Gruppo dei Saggi
I contenuti essenziali per la formazione di base
marzo 1998
Presentazione
Ci si confronta, oggi su questioni di struttura, decisive per il
disegno di una nuova scuola, e per la valorizzazione di quanto innovativo
già presente nella nostra scuola.
Ma accanto all'autonomia e alla riforma dei cicli forse dentro di
esse, non va trascurata quella dei "contenuti", cioè
dei saperi in senso lato (valori, conoscenze, competenze) che
si vorranno far apprendere e insegnare.
Siamo in presenza di una grossa trasformazione dei regimi dell'esperienza
e della conoscenza, dovuta non solo agli effetti della città
dei media, ma anche alle rivoluzioni epistemologiche che hanno caratterizzato
la scienza, l'arte, la tecnologia e le condotte collettive nel corso
del presente secolo. La scuola non può essere investita da
questa trasformazione.
Non le basta aggiornarsi. Deve essere messa nelle condizioni di
ridefinire il suo tessuto culturale, anche nella prospettiva della
globalizzazione.
Non è in gioco soltanto l'esigenza di approntare "nuovi
programmi". Si tratta invece di dare alla formazione scolastica
un assetto epistemologico che le consenta di entrare in sintonia
con tali trasformazioni.
Su questo terreno già si è mosso il Ministero della
Pubblica Istruzione, incaricando una commissione, detta dei saggi,
di definire i saperi irrinunciabili per il complesso della formazione
scolastica del prossimo futuro. La commissione ha lavorato nei primi
mesi del 1997 e l'Ipertesto che ne è scaturito, che documenta
il lavoro compiuto, è stato prontamente reso di dominio pubblico.
Se ne è molto parlato, nei mesi scorsi, e non solo dentro
i confini nazionali, essendo, quello dei saperi, uno dei terreni
di frontiera dell'innovazione scolastica, nel contesto europeo,
e non solo lì. Procedendo nella direzione di una ulteriore
articolazione della proposta, il Ministro Berlinguer ha incaricato
un piccolo gruppo di esperti di elaborare un documento sintetico
sui saperi di base per una formazione obbligatoria calcolata
su un arco di dieci anni.
Ne è venuto il testo che qui riproduciamo, presentato e discusso
nell'incontro promosso da Ministero e Accademia dei Lincei il 20
marzo 1998.
Esso vuole essere la base per un confronto collettivo, interno ed
esterno alla scuola, che porti, entro il prossimo mese di giugno,
ad un documento altrettanto sistematico e conciso, col quale procedere
alla stesura di nuovi programmi e alla definizione di standard per
le verifiche di qualità.
L'impegno che si chiede a quanti vorranno collaborare a questa "scrittura
collettiva" è che adottino lo stesso stile, misurandosi
non con le singole parti ma con il complesso del documento, dunque
con una visione d'assieme del tessuto culturale proprio di una scuola
che funga da base effettiva per la formazione dei giovani.
Questo documento sviluppa la riflessione sulle conoscenze fondamentali
operata dalla Commissione dei Saggi (gennaio / maggio 1997), orientandola
sulla scuola che fa da base alla formazione dell'individuo, nella
prospettiva dei dieci anni dell'obbligo. Su incarico del Ministro
esso è stato redatto da un gruppo composto da: Roberto Maragliano,
Clotilde Pontecorvo, Giovanni Reale, Luisa Ribolzi, Silvano Tagliagambe
e Mario Vegetti
Premessa
Il testo che segue è stato elaborato a partire da due principi
condivisi dai membri del gruppo:
-
nella definizione dei fondamentali occorre muovere
non da un a-priori ideologico, dall'immagine di un individuo
ideale, ma dall'esigenza di definire saperi e valori che possano
risultare comuni a tutti i cittadini, indipendentemente dalla
religione, dall'etnia, dallo stato sociale, dal sesso, al termine
del percorso della scolarità obbligatoria (quale che
sia l'ambito in cui avviene), su una durata probabile di dieci
anni;
-
è opportuno ragionare non tanto di materie
o di programmi, quanto delle attese delle componenti della società
civile (ragazzi, famiglie, mercato del lavoro), e anche delle
attese dei professionisti della scuola.
