approntati dalla storiografia,
per individuare e descrivere persistenze e mutamenti, ad esempio: continuità,
cesure, rivoluzione, restaurazione, decadenza, progresso, struttura,
congiuntura, ciclo, tendenza, evento, conflitto, trasformazioni, transizione,
crisi;
4. usare modelli appropriati per inquadrare, comparare, periodizzare
i diversi fenomeni storici locali, regionali, continentali, planetari;
5. ripercorrere, nello svolgersi di processi e fatti esemplari, le interazioni
tra i soggetti singoli e collettivi, riconoscere gli interessi in campo,
le determinazioni istituzionali, gli intrecci politici, sociali, culturali,
religiosi, di genere e ambientali;
6. servirsi degli strumenti fondamentali del lavoro storico: cronologie,
tavole sinottiche, atlanti storici e geografici, manuali, raccolte e
riproduzioni di documenti, bibliografie e opere storiografiche;
7. conoscere le problematiche essenziali che riguardano la produzione,
la raccolta, la conservazione e la selezione, l'interrogazione, l'interpretazione
e la valutazione delle fonti;
8. possedere gli elementi fondamentali che danno conto della complessità
dell'epoca studiata, saperli interpretare criticamente e collegare con
le opportune determinazioni fattuali.
Gli obiettivi del triennio perseguono due scopi. Da una parte proseguono
e rinforzano il lavoro avviato nel biennio; dall'altra marcano il salto
qualitativo che deve caratterizzare lo studio della storia nel triennio.
Gli obiettivi descrivono campi operativi ristretti, che non esauriscono
l'orizzonte individuato dalle finalità. In particolare al primo
gruppo di finalità (1-4) sulla complessità del fatto storico
e sul laboratorio, corrispondono gli obiettivi 2, 3, 4, 6 e 7.
Al secondo gruppo di finalità (5, 6 e 7), sui bisogni formativi
degli allievi corrispondono gli obiettivi 1, 2, 3, 4, 5. L'obiettivo
8 descrive il livello di conoscenze che l'allievo deve dimostrare di
possedere.
Questi obiettivi non sono proposti in ordine progressivo di difficoltà,
ma vanno perseguiti in modo differenziato, a seconda degli argomenti
di studio.
Ad esempio: gli obiettivi di laboratorio costituiscono lo scopo principale
di un eventuale lavoro sulle fonti; un itinerario prevalentemente basato
su materiale manualistico si potrà prestare al raggiungimento
di obiettivi legati all'uso di concetti e modelli; nell'analisi di dati
di attualità si potrà perseguire il raggiungimento di
diversi obiettivi.
CONTENUTI
Terzo anno: Fino alla metà del '600
1. L'Europa del basso medioevo: poteri di diritto
e poteri di fatto: il rapporto città-campagna e l'organizzazione
del territorio;
1.1 Le istituzioni che organizzano il territorio: impero, monarchie,
città, feudalità.
1.2 La chiesa: accentramento; teocrazia; potere temporale.
1.3 Le trasformazioni dell'impero, dei regni, degli ambienti urbani.
I conflitti. Il fallimento della teocrazia.
2. L'avanzamento e l'arresto delle frontiere interne
e esterne dell'Europa.
2.1 Le spinte demografiche e produttive; la ricerca di nuove terre.
Verso una nuova articolazione della società: ambiente, urbano
e rurale.
2.2 Contatti, guerre, scambi: mondo latino, mondo germanico, mondo slavo;
il Mediterraneo e l'Italia; Bisanzio; l'Islam; l'Asia mongolica.
2.3 Crisi del XIV secolo: flessione demografica, mutamenti della produzione
e dei mercati, tensioni economiche e contrasti sociali.
3. Dall'unitarietà del mondo medioevale alla
molteplicità del mondo moderno.
3.1 Il processo di differenziazione degli ambiti ecclesiastico e laico;
il diritto canonico, il diritto romano, le consuetudini. Il ruolo del
laico nel mondo. Nuove forme di religiosità. Ordini mendicanti.
Movimenti ereticali.
3.2 Il processo di differenziazione culturale: la cultura cortese e
urbana; le università. La distinzione progressiva fra Dio, uomo,
natura.
Dalla "rinascita" del XII secolo all'umanesimo, al rinascimento.
Gli strumenti della comunicazione culturale.
