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PREMESSA
Dalla necessità di rispondere alle nuove esigenze formative
che si richiedono oggi alle figure del ragioniere e del perito commercialista,
soprattutto tenendo conto delle profonde trasformazioni intervenute
nella realtà sociale ed economica italiana e europea, ha preso
forma un progetto organico di riforma dei percorsi e degli obbiettivi
adottati dall'istituzione scolastica nell'ambito della formazione professionale.
Dopo anni di sperimentazioni, si è così giunti alla soppressione
dei vecchi programmi d'insegnamento per questa tipologia di studi, programmi
considerati ormai inadeguati all'attuale mondo del lavoro: a decorrere
dall'anno scolastico 1996/1997, i programmi scolastici per gli istituti
tecnici commerciali ad indirizzi amministrativo, mercantile, commercio
con l'estero, amministrazione industriale, di cui al decreto del presidente
della Repubblica 30-9-1961, n,1222, integrato dai decreti ministeriali
20-2-1965 e 15-5-1968, non sono più in vigore.
Con decreto ministeriale del 31 gennaio 1996 n,122, sono stati, infatti,
istituzionalizzati piani di studio, quadri orario e programmi di insegnamento
previsti dal progetto sperimentale IGEA ormai da anni largamente attuato
negli I.T.C.
PREMESSA AI PROGRAMMI
In conseguenza dei profondi e dinamici cambiamenti intervenuti nella
realtà economico-sociale è già da tempo evidente
che il curricolo di studio dell'indirizzo per "ragioniere e perito
commerciale" degli I.T.C. non risponde più né alle
esigenze del mondo del lavoro né alle aspettative della società
più in generale che richiedono ai neo-diplomati conoscenze, competenze
e abilità nuove.
Le considerazioni da cui si è partiti per elaborare questo nuovo
curricolo sono molteplici ed in sintesi riguardano:
- la consistente inadeguatezza dei programmi in vigore rispetto alla
struttura economica attuale e prospettica del paese, caratterizzata
dallo sviluppo del settore terziario ed in particolare da quello delle
tecniche di distribuzione, dal decentramento produttivo delle imprese
industriali, dalla diffusa partecipazione dello Stato all'attività
economica;
- il mutamento radicale del quadro legislativo che con la riforma
tributaria e i successivi provvedimenti in materia doganale, bancaria
e valutaria ha di fatto riformato il diritto commerciale;
- la decisiva svolta impressa dagli studi di economia aziendale alle
tecniche contabili che da strumento di rilevazione prevalentemente
consuntivo hanno assunto la valenza e l'autorevolezza di strumenti
di previsione, controllo e guida ai finì di una più
efficace conduzione aziendale;
- la complessità e la rilevanza assunta dalle operazioni di
gestione aziendale anche sotto il profilo civilistico-fiscale;
- la trasformazione indotta nell'organizzazione aziendale dal ricorso
a procedure automatizzate per il trattamento delle informazioni e
quindi l'esigenza di formare giovani che siano buoni utilizzatori
dello strumento informatico;
- la collocazione europea della nostra cultura;
- la continua e rapida evoluzione tecnologica che richiede ai giovani
una vasta professionalità di base e lo sviluppo di competenze
nuove.
Alla luce di tutto ciò, si è strutturato un curricolo
che, in linea con le indicazioni espresse dalle istituzioni scolastiche,
dal mondo scientifico e dal sistema produttivo, ha il fine di formare
una persona capace di inserirsi in contesti aziendali diversi, tutti
caratterizzati dalla presenza di fenomeni complessi, dalla sempre più
diffusa automazione, dai frequenti mutamenti tecnologici ed organizzativi.
- - - omissis - - -
INDICAZIONI METODOLOGICHE
Il traguardo formativo non deve consistere solo nel far acquisire conoscenze
ma anche competenze e abilità, così da sviluppare abitudini
mentali orientate alla risoluzione di problemi ed alla gestione delle
informazioni. Diviene necessario, perciò, adottare una metodologia
coerente rispetto a tali obiettivi e pertanto si suggerisce di:
- far pervenire al possesso delle conoscenze partendo da situazioni
reali in modo da stimolare l'abitudine a costruire modelli;
- privilegiare momenti di scoperta e successiva generalizzazione a
partire da casi semplici e stimolanti avvalendosi di tecniche didattiche
che suggeriscono di generare situazioni problematiche da ristrutturare,
così da favorire l'acquisizione di comportamenti produttivi;
- far realizzare piccoli progetti di difficoltà crescente per
abituare alla formulazione di ipotesi ed al procedere per approssimazioni
successive, così da avere costantemente presente il significato
del proprio agire.
