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Sintesi del libro bianco
Insegnare e apprendere: verso la società conoscitiva
di Édith Cresson
1995
Premessa di Édith Cresson Pàdraig Flynn
Mondializzazione degli scambi, società dell'informazione, progresso
scientifico e tecnico....: ogni giorno possiamo renderci conto dei cambiamenti
prodotti da questi fenomeni. In seno all'impresa essi conducono a nuove
forme di lavoro. A scuola esigono nuove forme del sapere. Nella
vita di tutti i giorni modificano le abitudini. Queste mutazioni non
sono una semplice parentesi, ma preannunciano la società del
domani.
Per l'Europa, per ciascuno di noi ciò che conta è assumere
il controllo di tali trasformazioni, per evitare di subirle. Non
avendo saputo prevederle i nostri paesi conoscono un livello drammatico
di disoccupazione ed esclusione sociale.
Per quanto indispensabile, un ritorno dello sviluppo non potrà
risolvere la situazione. Ci si rende conto che, se dieci milioni di
posti di lavoro fossero immediatamente disponibili, le imprese avrebbero
enormi difficoltà a reperire la totalità dei candidati
idonei ad occuparli per via della mancanza di qualifiche sufficienti,
mentre d'altro canto in Europa si contano diciotto milioni di disoccupati?
In tale contesto, l'istruzione e la formazione svolgono evidentemente
un ruolo chiave.
Come formare lavoratori qualificati, in possesso delle necessarie competenze
ed in grado di adattarle rapidamente a nuove esigenze ?
Come dotare l'individuo di conoscenze e qualifiche di base suscettibili
di aiutarlo nel corso della sua esistenza?
Come contribuire al reinserimento sociale degli esclusi o di
coloro corrono il pericolo di esserlo ?
Sono questi i quesiti che affronta il presente libro bianco.
Non si tratta affatto di proporre un modello educativo. Il contenuto
degli insegnamenti, la realizzazione di politiche dell'istruzione e
della formazione rientrano nell'esclusiva competenza degli Stati Membri.
Tuttavia conformemente al principio di sussidiarietà, questo
non esclude minimamente un'azione comune sul piano europeo. Tale azione
potrebbe fornire un innegabile plusvalore al trattamento di alcune
questioni: garantire per esempio la mobilità degli studenti
e dei lavoratori, indispensabile per elevare il livello generale delle
qualifiche in Europa; avvicinare la scuola all'impresa con l'ausilio
di un programma di mobilità dei tirocinanti e grazie ad uno
statuto europeo del tirocinante; sostenere nel rispetto della diversità
linguistica e culturale, lo sviluppo di una vera e propria industria
europea del software educativo e multimediale, effettivo strumento
pedagogico di domani. Sostenere qualsivoglia iniziativa nazionale
o locale intesa a offrire, grazie ad un insegnamento adattato che
si valga delle nuove tecnologie dell'informazione, una seconda possibilità
educativa ai giovani che non hanno avuto successo nel sistema scolastico
classico.
Ecco alcune idee proposte dal libro bianco.
Nel corso del 1996 , che è stato l'anno europeo dell'istruzione
e della formazione lungo tutto l'arco della vita , si è svolto
un vasto dibattito con tutti i principali interessati: autorità
nazionali competenti, insegnanti, imprese, parti sociali...... A tale
concertazione hanno fatto e faranno seguito proposte più specifiche,
che avranno tutte un solo ed unico obiettivo: preparare gli europei
ad una transizione morbida verso una società fondata sull'acquisizione
di conoscenze e nella quale non si smetta di apprendere ed insegnare
per tutta la vita. In altri termini, verso una società conoscitiva.
Édit Cresson - Pàdraig Flynn
Introduzione
I numerosi sforzi che vengono compiuti da anni sono risultati incapaci
di arginare l'aumento della disoccupazione in Europa. La creazione
di posti di lavoro risultante da un ritorno ad una fase di maggiore
crescita non ha permesso un'inversione di tendenza a lungo termine.
La disoccupazione di lunga durata persiste e l'esclusione, in particolare
far i giovani, assume proporzioni tal da diventare il problema principale
della nostra società.
L'istruzione e la Formazione appaiono come l'ultima possibilità
di rimedio al problema dell'occupazione. Ci si può stupire
che l'attenzione loro prestata sia così tardiva e che sia stata
necessaria una recessione economica per stimolarla. Non si può
peraltro chiedere alle sole iniziative in materia di istruzione di
risolvere problemi collettivi che ne oltrepassano le competenze. L'Istruzione
e la Formazione non possono evidentemente risolvere da sole il problema
dell'occupazione e più in generale quello della competitività
delle industrie e dei servizi. Inoltre, pur aprendo alla Comunità
un campo d'azione in tali settori, il trattato sull'Unione Europea
ha esplicitamente previsto che l'Europa può intervenire soltanto
a sostegno e completamento delle azioni degli Stati Membri.