Il gruppo, che ha limitato il suo lavoro all'elaborazione del
quadro dei contenuti essenziali della formazione di base, ritiene
comunque di dover riprendere e rinforzare le indicazioni di metodo
presenti nelle tre sezioni del documento finale della commissione
dei saggi (maggio 1997) dedicate rispettivamente alla forma dei
programmi, al ruolo dei docenti, alla sfida posta dalle tecnologie
della conoscenza:
"2.3. Si deve sviluppare una nuova modalità di organizzazione
e stesura dei programmi, che preveda l'indicazione dei traguardi
irrinunciabili e una serie succinta di tematiche portanti.
E' necessario operare un forte alleggerimento dei contenuti disciplinari."
"2.4. Tutto ciò comporta un forte investimento negli
insegnanti: nel gusto per l'insegnamento, nel senso morale, nel
piacere che viene dal far conoscere, far discutere, far costruire
sapere.
La scuola deve diventare un luogo di vita e di apprendimento per
docenti e studenti: per far questo ci vogliono spazi e tempi adeguati
e vivibili.
Va progettato un grande lavoro collaborativo imperniato sull'interazione
nei due sensi fra scuola da un lato e università e centri
di ricerca dall'altro. Gli obiettivi di questo sforzo consisteranno
nella riqualificazione culturale dei docenti (accompagnata dalla
drastica eliminazione dell'attuale cumulo di inutili procedure
burocratiche) e nella riapertura delle vie di passaggio tra scuola
e università. La professione dell'insegnamento dovrà
tornare ad essere culturalmente e socialmente desiderabile, grazie
anche a nuovi profili di carriera e adeguati riconoscimenti economici."
"1.7 Le tecnologie possono essere viste come veicoli. Oppure
come ambienti di formazione dell'esperienza e della conoscenza.
Nel primo caso il loro apporto alla formazione sarà puramente
strumentale: permettono di risparmiare tempo (e talvolta denaro),
ma non incidono sulla qualità culturale dell'insegnamento
e dell'apprendimento. Nel secondo caso il ruolo che svolgeranno
tenderà ad essere ben più impegnativo, anche e soprattutto
sul piano epistemologico".
Le considerazioni che seguono vanno dunque intese come:
-
il quadro dei saperi di base che tutti i giovani
devono solidamente possedere all'uscita della formazione scolastica
obbligatoria, e sui quali poggiare, con la scolarizzazione successiva
ed anche con ogni altra iniziativa di formazione, formale o non
formale, quelle capacità di adattamento e di cambiamento
che sono sempre più richieste dalle trasformazioni in corso
in ogni ambito della vita sociale;
-
il quadro di riferimento comune entro il quale
mettere alla prova una nuova modalità di articolazione
dei programmi e approdare alla fissazione di standard formativi
che abbiano validità per tutto il territorio nazionale
e nello stesso tempo costituiscano un passaporto per la circolazione
internazionale delle competenze e delle conoscenze;
-
lo stimolo a promuovere in tutte le sedi possibili
(l'editoria scolastica tradizionale e multimediale; l'università
e i centri di ricerca; gli insegnanti, nell'ambito dei poteri
loro attribuiti dall'autonomia scolastica) un confronto iniziale
e un impegno continuo di elaborazione, sul piano culturale e su
quello didattico.
La costruzione di un curricolo scolastico presuppone sempre il
problema della sua giustificazione. Occorre che ciò che si
insegna valga la pena di essere insegnato, tenendo presente due
diversi livelli: da un lato, è sempre necessario operare
una scelta nella pluralità dei saperi, collegandola all'interpretazione
delle esigenze del momento storico, e inevitabilmente si scontenterà
qualcuno; dall'altro lato, poiché quanto si insegna deve
avere un valore formativo agli occhi sia degli insegnanti che degli
utenti della scuola, altrettanto inevitabilmente si avranno dei
contrasti legati alla concezione del valore attribuitogli.
