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Patrick Manning
The problem of interactions in World History
IL PROBLEMA DELLE INTERAZIONI IN STORIA MONDIALE
da "American Historical Rewiew", giugno 1996, pp. 771-82,
traduzione di Francesco Tadini
Jerry Bentley, proponendo una periodizzazione di storia mondiale, ci
offre qualcosa di più che un pacchetto di periodi. Egli sostiene
uno specifico criterio per valutare il cambiamento storico, da questo
criterio sviluppa il suo pacchetto di periodi e utilizza i periodi per
suggerire un'interpretazione a lungo termine della storia.
Il suo criterio si concentra sull'interazione culturale. Più
precisamente, identifica tre grandi tipologie di processi (migrazione
di massa, costruzione di imperi e commercio a lunga distanza) che hanno
avuto "significative ripercussioni attraverso le linee di confine
di società e regioni culturali". Applicando il suo criterio
per sviluppare una periodizzazione, Bentley si basa su cambiamenti in
scala documentati e sulle caratteristiche di queste tre "tipologie
di processi" per identificare sei grandi periodi nella storia della
massa terrestre Afro-Eurasiatica. Quindi, entro lo schema della sua
periodizzazione, offre la narrazione dell'espansione periodica in scala
e della trasformazione delle caratteristiche delle interazioni culturali.
Quest'ultimo punto è degno di essere sottolineato: se l'interpretazione
di Bentley si concentra soprattutto sull'espansione in scala dei contatti
interculturali, potremmo avere un'altra narrazione del progresso. Egli
invece evita un'interpretazione lineare della storia mondiale, sottolineando
i successivi cambiamenti nel carattere delle interazioni culturali insieme
con la loro crescente ampiezza.
Trovo la presentazione di Bentley elegante e completa e sono incline
ad accettare l'interazione culturale come criterio appropriato per una
periodizzazione di storia mondiale. Ma le implicazioni dello schema
di Bentley possono essere più ampie di quanto appaia all'inizio.
Perché se si accetta l'interazione culturale come criterio per
la periodizzazione nella storia mondiale, si tende nello stesso tempo
ad accettare tali interazioni come i principali soggetti di studio di
storia mondiale. Questo passo importante richiede qualche discussione.
Bentley oppone il proprio schema di periodizzazione a quelli basati
sugli stadi dello sviluppo sociale, o dei cicli di espansione e contrazione.
Gli schemi degli stadi evolutivi e della nascita e declino delle civiltà
hanno infatti dato fondamento a molte interpretazioni di storia mondiale.
Vari altri criteri hanno avuto un ruolo forse meno centrale e significativo
nell'interpretazione a lungo termine della storia: sono la diffusione
del progresso tecnologico, le vicende di popoli scelti, l'interazione
e la successiva dominanza dei grandi poteri, lo sviluppo di "aree
culturali", l'inevitabilità del progresso e il progresso
della libertà umana.
Tutti questi criteri per valutare la storia mondiale implicano un qualche
grado di interazione. Ma Bentley ci offre un punto topico di attenzione,
distinto e selettivo per la storia mondiale. Egli concentra l'attenzione
sull'interazione in se stessa, mentre gli altri approcci collocano l'interazione
al servizio di altri scopi, spesso teleologici. Proprio come la storia
urbana non aspira a studiare ogni cosa delle città, così
la storia mondiale non aspira a studiare ogni cosa del mondo: tentare
di studiare tutto subito è molto al di sopra dei nostri poteri
mortali di comprensione. E la storia mondiale non è neppure un'analisi
totalizzante centrata su generalizzazioni eteree a livello planetario:
una tale storia negherebbe in realtà ogni possibilità
individuale di partecipare alla storia mondiale. E' probabilmente troppo
presto, nello sviluppo di questo campo di studi, cercare di caratterizzare
d'autorità i suoi elementi focali; si può suggerire, tuttavia,
per cominciare, che la storia mondiale si concentra sull'interazione
delle parti (siano queste comunitarie, societarie o continentali) della
storia umana e che tenta di valutare l'esperienza dell'intera umanità
attraverso lo studio di queste interazioni.