Rimane comunque assodato che oggi i paesi Europei non hanno più
scelta. Per mantenere le loro posizioni e continuare ad essere un
punto di riferimento nel mondo essi devono completare i progressi compiuti
in sede di integrazione economica con maggiori investimenti nel sapere
e nella competenza.
La Commissione ha delineato il contesto generale della propria analisi
nel libro bianco "Crescita, competitività, occupazione "
elaborato su iniziativa di Jacques Delors, sottolineando che lo sviluppo
dell'istruzione e della formazione è una delle condizioni da
soddisfare per rendere possibile l'instaurarsi di un nuovo modello di
crescita maggiormente foriero di occupazione.
Il Consiglio Europeo ha confermato questo orientamento con le conclusioni
adottate ad Essen nel dicembre 1994. Esso ha ribadito tali conclusione
nel giugno 1995 a Cannes sulla base del rapporto consultivo sulla
competitività.
La posta in gioco è duplice: si tratta innanzi tutto di fornire
risposte immediate agli attuali bisogni d'istruzione e di formazione,
come pure di preparare l'avvenire ed elaborare una prospettiva
globale suscettibile di accomunare gli sforzi degli stati membri e quelli
dell'Unione Europea, pur nel rispetto delle rispettive competenze.
L'azione comunitaria nel campo dell'istruzione e della formazione
degli anni Sessanta ha già prodotto risultati estremamente
importanti in termini di cooperazione, di scambi di esperienze di
sostegno all'innovazione e all'elaborazione di prodotti e materiali
di formazione. Essa ha inoltre impartito un impulso decisivo alla
mobilità Europea degli studenti e delle persone in formazione,
nonché contribuito alla promozione dell'apprendimento delle
lingue comunitarie e allo sviluppo della comunicazione fra cittadini
Europei.
Il presente libro bianco parte deliberatamente dalla situazione del
cittadino europeo, giovane o adulto che si trova davanti al problema
del suo adattamento a nuove condizioni di accesso all'occupazione e
all'evoluzione del lavoro.
Questo problema riguarda tutti i gruppi sociali, tutte le professioni,
tutti i mestieri.
La mondializzazione degli scambi, la globalizzazione delle tecnologie,
in particolare l'avvento delle società dell'informazione, hanno
aperto agli individui maggiori possibilità di accesso all'informazione
e al sapere. Ma nello stesso tempo questi fenomeni comportano una
modificazione delle competenze acquisite e dei sistemi di lavoro. Questa
evoluzione ha comportato per tutti una maggiore incertezza, creando
per alcuni situazioni intollerabili di esclusione.
E' ormai chiaro che sia le nuove possibilità offerte agli individui
che lo stesso clima d'incertezza chiedono a ciascuno uno sforzo di
adattamento, in particolare per costituire da sé le proprie
qualifiche, raccogliendo e ricomponendo conoscenze elementari acquisite
in svariate sedi. La società del futuro sarà quindi
una società conoscitiva. E' in questa prospettiva che
si profila il ruolo centrale dei sistemi di istruzione e quindi
in primis, degli insegnanti, di tutti gli operatori della formazione
e in particolare delle parti sociali nell'esercizio delle rispettive
responsabilità, ivi compresa la contrattazione collettiva.
Un coinvolgimento attivo delle parti sociali in tale evoluzione è
tanto più importante in quanto quest'ultima condizione rappresenta
il mondo del lavoro di domani.
L'istruzione e la formazione diventeranno sempre più i principali
vettori d'identificazione, di appartenenza, di promozione sociale e
di sviluppo personale. E' attraverso l'istruzione e la formazione,
acquisite in seno al sistema d'istruzione istituzionale, all'impresa
o in maniera più informale, che gli individui si renderanno padroni
del loro futuro e potranno realizzare le loro aspirazioni.
Istruzione e formazione sono sempre stati fattori determinanti della
parità di opportunità. I sistemi educativi hanno già
svolto un ruolo fondamentale in materia di emancipazione e promozione
sociale e professionale delle donne. Lo sforzo educativo può
e deve contribuire ulteriormente all'indispensabile parità
fra uomini e donne.
L'investimento nelle risorse immateriali e la valorizzazione delle
risorse umane incrementeranno la competitività globale, svilupperanno
l'occupazione e permetteranno di salvaguardare le realizzazioni sociali.
Quanto ai rapporti sociali fra gli individui, essi saranno sempre più
guidati dalle capacità di apprendimento e dalla padronanza delle
conoscenze fondamentali.
La posizione di ciascuno nello spazio del sapere e della competenza
sarà decisiva. Questa posizione relativa, che si può
qualificare come << rapporto conoscitivo >>, strutturerà
sempre più intensamente la nostra società.