I programmi di insegnamento, preceduti da avvertenze concernenti le
finalità, le indicazioni metodologiche, gli obiettivi generali
e quelli annuali da perseguire, sono formulati in modo da lasciare spazio
alla programmazione dei singoli Consigli di classe ed agli adeguamenti
richiesti dalle continue innovazioni. Il piano di lavoro annuale di
ogni corso definirà gli obiettivi intermedi, le forme oggettive
di valutazione, i contenuti da privilegiare, ecc., possibilmente con
il contributo e la collaborazione di operatori esterni in grado di fornire
indicazioni utili per correlare l'attività didattica alle esigenze
del mondo produttivo locale e nazionale.
Tale cooperazione sarà resa particolarmente efficace col ricorso
ad iniziative che, sia pure sotto diverse forme (interventi di esperti,
visite guidate in aziende, stage, ecc.), agevolino il passaggio
dalla scuola all'ambiente di lavoro.
Per realizzare tutto ciò i Capi d'Istituto organizzeranno opportuni
incontri fra i docenti per programmare l'attività didattica con
riunioni che si svolgeranno prima e durante l'anno scolastico (almeno
mensilmente utilizzando parte delle ore previste per le attività
non di insegnamento).
Solo così, infatti, sarà possibile definire gli obiettivi
comuni, analizzare i contenuti da privilegiare, concordare una metodologia
coerente, verificare l'andamento dei risultati, misurare e valutare
gli esiti. In altri termini, svolgere quella proficua azione di programmazione
e verifica senza la quale il processo formativo perde di sistematicità
e di efficacia.
VERIFICA E VALUTAZIONE
La verifica ha lo scopo di:
- assumere informazioni sul processo di insegnamento/apprendimento
in corso per orientarlo, modificarlo secondo le esigenze;
- controllare durante lo svolgimento dell'attività didattica
l'adeguatezza dei metodi, delle tecniche e degli strumenti utilizzati
ai finì prestabiliti;
- accertare il raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati;.
pervenire alla classificazione degli studenti.
Considerato che la metodologia suggerita si basa essenzialmente sulla
programmazione attraverso unità didattiche e che all'interno
di queste assume particolare rilevanza il momento diagnostico ai finì
della modifica in itinere del processo di insegnamento/apprendimento,
è indispensabile effettuare anche la valutazione formativa che
non è utilizzata per la classificazione di profitto degli studenti,
ma per individualizzare l'insegnamento e organizzare l'attività
di recupero. É bene che tale verifica avvenga al termine di ciascuna
unità didattica o dopo lo svolgimento di una sua parte significativa.
La valutazione sommativa, invece, viene effettuata al termine dello
svolgimento di un segmento educativo per classificare gli studenti ed
utilizza strumenti differenziati (prove scritte non strutturate, prove
scritte strutturate, prove orali), funzionali ad accertare il raggiungimento
dei diversi obiettivi prefissati. Per contenere la soggettività
della valutazione delle prove non strutturate (alle quali non si deve
in alcun caso rinunciare perché sono le sole che consentono di
misurare obiettivi più elevati) è necessario predisporre
apposite griglie.
La valutazione di fine periodo deve tenere conto dei risultati delle
prove sommative e, specie nei primi anni del corso, di altri elementi,
concordati in seno al Consiglio di classe, quali l'impegno, la partecipazione,
la progressione rispetto ai livelli di partenza. Tali elementi devono
essere oggetto di registrazione in itinere per evitare "effetti
alone".
Per la valutazione di fine anno è necessario che i Consigli di
classe verifichino se i livelli raggiunti sono adeguati ai livelli minimi
disciplinari indispensabili per la frequenza della classe successiva,
fissati in fase di programmazione dell'attività didattica.
