| IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto il regio decreto-legge 10 aprile 1936, numero 634, convertito
nella legge 28 maggio 1936, n. 1170;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 14 giugno 1955, n.
503;
Sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione;
Considerato che i nuovi programmi per la loro piena attuazione richiedono
un graduale processo preparatorio sia per l'adeguamento dell'organizzazione
scolastica sia per il necessario aggiornamento del personale ispettivo,
direttivo e docente sui loro contenuti;
Sulla proposta del Ministro della pubblica istruzione;
Decreta:
Articolo unico. - I programmi didattici per la scuola primaria annessi
al decreto del Presidente della Repubblica 14 giugno 1955, numero 503,
sono sostituiti dai programmi annessi al presente decreto e vistati
dal Ministro proponente.
I nuovi programmi entrano in vigore nelle classi prime dell'anno scolastico
1987-88 e, progressivamente nelle classi successive nei quattro anni
scolastici seguenti.
Programmi didattici per la scuola primaria
PREMESSA GENERALE
I Parte - Caratteri e fini della scuola elementare
Il dettato costituzionale
La scuola elementare ha per suo fine la formazione dell'uomo e del
cittadino nel quadro dei principi affermati dalla Costituzione della
Repubblica; essa si ispira, altresì, alle dichiarazioni internazionali
dei diritti dell'uomo e del fanciullo e opera per la comprensione e
la cooperazione con gli altri popoli.
La scuola elementare, che ha per compito anche la promozione della prima
alfabetizzazione culturale, costituisce una delle formazioni sociali
basilari per lo sviluppo della personalità del fanciullo, dà
un sostanziale contributo a rimuovere "gli ostacoli di ordine economico
e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"
(art. 3 della Costituzione) e pone le premesse all'esercizio effettivo
del diritto-dovere di partecipare alla vita sociale e di "svolgere,
secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un'attività
o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della
società" (art. 4 della Costituzione).
Scuola elementare e continuità educativa
La scuola elementare attua il suo compito nell'ambito della "istruzione
inferiore, impartita per almeno otto anni, obbligatoria e gratuita"
(art. 34 della Costituzione).
La scuola elementare contribuisce, in ragione delle sue specifiche finalità
educative e didattiche, anche mediante momenti di raccordo pedagogico,
curricolare ed organizzativo con la scuola materna e con la scuola media,
a promuovere la continuità del processo educativo, condizione
questa essenziale per assicurare agli alunni il positivo conseguimento
delle finalità della istruzione obbligatoria.
In questa prospettiva un ruolo fondamentale compete anche alla scuola
materna, che, integrando l'azione della famiglia, concorre, con appropriata
azione didattica, a favorire condizioni educative e di socializzazione
idonee ad eliminare, quanto più possibile, disuguaglianze di
opportunità nel processo di scolarizzazione.
Princìpi e fini della scuola elementare
Scuola, famiglia, partecipazione.
La scuola elementare riconosce di non esaurire tutte le funzioni educative:
pertanto, nell'esercizio della propria responsabilità e nel quadro
della propria autonomia funzionale favorisce, attraverso la partecipazione
democratica prevista dalle norme sugli organi collegiali, l'interazione
formativa con la famiglia, quale sede primaria dell'educazione del fanciullo
e con la più vasta comunità sociale.
La scuola elementare valorizza nella programmazione educativa e didattica
le risorse culturali, ambientali e strumentali offerte dal territorio
e dalle strutture in esso operanti, e nello stesso tempo educa il fanciullo
a cogliere il valore dei processi innovativi come fattori di progresso
della storia.
La vita scolastica ed extra scolastica ed i mezzi di comunicazione di
massa offrono occasioni continue di un confronto vario e pluralistico.
Sin dalla prima infanzia il fanciullo è coinvolto in una realtà
sociale caratterizzata da rapidi e profondi processi di mutamento dei
costumi, da atteggiamenti, comportamenti individuali e collettivi che
lo stimolano ad interrogarsi, rendendo forte l'esigenza di conoscere
adeguatamente e di comprendere nella sua complessità la realtà
che lo circonda.
La scuola, rispettando le scelte educative della famiglia, costituisce
un momento di riflessione aperta, ove si incontrano esperienze diverse;
essa aiuta il fanciullo a superare i punti di vita egocentrici e soggettivi,
così come ogni giudizio sommario che privilegi in maniera esclusiva
un punto di vista e un gruppo sociale a scapito d'altri.
Educazione alla convivenza democratica.
Il fanciullo sarà portato a rendersi conto che "tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla
legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art.
3 della Costituzione).
La scuola è impegnata ad operare perché questo fondamentale
principio della convivenza democratica non venga inteso come passiva
indifferenza e sollecita gli alunni a divenire consapevoli delle proprie
idee e responsabili delle proprie azioni, alla luce di criteri di condotta
chiari e coerenti che attuino valori riconosciuti.
Il fanciullo, quando inizia la sua esperienza scolastica, ha già
cumulato un patrimonio di valori e di esperienze relative a comportamenti
familiari, civici, religiosi, morali e sociali.
La scuola, nel corretto uso del suo spazio educativo e nel rispetto
di quello della famiglia e delle altre possibilità di esperienze
educative, ha il compito di sostenere l'alunno nella progressiva conquista
della sua autonomia di giudizio, di scelte e di assunzione di impegni
e nel suo inserimento attivo nel mondo delle relazioni interpersonali,
sulla base della accettazione e dal rispetto dell'altro, del dialogo,
della partecipazione al bene comune.
Ciò comporta che gli insegnanti in primo luogo stimolino le energie
interiori del fanciullo per promuovere una produttiva riflessione sulle
concrete esperienze della vita ed in particolare su quelle concernenti
i rapporti umani.