3.3 La crisi dell'universalismo politico: nuove dottrine politiche e
concetto d'impero; dall'impero "universale" all'impero "dinastico".
La crisi del centralismo ecclesiastico; le teorie conciliariste.
4. La formazione dell'Europa degli stati.
4.1 Stati nazionali e stati regionali. La centralizzazione e il controllo
del territorio: burocrazia, fisco, esercito e guerre.
4.2 L'impero asburgico. L'Europa orientale, la vicenda di Bisanzio e
l'impero ottomano.
4.3 Guerre di egemonia. Pace come aspirazione morale e paci come strumenti
di nuovi equilibri.
5. Conquista di nuove terre, ridefinizione di identità,
mutamento di equilibri in Europa.
5.1 Popolazione e risorse. Relazione uomo-natura-tecnica.
5.2 Il controllo dell'oceano Indiano. L'Africa, le Indie, le Americhe.
Esploratori, conquistatori, missionari, mercanti. Imperi coloniali.
5.3 Differenze e riconoscimento dell'altro.
5.4 Nuove risorse e nuove gerarchie economiche e territoriali. Atlantico,
Mediterraneo e mare del Nord.
6. Il tempo delle trasformazioni: religione, cultura,
mentalità.
6.1 Le riforme religiose: protagonisti, sviluppi, guerre, differenziazioni,
nuovi assetti.
6.2 L'autonomia della politica. Stati e chiese. Gli strumenti del controllo
sociale.
6.3 Individualismo e razionalismo; rivoluzione scientifica, nuove culture.
La civiltà barocca.
Quarto anno: metà '600 - fine '800
1. Governati e governanti fra partecipazione e concentrazione
del potere. Lotte politico-sociali, dottrine politiche, configurazioni
istituzionali. Quadro europeo e modelli regionali.
1.1 Dai ceti di antico regime alle nuove classi emergenti. La doppia
rivoluzione inglese e il parlamentarismo. I sussulti di metà
seicento. Repubblica e autogoverno; il caso olandese. Poteri centralizzati
e resistenze civili; il "laboratorio" francese.
1.2 Prodromi della teoria liberale: la rappresentanza politica e la
divisione dei poteri. Nascita dell'opinione pubblica. La riorganizzazione
amministrativa.
1.3 Statualità emergenti, periferie dell'Europa e nuovo equilibrio
europeo.
2. La trasformazione sociale. Popolazione, economia,
società e territorio fra "crisi generale" e "nuove
frontiere".
2.1 Esplosione demografica, produzione agricola e nuovi rapporti sociali
nelle campagne.
2.2 Dal lavoro agricolo all'organizzazione manifatturiera: approvvigionamenti,
tecniche d'uso, macchine. Avvio della rivoluzione industriale.
2.3 Energie, risorse, ambiente.
3. Il problema della rivoluzione come paradigma del
cambiamento. Dall'età barocca alla stagione delle riforme. Europa
e America a confronto.
3.1 Rivoluzione culturale: illuminismo, diffusione di nuovi modelli
comportamentali. Razionalismo, individualismo, utilitarismo, cosmopolitismo.
3.2 Critica della tradizione e progettualità delle riforme. Dispotismo
illuminato.
3.3 La scelta rivoluzionaria: Stati Uniti d'America e Francia.
3.4 La rivoluzione francese in Europa.
4. Nazione e popolo. Prospettive sociopolitiche e
culturali nell'epoca del liberalismo classico. Borghesie alla prova.
4.1 Cultura romantica, ideali socialisti ed umanitari, pensiero liberale,
cattolicesimo e liberalismo. Mete e conquiste costituzionali.
4.2 Dalla rivoluzione francese ai risorgimenti nazionali.
4.3 Il quarantotto.
5. Processi di integrazione nazionale e costruzioni
sovranazionali.
5.1 Questioni politiche e istituzionali nella formazione dello Stato
unitario in Italia.
5.2 Il processo di unificazione tedesca: monarchia, esercito, classi
sociali e formazione del mercato nazionale.
5.3 Espansione della "frontiera" e guerra civile americana.
5.4 L'articolarsi del quadro europeo e gli imperi plurinazionali.
6. L'economia mondiale e la rottura dell'equilibrio
europeo.
6.1 La grande depressione: crisi agraria, migrazioni-emigrazioni.
6.2 Protezionismo, militarismo e stato interventista. I caratteri della
seconda rivoluzione industriale.
