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IL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Visto l'art. 2 della Legge 16 giugno 1977, n. 348, recante modifiche
di alcune norme della Legge 31 dicembre 1962, n. 1859, sulla istituzione
e l'ordinamento della scuola media statale:
Sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione:
Decreta
I programmi, gli orari di insegnamento e le prove di esame per la scuola
media statale sono stabiliti secondo il testo allegato al presente decreto
Tabella n.1
ORARIO SETTIMANALE DELLE LEZIONI
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MATERIE DI INSEGNAMENTO
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ORE SETTIMANALI
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Prove di esame
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I classe
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II classe
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III classe
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Religione
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1
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1
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1
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-
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Italiano
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7
|
7
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6
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S.O.
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Storia, educazione civica e geografia
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4
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4
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5
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O.
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Lingua straniera
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3
|
3
|
3
|
O.
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Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali
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6
|
6
|
6
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S.O.(1)
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Educazione tecnica
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3
|
3
|
3
|
O.
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|
Educazione artistica
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2
|
2
|
2
|
O.
|
|
Educazione musicale
|
2
|
2
|
2
|
O.
|
|
Educazione fisica
|
2
|
2
|
2
|
O.
|
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30
|
30
|
30
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(1) La prova scritta riguarda solo la matematica
S: = scritto, O.= orale
PREMESSA GENERALE
Parte I - Caratteri e fini della scuola media
Art.1.- Il dettato costituzionale.
La Costituzione italiana (Legge 27 dicembre 1947), sancisce all'art.
34 che "l'istruzione inferiore impartita per almeno otto anni è
obbligatoria e gratuita" e all'art. 3 che "è compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale
che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione
di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale
del Paese".
Al raggiungimento di queste finalità è diretta e ordinata
la scuola media nella sua impostazione educativa e didattica. nelle
sue strutture. nei suoi contenuti programmatici.
Art.2.- Gli interventi legislativi.
La scuola media discende da interventi legislativi che appartengono
ad un unico disegno riformatore.
La Legge 31 dicembre 1962, n. 1859, ha istituito la scuola media unica,
obbligatoria, gratuita, secondaria di primo grado.
La Legge 16 giugno 1977, n. 348, ha perfezionato il processo di unificazione
eliminando il principio della facoltatività, estendendo in pari
tempo l'area delle discipline obbligatorie tutte aventi uguale valore
e dignità, e introducendo notevoli innovazioni nella impostazione
dell'educazione linguistica, dell'educazione scientifica e dell'educazione
tecnica.
La Legge 4 agosto 1977, n. 517, ha rafforzato la capacità democratica
delle strutture della scuola media ponendo al centro dei suoi interventi
la programmazione educativa e didattica dalla quale discendono nuovi
criteri di organizzazione del lavoro scolastico, nuovi strumenti valutativi
e corrispondenti iniziative di integrazioni e di sostegno.
Gli interventi legislativi del 1977 sviluppano i principi ispiratori
della riforma del 1962, sia mettendo a disposizione più adeguate
strutture per un servizio scolastico finalizzato alla promozione umana
e culturale di tutto il popolo italiano, sia eliminando quelle strutture
che si erano dimostrate inadeguate (classi d'aggiornamento e classi
differenziali).
Art.3.- Principi e fini generali della scuola media
Come scuola per l'istruzione obbligatoria, la scuola media risponde
al principio democratico di elevare il livello di educazione e di istruzione
personale di ciascun cittadino e generale di tutto il popolo italiano,
potenzia la capacità di partecipare ai valori della cultura,
della civiltà e della convivenza sociale e di contribuire al
loro sviluppo.
La scuola media, secondo la legge istitutiva, "concorre a promuovere
la formazione dell'uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla
Costituzione e favorisce l'orientamento dei giovani ai fini della scelta
dell'attività successiva".
a) Scuola della formazione dell'uomo e del cittadino.
La scuola media è formativa in quanto si preoccupa di offrire
occasioni di sviluppo della personalità in tutte le direzioni
(etiche, religiose, sociali, intellettive, affettive, operative, creative,
ecc.) Essa favorisce, anche mediante l'acquisizione di conoscenze fondamentali
specifiche, la conquista di capacità logiche, scientifiche, operative
e delle corrispondenti abilità e la progressiva maturazione della
coscienza di sé e del proprio rapporto con il mondo esterno.
b) Scuola che colloca nel Mondo.
La scuola media aiuta pertanto l'alunno ad acquisire progressivamente
una immagine sempre più chiara ed approfondita della realtà
sociale. a riconoscere le attività con cui l'uomo provvede alla
propria sopravvivenza e trasforma le proprie condizioni di vita, a comprendere
il rapporto che intercorre fra le vicende storiche ed economiche, le
strutture, le aggregazioni sociali e la vita e le decisioni del singolo.
Le esperienze e le conoscenze che la scuola media è tenuta a
fornire offrono, in questo quadro, un ruolo di primaria importanza anche
ai fini dell'orientamento.
c) Scuola orientativa.
La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa
del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizione di conquistare
la propria identità di fronte al contesto sociale, tramite un
processo formativo continuo cui debbono concorrere unitariamente le
varie strutture scolastiche e i vari aspetti dell'educazione. La possibilità
di operare scelte realistiche nell'immediato e nel futuro, pur senza
rinunciare a sviluppare un progetto di vita personale, deriva anche
dal consolidamento di una capacità decisionale che si fonda su
una verificata conoscenza di sé.
d) Scuola secondaria nell'ambito dell'istruzione obbligatoria.
Successiva alla scuola primaria, la scuola media si colloca all'interno
del processo unitario di sviluppo della formazione che si consegue attraverso
la continuità dinamica dei contenuti e delle metodologie nell'arco
della istruzione obbligatoria: essa persegue con sviluppi originali,
conformi alla sua natura di scuola secondaria di primo grado, il raggiungimento
di una preparazione culturale di base e pone le premesse per l'ulteriore
educazione permanente e ricorrente. Come tale non è finalizzata
all'accesso alla scuola secondaria di secondo grado pur costituendo
il presupposto indispensabile per ogni ulteriore impegno scolastico.
Art.4.- Strutture partecipative per la collaborazione tra famiglia
e scuola previste dal D.P.R. 31 maggio 1974, n. 416.
Le strutture partecipative di una scuola non ancorata ad un'unica interpretazione
della realtà, ma effettivamente aperta a tutti i fermenti e gli
apporti del mondo esterno, debbono consentire alla scuola media di sviluppare
in modo del tutto particolare la propria azione educativa in stretta
cooperazione con le famiglie, raccogliendo le loro indicazioni per quanto
riguarda le scelte educative fondamentali: a tal fine dovranno essere
vitalizzate le occasioni di incontro offerte dai consigli di classe,
dal consiglio d'istituto, dalle assemblee dei genitori, dai periodici
incontri docenti-genitori. Dovranno essere altresì utilizzate
tutte le occasioni e le strutture per un proficuo rapporto fra la scuola
e le comunità territoriali, anche per il tramite del consiglio
distrettuale, ai sensi del decreto delegato del 31 maggio 1974, n. 416,
e delle disposizioni legislative successive.