In relazione alle complessive finalità educative la scuola deve
operare perché il fanciullo:
- prenda consapevolezza del valore della coerenza tra l'ideale assunto
e la sua realizzazione in un impegno anche personale;
- abbia più ampie occasioni di iniziativa, decisione, responsabilità
personale ed autonomia e possa sperimentare progressivamente forme
di lavoro di gruppo e di vicendevole aiuto e sostegno, anche per prendere
chiara coscienza della differenza fra "solidarietà attiva"
con il gruppo e "cedimento passivo" alla pressione di gruppo,
tra la capacità di conservare indipendenza di giudizio ed il
conformismo, tra il chiedere giustizia ed il farsi giustizia da sé;
- abbia basilare consapevolezza delle varie forme di "diversità
e di emarginazione" allo scopo di prevenire e contrastare la
formazione di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture;
- sia sensibile ai problemi della salute e dell'igiene personale,
del rispetto dell'ambiente naturale e del corretto atteggiamento verso
gli esseri viventi, della conservazione di strutture e servizi di
pubblica utilità (a cominciare da quelli scolastici), del comportamento
stradale, del risparmio energetico;
- sia progressivamente guidato ad ampliare l'orizzonte culturale e
sociale oltre la realtà ambientale più prossima, per
riflettere, anche attingendo agli strumenti della comunicazione sociale,
sulla realtà culturale e sociale più vasta, in uno spirito
di comprensione e di cooperazione internazionale, con particolare
riferimento alla realtà europea ed al suo processo di integrazione.
La scuola elementare, nell'accogliere tutti i contenuti di esperienze
di cui l'alunno è portatore, contribuisce alla formazione di
un costume di reciproca comprensione e di rispetto anche in materia
di credo religioso.
La scuola statale non ha un proprio credo da proporre né un agnosticismo
da privilegiare.
Essa riconosce il valore della realtà religiosa come un dato
storicamente, culturalmente e moralmente incarnato nella realtà
sociale di cui il fanciullo ha esperienza ed, in quanto tale, la scuola
ne fa oggetto di attenzione nel complesso della sua attività
educativa, avendo riguardo per l'esperienza religiosa che il fanciullo
vive nel proprio ambito familiare ed in modo da maturare sentimenti
e comportamenti di rispetto delle diverse posizioni in materia di religione
e di rifiuto di ogni forma di discriminazione.
II Parte - Una scuola adeguata alle esigenze formative del fanciullo
La creatività come potenziale educativo
La scuola concorre a sviluppare la potenziale creatività del
fanciullo. Due aspetti di essa devono essere sottolineati in modo particolare.
Il primo riguarda la necessità che le funzioni motorie, cognitive
ed affettive giungano ad operare progressivamente e puntualmente in
modo sinergico, suscitando nel fanciullo il gusto di un impegno dinamico
nel quale si esprime tutta la personalità. Il secondo riguarda
la necessità di non ridurre la creatività alle sole attività
espressive, ma di coglierne il potere produttivo nell'ambito delle conoscenze
in via di elaborazione nei processi di ricerca.
L'attenzione alla creatività rappresenta, in sostanza, la esigenza
di promuovere nel fanciullo la consapevolezza delle proprie possibilità
e la "consapevolezza di sé", come progressiva capacità
di autonoma valutazione dell'uso delle conoscenze sul piano personale
e sociale.
La scuola come ambiente educativo di apprendimento
La scuola elementare, il cui intervento è intenzionale e sistematico,
realizza il suo compito specifico di alfabetizzazione culturale partendo
dall'orizzonte di esperienze e di interessi del fanciullo per renderlo
consapevole del suo rapporto con un sempre più vasto tessuto
di relazioni e di scambi.
La scuola elementare promuove l'acquisizione di tutti i fondamentali
tipi di linguaggio e un primo livello di padronanza dei quadri concettuali,
delle abilità, delle modalità di indagine essenziali alla
comprensione del mondo umano, naturale e artificiale.
Essenziale a tal fine è anche la realizzazione di un clima sociale
positivo nella vita quotidiana della scuola, organizzando forme di lavoro
di gruppo e di aiuto reciproco e favorendo l'iniziativa, l'autodecisione,
la responsabilità personale degli alunni.
Sono queste le condizioni necessarie perché ogni alunno viva
la scuola come "ambiente educativo e di apprendimento", nel
quale maturare progressivamente la propria capacità di azione
diretta, di progettazione e verifica, di esplorazione, di riflessione
e di studio individuale.
Pertanto, le sollecitazioni culturali, operative e sociali offerte dalla
scuola elementare promuovono la progressiva costruzione della capacità
di pensiero riflesso e critico, potenziando nel contempo creatività,
divergenza e autonomia di giudizio, sulla base di un adeguato equilibrio
affettivo e sociale e di una positiva immagine di sé.
La scuola elementare pone così le basi cognitive e socio-emotive
necessarie per la partecipazione sempre più consapevole alla
cultura e alla vita sociale, basi che si articolano, oltre che nelle
conoscenze e nelle competenze prima indicate, anche nella motivazione
a capire ed a operare costruttivamente, nella progressiva responsabilizzazione
individuale e sociale, nel rispetto delle regole di convivenza, nella
capacità di pensare il futuro per prevedere, prevenire, progettare,
cambiare e verificare.
Per questo la scuola elementare nell'adempiere il suo compito specifico,
è scuola che realizza concretamente il rapporto fra istruzione
ed educazione.
Diversità e uguaglianza
Per assicurare la continuità dello sviluppo individuale delle
esperienze educative precedenti, la scuola elementare è impegnata
a conoscere e valorizzare le attitudini individuali, le conoscenze acquisite
da ogni alunno (anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa)
e le sicurezze raggiunte sul piano affettivo, psicologico e sociale.
