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Obiettivo del nuovo curricolo è quello di definire una figura
professionale capace di inserirsi in realtà produttive molto
differenziate e caratterizzate da rapida evoluzione, sia dal punto di
vista tecnologico sia da quello dell'organizzazione del lavoro.
Le caratteristiche generali di tale figura sono le seguenti:
- versatilità e propensione culturale al continuo aggiornamento;
- ampio ventaglio di competenze nonché capacità di orientamento
di fronte a problemi nuovi e di adattamento all'evoluzione della professione;
- capacità di cogliere la dimensione economica dei problemi.
Negli indirizzi del settore mccanico, l'obiettivo si specifica nella
formazione di una accentuata attitudine ad affrontare i problemi in
termini sistemici, basata su essenziali e aggiornate conoscenze delle
discipline elettriche ed elettroniche, integrate da organica preparazione
scientifica nell'ambito tecnologico e da capacità valutative
delle strutture economiche della società attuale, con particolare
riferimento alle realtà aziendali.
Per tali realtà, il perito industriale per la meccanica, nell'ambito
del proprio livello operativo, deve:
a) conoscere i principi fondamentali di tutte le discipline necessarie
per una formazione di base nel settore meccanico ed in particolare:
- delle caratteristiche di impiego, dei processi di lavorazione e
del controllo di qualità dei materiali;
- delle caratteristiche funzionali e di impiego delle macchine utensili;
- della organizzazione e gestione della produzione industriale;
- dei principi di funzionamento delle macchine a fluido;
- delle norme antinfortunistiche e di sicurezza del lavoro;
b) avere acquisito sufficienti capacità per affrontare situazioni
problematiche in termini sistemici, scegliendo in modo flessibile le
strategie di soluzione; in particolare, deve avere capacità:
- linguistico-espressive e logico-matematiche;
- di lettura ed interpretazione di schemi funzionali e disegni di
impianti industriali;
- di proporzionamento degli organi meccanici;
- di scelta delle macchine, degli impianti e delle attrezzature;
- di utilizzo degli strumenti informatici per la progettazione, la
lavorazione, la movimentazione;
- di uso delle tecnologie informatiche per partecipare alla gestione
ed al controllo del processo industriale.
Il perito industriale per la meccanica deve, pertanto, essere in grado
di svolgere mansioni relative a:
- fabbricazione e montaggio di componenti meccanici, con elaborazione
di cicli di lavorazione;
- programmazione, avanzamento e controllo della produzione nonché
all'analisi ed alla valutazione dei costi;
- dimensionamento, installazione e gestione di semplici impianti industriali;
- progetto di elementi e semplici gruppi meccanici;
- controllo e collaudo dei materiali, dei semilavorati e dei prodotti
finiti;
- utilizzazione di impianti e sistemi automatizzati di movimentazione
e di produzione;
- sistemi informatici per la progettazione e la produzione meccanica;
- sviluppo di programmi esecutivi per macchine utensili e centri di
lavorazione CNC;
- controllo e messa a punto di impianti, macchinari nonché
dei relativi programmi e servizi di manutenzione;
- sicurezza del lavoro e tutela dell'ambiente.
INNOVAZIONI CURRICOLARI
Le più evidenti innovazioni del curricolo, il quale sostituisce
i piani di studio previsti nel D.P.R. 30 settembre 1961, n. 1222 per
gli indirizzi "Meccanica", "Industrie Metalmeccaniche"
e "Meccanica di Precisione", sono:
- l'introduzione della materia "Sistemi ed automazione industriale",
cui vengono affidati i compiti sia di fornire o puntualizzare conoscenze
di fisica applicata e di informatica, sia di realizzare una sintesi
tra le conoscenze acquisite durante l'intero corso di studi, anche
mediante un continuo collegamento con altre discipline;
- l'inserimento al III, IV e V anno di Disegno, Progettazione ed Organizzazione
industriale, nuova disciplina nella quale gli aspetti tecnici relativi
alla fabbricazione, alla scelta delle macchine e delle attrezzature
occorrenti, ai cicli ecc., vengono integrati con quelli essenziali
dell'organizzazione e dell'economia della produzione industriale;
- l'ampliamento degli spazi orari destinati a Matematica, Lingua straniera
ed Economia (presenti fino all'ultimo anno), ritenuto essenziale per
l'espletamento della loro potenzialità di formazione globale,
anche in relazione al livello di professionalità che si intende
realizzare;
- l'inserimento delle esercitazioni grafiche nell'ambito dell'insegnamento
della Tecnologia meccanica in quanto il superamento delle tradizionali
barriere tra "sapere" e "saper fare", dovuto alle
nuove tecnologie, che si fondano su rigorosi principi scientifici,
richiede una connessione sempre più stretta tra insegnamento
dei principi teorici compresi nel programma di Tecnologia meccanica
e conseguenti applicazioni pratiche previste dal programma di Reparti
di Lavorazioni meccaniche;
- l'introduzione dell'"Area di progetto" per l'attuazione
nell'ambito della programmazione didattica di progetti multidisciplinari,
con il coinvolgimento di alcune o di tutte le discipline, utilizzando
una parte del monte ore annuo delle lezioni, da definire insieme ai
temi da sviluppare.