Art.5.- La professionalità dei docenti nella scuola media.
Agli insegnanti si richiede una specifica capacità professionale
al fine di assicurare la loro iniziativa responsabile nelle scelte didattiche
e nella programmazione degli itinerari di apprendimento anche per realizzare
un proficuo dialogo educativo.
In relazione all'ampliamento delle responsabilità nel rispetto
dei nuovi compiti a lui assegnati dai decreti delegati, si pone per
il docente l'esigenza di una approfondita preparazione non solo sul
piano culturale specifico, ma anche su quello didattico. Da ciò
la necessità di un aggiornamento - come diritto e dovere - che
permetta al docente non solo di adeguare le proprie conoscenze ma anche
di acquisire gli strumenti necessari per affrontare con competenza i
propri compiti.
Art.6.- La libertà d'insegnamento e i diritti degli alunni.
La libertà d'insegnamento è garantita ai docenti dall'art.
4 della Legge 30 luglio 1973, n. 477, esplicitato nell'art. 1 del D.P.R.
n. 417/1974 che recita: "nel rispetto delle norme costituzionali
e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato,
ai docenti è garantita la libertà d'insegnamento. L'esercizio
di tale libertà è inteso a promuovere attraverso un confronto
aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità
degli alunni. Tale azione di promozione è attuata nel rispetto
della coscienza morale e civile degli alunni stessi."
Vengono qui chiaramente indicati gli spazi di una interpretazione realmente
democratica del principio della libertà d'insegnamento per il
docente, il quale, mentre è protagonista delle scelte didattiche,
è tenuto contemporaneamente, nel rispetto dei diritti degli alunni,
ad operare per il raggiungimento dei livelli educativi e culturali suggeriti
dai programmi.
Parte II.- Una scuola adeguata all'età e alla psicologia
dell'alunno
Art.1.- La realtà dell'alunno che si trova nella fase della
preadolescenza.
Gli alunni ai quali questa scuola si rivolge si trovano ad affrontare
(pur nella diversità delle situazioni personali, dei ritmi dello
sviluppo psico-fisico e dei livelli di maturazione) il passaggio dalla
fanciullezza all'adolescenza per giungere ad una più avvertita
coscienza di sé, alla conquista di una più strutturata
capacità di astrazione e di problematizzazione e ad un nuovo
rapporto con il mondo e con la società.
L'aderenza alle caratteristiche psicologiche di una fase evolutiva,
nella quale si sviluppa la capacità sociale di reciproca relazione
e collaborazione e si avvia l'organizzazione della personalità
in una responsabile autonomia, deve costituire un criterio direttivo
costante dell'azione educativa e didattica dei docenti e della scuola,
affinché possano realizzarsi, da parte degli alunni, proficui
processi di apprendimento e di auto-orientamento.
Dato per scontato che alla scuola media accedono alunni che hanno un
retroterra sociale e culturale ampiamente differenziato, la scuola deve
programmare i propri interventi in modo da rimuovere gli effetti negativi
dei condizionamenti sociali, da superare le situazioni di svantaggio
culturale e da favorire il massimo sviluppo di ciascuno e di tutti.
Art.2.- Individualizzazione degli interventi.
La individualizzazione degli itinerari di apprendimento è garanzia,
per l'alunno di effettiva soddisfazione del diritto allo studio, cui
corrisponde il dovere di impegnarsi per la promozione di sé e
per la preparazione ad assolvere i propri compiti sociali in termini
sia di conquista degli elementi culturali comunque indispensabili, sia
di sviluppo di tutte le potenzialità personali.
In questo quadro pone particolari problemi la presenza di alunni portatori
di handicap, i quali evidentemente esigono, pur se inseriti, come disposto
dalla legge, nelle classi normali, il rispetto più attento della
loro differenziata situazione e la messa in azione di appropriati interventi
educativi e didattici.
Gli interventi specialistici di medicina scolastica, la disponibilità
di docenti particolarmente preparati, il servizio socio-psico-pedagogico,
le forme particolari di sostegno previsti dalla legge n. 517/1977 a
favore degli handicappati -tanto più che il solo inserimento
dello handicappato nella scuola non risolve le difficoltà ma
rischia addirittura di determinare situazioni dannose per lo stesso
handicappato e gli altri membri della comunità-classe-concorrono
proprio ad assicurare un servizio scolastico adeguato alla delicatezza
dell'inserimento. Di fronte a queste situazioni peraltro l'individualizzazione
didattica diventa esigenza imprescindibile nella programmazione del
consiglio di classe.
Art.3.- Rapporti interpersonali.
Di fondamentale importanza è infine, la presa di coscienza del
ruolo che in educazione ha la interazione educativa nei rapporti interpersonali
che coinvolgono aspetti razionali ed affettivi, emotivi, etici: e ciò
particolarmente in quella delicata fase dell'età evolutiva in
cui avvengono le trasformazioni più importanti nella condizione
fisica e psicologica (crisi puberale, affermazione della propria autonomia,
ricerca di una società di sostegno e di rassicurazione tra i
coetanei).
Si impone perciò ai docenti una costante verifica dei propri
comportamenti in base alla conoscenza delle dinamiche psicologiche sia
individuali che sociali e tenendo presenti che il rispetto della crescita
e della maturazione personale del preadolescente è essenziale
in questa fase del processo educativo.
Parte III.- Programmazione educativa e didattica
Art.1.- Significato, finalità e struttura dei programmi.
Ai programmi di tutte le discipline debbono riferirsi il consiglio
di classe e i singoli docenti per impostare concretamente, e in relazione
alla situazione della classe e dei singoli alunni, i piani didattici,
secondo il criterio della programmazione curriculare.
La relativa ampiezza dei programmi è giustificata dalla esigenza
di richiamare: le finalità specifiche delle singole discipline
e attività, nel quadro educativo generale in cui esse si inseriscono;
la proposta di alcune linee metodologiche, pur nel rispetto della libertà
didattica dei docenti: la definizione dei contenuti programmatici, reimpostati,
secondo gli sviluppi della ricerca culturale tenendo presente gli esiti
positivi e quelli meno soddisfacenti dell'esperienza sinora maturata
nella scuola dal 1963 e, per alcune discipline, delle indicazioni contenute
nella legge n. 348/1977.
Art.2.- Il consiglio di classe.
Il consiglio di classe che costituisce l'organo competente a realizzare
il coordinamento degli interventi delle singole discipline, concorda
ed elabora la programmazione educativa e didattica.
In base alla legge n. 517/1977 la programmazione presenta caratteristiche
notevolmente innovative rispetto a quanto previsto dalla legge n. 1859/1962:
viene ribadita la corresponsabilità degli organi collegiali (consiglio
di classe - collegio dei docenti - consiglio d'istituto) - nella specificità
delle loro competenze - in tutte le fasi sia di impostazione ed attuazione
sia di verifica periodica della programmazione stessa: sono incluse
tutte le attività educative da realizzare nel corso dell'anno
scolastico, comprese le iniziative di sostegno e le attività
di integrazione: sono indicati tempi specifici per lo svolgimento dell'attività
programmata: sono previste periodiche verifiche collegiali del suo andamento
complessivo, per opportuni conseguenti adempimenti didattici e organizzativi.