- - - omissis - - -
QUADRO ORARIO BIENNIO IGEA
Area comune
| Classe di concorso |
Materie di insegnamento |
CL. I |
CL. II |
Prove di esame |
| . |
Religione-materia
alternativa |
1 |
1 |
. |
| 50/A |
Italiano |
5 |
5 |
S.O. |
| 50/A |
Storia |
2 |
2 |
O. |
| 46/A |
Prima lingua straniera |
3 |
3 |
S.O. |
| 47/A-48/A |
Matematica e laboratorio |
5 |
5 |
S.O. |
| 13/A-38/A-60/A |
Scienza della materia
e lab. |
4 |
4 |
O.P. |
| 60/A |
Scienze della natura |
3 |
3 |
O. |
| 19/A |
Diritto ed economia |
2 |
2 |
O. |
| 29/A |
Educazione fisica |
2 |
2 |
P.O. |
| . |
Totale area comune |
27 |
27 |
. |
area di indirizzo
| Classe di concorso |
Materie di insegnamento |
CL. I |
CL. II |
Prove di esame |
| 46/A |
Seconda lingua straniera |
4 |
4 |
S.O. |
| 17/A |
Economia aziendale |
2 |
2 |
S.O.(*) |
| 75/A |
Trattamento testi
e dati |
3 |
3 |
P. |
| .
|
Totale ore area indirizzo |
9 |
9 |
.
|
| . |
Totale ore |
36 |
36 |
.
|
(*) Il voto attribuito a tale materia, che scaturirà da diverse
tipologie di prove (scritte, orali) sarà unico anche nelle valutazioni
infra-annuali trimestre quadrimestre).
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STORIA BIENNIO
Finalità dell'insegnamento
L'insegnamento di Storia è finalizzato a promuovere e sviluppare:
- la capacità di recuperare la memoria del passato in quanto
tale;
- di orientarsi nella complessità del presente;
- l'apertura verso le problematiche della pacifica convivenza tra
i popoli, della solidarietà e del rispetto reciproco;
- l'ampliamento del proprio orizzonte culturale, attraverso la capacità
di riflettere, alla luce della esperienza acquisita con lo studio
di società del passato, sulla trama di relazioni sociali, politiche
ecc. nella quale si è inseriti;
- la capacità di razionalizzare il senso del tempo e dello
spazio;
- la consapevolezza della necessità di selezionare e valutare
criticamente le testimonianze.
Obiettivi di apprendimento
Alla fine del biennio lo studente deve dimostrare di sapere:
- esporre in forma chiara e coerente fatti e problemi relativi agli
eventi storici studiati;
- usare con proprietà alcuni fondamentali termini e concetti
propri del linguaggio storiografico (ad esempio: cambiamento, cesura,
ciclo, congiuntura, continuità, decadenza, progresso, restaurazione,
rivoluzione, sottosviluppo, sviluppo);
- distinguere i molteplici aspetti di un evento e l'incidenza in esso
dei diversi soggetti storici (individui, gruppi sociali ecc. );
- interpretare e valutare, in casi semplici, le testimonianze utilizzate;
- distinguere in esse fatti, ragioni, opinioni e pregiudizi; individuare
inconsistenze e incoerenze ecc. ;
- confrontare, in casi semplici, le differenti interpretazioni che
gli storici danno di un medesimo fatto o fenomeno, in riferimento
anche alle fonti usate;
- ricostruire le connessioni sincroniche e gli sviluppi diacronici
riferiti ad un determinato problema storico studiato.
Articolazione dei contenuti: storia antica e altomedievale
Classe prima
1. Culture della preistoria e civiltà protostoriche
Dal paleolitico all'uso dei metalli: forme insediative e produttive;
forme di culto.
Le grandi civiltà del vicino Oriente; il delinearsi del fenomeno
urbano e l'invenzione della scrittura
2. Oriente e Occidente, migrazioni indoeuropee e contatti mediterranei
Migrazioni indoeuropee.
Le civiltà dell'Egeo. Frequentazioni precoloniali e colonizzazioni
nel Mediterraneo.
Popoli dell'Italia antica e loro culture.
3. Città e popoli della Grecia e dell'Italia
Legislazioni, tirannidi, la società delle "città
stato" (poleis), "popoli" (etnie) e "leghe"
(koiné) nel mondo greco.
Miti, culti, santuari nella vita greca.
Origini di Roma e periodo della monarchia. Rapporti col mondo etrusco
e con gli altri popoli d'Italia.
Colonie della Magna Grecia.
4. La Grecia classica dall'affernazione alla crisi della polis
Asia e Impero persiano nel confronto col mondo greco: le guerre persiane.