L'approccio chiaro e diretto di Bentley alla periodizzazione include
necessariamente alcune semplificazioni - poichè sintetizza la
sua presentazione a costo di mettere da parte alcune proposizioni degne
di discussione. Per prima cosa Bentley documenta la sua periodizzazione
soprattutto con i risultati della ricerca recente. Si può apprezzare
da una parte la vastità e la diversità delle nuove ricerche,
dall'altra la capacità di Bentley di padroneggiarle. Inoltre
l'opera di periodizzazione si basa non solo su nuove prove, ma anche
sugli schemi concettuali entro i quali queste sono raccolte. Per questo
la maggior parte delle mie osservazioni qui di seguito si concentra
sugli schemi concettuali in storia mondiale, le loro continuità
e i loro cambiamenti. Con un'altra semplificazione Bentley abbrevia
la discussione circa il periodo moderno, affermando che la significatività
dell'interazione culturale nei tempi recenti è evidente. Alcuni
autori, tuttavia - la cui visione delle connessioni globali non va oltre
la diffusione e la dominanza - hanno ritenuto possibile scrivere interpretazioni
della storia mondiale nel periodo moderno che trascurano o minimizzano
l'interazione. Discutendo la periodizzazione di Bentley, desidero perciò
considerare le prove storiche e le prospettive, i tempi moderni e quelli
antichi.
Pur avendo dichiarato la mia risposta ampiamente favorevole al modello
interpretativo di Bentley, desidero tuttavia porre tre importanti domande.
Due sono rivolte al significato del modello stesso e la terza alla sua
applicazione. Sono domande su dettagli che, in certe circostanze, diventano
fondamentali: Cosa si intende per "interazione"? Cosa si intende
per "interculturale"? Quali cambiamenti implica questo modello
per l'interpretazione della storia mondiale?
Gli storici di solito descrivono il movimento delle influenze culturali
da un posto all'altro attraverso l'uso di termini quali "diffusione"
e "dominanza". Quando una lingua o un sistema di governo "si
diffonde", assume il medesimo carattere nel nuovo posto e forse
elimina il suo predecessore. Quando un impero o una tecnologia giunge
a "dominare" una nuova area, impone i suoi modelli a scapito
di quelli precedenti. Con questi termini gli studiosi convenzionano
specifici significati per la nozione generica di interazione in storia.
In senso più lato, l'interazione implica fenomeni che variano
dalla collisione di due palle da biliardo (in cui ciascuna rimane invariata
tranne che nella direzione) allo sviluppo di una nuova vita dall'unione
dello sperma e dell'uovo (in cui l'interpenetrazione sostituisce la
collisione e in cui due corpi si uniscono per formare un altro corpo).
Le nozioni di diffusione e dominanza, come tipologie di interazione
che potrebbero meglio essere collocate tra queste polarità risultano
chiaramente limitate rispetto allo scopo di esaurire le possibilità
di interazione.
Bentley si è concentrato sulla recente ricerca per documentare
l'interazione culturale: egli dà particolare risalto ai risultati
ottenuti nella decade trascorsa, soprattutto a proposito dell'importanza
del commercio nell'antichità. I risultati delle recenti ricerche
sono senz'altro formidabili, ma io vorrei piuttosto compiere un passo
in più nell'analizzare e indagare i modelli entro i quali questi
risultati sono stati sviluppati. Vorrei cioè trattare il termine
"interazione" come problematico e considerare come è
mutata nel tempo la sua concettualizzazione e applicazione.
Quali varietà di "interazioni culturali" ci sono state
nella storia? A quale grado termini quali "diffusione", "disseminazione"
e "dominanza" assumono la portata di interazioni culturali?
In quale modo gli storici e gli scienziati (come sociologi, antropologi,
archeologi e linguisti) hanno concettualizzato "interazione"?
Edward Gibbon e il marchese di Condorcet, scrivendo al culmine dell'età
illuminista, hanno creato ciascuno un testo che è rimasto influente
nel pensiero circa la storia mondiale. I dieci volumi del Gibbon sono
elaboratamente sfumati, mentre il Condorcet ebbe tempo solo di dare
un schizzo della sua ampia visione, ma ciascuno ha lasciato il proprio
segno. Gibbon rimane un modello per la nozione di nascita e tramonto
della civiltà, così come Condorcet resta un modello per
la visione degli stadi evolutivi nel progresso umano. Le loro analisi
si sono basate entrambe sull'esistenza della relazione interculturale,
anche se nessuna ha specificato come è avvenuta.