I contenuti irrinunciabili
Compito fondamentale della scuola è garantire a chi la frequenta:
-
lo sviluppo di tutte le sue potenzialità
e la capacità di orientarsi nel mondo in cui vive (sia
esso l'ambiente di più diretto riferimento, o lo spazio
sempre più esteso della comunicazione e dell'interscambio),
al fine di raggiungere un equilibrio attivo e dinamico con esso;
-
l'assimilazione e lo sviluppo della capacità
di comprendere, costruire, criticare argomentazioni e discorsi,
per dare significato alle proprie esperienze e anche difendersi
da messaggi talvolta truccati in termini di verità e
di valore.
Porsi questo obiettivo significa impegnare la scuola ad una duplice
finalità:
-
delineare una mappa delle strutture culturali
di base, necessaria per il successivo sviluppo della capacità
di capire, fare, prendere decisioni, progettare e scegliere in
modo efficace il proprio futuro, innescare processi di integrazione
culturale, sociale e lavorativa;
-
assumere un impianto formativo che riconosca il
valore imprescindibile della tradizione storica, e lo ponga in
relazione con la contemporaneità e con il contesto culturale
e sociale.
1. Una particolare attenzione va dedicata alla comprensione e alla
produzione del discorso parlato e scritto, in tutta la pluralità
di testi possibili, sollecitando sia l'efficacia della comunicazione
sia il controllo della validità dei ragionamenti. La pratica
degli usi funzionali più diversificati della lingua parlata
e scritta significa familiarizzare con i diversi generi di discorso:
un'esperienza da iniziare presto nella scuola di base, ma che andrà
continuata, ripresa e approfondita ai livelli ulteriori.
Bisogna preparare tutti i giovani alle tecniche della scrittura
e della lettura, fornendo loro capacità fondamentali che
oggi risultano largamente compromesse. Si impone quindi fin dall'inizio
del percorso scolastico la necessità di valorizzare i metodi
idonei a dar la padronanza della lingua italiana ai giovani, e a
farne comprendere la struttura. Andranno ridisegnati metodi di analisi
del discorso, di sintesi e parafrasi testuale, e di controllo della
parola nelle diverse modalità enunciative. Soprattutto nelle
prime fasi scolastiche occorre provvedere alla sostituzione, almeno
parziale, di alcuni sistemi legati alla didattica tradizionale:
il "tema" come composizione retorica in molti casi non
è idoneo agli scopi ora indicati, e può con efficacia
essere integrato in forma crescente (fino alla sua eventuale sostituzione)
da attività di scrittura breve, funzionale, di rielaborazione
e via dicendo. Il giovane deve essere preparato innanzi tutto alla
comprensione e alla produzione di messaggi scritti pratici e essenziali,
condizione necessaria per la successiva acquisizione delle capacità
di assimilare ed elaborare correttamente discorsi più complessi,
e di argomentare in modo più approfondito e appropriato.
Naturalmente, ciò comporta anche la messa in atto di tecniche
per la lettura di testi, in particolare dei classici, che esigono
capacità di concentrazione e riflessione. Ma la lettura va
intesa e sollecitata anche come emozione immediata e bisogno-piacere
inesauribile, come scoperta di un libro che stimola la ricerca di
altri libri. Accanto all'esperienza tradizionale del lettore catturato
dal testo si dovrebbe anche coinvolgere i giovani nell'esperienza
del lettore partecipe-cooperante, del lettore-attore e, al limite,
del lettore-autore.