Pertanto è essenziale, per procedere al loro potenziamento, accertare
fin dai primi giorni le abilità di base esistenti, relative al
piano percettivo, psicomotorio e manipolativo, ai processi di simbolizzazione,
alle competenze logiche, espressive, comunicative e sociali, alla rappresentazione
grafica, spaziale e ritmica ecc. Eventuali difficoltà e ritardi
richiedono la utilizzazione di tutti i canali della comunicazione oltre
a quella verbale, per perseguire, attraverso una appropriata metodologia,
una sostanziale equivalenza di risultati.
E' dovere della scuola elementare evitare, per quanto possibile, che
le "diversità" si trasformino in difficoltà
di apprendimento ed in problemi di comportamento, poiché ciò
quasi sempre prelude a fenomeni di insuccesso e di mortalità
scolastica e conseguentemente a disuguaglianze sul piano sociale e civile.
Alunni in difficoltà di apprendimento ed integrazione di
soggetti portatori di handicap
L'esercizio del diritto all'educazione ed all'istruzione nell'ambito
dell'istruzione obbligatoria non può essere impedito dalla presenza
di difficoltà nell'apprendimento scolastico, siano esse legate
a situazioni di handicap o di svantaggio che, peraltro, non vanno tra
loro confuse.
La condizione di svantaggio è legata a carenze familiari ed affettive,
a situazioni di disagio economico e sociale, a divari culturali e linguistici
dovuti a scarsità di stimolazioni intellettuali. La programmazione
educativa e didattica dovrà, quindi, articolarsi e svilupparsi
in modo da prevedere la costruzione e la realizzazione di percorsi individuali
di apprendimento scolastico che, considerando con particolare accuratezza
i livelli di partenza, ponga una progressione di traguardi orientati
da verificare in itinere.
Il processo di integrazione di alunni portatori di handicap, soprattutto
se gravi, esige non tanto una "certificazione medica", quanto
la possibilità per la scuola di affrontare il processo educativo
didattico, sulla base di una "diagnosi funzionale" predisposta
da servizi specialistici.
La diagnosi funzionale deve porre in evidenza le principali aree di
potenzialità e di carenza presenti nella fase di sviluppo osservata,
cosicché gli interventi da attivare nel quadro della programmazione
educativo-didattica, di competenza dei docenti, siano i più idonei
a corrispondere ai bisogni ed alle potenzialità del singolo soggetto;
tali interventi devono mirare a promuovere il massimo di autonomia,
di acquisizione di competenze e di abilità espressive e comunicative
e, fin dove è possibile, il possesso di basilari strumenti lingustici
e matematici.
In ogni caso, l'obiettivo dell'apprendimento non può mai essere
disatteso e tanto meno sostituito da una semplice socializzazione "in
presenza", perché il processo di socializzazione è
in larga misura una questione di apprendimento, e perché la mancanza
di corretti interventi di promozione dello sviluppo potrebbe produrre
ulteriori forme di emarginazione.
L'alunno in situazioni di handicap pone alla scuola una domanda più
complessa di aiuto educativo e di sostegno didattico.
Mentre per la maggior parte dei soggetti può essere sufficiente
il potenziamento, l'affinamento e la differenziazione della prassi didattica,
per un minor numero di alunni in condizione di particolare gravità
sono necessari interventi qualificati di didattica differenziata, integrata
da sostegni terapeutico-riabilitativi. In questo quadro la scuola deve
potersi avvalere della collaborazione di specialisti, nonché
di servizi e di strutture stabilmente disponibili sul territorio.
E' necessario, in questi casi, che al suo lavoro si accompagnino lo
sforzo solidale della famiglia e l'azione concorde di un sistema socio-sanitario
che realizzi forme di prevenzione, di intervento precoce e di assistenza.
Per disabilità collegate ad handicap particolarmente gravi è
opportuno prevedere, nell'ambito di uno stesso distretto, il funzionamento
di centri adeguatamente attrezzati al fine di consentire interventi
specificamente mirati da realizzare in stretta collaborazione tra scuola,
strutture sanitarie del territorio e istituzioni specializzate.
La valutazione dei risultati scolastici degli alunni portatori di handicap
non può che essere rapportata ai ritmi ed agli obiettivi formativi
individualizzati perseguiti nell'azione didattica.
Comunque, l'esperienza scolastica dell'alunno in situazioni di handicap
dovrebbe potersi sviluppare secondo un percorso unitario e fondamentalmente
continuo, quanto più possibile in armonia con i ritmi di maturazione
e di apprendimento propri del soggetto.
III Parte - Programma e programmazione
Le linee del programma
Per attuare i suoi compiti la scuola elementare si organizza in modo
funzionale rispetto agli obiettivi educativi da perseguire; pertanto,
mentre segue le linee di un programma che prescrive sul piano nazionale
quali debbano essere i contenuti formativi e le abilità fondamentali
da conseguire, predispone una adeguata organizzazione didattica, affinché
il programma possa essere svolto muovendo dalle effettive capacità
ed esigenze di apprendimento degli alunni.
Il programma, necessariamente articolato al suo interno, mira ad aiutare
l'alunno, impegnato a soddisfare il suo bisogno di conoscere e di comprendere,
a possedere unitariamente la cultura che apprende ed elabora.
La peculiarità del programma scaturisce dall'intento di aiutare
l'alunno a penetrare il significato della lingua, ad avviare seriamente
una preparazione scientifica, a cominciare ad elaborare una conoscenza
attenta della vita umana e sociale nelle sue varie espressioni, ad interrogare
criticamente quegli aspetti della realtà che più lo colpiscono
(a cominciare dal mondo delle immagini).
Programmazione didattica ed organizzazione didattica Programmazione
didattica.
La programmazione didattica ha un valore determinante per il processo
innovativo che, con i programmi, si deve realizzare nella scuola elementare.
Spetta ai docenti, collegialmente ed individualmente, effettuare con
ragionevoli previsioni la programmazione didattica, stabilendo le modalità
concrete per mezzo delle quali conseguire le mete fissate dal programma
e la scansione più opportuna di esse, tenuto conto dell'ampliamento
delle opportunità formative offerte dal curricolo, sia con l'inserimento
di nuove attività, sia con la valorizzazione degli insegnamenti
tradizionali.