Quando l'attenzione dell'Illuminismo per la classificazione fu sostituita
nel diciannovesimo secolo dall'elaborazione del positivismo, l'interesse
per il rapporto causa-effetto venne in primo piano. Così lo schema
evolutivo del progresso umano di Karl Marx differiva da quello di Condorcet
in quanto aveva una causa - i cambiamenti nel modo di produzione spinti
dalle contraddizioni entro il sistema produttivo - ed effetti che si
irradiavano entro le arene sociali e culturali. La visione del cambiamento
sociale di Herbert Spencer, mentre era politicamente antitetica a quella
di Marx, condivideva alcuni dei medesimi schemi analitici. In questo
mondo di causa ed effetto, la diffusione di influenze da un centro a
un altro era il meccanismo più importante di interazione, e la
dominanza di classi sociali e ordini economici era il maggior punto
d'attenzione della storia mondiale. Questo era l'ambiente intellettuale
in cui gli storici vivevano e lavoravano quando la professione storica
formalizzò la sua organizzazione verso la fine del diciannovesimo
secolo.
Quando l'età della Prima Guerra Mondiale rafforzò i dubbi
circa l'inevitabilità e i benefici del progresso materiale e
morale, Osvald Spengler articolò questi dubbi entro il contesto
storico. L'autore in The decline of the West, forse l'interpretazione
di storia mondiale più sofisticata del tempo, attaccò
i "Darwinisti", da lui identificati nei pensatori positivisti
che avevano una concezione meccanica dell'evoluzione in storia mondiale.
La metafora organica di Spengler era biografica ed autosufficiente:
la nascita, maturazione e morte di ciascuna grande civiltà nello
spazio di centinaia di anni viste nelle loro conquiste nel campo dell'alta
cultura. Tutte le interazioni interessanti avevano luogo entro ciascun
organismo di civiltà piuttosto che tra uno e l'altro.
Arnold Toynbee, il cui Study of History in dodici volumi corrispondeva
in qualche modo quelli di Spengler, adottava invece un approccio sociologico
alla forza organizzativa e militare delle civiltà. I suoi "incontri"
di civiltà sottolineavano la diffusione di influenze e la dominanza
di alcune civiltà sulle altre.
La storia mondiale ha seguito il percorso di Toynbee più strettamente
di quello di Spengler. William Mc Neill, il cui Rise of the West del
1963 è probabilmente l'inizio di studi accademici sistematici
di storia mondiale, presenta nella sua opera una narrazione della nascita
e declino della civiltà e una connessione periodica che focalizza
più i modi di governo che l'alta cultura ed evita un esplicito
legame con la metafora organica. La narrazione di Mc Neill espone una
gamma molto più complessa e bilanciata di interazioni tra le
civiltà rispetto ai suoi predecessori, ma il meccanismo di interazione
rimane il medesimo: la diffusione.
Dalla metà del ventesimo secolo sono sorti almeno quattro modelli
nuovi o rinnovati di intendere l'interazione: la sociologia Weberiana,
l'analisi dei sistemi, l'analisi marxista e il pensiero postmoderno.
Il fiorire della sociologia Weberiana e Parsoniana dagli anni '50 ha
portato l'attenzione dell'analisi sugli stati, le burocrazie e le relazioni
economiche. Il revival del marxismo accademico negli anni '60 ha portato
alla concentrazione interdisciplinare sui temi di politica economica.
Intanto John von Neumann e Ludwig von Bertalanffy guidavano la pubblicizzazione
di una nuova esplicita analisi dei sistemi. Questo approccio, sebbene
ancora deterministico, enfatizza le interazioni complesse e il feed-back
tra numerose variabili piuttosto che il rapporto di causa ed effetto.
Pone le variabili individuali nel contesto dell'intero sistema nel quale
esse operano: oppone esplicitamente la diffusione ad altre tipologie
di interazione.
Ciascuno di questi modelli, distinti seppure sovrapposti, ha avuto implicazioni
con gli studi di storia mondiale. Così Modern World-System di
Immanuel Wallerstein si basa su una sua sintesi dell'analisi burocratica
Weberiana, dell'analisi di classe Marxiana, dei riferimenti Braudeliani
al concetto di lunga durata e della nozione di sistema mondiale. Un
altro settore emergente entro gli studi di storia mondiale, incentrato
sul cambiamento ambientale e biologico, è giunto a basarsi sulle
prospettive dell'analisi dei sistemi. La natura interdisciplinare dell'analisi
Weberiana e Marxiana e l'enfasi data ai feed-back nell'analisi dei sistemi
ha condotto logicamente a liste più complesse di interazione
in storia mondiale e a più complesse mappe di rapporti causa-effetto.