La capacità di rinnovarsi e l'innovazione stessa dipenderanno
dai nessi fra la produzione del sapere con la ricerca e la sua trasmissione
attraverso l'istruzione e la formazione. La comunicazione
svolgerà infine un ruolo indispensabile, sia per la produzione
delle idee che per la loro diffusione.
L'avvenire dell'Unione Europea e il suo prestigio dipenderanno notevolmente
dalla capacità di accompagnare il movimento verso la società
conoscitiva che dovrà essere una società di giustizia
e di progresso, fondata sulla propria ricchezza e diversità
culturale. Occorrerà darsi i mezzi per incoraggiare il desiderio
d'istruzione e di formazione sull'arco di tutta la vita, aprire
e generalizzare in maniera permanente l'accesso a più forme di
conoscenza. Occorrerà inoltre fare del livello di competenza
raggiunto da ciascuno uno strumento di misurazione dei risultati
individuali, la cui definizione e il cui uso garantiscano il più
possibile la parità dei diritti dei lavoratori.
Non tutti possono evolvere in maniera analoga nella vita professionale.
Quale che sia l'estrazione sociale, l'istruzione iniziale, ciascun individuo
deve poter cogliere tutte le occasioni che gli permetteranno
di migliorare il suo posto nella società e favorire la realizzazione
delle sue aspirazioni.
Ciò vale in particolare per i più sfavoriti, che non
possono approfittare di un contesto familiare e sociale che permetta
loro di usufruire della formazione generale impartita a scuola. Essi
debbono poter beneficiare di possibilità non solo di recupero,
ma anche di accesso a nuove conoscenze che consentano loro di valorizzare
in seguito al meglio le proprie capacità
Vista la diversità delle situazioni nazionali e l'inadeguatezza
delle soluzioni globali in materia, non è affatto questione
di proporre un modello, peraltro destinato all'insuccesso per via
del ruolo centrale dell'iniziativa individuale nella costruzione della
società conoscitiva e della diversità sociale e culturale
degli Stati Membri.
Scopo del presente libro bianco è di additare la via verso
tale nuova società individuando le linee d'azione accessibili
all'Unione Europea nei settori dell'istruzione e della formazione.
Si tratta di proposte, orientamenti e obiettivi a sostegno e ad integrazione
di politiche d'istruzione e di formazione di precipua competenza delle
autorità nazionali, regionali e locali. Non si tratta tanto di
imporre regole comuni quanto, sulla base di un ampio dibattito, di individuare
convergenze e strumenti adeguati alle poste in gioco.
Al di là della diversità dei sistemi di istruzione dei
paesi dell'Unione, esiste comunque un approccio europeo all'istruzione
fondato su radici storiche comuni, e questo spiega ad esempio il successo
della cooperazione fra istituti d'istruzione superiore, in particolare
grazie al programma ERASMUS che ha permesso la mobilità di
500.000 giovani studenti.
Nel nuovo contesto di mondializzazione dell'economia, di diffusione
di nuove tecnologie e di rischio di uniformazione culturale, l'Europa
rappresenta più che mai un livello pertinente di riflessione
e d'intervento. Le conseguenze della libertà di circolazione
delle persone e delle idee non mancheranno di confermarlo in futuro,
rendendo indispensabile un inserimento della dimensione europea nei
sistemi nazionali d'istruzione e di formazione.
Considerare l'istruzione e la formazione in relazione con il problema
dell'occupazione non significa che l'istruzione e la formazione debbano
ridursi ad un'offerta di qualificazioni. La funzione essenziale dell'istruzione
e della formazione è l'inserimento sociale e lo sviluppo personale,
mediante la condivisione dei valori comuni, la trasmissione di un patrimonio
culturale e l'apprendimento dell'autonomia.
Ma oggi questa funzione essenziale risulta minacciata se non è
accompagnata dall'apertura di una prospettiva di occupazione. Ogni
famiglia, ogni giovane in formazione iniziale, ogni persona attiva
conosce ormai gli effetti distruttivi della disoccupazione sotto il
profilo sia personale che sociale. Una risposta convincente a tale
preoccupazione è per il sistema educativo il mezzo più
sicuro per poter esercitare la sua funzione di inserimento sociale.
Una società europea che pretenda di insegnare ai propri giovani
i valori della cittadinanza senza che tale insegnamento offra loro
prospettive di occupazione si vedrebbe minacciata nelle sue stesse
fondamenta.
Di fronte alla disoccupazione e agli sconvolgimenti tecnologici il
bisogno di formazione supera il contesto dell'istruzione iniziale.
Esso pone il problema di una capacità permanente di evoluzione
delle persone attive attraverso un rinnovamento delle conoscenze tecniche
e professionali fondato su una solida cultura generale.