Art.3.- Fasi della programmazione.
Questa impostazione postula un progetto educativo didattico che comprende
organicamente i seguenti momenti:
a) individuazione delle esigenze del contesto socio-culturale e delle
situazioni di partenza degli alunni:
b) definizione degli obiettivi finali, intermedi, immediati che riguardano
l'area cognitiva, l'area non cognitiva e le loro interazioni:
c) organizzazione delle attività e dei contenuti in relazione
agli obiettivi stabiliti;
d) individuazione dei metodi, materiali e sussidi adeguati;
e) sistematica osservazione dei processi di apprendimento;
f) processo valutativo essenzialmente finalizzato sia agli adeguati
interventi culturali ed educativi sia alla costante verifica dell'azione
didattica programmata;
g) continue verifiche del processo didattico, che informino sui risultati
raggiunti e servano da guida per gli interventi successivi.
La programmazione può prevedere anche l'organizzazione flessibile
e articolata delle attività didattiche (attività interdisciplinari
interventi individualizzati, nonché raggruppamenti variabili
di alunni, anche di classi diverse, e utilizzazione di docenti specializzati
nell'ambito consentito dalla legge n. 517).
Art.4.- Interventi di integrazione e di sostegno.
Particolare attenzione dovrà essere prestata dal collegio dei
docenti e dal consiglio d'istituto alla rilevazione delle esigenze manifestate
dalla comunità sociale entro la quale la scuola sviluppa la sua
azione, assumendo anche i problemi proposti da particolari situazioni
di emarginazione culturale o sociale e promuovendo interventi capaci
di rimuoverle nel quadro dell'educazione permanente programmata dal
distretto scolastico.
In tale prospettiva rientrano le attività scolastiche di integrazione
anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni
della stessa classe o di classi diverse, e le iniziative individualizzate
di sostegno.
Il collegio dei docenti, sulla base dei criteri generali indicati dal
consiglio di istituto e delle proposte elaborate dai consigli di classe,
particolarmente in riferimento ai dati offerti dalle verifiche periodiche,
stabilisce il piano di queste iniziative da correlarsi strettamente
con gli obiettivi individuali nella programmazione e da realizzarsi
secondo le modalità previste dalla legge n. 517/77.
Nelle attività di integrazione dovranno essere impegnati tutti
gli alunni: in particolare si dovrà evitare che gli alunni bisognosi
delle iniziative di sostegno siano impegnati soltanto in esse mentre
i loro compagni si dedicano alle attività di integrazione.
Parte IV.- Le discipline come educazione metodologie dell'apprendimento
Art.1.- L'unità dell'educazione.
Se la legge n. 348/1977 pone l'accento sul rafforzamento dell'educazione
linguistica sul potenziamento dell'educazione scientifica, sulla valorizzazione
del lavoro nell'educazione tecnica e sull'introduzione dell'educazione
sanitaria, tuttavia non perdono valore né significato i restanti
interventi disciplinari, i quali tutti concorrono in una prospettiva
unitaria all'educazione della persona.
Infatti, se correttamente interpretate, tutte le discipline curriculari
- sia pure in forme diverse - promuovono nell'allievo comportamenti
cognitivi, gli propongono la soluzione di problemi, gli chiedono di
produrre risultati verificabili, esigono che l'organizzazione concettuale
e la verifica degli apprendimenti sono consolidate mediante linguaggi
appropriati.
Nella loro differenziata specialità le discipline sono, dunque,
strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco,
di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti, indispensabili
alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte.
Si tratta del resto di soddisfare l'esigenza che il preadolescente manifesta,
passando da esperienze di vita più globali e di cultura più
indifferenziate, proprie della scuola primaria, a quelle più
articolate e specifiche della scuola secondaria di primo grado, sulla
linea della necessaria e appropriata pluralità delle discipline
e dei contributi che esse forniscono.
Confluiscono armonicamente in tale quadro, aderente alle caratteristiche
dell'età e all'esigenza di partecipare alla cultura e alla società
contemporanee, gli insegnamenti indicati dalla legge. Di ognuno è
necessario ricercare e potenziare il contributo peculiare al progetto
educativo formulato unitariamente dal consiglio di classe.
Art.2.- Le articolazioni di una educazione unitaria.
- - - omissis - - -
b) Educazione storica, civica, geografica
L'insegnamento della storia è finalizzato a favorire la presa
di coscienza del passato, a interpretare il presente e a progettare
il futuro attraverso una conoscenza essenziale degli avvenimenti significativi
sia nella dimensione politico-istituzionale e socio-economica sia in
quella specificatamente culturale.
Funzione dell'educazione civica a partire dai suoi primari motivi di
educazione morale e civile, è quella di far maturare il senso
etico come fondamento dei rapporti dei cittadini, di rendere coscienti
del compito storico delle generazioni e dei singoli, di promuovere una
concreta e chiara consapevolezza dei problemi della convivenza umana
ai vari livelli di aggregazione comunitaria, guidando l'alunno a realizzare
comportamenti civilmente e socialmente responsabili. A tal fine l'insegnamento
dell'educazione civica si giova sia della riflessione sulle situazioni
emergenti nella stessa vita scolastica, sia di informazioni essenziali
ma precise sulle forme di organizzazione civile e politica della società
a livello locale, regionale, nazionale, internazionale, viste come risultanti
di un processo storico pervenuto a formulazioni giuridiche positive
e come presupposto per ulteriori sviluppi.
L'insegnamento della geografia è volto a far conoscere e interpretare
la dinamica uomo-ambiente e quindi a spiegare l'attuale volto fisico
e politico della terra, quale risulta dalla operatività degli
uomini, sviluppatasi attraverso i secoli. Da questo discende l'esigenza
di richiamare l'attenzione sui mondi socio-economici diversi e sulla
solidarietà mondiale.
Art.3.- Unità del sapere interdisciplinarità.
I vari insegnamenti esprimono modi diversi di articolazione del sapere,
di accostamento alla realtà, di conquista, sistemazione e trasformazione
di essa, e a tal fine utilizzano specifici linguaggi che convergono
verso un unico obiettivo educativo: lo sviluppo della persona nella
quale si realizza l'unità del sapere.
I vari linguaggi infatti concorrono -attraverso il processo di comunicazione
e utilizzando contenuti, attività, strumenti specifici a seconda
della disciplina- all'acquisizione di un sapere unitario.