La capacità di proiettarsi nello spazio sempre più
esteso della comunicazione e dell'interscambio deve essere assicurata
proponendo a tutti, fin dai primi anni di scuola, accanto all'italiano
come lingua madre per i più (ma anche come lingua straniera
per gli immigrati), e, nelle aree di bilinguismo del nostro paese,
alle lingue del luogo, l'apprendimento e l'uso di un inglese essenziale,
finalizzato alla partecipazione attiva a situazioni di relazione
interpersonale e ad ambienti di studio e di lavoro ormai sempre
più frequenti ed ampi, che coinvolgono persone di altre nazionalità.
Negli anni successivi, si introdurrà lo studio avanzato e
culturalmente articolato di una o più lingue della comunità
europea.
2. Grande importanza va attribuita all'interazione fra i linguaggi
della mente e i linguaggi del corpo, che abbatte la tradizionale
barriera fra processi cognitivi e emozioni, facendo emergere un'idea
di persona come sistema integrato, alla cui formazione e al cui
equilibrio dinamico concorrono la componente percettivo-motoria,
quella logico-razionale e quella affettivo-sociale. Ne consegue
un'impostazione della didattica volta a favorire l'integrazione
tra le diverse matrici di cui si compone l'esperienza quotidiana,
riconoscendo pari dignità al segno di scrittura, all'immagine,
al suono, al colore, all'animazione.
Questo obiettivo di integrazione fra le diverse componenti in cui
si articolano l'esperienza e la conoscenza deve guidare verso la
costruzione di una scuola che, nel porre su un piano di pari dignità
i diversi saperi, in quanto tutti prodotti della mente umana, superi
le tradizionali partizioni disciplinari. Il traguardo finale sarà
un insegnamento-apprendimento organizzato per temi, alla cui elaborazione
concorrano diversi settori culturali, e in cui l'analisi dei contenuti
specifici sia accompagnata ed arricchita da aspetti storico-epistemologici
e tecnico-applicativi, in modo da dare una chiara percezione di
quanto sia oggi essenziale per la risoluzione di problemi complessi
un approccio multidisciplinare integrato.
3. Per quanto riguarda lo studio dei fenomeni fisico-chimici,
biologici e della natura in generale, un approccio di questo
si concretizzerà nella progettazione di percorsi concettuali
e didattici nei quali trovino collocazione ed effettiva collaborazione
reciproca i due aspetti complementari che caratterizzano la costruzione
della conoscenza scientifica: il momento applicativo e d'indagine
e quello cognitivo-intellettuale.
Il primo potrà essere veicolato attraverso una pratica di
laboratorio (reale e virtuale) intesa in una duplice accezione:
come spazio finalizzato all'esecuzione di compiti prefissati e all'acquisizione
di specifiche abilità sperimentali e come orizzonte culturale
nel quale gli studenti possano gradualmente appropriarsi di modi
di guardare, descrivere e interpretare i fenomeni naturali che si
avvicinino progressivamente a quelli scientificamente accreditati.
Alla costruzione di questo orizzonte culturale debbono concorrere
i sistemi di misurazione ed elaborazione, nonché i sistemi
multimediali, il cui ruolo e le cui funzioni andranno chiaramente
identificati e promossi, particolarmente in rapporto all'esigenza
di disporre di modalità di visualizzazione e di rappresentazioni
mentali efficaci e operative.
Il momento cognitivo deve assumere come obiettivo prioritario quello
di restituire in tutta la loro articolazione e complessità
di processi conoscitivi e intellettuali, non riducibili a procedure
codificate, le attività di modellizzazione, schematizzazione
e formalizzazione, mediante le quali i fenomeni vengono descritti
e interpretati. Si potrà così consentire allo studente
di appropriarsi dei linguaggi e dei modi di operare della scienza,
di acquisire criteri per formulare domande sensate, che abbiano
significato rispetto ai contesti presi in considerazione, di elaborare
tecniche e strategie per giungere a risposte scientificamente accettabili.
Questa crescente assimilazione dovrebbe consentire allo studente,
nelle fasi finali del suo curricolo scolastico, di sperimentare
su se stesso un processo di progressiva ristrutturazione delle conoscenze
e di evoluzione delle strategie di ragionamento, che ripercorra
i modi nei quali si sono costruite la conoscenza e la coscienza
collettive.