Il presente libro bianco ritiene che nella società europea moderna
i tre obblighi rappresentati dall'inserimento sociale, dallo sviluppo
dell'attitudine al lavoro e dallo sviluppo personale non sono incompatibili,
non sono di segno opposto e devono piuttosto essere strettamente associati.
La ricchezza dell'Europa nel campo scientifico, la profondità
della sua cultura, la capacità delle sue imprese e delle sue
istituzioni devono nello stesso tempo consentirle di trasmettere i suoi
valori fondamentali e di preparare il lavoro. Questo presuppone che
la società europea interpreti correttamente le tendenze fondamentali
della propria evoluzione.
Verso la società conoscitiva
Il libro bianco parte da una constatazione: le mutazioni in corso
hanno incrementato le possibilità di ciascun individuo di accedere
all'informazione ed al sapere. Al tempo stesso questi fenomeni comportano
una modifica delle competenze necessarie e dei sistemi di lavoro che
necessitano di notevoli adattamenti.
Per tutti questa evoluzione ha significato più incertezza.
Per alcuni si è venuta a creare una situazione di emarginazione
intollerabile. Sempre più la posizione di ciascuno di noi
nella società verrà determinata dalle conoscenze che avrà
acquisito. La società del futuro sarà quindi una società
che saprà investire nell'intelligenza, una società
in cui si insegna e si apprende, in cui ciascun individuo può
costruire la propria qualifica.
In altri termini, una società conoscitiva.
I tre fattori di cambiamento
Fra i numerosi e complessi mutamenti che travagliano la società
europea, tre grandi tendenze, tre grandi <fattori di cambiamento>
sono particolarmente percettibili: si tratta dell'estensione a livello
mondiale degli scambi, dell'avvento della società dell'informazione
e del rapido progresso della rivoluzione scientifica e tecnica.
La società dell'informazione: la sua conseguenza principale
è quella di trasformare le caratteristiche del lavoro e l'organizzazione
della produzione. Lavori di routine e ripetitivi, lavori cui era destinata
la maggior parte dei lavoratori dipendenti, vanno scomparendo a vantaggio
di un'attività più autonoma più variata. Il risultato
è un diverso rapporto nell'impresa. Il ruolo del fattore umano
assume più importanza, ma nel tempo stesso il lavoratore è
più vulnerabile rispetto ai cambiamenti dell'organizzazione del
lavoro, perché è diventato un semplice individuo confrontato
ad una rete complessa. Sorge quindi la necessità per tutti di
adattarsi non solo ai nuovi strumenti tecnici, ma anche alla trasformazione
delle condizioni di lavoro.
L'estensione a livello mondiale degli scambi: questo fattore
sconvolge i dati sulla creazione di posti di lavoro. Dopo un primo momento
in cui ha interessato soltanto lo scambio di merci, di tecnologia e
gli scambi finanziari , l'estensione degli scambi a livello mondiale
cancella le frontiere fra i mercati del lavoro, a un punto tale
che il mercato globale dell'occupazione è una prospettiva più
vicina di quanto non si creda. Nel libro bianco "Crescita, competitività,
occupazione ", la Commissione ha chiaramente accolto la sfida dell'apertura
mondiale, sottolineando al tempo stesso l'importanza di mantenere il
livello sociale Europeo, il che comporterà un miglioramento generale
delle qualifiche, altrimenti l'onere sociale rischia di essere tale
da diffondere fra i cittadini una sensazione di insicurezza.
La civiltà scientifica e tecnica: lo sviluppo delle conoscenze
scientifiche, la loro applicazione ai metodi di produzione, i prodotti
sempre più sofisticati che sono il risultato di questa
applicazione danno origine ad un paradosso: malgrado un effetto generalmente
benefico, il progresso scientifico e tecnico fa sorgere nella società
un sentimento di minaccia, addirittura una paura irrazionale.
Ne consegue la tendenza a conservare della scienza soltanto un'immagine
violenta e preoccupante. Numerosi paesi Europei hanno cominciato a reagire
a questa situazione di disagio: promuovendo la cultura scientifica e
tecnica sin dai banchi di scuola; definendo regole etiche , in particolare
nei settori della biotecnologia e delle tecnologie dell'informazione;
ovvero ancora favorendo il dialogo fra gli scienziati e i responsabili
politici, se necessario tramite istituzioni create appositamente.
Le risposte: cultura generale e attitudine all'occupazione
Quali sono le risposte che possono fornire l'istruzione e la formazione
per eliminare gli effetti nocivi previsti causati da questi tre fattori
? Il libro bianco propone due risposte
a) rivalutare la cultura generale
La prima risposta consiste nella rivalutazione della cultura generale.