6.3 Internazionalismo socialista: la Comune.
6.4 Imperialismo e colonialismi. Dall'egemonia bismarkiana alla crisi
dell'equilibrio europeo.
Quinto anno: Il Novecento
1. Le forme della società di massa.
1.1 L'andamento demografico.
1.2 Mobilità e questioni sociali: borghesie, classi operaie,
gruppi marginali. Il movimento operaio e lo sviluppo dei sindacati.
Il socialismo ed il pensiero sociale cattolico. La questione femminile.
1.3 L'organizzazione dei sistemi politici: parlamenti, partiti e riforme
elettorali. Comportamenti collettivi, formazione del consenso; scuola,
opinione pubblica, legislazione sociale. I movimenti nazionalisti. La
crisi di fine secolo in Italia e i caratteri dell'età giolittiana.
1.4 La crisi del positivismo e la ridefinizione dei paradigmi della
scienza. Nuove tendenze culturali.
2. La dissoluzione dell'ordine europeo.
2.1 I segni precursori dell'instabilità: competizioni interstatali
e imperialismi, conflitti regionali, ideologie nazionaliste.
2.2 La prima guerra mondiale.
2.3 Le due rivoluzioni russe e il comunismo di guerra. I movimenti di
massa in Europa e il fallimento della rivoluzione in occidente. La crisi
dello Stato liberale in Italia.
2.4 I trattati di pace e la nuova mappa geopolitica mondiale. I movimenti
di liberazione nel Terzo mondo e il nodo del Medio Oriente. Le relazioni
internazionali e la Società delle Nazioni.
2.5 La fabbrica del consenso: la radio, il cinema e i nuovi modelli
della vita privata.
3. Dalla guerra alla guerra. Strategie e tentativi
di controllo della crisi.
3.1 Scenari e attori internazionali della crisi. La frammentazione del
mercato mondiale.
3.2 L'emergenza totalitaria: lo stato fascista in Italia, l'ascesa del
nazismo in Germania, la diffusione dei regimi autoritari in Asia e in
America latina.
3.3 La sfida dell'Unione Sovietica e il socialismo in un paese solo;
l'industrializzazione forzata e le basi sociali dello stalinismo; il
partito-Stato e il mosaico delle nazionalità.
3.4 Crisi economica e risposte delle democrazie occidentali: gli Stati
Uniti e il New Deal, le politiche economiche keynesiane in Francia,
Gran Bretagna e nei paesi scandinavi.
3.5 L'insicurezza collettiva e l'erosione della pace: i fronti popolari
e la guerra civile spagnola. L'espansionismo hitleriano, il riarmo e
il fallimento delle diplomazie.
3.6 La seconda guerra mondiale come conflitto totale. Le conseguenze
politiche ed economiche.
4. Il mondo bipolare.
4.1 L'ordine delle superpotenze: la conferenza di Yalta e la divisione
del pianeta in sfere d'influenza: gli accordi di Bretton Woods e il
sistema economico internazionale; la nascita dell'ONU. La fine della
"grande alleanza" e la guerra fredda. Il potere atomico e
l'equilibrio del terrore.
4.2 I due blocchi tra competizione e distensione: gli USA e la "nuova
frontiera" kennedyana: il processo di unificazione europea; la
destalinizzazione in URSS: le democrazie popolari dell'est.
4.3 L'Italia repubblicana: istituzioni, sviluppo economico, lotta politica,
squilibri sociali.
4.4 L'esplosione della periferia: inflazione demografica e decolonizzazione
del Terzo Mondo; India e Cina, due rivoluzioni a confronto; la crisi
del sud-est asiatico; questione palestinese e conflitti arabo-israeliani;
l'emancipazione dell'Africa; dipendenza economica e dittature militari
in America latina.
4.5 La Chiesa cattolica e la "svolta" del Concilio vaticano
II.
4.6 Il sessantotto.
5. Verso il nuovo ordine mondiale.
5.1 Le trasformazioni dell'economia e la società post-industriale.
Lo squilibrio Nord-Sud e i limiti dello sviluppo. Movimenti demografici
e migrazioni internazionali.
5.2 Il sociale ridefinito: soggettività emergenti, movimenti
collettivi e istituzioni diffuse; il microsistema della famiglia. Le
patologie sociali. Il governo della società complessa.