L'insegnamento delle scienze sperimentali viene così liberato
delle modalità, spesso pedanti e soprattutto acritiche, seguite
da buona parte dei testi didattici e acquisisce una prospettiva
storico-epistemologica che ne consente un positivo dialogo con altri
campi della conoscenza.
Questo diverso modo di guardare alla cultura scientifica implica
necessariamente un diverso modo di individuare e selezionare i contenuti
di insegnamento/apprendimento, che anteponga la qualità alla
quantità e privilegi la ricerca di "nuclei concettuali
fondanti". A questi ultimi vanno ancorati percorsi didattici
culturalmente significativi e riflessioni sul significato culturale
delle scienze, che devono emergere come campi, ciascuno dei quali
è caratterizzato da una propria struttura interna, da specifici
metodi di indagine e dall'uso di particolari linguaggi.
Un'immagine così articolata e complessa delle scienze sperimentali
potrà essere costruita soltanto se ci si pone nella prospettiva
di una continuità trasversale e longitudinale del processo
formativo, che assuma caratteristiche differenziate a seconda delle
diverse fasi del percorso scolastico.
Un'attenzione particolare e profondamente innovativa sul piano metodologico
va riservata all'insegnamento della matematica, che attualmente
registra, soprattutto a partire dall'attuale scuola media, il maggior
numero di fallimenti a cui si aggiungono un gran numero di esiti
al limite dell'accettabilità. La ricerca sulla matematica
non scolastica indica la necessità di insegnare agli studenti
ad usare idee e tecniche di tipo matematico nella soluzione di problemi
diversi (sia di scienze fisico-naturali, sia di scienze sociali).
Sembra essenziale, a questo riguardo, che bambini e ragazzi non
perdano il piacere del matematizzare, non siano demotivati da eccessi
di formalismo e siano aiutati, dagli insegnanti e dagli stessi compagni,
a percorsi alternativi di soluzione, privilegiando il punto di vista
del problem solving e comprendendo che la matematica utile nelle
applicazioni è spesso quella che conduce a soluzioni approssimate,
dal momento che quelle esatte sono difficili, se non impossibili
da trovare in problemi complessi. E' comunque fondamentale, ai fini
di una formazione efficace, che abbia positive ricadute anche in
altri campi e sia di concreto ausilio nella fase di risoluzione
di problemi specifici, appropriarsi delle metodologie matematiche
che consentono di controllare l'errore e di fare in modo che esso
rimanga all'interno di una tolleranza che dipenderà dai problemi
medesimi in oggetto.
Un essenziale contributo alla costruzione di un insegnamento basato
sull'idea dell'integrazione dei saperi e organizzato per temi può
essere fornito dalla geografia, intesa come luogo di transizione
fra temporalità naturale e temporalità umana e come
essenziale tramite di raccordo tra scienze della natura e mondo
sociale. Se, nelle prime fasi dell'apprendimento, tale studio avrà
essenzialmente una dimensione descrittiva, storico-politica, successivamente
sarà finalizzato alla comprensione del sistema Terra.
4. In ordine al fare storia nella scuola di tutti, è
necessario puntare coraggiosamente su un approccio che integri le
diverse dimensioni (disciplinari e metodologiche) e innovi le attuali
pratiche di memorizzazione, puntando a sviluppare competenze generali
di inquadramento e ricostruzione dei fatti storici, ma anche a promuovere
capacità di lettura dei segni che variamente caratterizzano
il paesaggio rurale e urbano del nostro paese.
L'insegnamento della storia darà il giusto spazio alle culture
europee ed extraeuropee, per consentire lo sviluppo di un'identità
culturale radicata nella storia del proprio popolo, ma valorizzando
adeguatamente i legami tra i popoli e le culture, così come
le loro specificità.