I programmi di insegnamento sono formulati in termini sintetici, nel
rispetto del margine di scelta indispensabile per la programmazione
autonoma da parte delle singole scuole. Questa impostazione risponde,
peraltro, all'esigenza di adeguare l'insegnamento al progresso scientifico
e tecnologicO, particolarmente rapido nel settore. Solo in alcuni casi,
relativi a materie nuove o profondamente rinnovate, si è preferito
elencare con maggiore dettaglio i contenuti e fornire indicazioni metodologiche
piuttosto estese.
E' comunque indispensabile che tali insegnamenti si sviluppino attraverso
un alternarsi coordinato di informazione ed applicazione, di ricerca
sperimentale e sistematizzazione.
Fondamentalmente si ritiene anche il coordinamento nell'accertamento
delle conoscenze e delle capacità operative acquisite, per cui
è necessario, oltre alle verifiche per singola materia, organizzare
prove pluridisciplinari e interdisciplinari, in tutto l'arco del triennio.
E' essenziale per ciascun insegnante l'attenta lettura di questa premessa
e delle indicazioni relative ai programmi di tutte le discipline, non
solo della propria.
QUADRO ORARIO
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Ore settimanali per anno di corso
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III
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IV
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V
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| Storia |
2
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2
|
2
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AREA DI PROGETTO
Il principio della unitarietà del sapere e del processo di educazione
e formazione culturale deve trovare una sua esplicita e specifica affermazione
anche nella attuazione di un'area di progetto che conduca al coinvolgimento
ed alla concreta collaborazione fra docenti di alcune o di tutte le
discipline.
A questo fine, al di là di iniziative più limitate, realizzate
autonomamente da gruppi di docenti, occorre che nel corso del triennio
siano attuati progetti di ricerca multidisciplinare di ampiezze e durata
variabile.
L'area di progetto è dunque un modello di articolazione culturale
ricavato dal monte ore annuo delle lezioni, che non altera né
il quadro orario né la composizione delle cattedre e delle classi.
All'area di progetto sarà dedicato un numero di ore non superiore
al 10% del monte ore annuo delle discipline coinvolte in questa attività.
Da questo 10% sono escluse le ore indicate come attività extrascolastica
(visite guidate, stage, campi scuola ecc.). L'area di progetto si propone
di:
- favorire l'apprendimento di strategie cognitive mirate a comprendere
come si formano ed evolvono le conoscenze;
- far cogliere all'alunno le relazioni esistenti tra l'"astratto"
e il "concreto";
- sollecitare l'alunno ad affrontare nuovi problemi con spirito di
autonomia e creatività;
- promuovere nell'alunno atteggiamenti che favoriscano la socializzazione,
il confronto delle idee, la tolleranza verso la critica esterna e
l'insuccesso, la revisione critica del proprio giudizio e la modifica
della propria condotta di fronte a prove ed argomenti convincenti;
- favorire il confronto tra la realtà scolastica e la realtà
di lavoro, con particolare riferimento a quelle presenti sul territorio.
I problemi dell'area di progetto dovranno tener conto di diversi aspetti:
conoscitivo, applicativo, tecnologico, informatico, economico, organizzativo
e di documentazione. Tali problemi, significativi rispetto all'area
di indirizzo, devono basarsi su un consistente nucleo di attività
operative e realizzative.
L'area di progetto deve essere realizzata durante l'intero corso di
studio. L'attività inizierà, nell'ambito della programmazione
didattica, con una riunione del Consiglio di classe dedicata alla definizione
preliminare di progetti sulla base delle proposte espresse dai vari
docenti o degli interessi manifestati dagli allievi.