5.3 Rivoluzione informatica e tecnologica; la diffusione planetaria
dei mass media. Il confronto tra culture. Scienza e nuovi problemi.
5.4 La "rivoluzione" del 1989; crollo di sistemi, imperialismi
e localismi.
5.5 La geopolitica ridefinita: spinte nazionalistiche e identità
nazionali. Comunità sovranazionali. Fondamentalismi, nuove emarginazioni.
Uso delle risorse e ridistribuzione della ricchezza.
INDICAZIONI DIDATTICHE
1. Il pensiero storico, in quanto metodo e forma di spiegazione euristica
della realtà umana e sociale, è parte costitutiva e integrante
del sapere e della cultura occidentale. La nostra cultura è intimamente
storica. In questo senso la storia può essere riconosciuta come
una espressione culturale diffusa e come un peculiare modello di investigazione
della realtà. La pervasività stessa del pensiero storico
consente la sua trasformazione in senso comune storico, su cui possono
innestarsi usi sociali, politici ed ideologici, talvolta impropri, rispetto
ai quali la scuola ha compiti di chiarificazione e di critica.
2. Storia è la disciplina che studia e indaga le differenze e
il mutamento, le strutture, le permanenze e le continuità; rapporta
l'evento al contesto generale specifico; inserisce il caso particolare
in una trama di relazioni, retaggi, opportunità; considera in
un'ottica di complessità soggetti, azioni, comportamenti e valori.
Essa dunque si realizza come operazione di selezione, contestualizzazione,
interpretazione e come disciplina fondata su un metodo rigoroso di indagine
sui fatti, su una tecnica collaudata di ricerca delle relazioni, su
una ermeneutica controllabile ed esplicita. Infine procede alla spiegazione
di eventi, processi e permanenze mediante proprie tecniche di discorso.
3. Finalità essenziale dell'insegnamento storico è quello
di educare gli studenti alla consapevolezza del metodo storico, per
ciò che attiene all'accertamento dei fatti, all'investigazione,
all'utilizzo, all'interpretazione delle fonti, all'esposizione delle
argomentazioni. Ciò avviene non su procedure astratte, ma in
stretta relazione e interdipendenza con i contenuti. L'interazione metodo/contenuti
costituisce l'asse privilegiato della didattica storica. Nel pieno rispetto
di tale interazione, l'insegnante sceglie percorsi didattici, finalizzati
all'acquisizione di obiettivi cognitivi e metodologici, programmaticamente
individuati ed esplicitati, percorsi che utilizzano - a misura degli
studenti- le procedure del metodo storico: formulazione delle
domande; definizione del "nodo problematico", sviluppo delle
dinamiche interne e delle interrelazioni contestuali, accertamento delle
eredità.
4. La storiografia offre la possibilità di puntualizzare mezzi
di indagine e modelli di interpretazione, e consente il vaglio critico
del patrimonio delle conoscenze acquisite e il loro utilizzo, la possibilità
di confronti e di comparazioni. Essa consente altresì di individuare
i punti di vista, i riferimenti ideologici, la strumentazione teorica
e concettuale.
5. La struttura dei contenuti proposti, composta da grandi contestualizzazioni
e dalla loro articolazione, si incontra con le modalità di apprendimento
proprie del giovane che ha bisogno di "viaggiare" tra le grandi
generalizzazioni e l'esattezza del concreto. Essa segnala un metro per
risolvere la prescrittività dei programmi di Storia, stretti
tra la complessità e l'ampiezza dei fatti da esaminare, la necessità
della selezione e il rapporto non episodico con la riflessione storiografica.
6. I contenuti individuati riguardano in particolare l'uomo associato
in collettività, teso a realizzare un'esistenza accettabile,
a sfruttare al meglio il patrimonio delle conoscenze accumulate, inserito
in un contesto dato di relazioni, di vincoli, di rappresentazioni e
autorappresentazioni, di possibilità e rapporto tra uomo, natura
e cultura e sfruttamento delle risorse ambientali; le forme di governo
delle risorse, delle culture, delle società; l'articolazione
delle identità e delle soggettività.
7. Nello stesso modo in cui lo storico utilizza fonti documentarie che
sono oggetto di indagine da parte di discipline non assimilabili alla
storia (geografia, linguistica, filosofia, economia, psicologia, sociologia,
etologia, ecc.) -proponendo così una ricerca di tipo pluridisciplinare
o interdisciplinare-, anche l'insegnante di storia deve saper utilizzare
una strumentazione ermeneutica pluridisciplinare. Ad essa lo predispone
la stessa natura della storia che mutua, all'occasione, da altre discipline
lessico e quadri di riferimento concettuali.