L'emergere della filosofia postmoderna ha portato una nuova sfida al
modello diffusionista delle interazioni culturali. Questa visione, nata
più o meno contemporaneamente in diversi campi di studio (psicanalisi,
storia, teoria letteraria e studi di genere) ha portato un cambiamento
fondamentale nell'orientamento dell'analisi. I postmoderni hanno adottato
la logica dei sistemi e sospeso quella di causa-effetto. Hanno concentrato
l'attenzione sulle interazioni di vario tipo, ma hanno evitato di dividere
le variabili in indipendenti e dipendenti: questo ha enfatizzato le
correlazioni dei cambiamenti, ma ha molto ridotto il determinismo. Le
applicazioni storiche del pensiero postmoderno si sono concentrate in
studi di storia nazionale e locale piuttosto che di storia mondiale.
Quest'ultimo campo è nello stesso tempo più avanzato e
arretrato nel trattare le interazioni. Il semplice fatto di porre le
varie nazioni, civiltà, culture e regioni del mondo entro un
unico schema affronta uno dei più importanti pregiudizi che limitano
la comprensione della nostra comune esistenza umana. Coloro che si occupano
di storia mondiale continuano però ad usare concezioni semplicistiche
di interazione e continuano ad avere scarsa consapevolezza nell'utilizzarle.
Gli studiosi tedeschi del diciannovesimo secolo, pubblicando compendi
di storia mondiale, hanno assemblato capitoli di storia delle diverse
nazioni e civiltà, senza alcuno sforzo di unificarla. In seguito
Leopold von Ranke, Oswald Spengler e H. G. Wells hanno cominciato l'opera
di sintesi, sviluppando le interpretazioni dei singoli autori riguardo
alla storia mondiale. Il modello di civiltà, focalizzato sulla
dominanza, nascita e declino e sulla diffusione, è rimasto prevalente
in storia mondiale fino ai nostri giorni. La proposta di Bentley di
una periodizzazione basata sull'interazione culturale aumenta la possibilità
di un modello basato proprio sull'interazione culturale, che porrebbe
la storia delle civiltà entro un contesto più generale.
In poche parole, non è sufficiente identificare le "interazioni"
in storia mondiale, occorre anche identificare la tipologia e le caratteristiche
delle interazioni. Gli storici, adottando termini quali "interazione"
e "diffusione", le hanno poste entro sistemi analitici e filosofici
distinti e contrapposti, perciò il loro significato è
divenuto molto diverso. Per indirizzarsi a caratterizzare le interazioni
nel passato, gli storici devono essere consapevoli degli sviluppi del
dibattito sulla storia mondiale e delle sue relazioni con le più
ampie tendenze nel campo dei modelli analitici dal romanticismo, al
positivismo, fino all'analisi dei sistemi e al postmodernismo.
L'aspetto culturale dell'interazione culturale è problematico
come la nozione di interazione. Bentley, usando l'aggettivo "culturale"
piuttosto che il sostantivo "cultura" ha evitato una delle
trappole del recente dibattito sull'analisi culturale: esistono le "culture"
come entità delimitate? Se diciamo che la storia mondiale include
lo studio delle "altre culture", intendiamo porre una chiara
frontiera tra "noi" e gli "altri"? Le interazioni
tra confini culturali differiscono da quelle entro i limiti culturali?
Gli storici hanno sviluppato la loro idea di "culture" e di
"società" a partire dal secolo scorso, entro un interscambio
relativamente comune con i sociologi. Durante il medesimo secolo gli
antropologi hanno condotto un discorso in qualche modo diverso circa
la nozione di "cultura" e "società". In parole
semplici, i sociologi hanno analizzato le "società"
e gli antropologi hanno analizzato le "tribù". Per
tutto il tempo che la storia mondiale ha concentrato la sua attenzione
sulle grandi civiltà e ha rifiutato di studiare le "tribù",
gli storici hanno potuto sentirsi sicuri ignorando la letteratura antropologica
sul cambiamento culturale e l'interazione culturale. Ma la crescente
attenzione verso un'ampia copertura degli studi e verso l'interazione
ha condotto gli storici ad un maggiore interesse per quelle che in precedenza
erano classificate come "tribù" e dunque ad un incontro,
seppure un po' esitante, con l'antropologia.