In una società in cui l'individuo dovrà essere in grado
di comprendere situazioni complesse che evolvono in modo imprevedibile,
in cui dovrà affrontare un cumulo di informazioni di ogni genere,
esiste un rischio di separazione fra coloro che possono interpretare,
coloro che possono utilizzare e coloro che non possono fare né
l'una né l'altra cosa. In altri termini, tra coloro che sanno
e coloro che non sanno. Lo sviluppo della cultura generale, cioè
della capacità di cogliere il significato delle cose, di capire
e di creare, è la funzione di base della scuola, nonché
l primo fattore di adattamento all'economia e all'occupazione.
Inoltre si osserva sempre più un ritorno della cultura generale
nei centri di formazione professionale, nei programmi di riconversione
dei lavoratori con poche qualifiche o molto specializzati; essa diventa
un passaggio obbligato verso l'acquisizione di nuove competenze tecniche.
b) sviluppare l'attitudine all'occupazione
Secondo orientamento: sviluppare l'attitudine all'occupazione. In
che modo l'istruzione e la formazione possono aiutare i paesi Europei
a creare occupazioni durevoli, in quantità paragonabile ai
posti di lavoro scomparsi a causa delle nuove tecnologie?
Il sistema tradizionale, quello che generalmente segue l'individuo,
è la conquista del titolo di studio. Ne risulta una tendenza
generale, a livello Europeo, di prolungare gli studi e una forte pressione
sociale per ampliare l'accesso agli studi superiori. Il diploma resta
ancora oggi il miglior passaporto per l'occupazione, il fenomeno
tuttavia ha un rovescio della medaglia: una svalutazione dei
settori professionali, ritenuti opzioni di seconda categoria; una sovraqualificazione
dei giovani, rispetto alle occupazioni che vengono proposte loro quando
entrano nella vita attiva; infine un'immagine del diploma come riferimento
quasi assoluto di competenza, che permette di filtrare le élite
al vertice e, più generalmente, di classificare i lavoratori
in una determinata occupazione. Da questo deriva una maggiore rigidità
del mercato del lavoro e un enorme spreco dovuto all'eliminazione di
persone dotate di talento, ma che non corrispondono al profilo standard.
Senza rimettere in questione questa via tradizionale in quanto tale,
il libro bianco suggerisce di associarvi un'impostazione di tipo più
aperto, più flessibile. Essa consiste in particolare nell'incoraggiare
la mobilità dei lavoratori.- dipendenti, insegnanti, ricercatori
- e degli studenti. Al giorno d'oggi sorprende dover constatare che
in Europa le merci, i capitali, e i servizi circolano più liberamente
delle persone e delle conoscenze.
Tuttavia perché questa mobilità venga veramente attuata
bisogna passare da un riconoscimento delle conoscenze acquisite all'interno
dell'Unione Europea: non solo per quanto riguarda i diplomi, ma anche
per le varie materie che li compongono. In altri termini, uno studente
che abbia effettuato un semestre di studio in un altro paese europeo
dovrebbe ottenere automaticamente il riconoscimento dall'università
di origine, senza dover ripetere gli esami corrispondenti.
Attualmente questo è possibile solo se le due università
interessate hanno già stipulato un accordo fra loro. Una vera
mobilità comporta l'eliminazione degli ostacoli amministrativi
e giuridici (legati al diritto di soggiorno e al regime di protezione
sociale), oppure fiscali (imposizione delle borse di studio).
Un'altra idea - impulso: l'accesso alla formazione deve essere sviluppato
nell'arco di tutta la vita.
Visto che tutti, autorità o imprese, ne sottolineano la necessità,
i progressi compiuti in questo senso sono molto scarsi. Nell'Unione
Europea, un lavoratore dipendente beneficia mediamente di una settimana
di formazione continua su un periodo di tre anni. Questo è
tanto più insufficiente se si tiene conto dei cambiamenti dell'organizzazione
del lavoro, imputabili in particolare a questi nuovi strumenti, e
ha un carattere urgente.
L'Anno Europeo 1996, dedicato all'istruzione e alla formazione nell'arco
di tutta la vita , deve aiutarci a prendere coscienza di questa esigenza.
Ma la società dell'informazione non modifica soltanto il funzionamento
dell'impresa. Essa offre nuovi orizzonti per l'istruzione e le formazione,
ma bisogna essere attrezzati per sfruttare pienamente questo potenziale.
Orbene, la frammentazione del mercato europeo del settore multimediale,
la qualità ancora scarsa dei prodotti multimediali disponibili,
la scarsa disponibilità di elaboratori nelle classi (1 ogni 30
alunni in Europa, 1 ogni 10 alunni negli Stati Uniti) hanno come
conseguenza una penetrazione molto lenta di questi strumenti nelle scuole.
Per questo motivo la Commissione attribuisce priorità allo sviluppo
di software multimediale per l'istruzione coordinando ancor più
gli sforzi di ricerca compiuti in questa direzione dall'Unione Europea.
Peraltro è questo il compito affidato ad una " task force
" che raggruppa le risorse della sig.ra Cresson e del sig Bangemann.