Ogni progetto deve essere sottoposto ad analisi di fattibilità
per mettere in luce la natura e l'ampiezza delle competenze e delle
risorse materiali necessarie alla sua realizzazione. E' importante che
questa fase si sviluppi con molto anticipo rispetto all'attuazione del
progetto, in modo da garantire per tempo il reperimento delle risorse.
Nello studio di fattibilità dovranno essere definite:
- le competenze necessarie per affrontare i molteplici aspetti dei
progetti;
- i compiti da affidare agli insegnanti ed eventualmente ad esperti
esterni;
- le modalità ed i tempi di attuazione;
- le modalità di verifica e di comunicazione dei risultati.
La realizzazione dell'area di progetto si sviluppa normalmente attraverso
alcune fasi che si possono così distinguere:
- l'analisi della situazione o del problemi che il progetto intende
affrontare;
- la formulazione dell'ipotesi di lavoro;
- l'attuazione del progetto;
- la verifica e la documentazione dei risultati.
Si possono ipotizzare progetti ai quali lavorano intere classi, eventualmente
con divisione in sottoprogetti, oppure si possono dividere le classi
in più gruppi ciascuno con un proprio progetto.
Non si esclude che un progetto possa avere durata pluriennale né
che le classi di scuole diverse collaborino alla realizzazione di uno
stesso progetto.
In particolare, per ogni progetto, saranno definiti il periodo di svolgimento,
le ore ad esso destinate, la loro distribuzione settimanale e la loro
ripartizione fra le varie discipline.
Il Preside, su designazione del Consiglio o dei Consigli di classe,
nomina, di volta in volta, un coordinatore di area di progetto.
La valutazione degli studenti relativamente all'attività dell'area
di progetto contribuisce alla formulazione dei giudizi periodici e finali
di ciascuna disciplina e complessivi, secondo modalità decise
dai Consigli di classe. Di tali giudizi si dovrà tener conto
in sede di esami di maturità.
Nei curriculi che comprendono discipline caratterizzate specificatamente
da attività progettuali -come in quello dell'indirizzo per l'Elettrotecnica
e le Telecomunicazioni-, il già previsto coinvolgimento delle
singole materie deve trovare una più incisiva collocazione sulla
base delle finalità generali dell'area di progetto qui definita,
con particolare riferimento alla programmazione del Consiglio di classe.
PROGRAMMI
STORIA
FINALITA'
L'insegnamento di Storia si propone di:
1. ricostruire la complessità del fatto storico
attraverso l'individuazione di interconnessioni, di rapporti tra particolare
e generale, tra soggetti e contesti;
2. acquisire la consapevolezza che le conoscenze storiche sono elaborate
sulla base di fonti di natura diversa che lo storico vaglia, seleziona,
ordina e interpreta secondo modelli e riferimenti ideologici;
3. consolidare l'attitudine a problematizzare, a formulare domande,
a riferirsi a tempi e spazi diversi, a dilatare il campo delle prospettive,
a inserire in scala diacronica le conoscenze acquisite in altre aree
disciplinari;
4. riconoscere e valutare gli usi sociali e politici della storia e
della memoria collettiva;
5. scoprire la dimensione storica del presente;
6. affinare la "sensibilità" alle differenze;
7. acquisire consapevolezze che la fiducia di intervento nel presente
è connessa alla capacità di problematizzare il passato.
Le finalità del triennio riprendono e sviluppano le finalità
del biennio. Esse descrivono due campi di intervento.
Il primo riguarda la specificità del lavoro storico e lo statuto
epistemologico della storia, e ad esso fanno riferimento le finalità
1-4 sulla complessità del fatto storico, sul laboratorio delle
fonti e dei concetti, sull'uso della memoria storica.
Il secondo riguarda i bisogni formativi degli studenti, che vengono
individuati nell'esigenza della realizzazione di sé e dell'apertura
al mondo e agli altri: la storia aiuta ad apprezzare differenze, a orientarsi
nel mondo. In ciò consiste la scoperta del presente come storia
(finalità 5, 6 e 7).
Le finalità nel loro insieme individuano, inoltre, uno specifico
aspetto del triennio che consiste nell'attitudine a porre domande, a
costruire problemi, analizzarli, interpretarli e valutarli.