Di conseguenza possono stabilirsi modalità di cooperazione tra
i diversi insegnamenti evitando comunque accostamenti forzati o puramente
estrinseci. Tale cooperazione dovrà consentire di perseguire,
per vie diverse, gli obiettivi della programmazione educativa, e di
mettere a disposizione di altre discipline i contributi specifici dell'uno
e dell'altro ambito. Riuscirà pertanto pedagogicamente e didatticamente
utile programmare le interrelazioni delle varie discipline in vista
di un approccio culturale alla realtà più motivato e concreto,
volto all'acquisizione di un sapere articolato ed insieme unitario (si
considerino ad esempio il contributo che l'educazione linguistica può
dare alla comprensione dei termini scientifici e del linguaggio matematico:
o, viceversa, il contributo che il metodo scientifico e le operazioni
tecniche possono dare al chiarimento dell'espressione verbale; nonché
gli esiti di chiarezza di pensiero e di capacità di espressione
promossi dall'educazione artistica e dall'educazione musicale attraverso
i linguaggi non verbali pertinenti ai due campi disciplinari). In particolare,
in tutte le discipline deve trovare spazio l'operatività, che
non è solo compito dell'educazione tecnica e dell'educazione
scientifica, al fine di superare la separazione tra attività
intellettuale ed attività manuale.
Art.4.- Processi di apprendimento e graduale sistemazione delle
esperienze e delle conoscenze.
L'insegnamento della scuola media si innesta sull'effettivo grado di
sviluppo e di preparazione conseguito nel corso della istruzione primaria.
A questo scopo non è sufficiente prendere atto delle condizioni
soggettive di maturazione e di preparazione raggiunte da ogni alunno.
E' necessario che la scuola media predisponga la sua organizzazione
didattica avendo presente i caratteri metodologici inerenti alle attività
educative realizzate nella scuola elementare e precostituendo, in tal
modo, una situazione scolastica nella quale la progressione dei processi
di apprendimento e di maturazione dell'alunno non abbia a subire, particolarmente
nei tempi del primo approccio con la nuova istituzione, compressioni
artificiose e sollecitazioni innaturali.
Si dovrà dunque riprendere, all'inizio, la peculiarità
dei procedimenti che consentono all'alunno di compiere efficacemente
tutte le possibili esperienze capaci di suscitare in lui interesse e,
quindi, valida motivazione all'apprendimento.
Ciò non significa, peraltro, che tali procedimenti, pur se certamente
proficui soprattutto nella fase di approccio conoscitivo debbano permanere
in tutto lo svolgersi dell'apprendimento, ché anzi ad essi debbono
sempre più accompagnarsi processi di sistemazione che, elaborando
ed ordinando le conoscenze acquisite, introducano l'alunno alla capacità
di astrazione e di sintesi, base sicura di ogni ulteriore conquista
culturale e condizione di libero giudizio critico e quindi di umana
dignità. In particolare l'educazione al metodo scientifico, che
è uno degli obiettivi principali della scuola media, viene favorita
dal procedimento che - muovendo dalle curiosità, da esperienze
facilmente comprensibili e per quanto possibile realizzabili dallo stesso
alunno, dall'operatività- sviluppi gradualmente la capacità
di astrazione e sistemazione.
Il procedimento induttivo non è disgiungibile dal procedimento
deduttivo, operazioni logiche entrambe, sempre presenti nell'operare
della mente che si consolida in rapporto allo sviluppo delle capacità
logico-formali.
Vanno visti in questa prospettiva taluni strumenti metodologici che
traggono la loro validità dalla correttezza dell'impostazione
e dell'esecuzione, come, ad esempio, la ricerca individuale e di gruppo.
Essa si fonda essenzialmente su alcuni punti, il rispetto dei quali
ne assicura l'utilità ai fini dell'apprendimento:
a) la definizione dell'ipotesi che la ricerca si propone di realizzare;
b) l'obiettivo che si intende conseguire;
c) il metodo prescelto e gli strumenti (documentazione e materiale)
da utilizzare.
E' preferibile che la ricerca sia attuata in classe sotto la guida dell'insegnante.
Un corretto procedimento metodologico perseguirà costantemente
la organicità e la coerenza nella trattazione dei contenuti culturali.
Evitare di insistere su tematiche quasi esclusivamente riferite al presente
non significa certamente voler impedire che l'interesse naturale dell'alunno
si polarizzi su argomenti più vicini alla sua diretta esperienza,
ma far sì che egli, insieme alla più gradita conoscenza
del presente, acquisti anche la consapevolezza dei rapporti che ci legano
al passato. Parimenti è da evitare la insistenza su temi monografici
che restringono il vasto spazio delle conoscenze a fatti episodici,
oggetto di trattazione pressoché obbligata in una prassi didattica
ampiamente diffusa che consegue spesso il risultato di privare l'alunno
della visione di insieme di un quadro di conoscenze organicamente tra
loro collegate sia pur nelle loro linee fondamentali.
In tal modo acquistano validità ed incisività culturale
le nozioni, tempestivamente ed adeguatamente utilizzabili in un contesto
più ampio, mentre è da evitare che la cultura si identifichi
in una serie di informazioni fini a se stesse e nella successione memorizzazione-ripetizione.
Sotto questo profilo particolarmente opportuno sembra che tutti gli
insegnanti stimolino gli alunni alla lettura di opere divulgative o
monografiche su aspetti fondamentali di vari ambiti: dalla storia alla
letteratura, alle scienze, alle arti, alla tecnica, ecc.
La scuola inoltre non deve ignorare che gli alunni vivono in un contesto
ampiamente connotato dai messaggi dei mezzi di comunicazione sociale
che possono avere un forte potere persuasivo e massificante: in questa
situazione la scuola media deve favorire la comprensione dei loro linguaggi
specifici al fine di mettere i preadolescenti in grado sia di utilizzare
tali linguaggi a fini espressivi o comunicativi sia di leggere e di
valutare criticamente i messaggi così trasmessi.
Art.5.- La socializzazione.
Non minore importanza, rispetto all'educazione al conoscere, riveste
l'educazione al vivere insieme, all'operare in spirito di solidarietà
con gli altri nella costruzione del bene comune.
La scuola media concorre alla formazione del cittadino sia mediante
la proposta di prospettive culturali, offerta da tutte le sue discipline
e da tutte le sue attività, che valgano a far cogliere il significato
del contributo del singolo allo sviluppo sociale sia mediante concrete
esperienze di cooperazione, a cominciare da quelle costituite dal procedimento
didattico del lavoro di gruppo di cui, al di là di errate mitizzazioni,
si deve utilizzare la funzione di stimolo all'operare insieme nel rispetto
reciproco, avviando un utile tirocinio del comportamento democratico.
Evidentemente il lavoro di gruppo dovrà essere attuato in modo
da valorizzare il contributo di ciascuno e non sopprimere il momento
della riflessione e dello studio personale.
Se alla formazione del cittadino debbono concorrere, come si è
detto, tutte le discipline, l'educazione civica avrà una sua
peculiare responsabilità in quanto consente in modo più
preciso di prendere conoscenza e coscienza degli ordinamenti e delle
strutture civiche e politiche.
Utile sarà anche un avvio alle metodologie del vivere in democrazia
che educhi ad un dibattito tanto più corretto quanto più
fondato sulla tolleranza e sul rispetto reciproci e su una conoscenza
della realtà la più documentata possibile e che valga
ad evitare forme distorte di competitività.
Le conoscenze acquisite, le capacità maturate, i comportamenti
e le abilità sviluppate, sempre nell'ambito di un clima che consenta
all'allievo di nutrire fiducia nella propria possibilità di esprimere
liberamente e criticamente opinioni e proposte, gli permetteranno una
lettura puntuale e funzionale della realtà che lo circonda e
lo coinvolge ed una partecipazione responsabile alla gestione critica
e creativa di essa.