Mobilità, formazione continua, ricorso ai nuovi strumenti
tecnologici
Questa maggiore flessibilità nell'acquisire conoscenze ci
invita a riflettere sui nuovi modi per il riconoscimento delle competenze
acquisite, sia che siano sancite da un diploma , che in caso contrario.
Questa impostazione è già stata messa in pratica: il
TOEFL, che consente di valutare le conoscenze della lingua inglese
di chiunque, i test "canguro " per la matematica sono dispositivi
che hanno dimostrato la loro validità.
A questo punto perché non immaginare una "tessera personale
delle competenze" sulla quale figurerebbero le conoscenze del
titolare, che siano di base (lingue, matematica, diritto, informatica,
economia, ecc....) o tecniche, ovvero addirittura professionali (contabilità
, tecnica finanziaria ..... )? In questo modo un giovane non munito
di diploma potrebbe candidarsi ad un posto di lavoro munito della tessera
sulla quale figurerebbero le sue competenze per quanto riguarda l'espressione
scritta, le conoscenze linguistiche, il trattamento testi.
Tale formula permetterebbe di valutare istantaneamente le qualifiche
di ognuno in ogni momento della propria vita, contrariamente ai diplomi
che, nel corso degli anni - e sempre più rapidamente - perdono
il loro valore.
Orientamenti per l'azione
La costruzione della società cognitiva non sarà
oggetto di un decreto, ma sarà un processo continuo. Questo
libro bianco non ha l'ambizione di presentare un programma di provvedimenti,
la Commissione non propone toccasana. Essa intende soltanto proporre
una riflessione e tracciare linee d'azione. Senza in alcun modo volersi
sostituire alle responsabilità nazionali, il libro bianco suggerisce
che vengano raggiunti cinque obiettivi generali per un'azione
e per ciascuno di loro, uno o più progetti di sostegno svolti
a livello comunitario.
1) Favorire l'acquisizione di nuove conoscenze: in altre parole, innalzare
il livello generale delle conoscenze. In questa prospettiva, la
Commissione invita anzitutto a riflettere su nuovi sistemi di riconoscimento
delle competenze che non sono necessariamente sancite da un diploma.
A livello Europeo il libro Bianco propone un nuovo sistema di riconoscimento
delle competenze tecniche e professionali.
Come attuare questa impostazione? Anzitutto creando delle reti Europee
di centri di ricerca e di centri di formazione professionale, di imprese,
di settori professionali che permetteranno di identificare le conoscenze
più richieste, le competenze indispensabili. Si tratterà
quindi di definire i metodi migliori di riconoscimento (test, programmi
di valutazione, addetti alla valutazione...). Alla fine il risultato
potrebbe essere una tessera personale delle competenze che permetterebbe
a chiunque di far riconoscere le proprie conoscenze e competenze in
tutta l'Unione Europea.
Il Libro bianco vuole inoltre facilitare la mobilità degli
studenti. La Commissione proporrà di autorizzare uno studente
che abbia ottenuto una borsa di studio nel proprio paese a utilizzarla,
qualora lo desideri, per seguire dei corsi in un istituto superiore
di un altro Stato membro. Essa proporrà inoltre di diffondere
il riconoscimento reciproco delle " unità di valore "
dell'insegnamento (sistema ECTS - Sistema di trasferimento di crediti
accademici ), vale a dire delle varie conoscenze di cui è composto
il diploma. Infine la Commissione proporrà di eliminare gli
ostacoli amministrativi, giuridici e relativi alla protezione sociale
che frenano gli scambi di studenti, di partecipanti a corsi di formazione,
insegnanti e ricercatori. Infine verranno pubblicati bandi di gara
comuni ai vari programmi comunitari che si interessano allo sviluppo
di materiale didattico informatizzato multimediale.
2) Avvicinare la scuola e l'impresa: sviluppare l'apprendimento
in Europa sotto tutti gli aspetti; il libro bianco propone di collegare
tramite una rete i centri di apprendimento dei vari paesi Europei, favorire
la mobilità degli apprendisti nel quadro di un programma del
tipo ERASMUS e mettere a punto uno statuto Europeo dell'apprendista,
facendo seguito al prossimo libro verde sugli ostacoli alla mobilità
transnazionale delle persone in corso di formazione.
3) Lottare contro l'emarginazione: offrire una seconda opportunità
tramite la scuola. I giovani esclusi dal sistema scolastico sono a volte
decine di migliaia nei grandi agglomerati urbani. Sempre più
le scuole che si trovano in quei quartieri particolarmente sensibili
vengono riorientate verso dispositivi che offrano una seconda opportunità.
Si tratta per queste scuole di migliorare l'accesso alle conoscenze
facendo ricorso a migliori insegnanti, pagati meglio che altrove, nonché
a ritmi di insegnamento adattati, a tirocini nelle aziende, disponibilità
di materiale multimediale, classi composte da un numero ridotto di alunni,.