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO
Lo studente, alla fine del triennio dovrà dimostrare di essere
in grado di:
1. utilizzare conoscenze e competenze acquisite nel corso
degli studi per orientarsi nella molteplicità delle informazioni
e per leggere gli interventi;
2. adoperare concetti e termini storici in rapporto agli specifici contesti
storico-culturali;
3. padroneggiare gli strumenti concettuali, approntati dalla storiografia,
per individuare e descrivere persistenze e mutamenti, ad esempio: continuità,
cesure, rivoluzione, restaurazione, decadenza, progresso, struttura,
congiuntura, ciclo, tendenza, evento, conflitto, trasformazioni, transizione,
crisi;
4. usare modelli appropriati per inquadrare, comparare, periodizzare
i diversi fenomeni storici locali, regionali, continentali, planetari;
5. ripercorrere, nello svolgersi di processi e fatti esemplari, le interazioni
tra i soggetti singoli e collettivi, riconoscere gli interessi in campo,
le determinazioni istituzionali, gli intrecci politici, sociali, culturali,
religiosi, di genere e ambientali;
6. servirsi degli strumenti fondamentali del lavoro storico: cronologie,
tavole sinottiche, atlanti storici e geografici, manuali, raccolte e
riproduzioni di documenti, bibliografie e opere storiografiche;
7. conoscere le problematiche essenziali che riguardano la produzione,
la raccolta, la conservazione e la selezione, l'interrogazione, l'interpretazione
e la valutazione delle fonti;
8. possedere gli elementi fondamentali che danno conto della complessità
dell'epoca studiata, saperli interpretare criticamente e collegare con
le opportune determinazioni fattuali.
Gli obiettivi del triennio perseguono due scopi. Da una parte proseguono
e rinforzano il lavoro avviato nel biennio; dall'altra marcano il salto
qualitativo che deve caratterizzare lo studio della storia nel triennio.
Gli obiettivi descrivono campi operativi ristretti, che non esauriscono
l'orizzonte individuato dalle finalità. In particolare al primo
gruppo di finalità (1-4) sulla complessità del fatto storico
e sul laboratorio, corrispondono gli obiettivi 2, 3, 4, 6 e 7.
Al secondo gruppo di finalità (5, 6 e 7), sui bisogni formativi
degli allievi corrispondono gli obiettivi 1, 2, 3, 4, 5. L'obiettivo
8 descrive il livello di conoscenze che l'allievo deve dimostrare di
possedere.
Questi obiettivi non sono proposti in ordine progressivo di difficoltà,
ma vanno perseguiti in modo differenziato, a seconda degli argomenti
di studio.
Ad esempio: gli obiettivi di laboratorio costituiscono lo scopo principale
di un eventuale lavoro sulle fonti; un itinerario prevalentemente basato
su materiale manualistico si potrà prestare al raggiungimento
di obiettivi legati all'uso di concetti e modelli; nell'analisi di dati
di attualità si potrà perseguire il raggiungimento di
diversi obiettivi.
CONTENUTI
Terzo anno (2 ore)
Fino alla metà del '600
1. L'Europa del basso medioevo: poteri di diritto e poteri
di fatto: il rapporto città-campagna e l'organizzazione del territorio;
1.1 Le istituzioni che organizzano il territorio: impero, monarchie,
città, feudalità.
1.2 La chiesa: accentramento; teocrazia; potere temporale.
1.3 Le trasformazioni dell'impero, dei regni, degli ambienti urbani.
I conflitti. Il fallimento della teocrazia.
2. L'avanzamento e l'arresto delle frontiere interne
e esterne dell'Europa.
2.1 Le spinte demografiche e produttive; la ricerca di nuove terre.
Verso una nuova articolazione della società: ambiente, urbano
e rurale.
2.2 Contatti, guerre, scambi: mondo latino, mondo germanico, mondo slavo;
il Mediterraneo e l'Italia; Bisanzio; l'Islam; l'Asia mongolica.
2.3 Crisi del XIV secolo: flessione demografica, mutamenti della produzione
e dei mercati, tensioni economiche e contrasti sociali.
3. Dall'unitarietà del mondo medioevale alla molteplicità
del mondo moderno.
3.1 Il processo di differenziazione degli ambiti ecclesiastico e laico;
il diritto canonico, il diritto romano, le consuetudini. Il ruolo del
laico nel mondo. Nuove forme di religiosità. Ordini mendicanti.
Movimenti ereticali.
3.2 Il processo di differenziazione culturale: la cultura cortese e
urbana; le università. La distinzione progressiva fra Dio, uomo,
natura.