Vanno considerate parte integrante della storia, come ambito culturale
e metodologico, anche le grandi trasformazioni che riguardano la
storia delle idee, delle mentalità, dei saperi, del vivere
quotidiano, delle arti nell'accezione più ampia.
Ne scaturisce un profondo ripensamento dell'impianto della formazione
storica, che investa le periodizzazioni e tenga conto del fatto
che ci sono tanti tempi quante sono le logiche dei fenomeni che
si esaminano.
Gli attuali strumenti di studio vanno dunque adeguatamente integrati,
ad esempio, con l'impiego di repertori di dati, immagini, ricostruzioni
visuali.
Per quanto riguarda la storia recente, va tenuto presente che il
Novecento non si caratterizza solo per un insieme notevolmente complesso
di avvenimenti ma anche per l'affermarsi di ottiche, teorie, linguaggi
assai diversi da quelli tradizionalmente adottati dalla scuola.
Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, in particolare,
dal momento che ben si presta a far cogliere ai ragazzi le dinamiche
del cambiamento culturale, politico ed economico, e le regole della
convivenza sociale, potrebbe essere collegato non solo alla storia
e all'educazione civica, ma presentato come un approccio multidisciplinare
(quindi anche letterario, artistico...) teso a farne cogliere i
legami con il passato e con l'attualità, dunque come un blocco
tematico e non come un oggetto specifico dell'analisi storica.
Nell'ambito dello studio dello sviluppo delle società umane,
uno spazio rilevante deve essere dato alle scienze sociali,
finalizzate a dare a tutti l'attrezzatura mentale per comprendere
i meccanismi di fondo dell'agire individuale e collettivo (a titolo
d'esempio, gli indicatori economico-finanziari, le problematiche
ambientali, i movimenti migratori, i sistemi politici ed elettorali,
le problematiche ambientali, il formarsi della personalità,
il funzionamento dei gruppi, eccetera). Non si tratta di un insegnamento
separato di nuove o vecchie discipline, ma di un approccio integrato
per blocchi tematici, che può introdurre ad approfondimenti
specialistici successivi. Un tale insegnamento si costruirà
intorno ad alcuni nessi essenziali: società e ambiente, società
e sistemi di produzione, società e forme di governo, cultura
e comunicazione, etc.
In questo contesto viene rivitalizzata l'educazione civica,
che può essere finalizzata, attraverso l'esercizio della
discussione democratica e il dibattito di temi socialmente rilevanti,
alla formazione di una cittadinanza critica e responsabile.
5. L'insegnamento della filosofia - positiva specificità
della scuola italiana - non può venire esteso indiscriminatamente
nella sua forma attuale di ricostruzione storica. La sua destinazione
generale consisterà nel dotare tutti i giovani di strumenti
concettuali adeguati alla ragionevole costruzione di una soggettività
propositiva e critica. Questa prospettiva include due versanti.
Da un lato le questioni di senso e di valore (obblighi, scopi, diritti
e doveri, valutazione delle condotte, questioni di giustizia): insomma,
la costruzione della capacità di sviluppare razionalmente
i propri punti di vista, e di comprendere e di discutere quelli
altrui, a partire dalle situazioni e dai problemi dell'esperienza
concreta (questioni di etica e bioetica, responsabilità,
cittadinanza). Dall'altro, le questioni di verità (a partire
da nozioni elementari di logica, teoria dell'argomentazione, epistemologia).
Il diritto all'acquisizione di queste capacità non può
venir negato, a partire dagli anni conclusivi della scuola dell'obbligo,
secondo modalità connesse, ma distinte, rispetto a quelle
operanti nello sviluppo delle capacità di lettura-scrittura
e dell'educazione civica.
6. La tradizione classica costituisce un insostituibile
patrimonio per il nostro paese. E' pertanto necessario che una conoscenza
di base della cultura greca e di quella latina sia acquisita da
tutti, sottolineandone il ruolo nella costruzione dell'identità
europea indipendentemente dallo studio delle due lingue, anche se
andrà opportunamente valorizzato il ruolo del latino per
la comprensione della formazione della lingua italiana.