Inoltre la scuola deve svolgere il ruolo di centro d'animazione
del contesto in cui crollano i riferimenti sociali e familiari.
Come fare? Il libro bianco propone di sviluppare i finanziamenti complementari
Europei, a partire da programmi esistenti quali i programmi Socrates
o Leonardo, appoggiando i finanziamenti nazionali e regionali. Si suggerisce
anche di sviluppare la concertazione e il partenariato con il settore
economico: si potrebbe ad esempio, immaginare che ogni impresa sponsorizzi
una scuola, eventualmente con promessa di assunzione qualora il riconoscimento
delle competenze sia soddisfacente. Le famiglie sarebbero anch'esse
coinvolte direttamente nel funzionamento del dispositivo di formazione.
Infine, il ricorso a nuovi metodi pedagogici, tecnologie dell'informazione
e tecnologie multimediali verrebbe fortemente incoraggiato
4) Possedere Tre lingue comunitarie: un marchio di qualità.
La conoscenza di più lingue è diventata oggi una condizione
indispensabile per ottenere un lavoro e questo è ancor più
necessario in un mercato Europeo senza frontiere. Inoltre costituisce
un vantaggio che permette di comunicare più facilmente con gli
altri, scoprire culture e mentalità diverse, stimolare l'intelletto.
Il plurilinguismo, elemento di' identità e caratteristica della
cittadinanza Europea, è inoltre un elemento di base della società
conoscitiva. Pertanto il libro bianco propone di istituire un marchio
di qualità "classi Europee ", che verrebbe attribuito,
in base ad un certo numero di criteri, alle scuole che abbiano sviluppato
meglio l'apprendimento delle lingue. Gli istituti che otterranno questo
marchio saranno collegati fra di loro mediante una rete. Peraltro verrebbe
sistematicamente favorita la mobilità dei professori di lingua
materna verso gli istituti di altri paesi.
5) Trattare sullo stesso piano l'investimento a livello fisico e
l'investimento a livello di formazione. Non basta portare l'istruzione
e la formazione a livello di priorità per la competitività
e l'occupazione. Bisogna inoltre incoraggiare, grazie a provvedimenti
concreti, le imprese o le autorità pubbliche che hanno compiuto
grandi sforzi a favore di questo investimento " non materiale ",
a proseguire sulla stessa strada. Ciò comporta, in particolare,
un evoluzione del trattamento fiscale e contabile delle spese destinate
alla formazione. Sarebbe quindi auspicabile che venissero adottate disposizioni
a favore delle imprese che attribuiscono particolare attenzione alla
formazione, affinché una parte degli stanziamenti impegnati a
questo scopo vengano iscritti in bilancio all'attivo, come beni non
patrimoniali. Parallelamente dovrebbero essere sviluppate formule del
tipo "risparmio formazione ", destinate a persone che desiderino
rinnovare le loro conoscenze o riprendere una formazione dopo aver interrotto
gli studi.
Queste raccomandazioni non hanno la pretesa di risolvere l'insieme
delle questioni sospese. Il libro bianco ha un obiettivo più
modesto: contribuire, tramite le politiche dell'istruzione e della formazione
degli Stati Membri, a orientare l'Europa sulla strada della società
cognitiva. Esso intende inoltre avviare, nel corso dei prossimi anni,
un dibattito più vasto, poiché sono necessarie trasformazioni
profonde. Come ha dichiarato la sig.ra Cresson, "i sistemi
d'istruzione e di formazione hanno troppo spesso l'effetto di tracciare
una volta per tutte il percorso professionale. C'è troppa rigidità
, troppi ostacoli tra i sistemi d'istruzione e di formazione, manca
la comunicazione, mancano le possibilità di ricorrere a nuovi
tipi di insegnamento nell'arco di tutta la vita".
Il libro bianco può contribuire a dimostrare che, per garantire
il futuro dell'Europa e il suo posto nel mondo, occorre attribuire
un'attenzione prioritaria allo sviluppo personale dei suoi cittadini,
un'attenzione almeno pari a quella accordata finora alle questioni economiche
e monetarie. In questo modo l'Europa dimostrerà che non è
soltanto una semplice zona di libero scambio, ma un insieme politico
organizzato, in grado, non già di subire, ma di controllare
l'espansione a livello mondiale.
Conclusioni generali
Il mondo attraversa un periodo di transizione e di profondi cambiamenti.
Tutto indica che la società europea, al pari delle altre, sta
per entrare in una nuova era, probabilmente più mutevole ed
imprevedibile delle precedenti.
Certo, questa nuova era della mondializzazione degli scambi,
della società dell'informazione, degli sconvolgimenti scientifici
e tecnici suscita interrogativi e timori soprattutto perché non
è agevole precisarne i contorni.