Dalla "rinascita" del XII secolo all'umanesimo, al rinascimento.
Gli strumenti della comunicazione culturale.
3.3 La crisi dell'universalismo politico: nuove dottrine politiche e
concetto d'impero; dall'impero "universale" all'impero "dinastico".
La crisi del centralismo ecclesiastico; le teorie conciliariste.
4. La formazione dell'Europa degli stati.
4.1 Stati nazionali e stati regionali. La centralizzazione e il controllo
del territorio: burocrazia, fisco, esercito e guerre.
4.2 L'impero asburgico. L'Europa orientale, la vicenda di Bisanzio e
l'impero ottomano.
4.3 Guerre di egemonia. Pace come aspirazione morale e paci come strumenti
di nuovi equilibri.
5. Conquista di nuove terre, ridefinizione di identità, mutamento
di equilibri in Europa.
5.1 Popolazione e risorse. Relazione uomo-natura-tecnica.
5.2 Il controllo dell'oceano Indiano. L'Africa, le Indie, le Americhe.
Esploratori, conquistatori, missionari, mercanti. Imperi coloniali.
5.3 Differenze e riconoscimento dell'altro.
5.4 Nuove risorse e nuove gerarchie economiche e territoriali. Atlantico,
Mediterraneo e mare del Nord.
6. Il tempo delle trasformazioni: religione, cultura,
mentalità.
6.1 Le riforme religiose: protagonisti, sviluppi, guerre, differenziazioni,
nuovi assetti.
6.2 L'autonomia della politica. Stati e chiese. Gli strumenti del controllo
sociale.
6.3 Individualismo e razionalismo; rivoluzione scientifica, nuove culture.
La civiltà barocca.
Quarto anno (2 ore)
Dalla metà alla fine dell'800
1. Governati e governanti fra partecipazione e concentrazione
del potere. Lotte politico-sociali, dottrine politiche, configurazioni
istituzionali. Quadro europeo e modelli regionali.
1.1 Dai ceti di antico regime alle nuove classi emergenti. La doppia
rivoluzione inglese e il parlamentarismo. I sussulti di metà
seicento. Repubblica e autogoverno; il caso olandese. Poteri centralizzati
e resistenze civili; il "laboratorio" francese.
1.2 Prodromi della teoria liberale: la rappresentanza politica e la
divisione dei poteri. Nascita dell'opinione pubblica. La riorganizzazione
amministrativa.
1.3 Statualità emergenti, periferie dell'Europa e nuovo equilibrio
europeo.
2. La trasformazione sociale. Popolazione, economia,
società e territorio fra "crisi generale" e "nuove
frontiere".
2.1 Esplosione demografica, produzione agricola e nuovi rapporti sociali
nelle campagne.
2.2 Dal lavoro agricolo all'organizzazione manifatturiera: approvvigionamenti,
tecniche d'uso, macchine. Avvio della rivoluzione industriale.
2.3 Energie, risorse, ambiente.
3. Il problema della rivoluzione come paradigma del cambiamento.
Dall'età barocca alla stagione delle riforme. Europa e America
a confronto.
3.1 Rivoluzione culturale: illuminismo, diffusione di nuovi modelli
comportamentali. Razionalismo, individualismo, utilitarismo, cosmopolitismo.
3.2 Critica della tradizione e progettualità delle riforme. Dispotismo
illuminato.
3.3 La scelta rivoluzionaria: Stati Uniti d'America e Francia.
3.4 La rivoluzione francese in Europa.
4. Nazione e popolo. Prospettive sociopolitiche e culturali
nell'epoca del liberalismo classico. Borghesie alla prova.
4.1 Cultura romantica, ideali socialisti ed umanitari, pensiero liberale,
cattolicesimo e liberalismo. Mete e conquiste costituzionali.
4.2 Dalla rivoluzione francese ai risorgimenti nazionali.
4.3 Il quarantotto.
5. Processi di integrazione nazionale e costruzioni sovranazionali.
5.1 Questioni politiche e istituzionali nella formazione dello Stato
unitario in Italia.
5.2 Il processo di unificazione tedesca: monarchia, esercito, classi
sociali e formazione del mercato nazionale.
5.3 Espansione della "frontiera" e guerra civile americana.
5.4 L'articolarsi del quadro europeo e gli imperi plurinazionali.
6. L'economia mondiale e la rottura dell'equilibrio europeo.
6.1 La grande depressione: crisi agraria, migrazioni-emigrazioni.
6.2 Protezionismo, militarismo e stato interventista. I caratteri della
seconda rivoluzione industriale.