L'antropologia intanto giungeva ad una notevole serie di cambiamenti
concettuali. I paradigmi definiti evoluzionismo, storicismo, diffusionismo,
funzionalismo e configurazionismo si succedettero l'un l'altro dal 1870
fino al 1950. Poiché le teorie degli antropologi cambiavano,
così fecero anche le loro definizioni di cultura: Alfred Kroeber
e Clyde Kluckhohn in un articolo del 1952 hanno contato più di
160 definizioni antropologiche di cultura.
La scuola evoluzionista, seguendo l'opera di L. H. Morgan, ha accettato
un'ampia successione di organizzazione sociale dalle società
primitive, a quelle selvagge e alle civiltà. Entro la scuola
storicista, l'americano Clark Wissler ha sviluppato la nozione di "aree
culturali", che venivano determinate attraverso la mappatura di
"tratti" o "elementi" culturali in un determinato
tempo. Il concetto di aree culturali è sopravvissuto ed è
entrato nella letteratura storica, ma quello di "tratti" discreti
è stato oggetto della severa critica antropologica negli anni
'30 soprattutto per il motivo che una specifica manifestazione culturale
non può essere astratta dal suo contesto. Tuttavia, George Peter
Murdock ha riunito un enorme massa di dati etnografici, essenzialmente
in forma di tratti di una cultura ipotizzata, nei suoi Schedari relativi
all'area delle relazioni umane, che gli sono serviti come dati per un
gran numero di studi di storia globale. Nel frattempo i diffusionisti
concentravano l'attenzione sull'invenzione fortuita dei più grandi
progressi sociali, mentre i funzionalisti sottolineavano l'integrità
di ciascuna società e i configurazionisti miravano a sintetizzare
i vari modelli.
A partire dagli anni '60 la decolonizzazione del mondo moderno ha condotto
alla decolonizzazione dell'antropologia. Forse più che ogni altro
campo di studio, l'antropologia ha subito un ripensamento autocosciente
dei suoi metodi, assunti, teorie e pratiche, come reazione alla presa
d'atto che questo campo di studio era stato uno strumento sia di amministrazione
coloniale che di ricerca di studio. In un suo contributo al dibattito,
Adam Kuper ha mostrato le trasformazioni drammatiche nella teoria delle
relazioni di parentela a partire dal secolo scorso, che hanno portato
all'abbandono virtuale di questo campo di studi da parte degli antropologi.
Questi e altri capitoli nel ripensamento dell'antropologia, giunti nell'era
dell'analisi dei sistemi e del postmodernismo, condussero a critiche
devastanti dei modelli e delle terminologie antiche per il contatto
culturale. Gli storici mondiali continuano con ingenuità ad usare
quegli antichi modelli impunemente.
Gli storici mondiali si sono spinti un po' più in là sia
nello studiare l'antropologia che nell'utilizzare i risultati empirici
degli studi antropologici e nel fare alcune citazioni dalle opere di
Clifford Geertz e di Eric Wolf. La famosa descrizione di Geertz di un
combattimento di galli a Bali e l'inchiesta sulle sue conseguenze è
servito come indicatore della complessità e contingenza della
vita e dei limiti delle teorizzazioni. Ma questo non ha condotto gli
storici ad una completa esplorazione della letteratura antropologica
sulla cultura e il cambiamento culturale. Eric Wolf in Europe and the
People without History fornisce una storia antropologica dell'inglobamento
delle regioni periferiche entro l'economia politica del mondo moderno;
cosa notevole per un antropologo, tuttavia, egli non considera il cambiamento
culturale.
Quando il dibattito si è sviluppato, i teorici postmoderni della
cultura hanno rifiutato di usare "cultura" nella forma nominale.
Essi non parlano di una cultura come di una unità sociale identificabile,
né parlano di manufatti come pezzi di cultura. Secondo la medesima
logica sono critici verso la nozione di confini culturali. Utilizzano
invece le forme aggettivali, parlando di processo piuttosto che di prodotto:
analizzano la produzione culturale e il cambiamento culturale piuttosto
che le culture o i tratti culturali. Così Johannes Fabian, analizzando
la lingua Swahili Shaba nello Zaire del ventesimo secolo, concentra
l'attenzione non sul soggetto della lingua, ma sul dibattito intorno
a quella che dovette essere la lingua veicolare di Shaba; egli combatte
l'idea che il Swahili si "diffuse" a Shaba giungendo da qualche
punto dell'Africa orientale o centrale e afferma che la lingua "emerse"
come gamma di modelli linguistici piuttosto che discendere da una singola
lingua ancestrale.