Guerra del Peloponneso.
Ricerche di equilibri e "paci comuni".
Conquista macedone.
5. La "Res Publica" romana dal VI al IV sec. a.C.
Passaggio dalla monarchia alla repubblica. Conflitto tra patrizi e plebei.
Le XII Tavole.
Organizzazione sociale e politica di Roma dall'età regia, all'età
repubblicana (ordinamento centuriato, magistrature, ordini, ceti, clientele).
La religione romana arcaica.
6. Roma verso l'egemonia in Italia
Affermazione di Roma fra le diverse culture e realtà politiche
d'Italia. Evoluzione del concetto di Italia.
Progressiva conquista dell'egemonia nella penisola fino al conflitto
con Cartagine.
Dinamiche socio-politiche collegate.
7. Età ellenistica
Il "dopo Alessandro", dall'Oriente mediterraneo all'Asia centrale.
I grandi stati ellenistici.
Cultura unificante e cosmopolitica dell'ellenismo.
8. Espansionismo romano nel Mediterraneo
Roma e il mondo ellenistico. Espansione romana in Occidente e in Oriente
(differenze di intenti e di modi).
Il cammino verso l'unificazione politica mediterranea sotto il dominio
di Roma. Il problema dell'imperialismo romano.
Evoluzione del sistema produttivo.
9. Crisi della Repubblica Romana
Crisi dell'Italia e delle istituzioni repubblicane (strutture militari,
agrarie, sociali, istituzionali).
Età dei Gracchi, Mario e la riforma dell'esercito.
La guerra sociale.
Lotte civili tra capi-parte.
Ottaviano Augusto e il passaggio dalla repubblica al principato.
Classe seconda
1.Organizzazione dell'impero
Evoluzione istituzionale e amministrativa del principato.
Nuovi ceti emergenti nell'impero mediterraneo.
Il diritto romano.
Organizzazione delle province. Processi di integrazione e limiti della
romanizzazione: le culture diversificate delle grandi aree provinciali.
Ruolo della vita cittadina.
2. Religioni dell'Impero
Religioni dell'Impero e fattori di trasformazione; religioni pagane
della salvezza.
Il giudaismo. Il cristianesimo, la sua prima diffusione, le persecuzioni.
3. Crisi del secolo III e culture dei popoli esterni
Problemi militari, demografici, economici; dinamiche sociali e colonato.
Culture dei popoli esterni nei loro rapporti col mondo romano.
Contatti con le grandi civiltà dell'Estremo Oriente (India, Cina
degli Han) e con l'Africa non romanizzata.
4. Mondo tardoantico
Dal principato alla tetrarchia.
Svolta costantiniana e società tardoantica: Burocratizzazione,
tendenze dirigistiche, forze centrifughe, nuovi gruppi dominanti e nuovi
centri di potere (capitali decentrate).
La Chiesa e l'Impero Universale Cristiano; emarginazione del paganesimo
e del giudaismo. Resistenze e persistenze pagane. Anacoresi e monachesimo.
5. Occidente e Oriente nei secoli V e VI
Regni romano germanici.
Giustiniano e la formazione della civiltà bizantina.
Invasione longobarda in Italia. Ruralizzazione dell'economia e della
società.
Il papato e gli altri patriarcati; i vescovadi, l'evangelizzazione delle
campagne; monachesimi d'Oriente e d'occidente. Il latino della Chiesa.
Culto dei santi.
6. Espansione dell'Islam e mondo latino germanico
Arabi e Maometto. I primi quattro califfi e le divisioni dell'Islam.
La grande espansione e la crisi del califfato. Civiltà arabo-musulmana.
Gli Slavi nei Balcani.
Longobardi, bizantini e papato.
I Franchi dai Merovingi ai Carolingi; sviluppo delle clientele armate.
Egemonia culturale del clero; monachesimo celtico e anglosassone; conversione
dei Germani d'oltre Reno.
7. Europa carolingia
Carlo Magno: conquiste militari e restaurazione dell'impero.
Rapporti vassallatico-beneficiali.
Riforma monetaria; rinascita degli studi grammaticali; unificazione
liturgica; riforma monastica
Economia curtense e signoria fondiaria.
Regno carolingio d'Italia. L'Italia non carolingia.
Dissoluzione dell'impero carolingio.
8. Particolarismo del secolo X
Nuove invasioni: Normanni, Ungari, Saraceni.