La programmazione, nel quadro della prescrittività delle mete
indicate dal programma, delineerà i percorsi e le procedure più
idonee per lo svolgimento dell'insegnamento, tenendo comunque conto
che i risultati debbono essere equivalenti qualunque sia l'itinerario
metodologico scelto.
La programmazione didattica deve essere assunta e realizzata dagli insegnanti
anche come sintesi progettuale e valutativa del proprio operato.
Organizzazione didattica.
La scuola elementare si articola in due cicli: il primo ciclo che comprende
la prima e la seconda classe ed il secondo ciclo che comprende le classi
successive.
Il principio della scansione in cicli si attua secondo una logica pedagogica
che può non essere la medesima per tutti gli alunni e per tutti
gli insegnanti.
Possono essere previste nell'arco del quinquennio anche scansioni diverse,
sia per rispettare i ritmi di crescita individuale degli alunni, sia
per consentire una verifica e una frequente valutazione a scopo formativo
in corso di apprendimento, da raccordarsi con quella consuntiva terminale.
L'unitarietà dell'insegnamento, che costituisce la caratteristica
educativo-didattica peculiare della scuola elementare, è assicurata
sia dal ruolo specifico dell'insegnante di classe - questo particolarmente
nel primo ciclo - che dall'intervento di più insegnanti sullo
stesso gruppo classe o su gruppi di alunni di classi diverse organizzati
in un sistema didattico a classi aperte.
In particolare nel secondo ciclo, nel quale si prevede la utilizzazione
di una pluralità di docenti, ferma restando la classe, il modulo
base dell'organizzazione istituzionale della scuola, l'organizzazione
didattica deve basarsi sulla valorizzazione delle esperienze e degli
specifici interessi culturali degli insegnanti. A tale fine essenziali
sono la collaborazione ed il lavoro collegiale e altresì le modalità
di raggruppamento permanenti e temporanee degli alunni.
L'organizzazione didattica utilizzerà, inoltre, attività
didattiche di sostegno e di didattica differenziata per aree d'intervento
specifico, coordinate all'attività didattica generale; valorizzerà
le tecnologie educative che promuovono un ambiente di comunicazioni
multimediali.
La valutazione
Al fine di assicurare un'effettiva valutazione dei punti di partenza
e di arrivo, dei processi, delle difficoltà riscontrate e degli
interventi compensativi attuati, gli insegnanti devono raccogliere in
maniera sistematica e continuativa informazioni relative allo sviluppo
dei quadri di conoscenza e di abilità, alla disponibilità
ad apprendere, alla maturazione del senso di sé di ogni alunno.
Le informazioni devono essere raccolte in forma sintetica, secondo criteri
che assicurino un positivo confronto dei livelli di crescita individuali
e collettivi. Le modalità e gli strumenti della raccolta di informazioni
saranno differenti e sempre pertinenti al tipo di attività preso
in considerazione: in alcuni casi sarà utile rifarsi a prove
oggettive, in altri a forme di registrazione proprie dell'esperienza
didattica meno formalizzata.
Il complesso delle osservazioni sistematiche effettuate dagli insegnanti
nel corso dell'attività didattica costituirà lo strumento
privilegiato per la continua regolazione della programmazione, permettendo
agli insegnanti di introdurre per tempo quelle modificazioni o integrazioni
che risultassero opportune.
La comunicazione dei risultati di tale attività di valutazione
ai soggetti interessati (famiglie e scuole) deve documentare anche quanto
la scuola ha fatto e si impegna a fare in ordine allo sviluppo del singolo
e del gruppo.
L'attività di programmazione e di verifica deve consentire agli
insegnanti di valutare l'approfondimento della loro preparazione psicologica,
culturale e didattica anche nella prospettiva della formazione continua.
I programmi
Il progetto culturale ed educativo evidenziato dai programmi esige
di essere svolto secondo un passaggio continuo che va da una impostazione
unitaria pre-disciplinare all'emergere di ambiti disciplinari progressivamente
differenziati.
L'educazione linguistica viene ricondotta nell'ambito dei linguaggi,
intesi quali opportunità di simbolizzazione, espressione e comunicazione.
Poiché ogni linguaggio esprime la capacità dell'essere
umano di tradurre in simboli e segni il suo pensiero e i suoi sentimenti,
l'educazione linguistica, che concerne specificamente il linguaggio
verbale, dovrà non disattendere gli apporti comunicativi ed espressivi
prodotti dall'uso di altre forme di linguaggio (l'iconico, il musicale,
il corporeo, il gestuale, il mimico).
L'educazione linguistica, in un'epoca di intense comunicazioni e nella
prospettiva di un crescente processo di integrazione nella Comunità
europea, non può prescindere da un approccio alla conoscenza
di una lingua straniera.
Si intende con ciò dare assetto sistematico ad uno degli insegnamenti
speciali già previsti nell'ordinamento e che potrà trovare
una generalizzata applicazione con apposite modifiche legislative.
Un breve tempo dedicato quotidianamente alla lingua straniera durante
le normali attività didattiche assicurerà la necessaria
continuità nell'educazione linguistica e sarà ausilio
non indifferente per rinforzare il processo di apprendimento.
Componenti essenziali dell'unità educativa della persona sono
considerate, nei nuovi programmi, anche l'educazione estetica, musicale
e motoria.
La lettura e l'interpretazione dei linguaggi iconico, musicale e motorio,
con i quali il fanciullo ha così forte consuetudine, possono
favorire anche gli apprendimenti più complessi dell'area linguistica
e logico-matematica.
Per la prima volta, il programma prevede uno spazio riservato all'insegnamento
delle scienze, che consentirà una più approfondita comprensione
delle realtà naturale ed umana e del mondo tecnologico.