Ponendo gli alunni a contatto con i problemi e le culture di società
diverse da quella italiana, la scuola media favorirà anche la
formazione del cittadino dell'Europa e del mondo, educando ad un atteggiamento
mentale di comprensione che superi ogni visione unilaterale dei problemi
e avvicini alla intuizione di valori comuni agli uomini pur nella diversità
delle civiltà, delle culture e delle strutture politiche.
- - - omissis - - -
STORIA
1.- Finalità e obiettivi - L'insegnamento della storia
deve anzitutto proporsi di far comprendere che l'esperienza del ricordare
è un momento essenziale non solo dell'agire quotidiano del singolo
individuo, ma anche della vita della comunità umana (locale,
regionale, nazionale, europea, mondiale) cui l'individuo stesso appartiene.
Solo diventando in qualche modo partecipe di questa memoria collettiva
si diventa uomini, e cittadini. a pieno titolo, L'acquisita consapevolezza
del fatto che l'anno della propria nascita non è anche l'anno
di nascita della comunità di cui si viene a far parte, arricchisce
l'individuo di una dimensione nuova; radicandolo nel passato, la mette
in condizione di valutare con maggiore penetrazione il presente e di
assumere elementi per progettare il futuro. Dal momento che risulta
essere il prodotto di una lenta stratificazione, il mondo circostante
cessa di apparire come un dato esterno ostile ed immutabile, per proporsi
come un campo aperto a nuove esperienze che contribuiranno a farlo evolvere
ulteriormente.
Ciò corrisponde alla particolare esigenza del preadolescente
di conoscere la vicenda umana non solo al fine di comprendere il passato,
ma anche, e soprattutto, di dare un orientamento alla propria esistenza
con riferimento alla realtà che lo circonda. Su questo bisogno
si fonda la possibilità di costruire e coltivare il "senso
della storia" come naturale premessa al formarsi di una vera e
propria "coscienza storica" che maturerà nell'adolescenza.
In concreto, l'obiettivo che l'insegnante di scuola media deve proporsi
è quello di condurre gli alunni sia a percepire la dimensione
temporale del fenomeno storico, sia a rendersi conto di come il lavoro
storiografico obbedisca a regole che garantiscono la genuinità
dell'operazione e il controllo dei risultati, sia a considerare, come
avvio di giudizio critico, le soluzioni che gli uomini e le società
hanno dato nel tempo ai loro problemi.
Ne deriva pertanto l'opportunità di far acquisire strumenti di
verifica adeguati alla effettiva capacità degli alunni ai vari
livelli di età e alle oggettive possibilità offerte dalla
situazione locale.
2.- Contenuti - Per quanto concerne la scelta dei contenuti
meglio adatti a realizzare l'obiettivo educativo su esposto, considerato
il carattere peculiare della scuola dell'obbligo, che deve fornire a
tutti gli strumenti indispensabili alla comprensione della realtà,
si suggerisce di privilegiare nella progettazione dell'azione didattica,
gli aspetti connessi con la formazione e lo sviluppo (in particolare,
ma non esclusivamente, nel mondo classico, e nella Europa medioevale,
moderna e contemporanea) delle forme di organizzazione della vita associata,
nei loro risvolti politici ed economico-produttivi, nonché delle
istituzioni giuridico amministrative e religiose, con continui riferimenti
al variare dei modi di vita, al succedersi delle espressioni linguistiche
ed artistico-letterarie e alle tappe del progresso tecnico e scientifico,
in modo da "datare" concretamente i diversi momenti e le diverse
età che scandiscono l'evoluzione delle forme di vita associata.
Per conseguire tale risultato che è essenziale ai fini della
acquisizione del senso della "dimensione temporale" debbono
essere utilizzati i riferimenti cronologici collegati a fatti o prodotti
che connotano le diverse epoche storiche. Invenzioni e scoperte, arti
e scienze. progresso tecnologico e grandi movimenti di pensiero coerentemente
inseriti nella successione dei momenti di sviluppo della civiltà,
costituiscono un tessuto di elementi capaci di far cogliere all'alunno
il fluire del tempo nell'arco del divenire della storia. Si rileva,
tra l'altro la necessità di fornire l'informazione basilare sull'origine
e sulla storia delle singole minoranze linguistiche presenti in Italia
e ciò in particolare modo nelle zone abitate da dette minoranze.
All'interno di questa rete di riferimenti cronologici e rivolgendo sempre
una preminente attenzione alla contemporanea evoluzione delle diverse
forme di vita associata, si collocheranno la ricostruzione e lo studio
dei fatti storici propriamente detti e l'analisi degli elementi che
su di essi variamente incidono, tenendo sempre presente la necessità
di impegnare l'alunno in attività che stimolino le sue capacità
e il suo spirito di iniziativa.
Ciò che risulta tanto più importante se ci si pone nella
prospettiva dell'educazione permanente e se si tiene conto del carattere
orientante di ogni disciplina nella scuola obbligatoria non solo ai
fini della prosecuzione degli studi, qualora ciò avvenga, ma
anche per un responsabile inserimento in ogni tipo di attività
lavorativa; è essenziale perciò che il preadolescente
acquisisca sufficiente consapevolezza dei metodi, delle operazioni e
del linguaggio che sono propri del lavoro storiografico.
3.- Suggerimenti metodologici - Tale lavoro consiste in tutta
una serie di operazioni (quali il reperimento e la consultazione di
fonti, la formulazione di ipotesi, la selezione di dati, l'analisi di
documenti anche non scritti, l'individuazione di raccordi con altri
fatti contemporanei o successivi) che possono essere riprodotte a fini
didattici a un livello di sperimentazione molto elementare. Tutto ciò,
lungi dall'escludere l'intervento assiduo dell'insegnante, lo qualifica
nella funzione dell'insegnare ad apprendere, e gli consente svariate
forme di insegnamento individualizzato. Al fine però di evitare
che le singole esercitazioni assumano carattere frammentario ed episodico,
costituendosi ciascuna come esperienza a se stante, sarà cura
del docente inserire in una linea organica di svolgimento, senza "salti"
arbitrari, raccordandoli con ampie sintesi, gli argomenti che vengono
fatti oggetto di un più specifico approfondimento.
Tali approfondimenti offriranno altresì la migliore occasione
per stabilire collegamenti organici con tutte le altre discipline, di
volta in volta chiamate, da sole o per gruppi, ad integrarsi con la
ricerca storica, a seconda del tipo di problema affrontato. A titolo
di esempio, si ricordano le connessioni con la storia della lingua,
con le letture antologiche, con la geografia, con l'educazione artistica,
musicale, scientifica e tecnica.
La storia è infatti una disciplina complessa, peculiare fra le
scienze dell'uomo, in quanto dà evidenza al tipico potere umano
di produrre cultura, nella più articolata accezione del termine.