8. La didattica storica qui prospettata necessita di una strumentazione
di supporto articolata e accessibile: carte geografiche, tabelle cronologiche
e sinottiche, manuali di storia, testi storiografici, testi documentari,
raccolta di fonti, riproduzioni di documenti, materiale computerizzato,
ecc.
Così configurata, questa didattica costituisce un vero e proprio
laboratorio di storia (ove possibile da realizzare anche in una
sede apposita), del quale fanno parte a pieno titolo visite ad archivi
pubblici e privati e a musei.
Prove di verifica
A seconda della tipologia dell'unità di studio, cambiano le
prove di verifica. Ad esempio un lavoro di concettualizzazione spaziotemporale
richiede che lo studente dimostri la padronanza di carte geografiche
e cronologiche; un lavoro sulle fonti, che lo studente dimostri di saper
formulare questionari di interrogazione di un documento, o di saper
confrontare più documenti in modo corretto; un lavoro che implichi
la lettura dei testi differenziati (manuali, saggi e articoli divulgativi)
richiede che lo studente dimostri le proprie competenze d'uso di generi
testuali diversi; se l'allievo deve riferire -oralmente o per iscritto-
sul proprio lavoro, si richiede la capacità di pianificare una
relazione, di argomentare con proprietà, di servirsi del lessico
specifico, di operare rimandi alle fonti di informazione. Se l'allievo
deve dimostrare di possedere le conoscenze studiate, saranno utili prove
strutturate quali domande vero falso e a risposta multipla, testi a
completamento, ecc.
E' essenziale, infine, che l'insegnante accerti le competenze, le conoscenze
e le abilità acquisite dagli allievi, mediante prove di ingresso,
predisposte in funzione sia del raccordo con il biennio, sia dell'unità
di studio prescelta.
Note alla programmazione
Il programma mette a disposizione del docente un materiale suddiviso
e organizzabile in modo da progettare programmazioni che, oltre a garantire
l'acquisizione delle conoscenze essenziali, rispondano ai bisogni degli
studenti, agli stili di insegnamento, alle disponibilità orarie.
Tale flessibilità permette di caratterizzare l'insegnamento rispetto
all'indirizzo e di costruire occasioni interdisciplinari.
La struttura dei contenuti proposti è data da grandi contestualizzazioni
indicate dal titolo onnicomprensivo di ciascuna di esse; all'interno
di ciascuna, una serie di sottotitoli per le diverse parti dei suoi
contenuti favorisce itinerari possibili quali piste di lettura utili
per la esplicitazione delle contestualizzazioni.
Sono prescrittivi, per ciascun anno, tutte le contestualizzazioni e
non meno di tre itinerari.
Le contestualizzazioni sono prescrittive perché nel loro insieme
consentono di costruire una mappa cognitiva utile per comprendere il
periodo storico previsto nell'anno. E' prescrittivo lo studio di almeno
tre itinerari, in modo da garantire una varietà sufficiente di
approcci, e da abituare lo studente al lavoro di confronto tra fatti
e contestualizzazioni.
L'insegnante potrà costruire, inoltre, uno o più itinerari
-sostitutivi di quelli proposti- combinando in modo coerente e storicamente
significativo singoli punti, tratti dalle diverse articolazioni, in
modo da percorrere trasversalmente i contenuti proposti. Ciascun contenuto
è suscettibile ancora di approfondimenti culturali di ricerca
anche nella dimensione storica locale.
Del monte ore a disposizione, un terzo potrà essere dedicato
allo studio delle contestualizzazioni; la restante parte -dedicata allo
studio degli itinerari- potrà essere ripartita secondo le esigenze
della programmazione.
La metà del XVII secolo e la fine del XIX separano lo studio
nelle tre annualità. Tale periodizzazione non segnala una cesura
netta.
Infatti, il programma è costruito con percorsi tematici che possono
sovrapporsi cronologicamente e svilupparsi secondo temporalità
proprie.
Il programma dell'ultimo anno è presentato in forma più
analitica. Tale scelta nasce dall'esigenza di fornire, attraverso conoscenze
più ampie e approfondimenti indispensabili, una piena comprensione
del proprio tempo.
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