Questa disciplina, insieme alla matematica, tende a sviluppare la capacità
di percepire i problemi e a dare spiegazioni rigorose delle soluzioni.
Organica attenzione viene prestata anche alle dinamiche della vita umana,
intesa nel suo sviluppo storico, nella sua collocazione geografica,
nella sua organizzazione. Questa area disciplinare è stata definita
per consentire al fanciullo di conoscere il patrimonio culturale in
cui è immerso e di elaborare progressivamente una coscienza del
suo significato.
Per la religione la scuola elementare offre a tutti gli allievi uguali
opportunità di conoscenza, di comprensione e di rispetto dei
valori religiosi.
Nello sviluppo complessivo del programma e negli obiettivi della programmazione,
è indispensabile che la scuola elementare preveda un graduale
accostamento al mondo del lavoro ai livelli consentiti dalle esperienze
proprie dell'età.
Questo approccio culturale obbedisce, altresì, alle caratteristiche
psicologiche proprie dell'età in chiave di operatività,
di manipolazione.
- - - omissis - - -
STORIA - GEOGRAFIA - STUDI SOCIALI
L'oggetto di queste discipline è lo studio degli uomini e delle
società umane nel tempo e nello spazio, nel passato e nel presente
e riguarda tutte le loro diverse dimensioni: quella civile, culturale,
economica, sociale, politica, religiosa.
L'insegnante nell'impostare il suo insegnamento non potrà prescindere
dalla conoscenza delle metodologie e tecniche di analisi proprie dell'intero
campo delle scienze sociali: storiche, antropologiche, geografiche,
sociologiche, economiche, ecc.
L'obiettivo generale è quello di stimolare e sviluppare nei fanciulli
il passaggio dalla cultura vissuta, assorbita direttamente dall'ambiente
di vita, alla cultura come ricostruzione intellettuale.
STORIA
La tradizione culturale e pedagogica italiana ha sempre dedicato attenzione
particolare alla comprensione storica e alla possibilità di inquadrare
i problemi sotto il profilo storico.
In questa prospettiva pare necessario considerare i significati della
storia intesa: come realtà del passato, come memoria collettiva
o insieme di tradizioni culturali che incidono sul presente, come ricerca
storiografica che, pur collegandosi alla memoria collettiva, tende a
superarla per rinnovare il rapporto tra presente e passato.
Un efficace insegnamento della storia non si risolve nella informazione
su avvenimenti e personaggi del passato. E' anzitutto promozione delle
capacità di ricostruzione dell'immagine del passato muovendo
dal presente e di individuazione delle connessioni tra passato e presente.
La ricostruzione del fatto storico deve essere indirizzata a promuovere
sia la capacità di usare in modo via via più produttivo
i procedimenti della ricerca storica, sia la comprensione sempre più
approfondita del fatto storico stesso.
In tal modo gli alunni, nei limiti delle loro possibilità psicologiche,
perverranno a una assunzione non dogmatica delle conoscenze storiche,
acquistando progressivamente un'agile capacità critica.
L'insegnamento della storia richiede il puntuale e continuo riferimento
alla concreta realtà nella quale il fanciullo è inserito
ed esige che il docente realizzi un adeguata scelta ed una funzionale
organizzazione dei contenuti dell'apprendimento storico.
Obiettivi e contenuti.
L'insegnamento della storia persegue due obiettivi generali:
a) avviare il fanciullo a costruire la propria identità culturale
come presa di coscienza della realtà in cui vive;
b) avviare il fanciullo alla costruzione di elementari atteggiamenti
e strumenti conoscitivi essenziali per la comprensione dei fenomeni
storici e sociali.
I due obiettivi generali sopra detti si fondano sul perseguimento di
obiettivi specifici quali:
- il superamento da parte del fanciullo della percezione di sé
come perno e misura della realtà per avviarsi a sentire se
stesso partecipe di un processo che ha radici e dimensioni che lo
travalicano;
- la consapevolezza che ogni giudizio e ogni discorso storico devono
avere la loro fondazione nella ricerca e nella conoscenza delle fonti
e nel rigore metodologico;
- la graduale maturazione della coscienza che la ricostruzione del
fatto storico è il risultato di un complesso di operazioni
tecniche e scientifiche progredienti nel tempo ed attivate dagli interessi
culturali e civili del ricercatore.
Della complessa concezione del tempo storico sembra opportuno, in relazione
alle esperienze dell'età infantile, introdurre alcuni aspetti
fondamentali:
- la cronologia, intesa quale strumento convenzionale indispensabile
per ordinare e memorizzare gli eventi del passato;
- la periodizzazione, intesa quale strumento per delimitare e interpretare
i fenomeni storici complessivi;
- la crescente consapevolezza che i problemi con i quali l'uomo si
è dovuto confrontare si sono presentati in modi diversi ed
hanno avuto soluzioni diverse in rapporto alle condizioni generali,
ovvero ai "quadri di civiltà", che hanno caratterizzato
i vari periodi della storia umana.
Inizialmente si promuoverà nell'alunno l'acquisizione delle
coordinate spazio-temporali.
Infatti la storia, almeno come materia scolastica, è la ricostruzione
e la narrazione di eventi che avvengono in determinate località
e in un certo periodo di tempo.
Il sapere distinguere il prima dal dopo ed il lontano dal vicino sono
degli obiettivi fondamentali da conseguire per introdurre ad uno studio
dei fatti storici.
In questa fase si procederà sul terreno della massima concretezza
facendo, per esempio, osservare la successione di generazioni, si incoraggerà
l'osservazione dell'ambiente in cui il fanciullo si muove e lo si avvierà
ad una prima sistemazione delle "cose" nello spazio.
Si farà notare che alcune "cose" che condividono uno
stesso spazio non sono nella medesima relazione per quanto riguarda
il tempo.