Conviene pertanto che, escludendo ogni forma di enciclopedismo, l'insegnante
punti a dare il gusto della ricerca, che potrà proseguire anche
fuori della scuola, parallelamente alle esperienza di vita, purché
si sia acquisito, anche attraverso la consuetudine con la lettura libera,
l'interesse per tale tipo di indagine e purché il preadolescente
abbia maturato in sé la consapevolezza che tutti gli uomini,
tutti i popoli, l'umanità intera sono protagonisti della storia.
Per quanto attiene poi alle verifiche periodiche e finali del processo
di apprendimento, esse dovranno sempre essere costruite sulla base del
lavoro effettivamente svolto, nella triplice prospettiva di:
- accertare l'acquisizione e l'organizzazione dei concetti e delle
conoscenze;
- accertare il possesso dei metodi di ricerca;
- accertare il livello di sviluppo di capacità e abilità
generali e specifiche.
Sembrano pertanto da valorizzare anche le verifiche pratiche e scritte,
(utilizzando a tale scopo le visite a musei e monumenti, il reperimento
di fondi, la scelta e l'elaborazione di dati da documenti, l'uso di
bibliografie ecc.) che consentono omogeneità, oggettività
e frequenza di controlli e un loro pratico impiego didattico.
Lo sviluppo delle capacità di esposizione orale sarà curato
nel corso delle discussioni e nei momenti di dialogo che il piano di
lavoro dovrà comunque prevedere.
4.- Suddivisione per anno - L'indicazione della suddivisione
annuale della materia si limita volutamente alla individuazione dei
termini cronologici in modo da lasciare al consiglio di classe la programmazione
curriculare, possibile solo in quella sede, in rapporto all'effettivo
e verificato livello di partenza degli alunni.
In altri termini l'indicazione dei contenuti non significa necessariamente
trattazione dettagliatamente svolta per argomenti, ma, nel caso lo esiga
la funzionalità del processo di insegnamento, e per particolari
periodi storici, lo svolgimento potrà avvenire su linee di sviluppo
fondamentali caratterizzanti l'epoca, fra loro raccordate da opportune
sintesi.
Si raccomanda, in particolare, che anche in connessione con il programma
di educazione civica l'insegnante si preoccupi di svolgere il programma
del III anno in modo che esso dia ampio spazio alla trattazione dei
problemi della vita contemporanea.
Classe I: dalla preistoria al IX secolo:
Classe II: dal X secolo al 1815;
Classe III: dal 1815 ai giorni nostri con riferimenti essenziali all'Europa,
al mondo, alla decolonizzazione. Si avrà particolare riguardo
all'Italia nell'ultimo cinquantennio, nel quadro della storia mondiale.
EDUCAZIONE CIVICA
1.- Finalità generali e obiettivi - L'educazione civica,
intesa come finalità essenziale della azione formativa della
scuola, esige il responsabile impegno di tutti i docenti e la convergenza
educativa di tutte le discipline e di ogni aspetto della vita scolastica.
Essa è, pertanto, un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare,
che ha anche suoi contenuti specifici rappresentati dalle informazioni
sulle forme e sulle caratteristiche principali della vita sociale e
politica del Paese e che richiede interventi coordinati del consiglio
di classe intesi a far maturare la coscienza delle responsabilità
morali, civiche, politiche, sociali, personali e comunitarie di fronte
ai problemi dell'umanità, nel contesto sociale italiano, europeo,
mondiale e, quindi, a far acquisire comportamenti civilmente e socialmente
responsabili.
In tale prospettiva la scuola attua il suo impegno di educazione civica
attraverso il contatto col mondo civile e la presa di coscienza dei
valori sui quali si fonda la Costituzione, l'offerta di conoscenza di
problemi e di metodologie per la valutazione critica dei fatti, nonché
attraverso un concreto esercizio di vita democratica nella scuola, di
ricerca e di dialogo nel rispetto più attento della libertà
di coscienza morale e civile degli alunni.
Obiettivi che l'educazione civica, come impegno costante del consiglio
di classe, deve perseguire cogliendo tutte le occasioni educative e
didattiche più opportune, sono:
a) la maturazione, da parte dell'alunno, degli orientamenti che sostanziano
la responsabilità personale all'interno della società,
l'iniziativa civica e la solidarietà umana;
b) la conquista di una capacità critica che permetta alla persona
di darsi dei criteri di condotta, di comprendere la funzione delle norme
che consentono un corretto svolgersi della vita sociale, di definire
il rapporto intercorrente tra libertà individuale ed esigenze
della comunità: ciò nell'intento di porre l'alunno nella
condizione di analizzare i vari aspetti dei problemi e di tendere all'obiettività
del giudizio;
c) la crescita della volontà di partecipazione come coscienza
del contributo che ciascuno deve portare alla risoluzione dei problemi
dell'uomo, della società nazionale ed internazionale.
A tal fine il consiglio di classe utilizzerà nella sua programmazione
i contributi che possono essere offerti dallo studio dei principi costituzionali
e delle istituzioni che sono alla base della organizzazione democratica
dello Stato: identificherà i problemi che possono essere oggetto
di analisi interdisciplinari; farà riferimento anche a significativi
aspetti del rapporto con la dimensione europea e mondiale dei problemi,
con particolare riguardo a quello del sottosviluppo dell'uomo e dei
popoli, sentito come positiva sfida del nostro tempo.
2.- Contenuti specifici della disciplina - L'educazione civica,
quale specifica materia d'insegnamento, esplicitamente prevista dal
piano di studi, ha come oggetto di apprendimento le regole fondamentali
della convivenza civile, come risultati di un processo storico pervenuto
a formulazioni giuridiche positive e come presupposto per ulteriori
sviluppi.
Il relativo insegnamento è affidato al docente di materie letterarie
per la riconosciuta opportunità di sviluppare la trattazione
dei suoi contenuti specifici in costante correlazione con l'insegnamento
della storia.
Il nucleo fondamentale di tali contenuti è dato dal testo della
Costituzione italiana, legge fondamentale dello Stato e sintetica espressione
della nostra civile convivenza che abbisogna del concorso di tutte le
forze per la sua completa attuazione.
La comprensione della Costituzione -che gioverà anche a dare
sistemazione, quasi secondo un indice ragionato, agli altri temi di
educazione civica- avrà un momento più organico nella
classe terza, in quanto lo consentono l'età e l'esperienza raggiunta
dagli allievi.
Nelle classi prima e seconda lo studio, pur avviando, appena possibile,
alla conoscenza del testo costituzionale, assumerà la forma di
una considerazione sui valori umani e sociali insiti nell'esperienza
di vita comunitaria dell'alunno (la famiglia, il gruppo, la comunità
scolastica...).
La stessa esperienza della classe scolastica, anche nei momenti della
sua eventuale articolazione in gruppi, dovrà essere utilizzata,
anche in sede di riflessione specifica, per guidare alla scoperta, al
suo interno, dei ruoli e delle strutture di questo microcosmo che deve
essere organizzato secondo le esigenze del metodo democratico e della
partecipazione responsabile; cosi pure dovranno essere presentati gli
organi collegiali della scuola previsti dai decreti delegati del 1974
e, per quanto possibile, sperimentate le forme di partecipazione alla
vita della scuola anche in vista di più ampio impegno nella scuola
secondaria superiore.