6.3 Internazionalismo socialista: la Comune.
6.4 Imperialismo e colonialismi. Dall'egemonia bismarkiana alla crisi
dell'equilibrio europeo.
Quinto anno (2 ore)
Il '900
1. Le forme della società di massa.
1.1 L'andamento demografico.
1.2 Mobilità e questioni sociali: borghesie, classi operaie,
gruppi marginali. Il movimento operaio e lo sviluppo dei sindacati.
Il socialismo ed il pensiero sociale cattolico. La questione femminile.
1.3 L'organizzazione dei sistemi politici: parlamenti, partiti e riforme
elettorali. Comportamenti collettivi, formazione del consenso; scuola,
opinione pubblica, legislazione sociale. I movimenti nazionalisti. La
crisi di fine secolo in Italia e i caratteri dell'età giolittiana.
1.4 La crisi del positivismo e la ridefinizione dei paradigmi della
scienza. Nuove tendenze culturali.
2. La dissoluzione dell'ordine europeo.
2.1 I segni precursori dell'instabilità: competizioni interstatali
e imperialismi, conflitti regionali, ideologie nazionaliste.
2.2 La prima guerra mondiale.
2.3 Le due rivoluzioni russe e il comunismo di guerra. I movimenti di
massa in Europa e il fallimento della rivoluzione in occidente. La crisi
dello Stato liberale in Italia.
2.4 I trattati di pace e la nuova mappa geopolitica mondiale. I movimenti
di liberazione nel Terzo mondo e il nodo del Medio Oriente. Le relazioni
internazionali e la Società delle Nazioni.
2.5 La fabbrica del consenso: la radio, il cinema e i nuovi modelli
della vita privata.
3. Dalla guerra alla guerra. Strategie e tentativi di
controllo della crisi.
3.1 Scenari e attori internazionali della crisi. La frammentazione del
mercato mondiale.
3.2 L'emergenza totalitaria: lo stato fascista in Italia, l'ascesa del
nazismo in Germania, la diffusione dei regimi autoritari in Asia e in
America latina.
3.3 La sfida dell'Unione Sovietica e il socialismo in un paese solo;
l'industrializzazione forzata e le basi sociali dello stalinismo; il
partito-Stato e il mosaico delle nazionalità.
3.4 Crisi economica e risposte delle democrazie occidentali: gli Stati
Uniti e il New Deal, le politiche economiche keynesiane in Francia,
Gran Bretagna e nei paesi scandinavi.
3.5 L'insicurezza collettiva e l'erosione della pace: i fronti popolari
e la guerra civile spagnola. L'espansionismo hitleriano, il riarmo e
il fallimento delle diplomazie.
3.6 La seconda guerra mondiale come conflitto totale. Le conseguenze
politiche ed economiche.
4. Il mondo bipolare.
4.1 L'ordine delle superpotenze: la conferenza di Yalta e la divisione
del pianeta in sfere d'influenza: gli accordi di Bretton Woods e il
sistema economico internazionale; la nascita dell'ONU. La fine della
"grande alleanza" e la guerra fredda. Il potere atomico e
l'equilibrio del terrore.
4.2 I due blocchi tra competizione e distensione: gli USA e la "nuova
frontiera" kennedyana: il processo di unificazione europea; la
destalinizzazione in URSS: le democrazie popolari dell'est.
4.3 L'Italia repubblicana: istituzioni, sviluppo economico, lotta politica,
squilibri sociali.
4.4 L'esplosione della periferia: inflazione demografica e decolonizzazione
del Terzo Mondo; India e Cina, due rivoluzioni a confronto; la crisi
del sud-est asiatico; questione palestinese e conflitti arabo-israeliani;
l'emancipazione dell'Africa; dipendenza economica e dittature militari
in America latina.
4.5 La Chiesa cattolica e la "svolta" del Concilio vaticano
II.
4.6 Il sessantotto.
5. Verso il nuovo ordine mondiale.
5.1 Le trasformazioni dell'economia e la società post-industriale.
Lo squilibrio Nord-Sud e i limiti dello sviluppo. Movimenti demografici
e migrazioni internazionali.
5.2 Il sociale ridefinito: soggettività emergenti, movimenti
collettivi e istituzioni diffuse; il microsistema della famiglia. Le
patologie sociali. Il governo della società complessa.