Appena si verifichi la disponibilità ad un apprendimento più
specifico, eventualmente anche nel corso del secondo anno, si guideranno
gli alunni ad individuare alcuni passaggi significativi nel processo
di cambiamento storico delle realtà a loro più vicine
(la città o il paese, i mestieri, gli strumenti di uso quotidiano
e le più diffuse tecnologie, le forme di organizzazione sociale,
produttiva, culturale, religiosa) rimanendo nel campo di indagine esperibile
direttamente dagli alunni medesimi, ma non escludendo la ricerca di
documentazioni significative nel passato più lontano.
In sostanza, si introdurrà l'alunno nel mondo della storia, guidandolo
alla ricostruzione storica del suo ambiente di vita.
Accertata la possibilità, in questo ambito, di cogliere il significato
degli avvenimenti storici, a partire dal terzo anno della scuola elementare,
si avvierà uno studio che progressivamente porti il fanciullo
dalla interpretazione della storia del suo ambiente di vita alla storia
dell'umanità e, in particolare, alla storia del nostro Paese.
Tale studio porrà peculiare attenzione ai momenti di promozione
e trasformazione delle civiltà, colti nel tessuto di una periodizzazione
essenziale. In seno a questa periodizzazione si fisseranno cronologicamente
i più rilevanti avvenimenti civili, sociali, politici, religiosi
di cui sono stati protagonisti i popoli, personalità e forme
di organizzazione sociale, che nel tempo hanno contraddistinto l'evolversi
della società umana.
Pare opportuno che il fanciullo, nel quinquennio del corso elementare,
pervenga ad una visione sufficientemente articolata dei momenti significativi
della storia, connettendoli in un quadro cronologico a maglie larghe.
In particolare saranno oggetto di approfondimento i fatti, gli avvenimenti,
i personaggi che hanno contribuito a determinare le caratteristiche
civili, culturali, economico-sociali, politiche, religiose della storia
d'Italia, con specifico riferimento al processo che ha condotto alla
realizzazione dell'unità nazionale, nonché alla conquista
della libertà e della democrazia.
Indicazioni didattiche.
Il processo di insegnamento-apprendimento prenderà avvio dalla
costruzione di domande didatticamente motivate da rivolgere al passato.
Esse nasceranno dalla riflessione su ciò che è presente
nella esperienza e nella cultura del fanciullo, al fine di facilitare
la comparazione tra presente-passato, tra vicino-lontano.
La didattica della storia dovrà avvalersi, per quanto lo consente
l'età e la concreta situazione scolastica, delle modalità
della conoscenza storiografica, recuperandone gli itinerari fondamentali:
dalla formulazione di domande al reperimento di fonti pertinenti, alla
analisi e discussione della documentazione, al confronto critico fra
le diverse risposte. Nel sottolineare che la storia prima di essere
narrazione dei fatti è loro ricostruzione sulla base di documenti,
sarà necessario procedere con molta gradualità.
All'inizio si potrà guidare l'alunno a ricostruire il fatto e
a riorganizzare il recente passato sulla base dei suoi ricordi e delle
testimonianze offerte dagli adulti e dall'ambiente (utilizzando anche
idonei strumenti didattici, come le "fasce storiche" o i cartelloni
di sintesi o semplici monografie per dare evidenza concreta al lavoro
di ricostruzione). In un secondo momento si indurrà l'alunno
a riflettere sui problemi metodologici che tale ricostruzione presenta
(ad es.: l'attendibilità di un ricordo o di una testimonianza,
oppure le varie e possibili interpretazioni di uno stesso dato) e quindi
a leggere in modo sempre più consapevole i risultati di ricerche
compiute da altri.
In questo processo conoscitivo la narrazione storica si configura soprattutto
come strumento utile per comunicare sia le conoscenze ritenute necessarie
in particolari momenti dell'azione didattica (quando si tratti, ad esempio,
di raccordare i dati emersi dai documenti accessibili all'alunno con
altri dati di conoscenza), sia i risultati finali raggiunti (per organizzare,
comunicare e confrontare le conoscenze acquisite). Se utilizzata invece
in apertura del processo conoscitivo, la narrazione rischia di ostacolare
le diverse e successive operazioni.
Nell'affrontare la costruzione di una più ampia periodizzazione
l'insegnante eviterà che l'alunno percepisca, come progressione
deterministica, la successione dei vari tipi di società fatti
oggetto di studio, facendo rilevare come nello stesso tempo possano
coesistere diverse società e come, all'interno di una società
moderna, possano sussistere, integrati, alcuni elementi di realtà
sociali del passato.
GEOGRAFIA
La geografia rileva e interpreta i caratteri dei paesaggi geografici,
studia i rapporti tra l'ambiente e le società umane, elabora
e propone modelli di spiegazione dell'intervento degli uomini sul territorio.
L'ambiente, oggetto della geografia, andrà considerato pertanto
nella sua globalità, come risultante delle interazioni che si
verificano tra tutte le sue componenti. I caratteri fisici dell'ambiente
non possono essere interpretati come condizionamenti assoluti delle
scelte operate dagli uomini: l'ambiente medesimo è, in qualche
misura, prodotto dell'azione degli uomini.
Il concetto fisico di spazio è anche oggetto di studio delle
scienze naturali (astronomia, geologia, ecc.): l'insegnamento della
geografia, oltre al concetto fisico di spazio, dedicherà opportuna
attenzione ai modi ed agli effetti della esperienza degli uomini sul
territorio.
Tra l'altro, ciò dovrà far emergere la consapevolezza
che le decisioni di intervento sul territorio non dovranno essere riferite
esclusivamente ai bisogni degli uomini; dovranno essere tenute in debita
considerazione anche le esigenze delle componenti non antropiche, specie
di quelle appartenenti alla biosfera (del regno animale e di quello
vegetale, ad esempio).