Accanto al nucleo delle norme costituzionali, e raccordate con esse
saranno rese comprensibili, in forma semplice ed adatta all'età
degli allievi, le funzioni di taluni istituti fondamentali dell'ordinamento
pubblico e privato, la cui conoscenza aiuti a comprendere i meccanismi
sempre più complessi della società contemporanea. In tale
quadro, potranno essere trattati, ad esempio, temi attinenti alla persona,
alla famiglia, alle comunità territoriali, all'ordinamento della
giustizia, al sistema tributario, al lavoro, alla sua organizzazione,
alla sua tutela e alle sue condizioni di sicurezza, all'educazione stradale,
all'educazione sanitaria, alla cooperazione internazionale.
Gli scambi sempre più frequenti, le interdipendenze delle economie,
le necessità della cooperazione internazionale, rendono, inoltre,
necessaria la conoscenza delle funzioni e delle attività dei
principali organismi di cooperazione ed integrazione europea nonché
degli altri organismi internazionali.
Nel quadro delle finalità dell'educazione civica trova una sua
collocazione l'attenzione per i problemi delle minoranze linguistiche
-da approfondire in modo particolare nelle zone in cui esse sono presenti-
per quanto riguarda il loro significato sul piano sociale e gli ordinamenti
ad esse riferiti.
3.- Suddivisione della materia per anno
Classi I e II
Partendo dall'esperienza diretta della classe scolastica si valorizzi
la progrediente capacità del preadolescente di inserirsi nel
lavoro comune di gruppo, della classe, della scuola, sicché egli
possa via via realizzare una riflessione consapevole sui valori umani
e sociali insiti nelle sue esperienze di vita comunitaria (la famiglia,
il gruppo, la comunità scolastica) e sui diritti e sui doveri
relativi alle varie forme di vita sociale.
I temi da affrontare saranno graduati, con opportuni riferimenti al
testo della Costituzione, passando dalla famiglia e dalla comunità
scolastica alle più complesse forme di aggregazione comunitaria
(gruppi associativi, partiti, sindacati, comune, provincia, regione,
Stato, organismi della cooperazione internazionale, con particolare
riguardo alla Comunità europea).
Si evidenzi, comunque, appena lo si riterrà possibile, il principio
della partecipazione responsabile alla vita politica caratterizzante
tutte le forme associative sopra indicate e ben presente nel testo della
Costituzione.
Classe III
Studio della Costituzione, con riferimenti alla sua genesi, ai suoi
principi ispiratori e alla sua attuazione; opportuni raffronti con testi
costituzionali di altri Stati, soprattutto europei.
Trattazione elementare di taluni temi attinenti ad istituti fondamentali
dell'ordinamento pubblico e privato.
Principi e organismi della cooperazione europea ed internazionale.
GEOGRAFIA
1.- Finalità e obiettivi - La geografia ha il compito
di indagare fenomeni e sistemi antropofisici in una visione dinamica
di tutti gli elementi variabili, naturali ed umani, che concorrono a
configurare l'assetto del territorio. L'itinerario fondamentale della
ricerca geografica consiste nel verificare e nell'interpretare il rapporto
dialettico tra gli uomini con le loro aspirazioni, necessità,
strategie, tecnologie -e la natura- con le sue risorse e le sue leggi-
in modo da cogliere la molteplicità delle connessioni che modificano,
anche nel tempo, le situazioni geografiche.
Una corretta prassi di ricerca geografica che, attraverso i procedimenti
dell'analisi e della sintesi, conduca l'alunno ad una visione integrata
dalla reciprocità uomo-ambiente contribuisce a sollecitare l'osservazione,
a conferire il senso dello spazio, a sviluppare le capacità descrittive,
ad arricchire il patrimonio culturale, a promuovere lo spirito critico.
Tale procedimento stimola l'alunno ad una attiva partecipazione alla
realtà culturale, sociale ed economica e contribuisce a prepararlo
a scelte ragionate e responsabili anche in vista del suo inserimento
nel mondo del lavoro.
La geografia assolve al proprio impegno formativo nei confronti dell'alunno
promuovendo l'elaborazione di concetti e la organizzazione di ipotesi,
secondo un metodo scientifico.
Il fatto che essa comporti anche momenti descrittivi non significa affatto
che i fenomeni e le connessioni fra i fenomeni debbano essere presentati
in forma non problematica; al contrario, occorre guidare l'alunno a
scegliere e collegare, interpretare i dati, avendo presente che il descrivere
non deve necessariamente coincidere con l'accettazione acritica di formulazioni
chiuse e definitive.
E' inoltre rilevante l'acquisizione -anche attraverso la geografia-
della capacità di tradurre, nei limiti dell'utile e del possibile,
gli elementi quantitativi in elementi qualitativi e viceversa, ai fini
dell'educazione alla ricerca geografica.
Si tenga presente che proprio la geografia può stimolare la capacità
di calcolo rapido in termini di ordini di grandezza per poter impostare
immediate comparazioni, escludendo la memorizzazione di cifre, sulle
quali non si sappia poi ragionare.
2.- Indicazioni programmatiche - L'analisi del paesaggio non
si limiterà, solo, all'individuazione dei fatti e degli oggetti
geografici, né alla mera e passiva identificazione dei segni
che l'uomo vi ha lasciato nel corso dei secoli, ma indagherà
le interrelazioni, le sincronie, gli influssi, l'azione distinta e composita
dei diversi elementi.
L'indagine sui fenomeni coinvolgenti la dinamica uomo-ambiente prenderà
avvio dalle più immediate esperienze dell'alunno, in modo che
tali fenomeni possano essere ricostruiti in sede di verifica problematica
diretta, puntualizzando e analizzando i dati necessari (ad esempio,
paesaggio agrario, sistemazione urbanistica, approvvigionamento idrico,
fonti e consumo di energia, situazione demografica, produzione alimentare,
agricola e di trasformazione industriale, consumi, vie di comunicazione,
ecc.). Nella programmazione l'insegnante tiene conto delle concrete
possibilità offerte dal territorio circostante, che verrà
attentamente osservato, indagato e definito a mano a mano che si procede
nella ricerca. Gli alunni si impegneranno nell'individuare i vari elementi
che lo compongono, per esaminarli nel loro manifestarsi, per coglierne
le funzioni e le relazioni, per scoprire le modifiche apportate dall'uomo,
per approfondire le caratteristiche culturali e le diverse modalità
e tecniche delle trasformazioni operate nei secoli.
Tali attività didattiche, che richiedono un costante collegamento
con l'insegnante delle scienze - al quale è affidato l'insegnamento
degli aspetti geofisici e astronomici , consentono che l'alunno conquisti
cognizioni fondamentali di geografia fisica e antropica e si renda conto
che -pur se l'uomo può trasformare l'ambiente- la terra ha una
sua storia.
Sarà cura dell'insegnante partire, nella presentazione degli
argomenti, dalla osservazione diretta, o da fotografie e illustrazioni,
scegliendo preferibilmente quei fenomeni che possano offrire una situazione
problematica concreta.