Questi interrogativi e timori sono probabilmente più forti
in Europa che altrove. La civiltà Europea è antica e
complessa. Essa è oggi divisa fra una sete di ricerca e di
conoscenza molto forte, eredità di una storia che ha visto
l'Europa compiere la prima rivoluzione tecnica industriale e cambiare
così il mondo, e una fortissima domanda di stabilità
e di sicurezza collettiva. Questa aspirazione è perfettamente
comprensibile in un continente così a lungo devastato dalle
guerre e dilaniato dai conflitti politici e sociali, ma può
andare fino ad alimentare riflessi conservatori nei riguardi del cambiamento.
Eppure, questa epoca di trasformazioni è opportunità
storica per l'Europa perché tali periodi di mutamenti, in
cui una società genera quella che le succederà, sono i
soli propizi a profonde riforme che permettono di evitare bruschi cambiamenti.
L'incremento degli scambi attraverso il mondo, le scoperte scientifiche,
le nuove tecnologie aprono di fatto nuove potenzialità di sviluppo
e di progresso.
Leggiamo quanto scrive un grande storico europeo per comparare questo
periodo di mutazioni con quelli precedenti, in particolare il periodo
del passaggio dal Medioevo al Rinascimento:
"L'Europa del Medioevo e dei tempi moderni ha dovuto
far fronte al mondo bizantino, al mondo arabo, all'impero turco. Oggi
si tratta per fortuna di un confronto più pacifico; ma l'esistenza
dei protagonisti della storia giganteschi per estensione o per la forza
economica, o per entrambe nello stesso tempo, impone all'Europa di raggiungere
una dimensione paragonabile alla loro se vuole esistere, evolversi e
conservare la sua identità. Di fronte all'America, al Giappone,
domani alla Cina, l'Europa deve avere la massa economica, demografica
e politica capace di garantire la sua indipendenza.
Essa ha per fortuna dalla sua la forza della sua civiltà e dei
suoi patrimoni comuni. L'abbiamo visto nel corso di venticinque secoli,
in strati sempre rinnovati, la civiltà Europea è stata
creatrice; e ancora oggi, come dice lo slogan, la principale materia
prima dell'Europa è probabilmente la materia grigia."
(Jacques le Goff, La vecchia Europa e la nostra, Parigi, 1994)
E' proprio sulla dimensione Europea che potrà essere edificata
una società di progresso capace nello stesso tempo di contribuire
a modificare la natura delle cose su scala planetaria e preservare
una piena coscienza di sé.
Il presente libro bianco ha difeso il punto di vista secondo il quale
è costruendo il più rapidamente possibile la società
conoscitiva Europea che tale obiettivo potrà essere raggiunto.
Questo passo in avanti comporta trasformazioni profonde. I sistemi
d'istruzione e di formazione hanno infatti troppo spesso l'effetto
di tracciare una volta per tutte gli iter professionali Esistono troppe
rigidità troppe barriere fra i sistemi di istruzione e di formazione,
non abbastanza vi sono interconnessioni, possibilità di cogliere
nuovi metodi d'insegnamento nell'arco di tutta la vita.
L'istruzione e la formazione trasmettono i capisaldi necessari all'affermazione
di qualsivoglia identità collettiva, consentendo nel contempo
nuovi progressi scientifici e tecnologici. L'autonomia conferita agli
individui, se condivisa da tutti, consolida il senso della coesione
e radica il sentimento di appartenenza. La diversità culturale
dell'Europa, la sua antichità, la mobilità fra culture
diverse sono grandissime opportunità di adattamento al nuovo
mondo che si profila all'orizzonte.
Essere europei significa beneficiare di conquiste culturali di una
varietà e di una profondità ineguagliate. Deve peraltro
anche comportare la possibilità di beneficiare di tutte le
opportunità di accesso al sapere e alla competenza. Lo scopo
del libro bianco è quello di permettere un maggiore sfruttamento
di tali possibilità; le raccomandazioni che vi figurano non
possono pretendere di esaurire l'argomento.
Esse hanno un obiettivo più modesto: contribuire con le politiche
dell'istruzione e della formazione degli Stati membri a collocare
l'Europa sul cammino della società conoscitiva. Esse mirano
inoltre ad avviare nei prossimi anni un dibattito più vasto.
Possono contribuire infine a mostrare che l'avvenire dell'Europa
e il suo posto nel mondo dipendono dalla capacità di conferire
oggi all'evoluzione delle donne e degli uomini che la compongono un
ruolo almeno altrettanto grande di quello attribuito finora agli aspetti
economici e monetari. In questo modo l'Europa potrà mostrare
di non essere una semplice zona di libero scambio, ma un complesso politico
organizzato, nonché uno strumento idoneo a padroneggiare,
e non già a subire, la mondializzazione.
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