5.3 Rivoluzione informatica e tecnologica; la diffusione planetaria
dei mass media. Il confronto tra culture. Scienza e nuovi problemi.
5.4 La "rivoluzione" del 1989; crollo di sistemi, imperialismi
e localismi.
5.5 La geopolitica ridefinita: spinte nazionalistiche e identità
nazionali. Comunità sovranazionali. Fondamentalismi, nuove emarginazioni.
Uso delle risorse e ridistribuzione della ricchezza.
INDICAZIONI DIDATTICHE
1. Il pensiero storico, in quanto metodo e forma di spiegazione euristica
della realtà umana e sociale, è parte costitutiva e integrante
del sapere e della cultura occidentale. La nostra cultura è intimamente
storica. In questo senso la storia può essere riconosciuta come
una espressione culturale diffusa e come un peculiare modello di investigazione
della realtà. La pervasività stessa del pensiero storico
consente la sua trasformazione in senso comune storico, su cui possono
innestarsi usi sociali, politici ed ideologici, talvolta impropri, rispetto
ai quali la scuola ha compiti di chiarificazione e di critica.
2. Storia è la disciplina che studia e indaga le differenze e
il mutamento, le strutture, le permanenze e le continuità; rapporta
l'evento al contesto generale specifico; inserisce il caso particolare
in una trama di relazioni, retaggi, opportunità; considera in
un'ottica di complessità soggetti, azioni, comportamenti e valori.
Essa dunque si realizza come operazione di selezione, contestualizzazione,
interpretazione e come disciplina fondata su un metodo rigoroso di indagine
sui fatti, su una tecnica collaudata di ricerca delle relazioni, su
una ermeneutica controllabile ed esplicita. Infine procede alla spiegazione
di eventi, processi e permanenze mediante proprie tecniche di discorso.
3. Finalità essenziale dell'insegnamento storico è quello
di educare gli studenti alla consapevolezza del metodo storico, per
ciò che attiene all'accertamento dei fatti, all'investigazione,
all'utilizzo, all'interpretazione delle fonti, all'esposizione delle
argomentazioni. Ciò avviene non su procedure astratte, ma in
stretta relazione e interdipendenza con i contenuti. L'interazione metodo/contenuti
costituisce l'asse privilegiato della didattica storica. Nel pieno rispetto
di tale interazione, l'insegnante sceglie percorsi didattici, finalizzati
all'acquisizione di obiettivi cognitivi e metodologici, programmaticamente
individuati ed esplicitati, percorsi che utilizzano - a misura degli
studenti- le procedure del metodo storico: formulazione delle domande;
definizione del "nodo problematico", sviluppo delle dinamiche
interne e delle interrelazioni contestuali, accertamento delle eredità.
4. La storiografia offre la possibilità di puntualizzare mezzi
di indagine e modelli di interpretazione, e consente il vaglio critico
del patrimonio delle conoscenze acquisite e il loro utilizzo, la possibilità
di confronti e di comparazioni. Essa consente altresì di individuare
i punti di vista, i riferimenti ideologici, la strumentazione teorica
e concettuale.
5. La struttura dei contenuti proposti, composta da grandi contestualizzazioni
e dalla loro articolazione, si incontra con le modalità di apprendimento
proprie del giovane che ha bisogno di "viaggiare" tra le grandi
generalizzazioni e l'esattezza del concreto. Essa segnala un metro per
risolvere la prescrittività dei programmi di Storia, stretti
tra la complessità e l'ampiezza dei fatti da esaminare, la necessità
della selezione e il rapporto non episodico con la riflessione storiografica.
6. I contenuti individuati riguardano in particolare l'uomo associato
in collettività, teso a realizzare un'esistenza accettabile,
a sfruttare al meglio il patrimonio delle conoscenze accumulate, inserito
in un contesto dato di relazioni, di vincoli, di rappresentazioni e
autorappresentazioni, di possibilità e rapporto tra uomo, natura
e cultura e sfruttamento delle risorse ambientali; le forme di governo
delle risorse, delle culture, delle società; l'articolazione
delle identità e delle soggettività.
7. Nello stesso modo in cui lo storico utilizza fonti documentarie che
sono oggetto di indagine da parte di discipline non assimilabili alla
storia (geografia, linguistica, filosofia, economia, psicologia, sociologia,
etologia, ecc.) -proponendo così una ricerca di tipo pluridisciplinare
o interdisciplinare-, anche l'insegnante di storia deve saper utilizzare
una strumentazione ermeneutica pluridisciplinare. Ad essa lo predispone
la stessa natura della storia che mutua, all'occasione, da altre discipline
lessico e quadri di riferimento concettuali.