Il dibattito sul modo di concettualizzare la cultura non è concluso;
anzi, è appena iniziato fra gli storici. Di conseguenza, possiamo
facilmente presumere che per un certo tempo gli storici dovranno prendere
atto della competizione fra due concetti di cultura molto differenti.
Nel primo "cultura" è virtualmente sinonimo di "società"
e consiste di elementi discreti. Nell'altro la "produzione culturale"
è il risultato dell'interazione di individui e di gruppi e delle
loro idee contrastanti; secondo questo approccio, il cambiamento culturale
è la norma piuttosto che l'eccezione. Gli storici che parlano
di "interazione culturale" devono sapere che non possono andar
lontano senza prendere atto della natura contestata e problematica del
termine. Possiamo sperare, anzi, che impegnandosi nello studio e nella
concettualizzazione delle interazioni culturali, gli storici riusciranno
non solo a far proseguire il dibattito, ma anche a dare un contributo
significativo al suo chiarimento.
Dando per scontato che si accettino i presupposti dell'analisi di Bentley
e la periodizzazione conseguente, quali sono le implicazioni interpretative
di queste scelte? I tratti di tempo che Bentley propone come periodi
non sono inusuali e i termini che usa per caratterizzarli hanno un suono
molto familiare. Si tratta allora di un nuovo pacchetto di definizioni
per i medesimi vecchi periodi già stabiliti per la nascita e
il declino delle civiltà e per gli stadi evolutivi? Penso di
no. L'approccio di Bentley alla periodizzazione può portarci
oltre la riaffermazione di antiche interpretazioni. Adottando lo strumento
del contatto interculturale per dare significato al nostro passato globale,
io suggerirei tre tecniche per affinarlo e svilupparlo.
Anzitutto considerare un'ampia gamma di interazioni. Ciò significa
che gli storici devono accogliere il significato di "interazione
culturale" estendendolo a una gamma di questioni che vanno oltre
le migrazioni di massa, la nascita e il declino degli imperi e il commercio.
Se includiamo lo scambio di prodotti agricoli, di animali domestici
e di altre tecnologie, come suggerisce Bentley, possiamo trovare sia
una nuova periodizzazione, sia una conferma indipendente per una già
esistente. Per esempio, l'antica diffusione del sorgo dalla sua regione
originaria di coltivazione nella savana africana verso l'India e oltre,
insieme col movimento verso ovest di prodotti del sud-est asiatico come
le banane, lo yam e il taro, suggerisce l'esistenza di dinamiche storiche
poco conosciute e potrebbe implicare periodizzazioni alternative. Il
racconto dell'addomesticamento del cammello serve in qualche modo a
rafforzare una periodizzazione che include il periodo classico e post-classico,
anche se collega questi due periodi pure in altri modi.
Allo stesso modo possiamo tracciare scambi di musica, abbigliamento
e altri elementi della cultura materiale ed espressiva. Se è
difficile recuperare i suoni musicali per i tempi antichi, la strumentazione
può essere indagata attraverso le testimonianze pittoriche, archeologiche
e scritte. Nella storia sociale dell'abbigliamento, l'indagine di Fernand
Braudel relativa agli inizi dei tempi moderni rivela la possibilità
di una ricerca di interazioni stilistiche su scala globale.
Inoltre, possiamo considerare anche le connessioni interculturali nelle
istituzioni politiche e nella struttura familiare. Jan Vansina in una
sintesi di una ricerca intensiva e frutto di collaborazione circa la
linguistica storica dei popoli africani che parlano Bantù, ha
ricostruito la narrazione di quattro millenni di successive trasformazioni
politiche nella foresta equatoriale. Le istituzioni matrilineari e patrilineari
sono state inventate, scambiate, trasformate e talvolta respinte insieme
con i cambiamenti di autorità, le generazioni, le associazioni
religiose. La ricchezza di risultati ottenuti e ottenibili dalla linguistica
storica suggerisce che, anche se la ricerca è laboriosa, si può
ricavare una grande quantità di dati circa l'evoluzione sociale
avvenuta e l'interazione attraverso l'analisi dei resti del passato
nelle lingue odierne.