La partenza da situazioni presenti nel territorio in cui il ragazzo
vive ha una duplice funzione: quella di far cogliere i problemi nella
loro concretezza e in tutte le loro dimensioni e quella di fondare saldamente
il metodo di conoscenza su una ricostruzione critica e verificabile
dei problemi. La presa di contatto con la realtà vicina deve
essere utilizzata per stimolare progressivamente l'interesse per la
conoscenza del lontano: qualificando così l'indagine verso prospettive
sempre più ampie e più articolate ed iniziando alla conoscenza
di altri paesaggi e di altri Paesi. Perciò anche lo studio dell'Italia
dovrà procedere tenendo sempre presenti i rapporti tra il nostro
Paese e il resto del mondo in ogni ambito di problemi, ricorrendo il
più possibile a comparazioni e riferimenti che aiutino e stimolino
i processi di generalizzazione. Analogo procedimento andrà seguito
nello studio degli altri Paesi, con gli opportuni confronti con l'Italia.
3.- Indicazioni metodologiche - Occasioni per iniziare l'indagine
geografica, saranno di volta in volta, i fenomeni che scaturiscono da
rapporti quali: suolo e risorse, territorio e insediamenti, rilievo
e viabilità, ambiente e attività economiche, paesaggio,
regione e popolamento, ecc., o da relazioni più complesse quali:
risorse idriche e loro utilizzazione, fonti di energia, dislocazione
industriale, risorse alimentari, processi di produzione e di trasformazione,
equilibri territoriali, scambi, emigrazioni, ecc.: temi che sono da
considerare in maniera sempre più approfondita nell'arco del
triennio.
Ogni progetto d'indagine deve tendere a far acquisire all'alunno un
complesso, il più possibile ampio e articolato, di conoscenze
geografiche attraverso l'osservazione degli elementi analitici del paesaggio
e dei fattori che lo caratterizzano, per giungere ad una ricomposizione
di quadri unitari regionali (approfondendo, in particolare, la conoscenza
della propria Regione, intesa anche come comprensorio politico-amministrativo),
nazionali, continentali. Risulta pertanto chiaro che dovrà essere
eliminata ogni presentazione in chiave puramente descrittiva o in termini
puramente storico-politici o sociologici o antropologici anche se tutte
queste dimensioni dovranno essere presenti, allo scopo di enucleare
le connessioni tra fenomeni, fatti e realtà, ovunque localizzati.
Il processo di conoscenza relativo alla distribuzione della umanità
sulla superficie terrestre, nella sua articolazione in Stati, sarà
indotto, durante il triennio, all'interno dei campi d'indagine e dei
problemi che costituiscono oggetto di specifico approfondimento, mediante
la lettura costante del mappamondo e del globo terrestre, la consultazione
e l'eventuale costruzione di carte geotematiche, avviando progressivamente
alla comprensione delle rappresentazioni simboliche dello spazio geografico
con costanti controlli didattici che mirino a verificare che i procedimenti
percettivi e concettuali in essa coinvolti siano realmente acquisiti.
E indispensabile, a tal fine, che l'insegnante proceda all'impostazione
di un ragionato piano didattico, inserito nella programmazione che il
Consiglio di classe dovrà inizialmente formulare.
4.- Itinerario didattico - Per facilitare l'acquisizione di
una mentalità geografica la classe tenderà a configurarsi
come un laboratorio di ricerca, si ricorrerà alla necessaria
strumentazione tecnica (bussola, pluviometro, cassa a sabbia, ecc.);
si introdurranno codici idonei alla raffigurazione di dati mediati ed
immediati (carte, grafici diagrammi, ecc.); si attueranno operazioni
che sollecitino la manualità (plastici, mappe, fotografie, ecc.);
si promuoveranno adeguate letture (resoconti e diari di viaggiatori,
esploratori, ecc.); si applicheranno diversi metodi di indagine (ricerche,
interviste, inchieste, questionari, ecc.); si organizzeranno scambi
epistolari con altre classi (in Italia e all'estero); si utilizzeranno
gli opportuni sussidi (documenti, filmine, diapositive, lucidi, ecc.).
Si realizzeranno, infine, per quanto possibile attività all'esterno
della scuola (lezioni all'aperto escursioni, visite, ecc.).
Tra i sussidi indispensabili per la conoscenza della realtà economica
si tengano presenti, in particolare, i compendi statistici, per giungere
così alla preparazione diretta dei grafici di ogni tipo. Non
è possibile, infatti, avere una conoscenza di base ragionata
dei fenomeni naturali ed economi in termini di dinamica e di sviluppo
se non si ricorre ad un minimo di identificazione e di definizione dei
dati ed alla loro elaborazione in termini quantitativi.
L'itinerario didattico proposto potrà realizzarsi solo se non
si abbia la pretesa di acquisire, informazioni che esauriscano la totalità
dei fenomeni terrestri. Una adeguata programmazione che selezioni, a
volte anche in modo campionario, zone del territorio rispetto a problemi
fondamentali per illuminare il rapporto uomo-ambiente, sarà indispensabile
e andrà organizzata anche a livello di consiglio di classe, sia
per utilizzare le connessioni con l'insegnamento storico, linguistico
artistico, tecnico, sia per realizzare rapide e frequenti prove di verifica
ed esercitazioni (costruzione di grafici, letture di tabelle, ecc.)
che sostituiscano le tradizionali interrogazioni orali. In particolare
andrà tenuto sempre presente il rapporto con gli insegnamenti
scientifici; proprio la geografia, infatti. può costituire, a
livello di scuola media, un ausilio notevole per superare la frattura
tra scienze umane e sociali da un lato, e scienze naturali dall'altro,
così grave nella nostra cultura.
Articolazione annuale
Classe I
La conoscenza dei principali aspetti geografici (fisici, biologici,
antropici, socio-economici) del paesaggio locale, nella interazione
tra gruppo umano e territorio, e le più accessibili ed evidenti
esperienze, rafforzate dalla consultazione delle carte e dall'uso di
altri strumenti daranno luogo alla comprensione di problemi di generale
interesse nel mondo.
L'alunno, partendo dalla sua regione e attraverso lo studio particolare
dell'Italia, allargherà progressivamente le sue prospettive ed
approfondirà la sua competenza geografica.
Classe II
Utilizzando le esperienze e le conoscenze già acquisite, l'alunno
approfondirà argomenti e problemi relativi allo studio particolare
dell'Europa e del bacino mediterraneo. Tale allargamento di prospettiva
consentirà all'alunno di prendere coscienza dei problemi geografici
nella loro più articolata dimensione socio-politico-economica
dell'Europa nel mondo.
Classe III
Lo studio dei più significativi Paesi del mondo offrirà
l'occasione per continuare nei raffronti con l'Europa e con l'Italia
nonché per completare la conoscenza e approfondire la riflessione
sui rapporti antropici, culturali, politici ed economici.
L'alunno, con opportuni riferimenti e progressive scoperte di connessioni,
giungerà così alla comprensione non solo degli ambienti
geografici, ma dell'interazione tra ambienti e popolazioni e tra popoli
e popoli.
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