8. La didattica storica qui prospettata necessita di una strumentazione
di supporto articolata e accessibile: carte geografiche, tabelle cronologiche
e sinottiche, manuali di storia, testi storiografici, testi documentari,
raccolta di fonti, riproduzioni di documenti, materiale computerizzato,
ecc.
Così configurata, questa didattica costituisce un vero e proprio
laboratorio di storia (ove possibile da realizzare anche in una sede
apposita), del quale fanno parte a pieno titolo visite ad archivi pubblici
e privati e a musei.
Prove di verifica
A seconda della tipologia dell'unità di studio, cambiano le
prove di verifica. Ad esempio un lavoro di concettualizzazione spaziotemporale
richiede che lo studente dimostri la padronanza di carte geografiche
e cronologiche; un lavoro sulle fonti, che lo studente dimostri di saper
formulare questionari di interrogazione di un documento, o di saper
confrontare più documenti in modo corretto; un lavoro che implichi
la lettura dei testi differenziati (manuali, saggi e articoli divulgativi)
richiede che lo studente dimostri le proprie competenze d'uso di generi
testuali diversi; se l'allievo deve riferire -oralmente o per iscritto-
sul proprio lavoro, si richiede la capacità di pianificare una
relazione, di argomentare con proprietà, di servirsi del lessico
specifico, di operare rimandi alle fonti di informazione. Se l'allievo
deve dimostrare di possedere le conoscenze studiate, saranno utili prove
strutturate quali domande vero falso e a risposta multipla, testi a
completamento, ecc.
E' essenziale, infine, che l'insegnante accerti le competenze, le conoscenze
e le abilità acquisite dagli allievi, mediante prove di ingresso,
predisposte in funzione sia del raccordo con il biennio, sia dell'unità
di studio prescelta.
Note alla programmazione
Il programma mette a disposizione del docente un materiale suddiviso
e organizzabile in modo da progettare programmazioni che, oltre a garantire
l'acquisizione delle conoscenze essenziali, rispondano ai bisogni degli
studenti, agli stili di insegnamento, alle disponibilità orarie.
Tale flessibilità permette di caratterizzare l'insegnamento rispetto
all'indirizzo e di costruire occasioni interdisciplinari.
La struttura dei contenuti proposti è data da grandi contestualizzazioni
indicate dal titolo onnicomprensivo di ciascuna di esse; all'interno
di ciascuna, una serie di sottotitoli per le diverse parti dei suoi
contenuti favorisce itinerari possibili quali piste di lettura utili
per la esplicitazione delle contestualizzazioni.
Sono prescrittivi, per ciascun anno, tutte le contestualizzazioni e
non meno di tre itinerari.
Le contestualizzazioni sono prescrittive perché nel loro insieme
consentono di costruire una mappa cognitiva utile per comprendere il
periodo storico previsto nell'anno. E' prescrittivo lo studio di almeno
tre itinerari, in modo da garantire una varietà sufficiente di
approcci, e da abituare lo studente al lavoro di confronto tra fatti
e contestualizzazioni.
L'insegnante potrà costruire, inoltre, uno o più itinerari
-sostitutivi di quelli proposti- combinando in modo coerente e storicamente
significativo singoli punti, tratti dalle diverse articolazioni, in
modo da percorrere trasversalmente i contenuti proposti. Ciascun contenuto
è suscettibile ancora di approfondimenti culturali di ricerca
anche nella dimensione storica locale.
Del monte ore a disposizione, un terzo potrà essere dedicato
allo studio delle contestualizzazioni; la restante parte -dedicata allo
studio degli itinerari- potrà essere ripartita secondo le esigenze
della programmazione.
La metà del XVII secolo e la fine del XIX separano lo studio
nelle tre annualità. Tale periodizzazione non segnala una cesura
netta.
Infatti, il programma è costruito con percorsi tematici che possono
sovrapporsi cronologicamente e svilupparsi secondo temporalità
proprie.
Il programma dell'ultimo anno è presentato in forma più
analitica. Tale scelta nasce dall'esigenza di fornire, attraverso conoscenze
più ampie e approfondimenti indispensabili, una piena comprensione
del proprio tempo.
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