In questo contesto dovrà essere promossa e progressivamente rafforzata
la responsabile attenzione del fanciullo al problema ecologico.
Riuscirà utile tener presenti vari aspetti del concetto di spazio
elaborati dal geografo:
- lo spazio fisico come condizione e come risultato dell'intervento
dell'uomo sul pianeta; le possibilità, i vincoli, i problemi
che pone, le trasformazioni che subisce;
- lo spazio rappresentativo come espressione di sistemi di valori
(i luoghi di incontro e di scambio, di celebrazione sacra e profana,
di sede dell'autorità, ecc.);
- lo spazio progettato come campo di azioni possibili o ipotesi di
intervento (insediamenti, utilizzazione del suolo, comunicazioni,
pianificazione territoriale);
- lo spazio codificato convenzionalmente dalla cartografia e da modelli
rappresentativi che utilizzano i linguaggi scientifici.
Su questa base l'insegnamento della geografia permette di elaborare
un concetto di "paesaggio geografico" inteso come costruzione
di sintesi controllabili dei modi utilizzati dagli uomini per interagire
con la natura e dei rapporti culturali, economici e sociali operanti
nelle società stesse e fra società diverse.
Obiettivi e contenuti.
L'insegnamento della geografia si propone di rendere capace l'alunno
di orientarsi e collocarsi nello spazio vissuto dagli uomini utilizzando
le conoscenze e gli strumenti concettuali e metodologici necessari per
la comprensione dell'interazione uomo-ambiente.
Si tratta di far acquisire uno specifico modo di osservare ed un linguaggio
appropriato per descrivere e per rappresentare.
Questo obiettivo generale si consegue attraverso l'acquisizione e l'integrazione
reciproca delle capacità operative:
- di rappresentare mentalmente lo spazio, acquisendo padronanza delle
nozioni di punto e sistema di riferimento, posizione relativa, percorso
e spostamento;
- di osservare un ambiente e scoprire gli elementi costitutivi fisici
e antropici;
- di mettere in relazione fra di loro gli elementi di un ambiente,
evidenziando le diverse funzioni ed i vari rapporti che essi hanno
anche con un più vasto contesto;
- avvalendosi della scoperta degli elementi fisici e antropici osservati
nell'ambiente vicino, di passare all'osservazione, sia pure indiretta,
di ambienti diversi, descrivendoli in modo via via più analitico
o differenziandoli secondo i loro caratteri geografici;
- di utilizzare mezzi diversi di descrizione linguistica e di rappresentazione
grafica;
- di costruire e di interpretare, a livelli crescenti di difficoltà,
mappe e carte diverse per contenuto e scala, imparando a scegliere
quelle più adeguate agli obiettivi, a orientarsi su di esse,
e a confrontare le informazioni che offrono con quelle desumibili
da altri fonti;
- di ricercare l'informazione geografica, imparando a raccogliere,
selezionare e controllare i dati presenti in atlanti, libri, periodici,
annuari statistici, ecc., relativi ad ambienti direttamente o indirettamente
conosciuti o che si vogliono conoscere.
Alla fine della scuola elementare l'alunno dovrà essere in grado
di comprendere, di porre in rapporto fra di loro e di localizzare sulle
carte geografiche i fenomeni studiati.
Per promuovere l'acquisizione di queste capacità, si potrà
tener conto dei nuclei tematici che qui di seguito si elencano.
La loro progressione va intesa soprattutto come graduale passaggio da
situazioni più semplici a situazioni più complesse, poiché
l'intreccio tra esperienze dirette nell'ambiente ed esperienze mediate
soprattutto tramite i mass media, non consente di distinguere troppo
nettamente il "vicino" dal "lontano".
A) Muovendo dall'orientamento nello spazio dell'alunno e dalle conoscenze
che egli possiede sul suo ambiente di vita, l'insegnante favorirà
lo sviluppo delle capacità di rappresentazione dello spazio.
I primi oggetti di indagine possono essere, ad esempio, la strada, la
casa, gli spazi della scuola, i percorsi abituali, i luoghi di vacanza,
ecc.
B) In continuità con le predette ricognizioni, sempre in riferimento
ad ambienti specificamente individuati, verranno enucleati e correlati
tra loro gli aspetti geograficamente significativi del territorio: i
caratteri fisici e naturali, gli elementi artificiali, le attività
economiche, sociali e culturali e gli spazi da esse utilizzati e trasformati.
Si costruiranno così progressivamente i primi schemi di riferimento
e le prime chiavi di lettura dei "paesaggi geografici"; si
potranno considerare, ad esempio, i rapporti fra l'ambiente e i diversi
modi di utilizzarne le risorse, fra la flora e la fauna potenziale e
quella introdotta dalle coltivazioni e dagli allevamenti, fra questi
e le abitudini alimentari, fra le forme fisiche e gli insediamenti,
le vie di comunicazione, ecc.
C) Dal confronto fra ambienti diversi (utilizzando anche riferimenti
ad ambienti naturali tipici di varie zone della Terra) e soprattutto
dalla comprensione della ampiezza del sistema di relazioni che coinvolgono
e condizionano ciascun ambiente o paesaggio sarà possibile evidenziare
i problemi e le soluzioni adottate dalle diverse popolazioni.
L'attività di ricerca geografica potrà essere attuata
con particolare riferimento al territorio e alla società italiana,
alle sue trasformazioni, ai suoi paesaggi fondamentali (le pianure,
le zone costiere, le zone alpine e appenniniche), ai suoi problemi e
ai suoi squilibri interni (città-campagna, Nord-Sud, zone sviluppate-zone
depresse), ai più stretti ed evidenti rapporti internazionali,
in particolare con i Paesi del Mediterraneo e dell'Europa.
In questa fase viene avvertita la necessità di un uso più
appropriato degli strumenti cartografici e di rappresentazione convenzionale
indicati.
