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Un'occasione da non perdere
Le indicazioni nazionali sono quasi definite, ora si tratta di prepararsi
a interpretarle e a farne il riferimento per pratiche didattiche efficaci
nella formazione storica. Questo compito spetta agli insegnanti, in
primo luogo, e ai produttori di sussidiari, in secondo luogo. Ma sia
gli uni che gli altri dovrebbero attingere i criteri dell'interpretazione
dall'epistemologia e metodologia storica, dalla psicologia dell'apprendimento,
dall'esperienze di qualità che in tanti anni hanno accumulato
le/gli insegnanti innovatori. La posta in gioco è alta: farla
finita con la lunga connivenza tra insegnanti tradizionalisti e produttori
di sussidiari. Quella connivenza ha prodotto cattive storie da insegnare
e insoddisfacente formazione storica degli studenti.
Gli insegnanti non sono legittimati a delegare ai produttori dei manuali
la interpretazione delle indicazioni e a pensare che "fare il programma"
coincida con il "fare" il sussidiario e seguire passo passo
il suo indice.
Si può profittare della necessità di dover fare i conti
con nuove indicazioni nazionali per arrivare ad uno standard più
soddisfacente della storia da insegnare e del suo apprendimento. In
tale prospettiva provo a dare consigli di lettura avendo come riferimento
le riflessioni sulla metodologia storica, le elaborazioni curricolari
conseguite all'applicazione dei programmi del 1985, la conoscenza delle
numerose esperienze realizzate grazie a quell'ispirazione curricolare.
I documenti da interpretare
I documenti ministeriali sono tre: il Profilo dell'alunno in
uscita dalla scuola primaria (infanzia + elementare + media), le Indicazioni,
le Raccomandazioni. Il profilo è regolativo, le
indicazioni sono "indicative", le raccomandazioni
hanno un valore orientativo.
Occorre leggere i tre documenti e incrociarli per capire fin dove sono
coerenti, fin dove sono fattibili, fin dove rispettano le strutture
della disciplina e da dove è necessario prendere le distanze
per dare impostazioni più favorevoli alla formazione storica.
L'insegnante ha il dovere di chiedersi "come?" rispetto ad
ogni sollecitazione dei documenti e di dare risposte coerenti con la
struttura della disciplina e con le disponibilità cognitive degli
alunni. E ne ha il diritto. C'è, infatti, un altro elemento che
deve essere tenuto in conto: l'autonomia scolastica che dà la
possibilità non solo di interpretare ma anche di applicare le
indicazioni secondo le potenzialità degli alunni e tenendo conto
"delle teorie pedagogiche e delle pratiche didattiche più
adatte" (perché non anche delle metodologie disciplinari
e delle teorie psicologiche, che sono valorizzate nelle Raccomandazioni?).
"È compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti
nel concreto della propria storia e del proprio territorio, assumersi
la libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed
organizzare gli obiettivi specifici di apprendimento negli obiettivi
formativi, nei contenuti, nei metodi e nelle verifiche delle Unità
di Apprendimento, considerando, da un lato, le capacità complessive
di ogni fanciullo
Allo stesso tempo, tuttavia, è compito
esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti assumersi la responsabilità
di "rendere conto" delle scelte fatte
"
Infine, non ci si dovrebbe limitare alle pagine relative alla storia,
poiché le premesse generali contengono indicazioni importanti
per l'azione formativa. Partiamo, dunque, da queste che delineano una
specie di contesto operativo per gli insegnanti e le scuole.
Le preconoscenze e le esperienze
Le premesse esortano a:
- mettere a frutto le preconoscenze (o conoscenze previe) cioè
il patrimonio di "precomprensioni, di conoscenze ed abilità
tacite e sommerse già posseduto da ciascuno" che "influisce
moltissimo sui nuovi apprendimenti formali e comportamentali.";
- valorizzare l'esperienza degli allievi;
- assicurare il passaggio dal "sapere comune" al "sapere
scientifico" con l'acquisizione di linguaggio, padronanza di
conoscenze e di procedimenti metodologici;
- utilizzare gli obiettivi specifici di apprendimento
per progettare Unità di Apprendimento (u.a.) nella prospettiva
della maturazione del Profilo educativo, culturale e professionale
dello studente.
Gli insegnanti, perciò, devono imparare a progettare le u.a.:
esse dovrebbero iniziare con la rilevazione delle preconoscenze, mirare
ad obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi,
architettare strategici percorsi di metodo e di contenuto e valutare,
"alla fine, sia il livello delle conoscenze e delle abilità
acquisite, sia se e quanto esse abbiano maturato le competenze personali
di ciascun allievo":
"Il "cuore" del processo educativo si ritrova, quindi,
nel compito delle istituzioni scolastiche e dei docenti di progettare
le Unità di Apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi
adatti e significativi per i singoli allievi
"
Questo è lo sfondo su cui interpretare le indicazioni riguardanti
la storia. Tenendo conto di tutte le variabili e le potenzialità,
l'interpretazione deve essere favorevole alla formazione delle abilità
e del sapere degli allievi, allo scopo di condurli a conseguire le competenze
presupposte nel profilo. Anche nella lettura di questo non ha
senso limitarsi al brano riguardante il sapere storico. Conviene rintracciare
tutte le qualità alla costruzione delle quali l'insegnamento
della storia può dare contributi.