Se in passato si è puntato, nell'avvicinare i classici latini
e greci, più sulle lingue che sui contenuti delle civiltà
che si sono espresse in queste lingue, oggi bisogna piuttosto concentrare
l'attenzione sull'attualità dei messaggi che queste civiltà
contengono.
7. L'esigenza generale di favorire il dialogo e l'interazione fra
tutte le componenti nelle quali si articola la cultura e di far
sì che questa impostazione abbia un'espressione adeguata
e concreta nella pratica didattica impone di far uscire le arti
sonore e visive, e tutto ciò che le integra (come il
teatro e il cinema) dalla condizione marginale alla quale
sono relegate nella nostra scuola.
Occorre dare legittimità scolastica alle forme di sapere
che sono proprie degli spazi musicali, investendo in primo
luogo su un ascolto consapevole, inteso come espressione di un modo
diretto e partecipato di stare in rapporto con gli oggetti e i linguaggi
sonori. La musica parla al mondo e parla del mondo, e si fa intendere
anche da chi non dispone di una specifica alfabetizzazione musicale:
la logica, il movimento, la retorica sono continuamente ed efficacemente
azionate dai suoni e dalle voci. Non si tratta di fare della scuola
un luogo di informazione sulla musica. Si tratta invece di farne
una sede di esperienza acustica e musicale. Solo così i riferimenti
storici e ambientali alle diverse espressioni musicali acquisteranno
senso e diventeranno patrimonio dei giovani.
La scuola dovrà essere anche la sede per un incontro tra
i giovani e la civiltà figurativa, intesa come espressione
di un fare dotato di una sua specifica identità. E' inevitabile
legare questa identità al linguaggio "visivo",
ma l'esigenza di conoscerlo e praticarlo consapevolmente può
essere considerata fondamentale, contribuendo così a dare
una base alla formazione complessiva dell'individuo, solo attraverso
una lettura coordinata del suo complesso costituirsi, nel tempo
storico e negli spazi d'uso, in forma, immagine, oggetto, territorio.
In questo senso le arti figurative offrono opportunità enormi
e non sostituibili allo sviluppo dell'inventiva, dell'operatività,
della comunicazione, del giudizio.
Un'auspicabile promozione scolastica del complesso delle attività
legate alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali
porterebbe anche alla maturazione del senso storico e di una più
compiuta responsabilità ambientale, nonché allo sviluppo
di sofisticate competenze tecnologiche.
Accanto all'aspetto della conoscenza/fruizione si potrà recuperare
quello della produzione personale, valorizzando anche la componente
applicativa, che costituisce un valore aggiunto alla grande cultura,
ma anche della produzione italiana, oltre che un elemento significativo
di autorealizzazione.
8. Alla valorizzazione della componente operativa può fornire
un contributo essenziale il ripensamento critico della tecnica
e delle sue dimensioni culturali, che sarà da porre anche
in rapporto allo sviluppo delle capacità di progettazione
autonoma e di autoregolazione dell'azione.
Le nuove tecnologie dell'informazione hanno in questo senso un valore
paradigmatico, dal momento che coniugano in modo visibile la componente
materiale costituita dall'hardware, fondamentale per svolgere le
funzioni che loro competono, con la componente simbolica del software,
che determina le operazioni che vengono effettuate e dà loro
senso.
Oggi le tecnologie della comunicazione e dell'informazione sono
sempre più frequentemente usate per operazioni e processi
(gestione degli imprevisti, valutazione dei malfunzionamenti delle
procedure e ridisegno delle stesse, supporto reciproco tra gli esecutori
per risolvere conflitti, equivoci, incomprensioni) che trascendono
l'esecuzione di una sequenza di operazioni fissata. Ne emerge così
la componente creativa e la possibilità che esse forniscono
di potenziare le capacità umane, sia sul piano delle nuove
azioni sia sul piano dell'arricchimento degli spazi di vita
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