Secondo: essere sempre più specifici nell'identificare criteri
e agenti per il contatto interculturale. Se il commercio era centrale
per l'interazione culturale, quale dimensione ne era il "luogo"
di contatto? Focalizziamo l'attenzione sui mercanti nel grande centro
di mercato, sui lavoratori dei trasporti per mare e per terra oppure
sugli artigiani che creavano i prodotti nelle botteghe e nelle miniere?
Se i grandi bazar di Samarcanda e Damasco erano i "luoghi"
di trasmissione dei nuovi disegni delle tappezzerie, l'idea per i nuovi
disegni poteva essere venuta ai tessitori che lavoravano in villaggi
isolati. I mercanti possono aver controllato i beni di lusso e dominato
le relazioni fra i ricchi, ma i semplici marinai e carovanieri possono
essere stati quelli che hanno portato la maggior parte delle sementi
e degli incroci o che hanno passato le nuove tecniche di tessitura.
I sovrani Tang possono aver concentrato tutta la ricchezza e le innovazioni
del mondo nella loro corte, ma non potevano giungere al punto da impadronirsi
di tutta le ricchezze né avrebbero mai potuto avere il controllo
dell'innovazione in se stessa. Soprattutto, possiamo scoprire che ci
sono stati raggruppamenti diversi di agenti umani per diversi tipi di
collegamenti fra le società. Alcuni criteri per l'interazione
culturale potrebbero far luce sulle innovazioni nelle capitali degli
imperi e nel cuore delle civiltà, altri potrebbero invece far
luce sulle innovazioni a livello dei villaggi nelle steppe, nelle foreste
e lungo gli arcipelaghi.
Terzo: considerare i caratteri mutevoli del cambiamento culturale da
un periodo all'altro. Saranno necessarie spiegazioni su ciò che
ha portato la continuità nell'interazione culturale all'interno
dei periodi storici e ciò che invece ha portato il cambiamento
che ha concluso un periodo e ha aperto il successivo. Bentley sottolinea
tali cambiamenti nel periodo che egli chiama degli imperi nomadi e,
in misura minore, concentrando l'attenzione sullo sviluppo della tradizione
religiosa cosmopolita nell'età classica. Noi potremmo cercare
anche i cambiamenti nel carattere dell'interazione, così come
nei risultati dell'interazione. Le migrazioni a lunga distanza di individui
sono diventate più comuni col passare del tempo? Sono variate
ciclicamente?
Infine, l'uso contrastivo delle periodizzazioni - quelle basate sull'interazione
culturale, oppure sull'ascesa e il declino, o sui cambiamenti evolutivi
o su altri criteri ancora - potrebbe chiarire i punti di forza e di
debolezza di ciascuno. Per esempio, Bentley, enfatizzando l'interazione
culturale, restringe giustamente la sua analisi prima del 1500 alla
massa terrestre Afro-Eurasiatica. Al contrario, un'enfasi data agli
stadi evolutive nella storia mondiale dovrebbe includere le Americhe
e il Pacifico prima del 1500, poiché il confronto di regioni
isolate sembra una buona via per testare le tesi dello sviluppo evolutivo.
L'enfasi sull'interazione culturale fornisce un'attraente formulazione
dell'approccio di analisi alla storia mondiale. E' tuttavia solo agli
inizi del lavoro. Il seguito della proposta metodologica di Bentley,
inoltre, deve essere sia concettuale che empirico. Gli storici mondiali,
lavorando con una letteratura dominata dall'attenzione all'interazione
e al cambiamento culturale, devono sviluppare metafore alternative per
l'interazione e il cambiamento storico e facilitare l'indagine e il
confronto circa le implicazioni di queste immagini in rapporto con la
memoria storica. La storia mondiale, integrata nel tempo e nello spazio
secondo il criterio dell'interazione culturale, ha il potere di fornire
agli storici un modello che unifica i problemi storici e collega il
particolare al generale. Tale impresa pare poter fornire a chi la affronta
un'ampia gamma di dibattiti -empirici, analitici e filosofici- circa
la natura e le implicazioni dell'interazione umana entro e attraverso
le linee che siamo soliti definire culturali.
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