Crisi dell'ordinamento pubblico carolingio e nascita di nuovi poteri
locali, l'incastellamento.
Impero sassone e radicarsi dei rapporti feudali.
Due nuovi stati cristiani: Polonia e Ungheria-.
Spagna dei califfi Omayyadi e gli inizi della riconquista.
Sintomi di ripresa demografica.
Crisi del papato e riforma cluniacense.
Leggenda dell'Anno Mille.
9 Rinascita della vita cittadina e riforma della Chiesa
Dalla signoria fondiaria alla signoria di banno.
Vita cittadina in Italia e oltralpe.
Città marinare e incipiente egemonia di Venezia.
Impero germanico e regni particolari
I Normanni creatori di stati: regni di Inghilterra e di Sicilia, la
Russia di Kiev.
Verso la riforma della Chiesa: spinte riformatrici dall'alto e movimenti
di religiosità popolare. Gregorio VII e i "Dictatus papae"
Lotta per le investiture e sue conseguenze sulla natura dell'impero
e della Chiesa.
Note
1) Il programma di storia antica e altomedievale del biennio costituisce
la prima pane dell'intero programma della storia universale (dalla preistoria
ai nostri giorni) che si prosegue ad impartire, completandolo, nel triennio.
2) Gli obiettivi di apprendimento sono stati individuati e calibrati
avendo presente l'esigenza di assicurare una prima ed elementare, ma
autosufficiente e completa, informazione circa la natura della conoscenza
storica, le difficoltà che presenta, il linguaggio attraverso
cui si esprime, l'utilità che riveste per l'uomo d'oggi. Una
sede di obiettivi, questa, al cui perseguimento lo studio della storia
antica e altomedievale risulta, alla prova dei fatti, perfettamente
adeguato.
3) 1 contenuti sono ripartiti in punti numerati progressivamente, nei
quali sono indicati, in successione cronologica, i momenti fondamentali
dello sviluppo storico dalla preistoria fino alla conclusione della
lotta per le investiture. All'intemo di ciascuno di questi punti sono
indicati con lettere dell'alfabeto alcuni dei possibili temi particolari
in cui è stata articolata la trattazione di essi.
4) La scelta del tema o dei temi più adatti a caratterizzare
la fisionomia di un determinato momento rispetto a quello che precede
e a quello che segue è affidata al docente. In una prima fase
è opportuno privilegiare gli sviluppi politico sociali e in seguito,
sulla rete della cronologia già tracciata, è possibile
strutturare una trattazione per temi sulle realtà storiche di
più lenta trasformazione (per esempio, le trasformazioni nell'economia,
nella cultura, nella religione, nelle istituzioni).
Indicazioni didattiche
La presentazione dei tratti salienti delle culture e delle civiltà
che nel tempo si sono susseguite o nel tempo sono coesistite e coesistono,
consente allo studente di arrivare a riconoscerne e ad apprezzarne correttamente
caratteri e valori, sapendo cogliere differenze e analogie che intercorrono
tra di esse. Lo studente può essere portato a rendersi conto
del fatto che lo studio della storia, non importa quanto remota, ben
lungi dal comportare il rischio di una fuga dal presente, offre sussidi
utili per una corretta lettura di esso; se non altro nel senso di predisporre
ad accettare il "diverso" ". È anche opportuno
far capire che il privilegio accordato alla civiltà classica
nella storia del mondo antico e alla civiltà europea nella storia
contemporanea non hanno alcun sottinteso etnocentrico, ma mirano a consentire
il riconoscimento della cultura di appartenenza come fatto prezioso
di memoria collettiva, meglio evidenziato proprio dal confronto con
culture diverse nel tempo e nello spazio.
Il confronto fra miti, leggende, diari, memorie ecc. da un lato e ricostruzioni
storiche dall'altro, è importante per far capire che il carattere
specifico della conoscenza storica risiede nel fatto di essere fondata
sull'esame critico delle testimonianze. Bisogna distinguere il "racconto
storico" dalle altre forme di narrazione, la cui attendibilità
non é riscontrabile sulle fonti. È altresì necessario
distinguere nella trattazione di un fatto storico ben circoscritto il
momento dell'accertamento dell'accaduto, il punto di vista dello storico
narratore e le argomentazioni di cui questo si vale per validare la
propria ricostruzione.