D) Particolare attenzione sarà, infine, rivolta ad un approfondimento
dei rapporti che la moderna società industriale intrattiene con
il territorio e specialmente:
- alle modalità di sfruttamento delle risorse naturali e ai
relativi problemi di conservazione e protezione dell'ambiente;
- ai caratteri fondamentali del paesaggio industriale e urbano;
- alle relazioni significative che legano la città alla campagna,
l'attività industriale a quella agricola, le zone di sviluppo
economico a quelle del sottosviluppo.
Indicazioni didattiche.
La complessiva esperienza di vita degli alunni offre parecchie sollecitazioni
per l'attività didattica relativa all'apprendimento della geografia.
Gli avvenimenti di attualità, le trasmissioni televisive, i film
documentari, i viaggi, le vacanze, le escursioni didattiche, il rapporto
diretto con l'ambiente offrono occasioni per l'avvio di conversazioni
e per successivi lavori di ricerca.
Le attività volte ad esplorare e conoscere gli spazi e gli ambienti
devono essere intenzionali e ogni volta guidate da problemi e da proposte
di ipotesi.
D'altra parte, l'insegnamento della geografia dovrà essere svolto
in stretta connessione con le altre discipline, non solo con la storia
e le conoscenze sociali, ma anche con l'educazione motoria per quanto
riguarda la comprensione delle relazioni spaziali, con le scienze per
l'acquisizione delle abilità di misurazione e per le conoscenze
relative all'ambiente fisico-naturale, ai fattori climatici, all'assetto
geologico del territorio, ecc.
L'esplorazione degli spazi direttamente esperibili dagli alunni (l'aula,
la casa, la scuola, le vie del quartiere, ecc.) può essere finalizzata,
oltre che allo sviluppo della capacità di orientamento, di osservazione
e descrizione, alla lettura dei diversi modi di organizzazione e rappresentazione
dello spazio.
Senza indulgere a prematuri tecnicismi sarà opportuno utilizzare
e, nei limiti del possibile, far produrre una gamma significativa di
materiali e di tecniche di rappresentazione, al fine di avviare gli
alunni alla scoperta della convenzionalità delle simbologie utilizzate
nella rappresentazione geografica, della funzionalità delle diverse
rappresentazioni e scale, a seconda dei problemi che si intendono affrontare.
L'adozione di procedure operative e l'uso degli strumenti tecnici non
dovranno in ogni caso esaurirsi in esercitazioni fini a se stesse, ma
essere funzionali ad un accrescimento di conoscenze significative e
collegati, pertanto, ad un motivato itinerario di ricerca sugli ambienti.
STUDI SOCIALI E CONOSCENZA DELLA VITA SOCIALE
Poiché la scuola elementare si propone di porre le basi per
la formazione del cittadino e per la sua partecipazione attiva alla
vita sociale, politica ed economica del Paese, è essenziale che
essa fornisca gli strumenti per un primo livello di conoscenza dell'organizzazione
della nostra società nei suoi aspetti istituzionali e politici,
con particolare riferimento alle origini storiche e ideali della Costituzione.
Obiettivi e contenuti.
Mentre la formazione al confronto con gli altri, allo spirito critico,
alla convivenza democratica costituisce un obiettivo e un metodo comune
a tutti gli insegnamenti, è compito specifico del settore degli
studi sociali, sulla base delle finalità generali indicate, perseguire
i seguenti obiettivi:
- far acquisire conoscenza riflessa delle regole e delle norme della
vita associata, in particolare di quelle che consentono processi democratici
di decisione;
- far acquisire consapevolezza del significato della legge anche in
funzione della comprensione dei fondamenti del sistema giuridico propri
di uno stato di diritto;
- avviare all'acquisizione di strumenti per la comprensione del sistema
economico e della organizzazione politica e sociale, scegliendo contenuti
e modalità di lavoro adeguati alle capacità degli alunni;
- favorire atteggiamenti di disponibilità alla verifica, per
sottrarre quest'area conoscitiva ad una trasmissione ideologica.
Indicazioni didattiche.
La selezione più particolare dei contenuti e metodi e la loro
articolazione sarà compiuta nell'ambito della programmazione.
Si indicano qui solo alcuni criteri in base ai quali è possibile
compiere scelte adeguate:
a) Nella scuola elementare è indispensabile partire da quegli
aspetti della organizzazione sociale che appartengono al contesto di
vita del fanciullo e gli sono più vicini o comunque più
facilmente accessibili. E' ciò che si indica spesso come indagine
d'ambiente (ad esempio: la famiglia, la scuola, il quartiere, il paese,
le attività presenti nella comunità, il Comune, ecc.)
che può rappresentare contenuto significativo e motivante per
cominciare ad individuare i fattori rilevanti dell'organizzazione sociale
e le loro dinamiche interrelazioni. Infatti l'esperienza quotidiana
del fanciullo richiede interventi didattici di chiarificazione, di semplificazione,
di ridefinizione terminologica e concettuale, in breve di mediazione
e di sistemazione.
b) Anche in relazione con i temi che verranno scelti come oggetto di
specifiche indagini di carattere storico e geografico, si potranno affrontare,
negli anni successivi, quei problemi che consentono di cogliere i caratteri
essenziali del sistema sociale ed istituzionale.
c) Per rendere possibile al ragazzo che esce dalla scuola elementare
procedere nella conoscenza e nella comprensione del mondo sociale, è
necessario prendere in esame anche elementi relativi alla organizzazione
politica nazionale ed internazionale (con particolare riguardo all'Europa
comunitaria) e al sistema giuridico che la regge.
Lo studio dei caratteri fondamentali della nostra Costituzione, visti
anche nelle loro matrici storiche ideali, consente di individuare gli
elementi portanti del nostro sistema democratico (diritti di libertà,
eguaglianza e giustizia sociale, principio e organizzazione della rappresentanza,
ecc.) come sistema aperto al confronto e alla trasformazione.
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