Attraverso il confronto tra le diverse ricostruzioni di uno stesso fatto
si porta lo studente a comprendere che tale diversità è
riconducibile non solo ai differenti orientamenti metodologici, culturali
e ideali o, più semplicemente, alle propensioni soggettive, spesso
storicamente datate, degli storici, ma che in più casi essa riflette
anche un ampliamento ed un approfondimento oggettivi delle conoscenze
in materia.
Perciò la possibile conoscenza di diverse e spesso anche contraddittorie
interpretazioni dello stesso fatto non è frutto di arbitrarietà,
ma rispecchia la difficoltà insita nell'esercizio del "mestiere
di storico" e non giustifica quindi l'insorgere di un atteggiamento
di scetticismo nei confronti della possibilità di conoscere il
passato anche più lontano e meno documentato e il passato anche
più recente per il quale la documentazione diventa disponibile
solo col trascorrere degli anni. Allo studente vanno presentate le ragioni
che possono motivare la diversità delle opinioni fra gli storici.
Esse sono da cercare sia nella varietà degli orientamenti metodologici,
culturali e ideali, sia nel diverso peso che viene attribuito, a seconda
dei casi, all'una o all'altra categoria di testimonianze (ad esempio,
alle testimonianze archeologiche rispetto a quelle linguistiche, nella
ricostruzione dei grandi movimenti migratori dell'antichità o,
per la storia contemporanea, ai documenti riservati rispetto alla pubblicistica).
Nella presentazione degli snodi fondamentali della storia (ad esempio,
per quanto riguarda la storia antica e altomedievale, l'espansione di
Roma in Occidente e in Oriente, o l'espansione arabo-musulmana nel bacino
del Mediterraneo; per la storia contemporanea la formazione degli imperi
coloniali o l'avvento dell'era nucleare) è necessario distinguere
i diversi aspetti (politici, sociali, culturali, economici, religiosi,
ambientali ecc.) di un evento storico complesso e le relazioni che intercorrono
fra essi. Va messa in evidenza la diversa incidenza e l'interazione
di distinti soggetti storici (gruppi sociali, singoli individui, etnie,
nazioni, stati) nello svolgersi di avvenimenti di grande importanza,
anche utilizzando risultati e concetti derivati da altre scienze sociali,
in particolare la Geografia, il Diritto e l'Economia.
Il linguaggio della storiografia attinge largamente e più di
altre discipline al linguaggio comune, ma alcuni termini che esso usa
(continuità, cesura, decadenza ecc.) hanno un significato tecnico
specifico.
Di questo linguaggio, che comprende concetti, espressioni, descrizioni
di mutamenti storici attraverso modelli (ad esempio, continuità/cesura,
rivoluzione/restaurazione, decadenza/progresso, ciclo/congiuntura) lo
studente deve essere guidato a servirsi in modo corretto. Può
risultare utile a tale scopo valorizzare l'interrogazione, il dialogo,
il confronto, e la discussione in gruppo.
Un punto importante dello studio della storia va certamente individuato
nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni
storici e i tempi più o meno lunghi (lunga, media, breve durata)
in cui sono osservati. A questo proposito si può far notare che
la cronologia utilizzata per la storia politica non si adatta di per
sé a tutti gli altri aspetti della vicenda umana (ad esempio,
per la storia antica, la cronologia che scandisce le trasformazioni
culturali avvenute in età preistorica è a maglie molto
più larghe di quella che registra la successione delle varie
civiltà protostoriche del vicino Oriente, e la cronologia di
queste ultime è molto più approssimativa di quella della
guerra del Peloponneso) e che queste differenze non dipendono solo dallo
stato delle fonti, ma anche dalla natura dei fatti studiati e dalla
velocità maggiore o minore con cui avvengono i cambiamenti nei
differenti campi (ad esempio, per la storia contemporanea, mentre la
prima rivoluzione industriale si è estesa ai vari paesi europei
in tempi diversi, i moti del '48 hanno interessato vari paesi a distanza
di giorni o di settimane).
Analogamente, un altro punto importante va individuato nel saper cogliere
le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e gli spazi
più o meno estesi (ambito locale, regionale, continentale) in
cui sono analizzati. Per rendere evidente questa connessione è
vantaggioso servirsi di sussidi cartografici, ricorrendo caso per caso
a scale rappresentative diverse.
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