L'alunno competente
- utilizza le conoscenze e le abilità che apprende per arricchire
creativamente il personale modo di essere nel mondo
;
- conosce e utilizza tecniche differenziate di lettura silenziosa
e ad alta voce;
- possiede un vocabolario attivo e passivo adeguato agli scambi sociali
e culturali;
- capisce messaggi orali e visivi intuendone gli aspetti impliciti;
- riesce a produrre testi brevi ragionevolmente ben costruiti;
- comincia a saper apprezzare la lucida espressione e la densità
del pensiero;
- è consapevole delle radici storico-giuridiche
che ci
legano al mondo classico e giudaico-cristiano, e dell'identità
spirituale e materiale dell'Italia e dell'Europa;
- è capace di orientarsi nello spazio e nel tempo operando
confronti costruttivi fra realtà geografiche e storiche diverse,
per rendersi più consapevoli, da un lato, delle caratteristiche
specifiche della civiltà europea e, dall'altro, delle somiglianze
e delle differenze tra la nostra e le altre civiltà mondiali.
- sa collocare in questo quadro i tratti spaziali e temporali dell'identità
nazionale e delle identità regionali e comunali di appartenenza;
- sa leggere quotidiani o ascoltare telegiornali.
- sa utilizzare gli strumenti informatici per ottenere documentazioni,
elaborare grafici e tabelle comparative, riprodurre immagini e riutilizzarle,
scrivere ed archiviare;
- sa riflettere con spirito critico sia sulle affermazioni in genere,
sia sulle considerazioni necessarie per prendere una decisione.
L'insegnante di storia può fare la sua parte se assume
- che la storia si fa con le fonti e, dunque, abitua gli allievi
a lavorare con le fonti per costruire conoscenze storiche;
- che la storia è testuale e, perciò, guida gli allievi
a costruire testi di tipo storiografico;
- che la storia produce e usa concettualizzazioni e perciò,
guida gli allievi a comprendere e costruire concetti;
- che la storia è utile purché si sappiano usare le
conoscenze e, perciò, abitua gli allievi all'uso delle conoscenze
apprese allo scopo di costruire comparazioni, periodizzazioni, questioni
- che la storia è in una molteplicità di testi e, dunque,
abitua gli allievi all'uso critico di molteplici testi (discorsivi,
audiovisivi
) storici;
- che la comprensione delle strutture della conoscenza è agevolata
da operazioni che si manifestano con grafici, schemi, tabelle comparative
e, perciò, abitua gli allievi a produrli sia manualmente sia
con gli strumenti informatici.
Ora possiamo analizzare le indicazioni specifiche per la storia sia
per quanto riguarda gli obiettivi, sia per quanto riguarda le conoscenze.
A tal proposito conviene tener conto della raccomandazione iscritta
nelle premesse:
- "nel primo anno e nel primo biennio, (dalla I alla III)
(gli obiettivi) vanno sempre esperiti a partire da problemi ed attività
ricavati dall'esperienza diretta dei fanciulli."
- "Nel secondo biennio
è possibile organizzare
le singole attività scolastiche per discipline e per una o
più 'educazioni' appartenenti all'unica Convivenza civile."
Dunque, fino alla quarta non dovrebbero entrare in gioco le conoscenze
storiche libresche. Infatti gli obiettivi e le conoscenze indicati sono
conseguenti:
- in prima gli alunni dovrebbero operare nell'organizzazione di fatti
secondo l'ordine della successione, della contemporaneità,
della durata, della ciclicità rappresentando a posteriori esperienze
appena vissute e dovrebbero apprendere la misura del tempo mediante
il calendario.
- In seconda e in terza, gli alunni dovrebbero comprendere le trasformazioni,
le periodizzazioni, le fonti, i rapporti di causa ed effetto grazie
alla ricostruzione di vicende relative al territorio in cui la scuola
funziona.
Ma, incoerentemente con l'affermazione generale e con gli obiettivi
indicati, il testo prosegue con il proporre anche conoscenze libresche
e difficili:
"La terra prima dell'uomo e le esperienze umane preistoriche:
la comparsa dell'uomo, i cacciatori delle epoche glaciali, la rivoluzione
neolitica e l'agricoltura, lo sviluppo dell'artigianato e primi commerci.
Passaggio dall'uomo preistorico all'uomo storico nelle civiltà
antiche. Miti e leggende delle origini".
Questa indicazione è una forzatura sia rispetto agli obiettivi
sia rispetto alle ripetute affermazioni che l'incontro con i linguaggi
disciplinari sia conveniente dalla classe quarta:
"Nel secondo biennio della Scuola Primaria si definisce il passaggio
che porta alla consapevolezza del linguaggio della disciplina come elemento
ordinatore e formale dell'esperienza"
(Indicazioni e Raccomandazioni)
Che sia un inserto forzato e incoerente rispetto alle affermazioni
generali, lo dimostra il modo brusco e ingiustificato con cui nelle
Raccomandazioni si raccorda il riferimento alla preistoria con
la raccomandazione di fare dell'ambiente di vita degli alunni il campo
privilegiato di studio:
"In particolare nella classe III è prevedibile, oltre
all'approfondimento dei momenti significativi del passaggio dalla preistoria
alla storia, anche un percorso narrativo a titolo esemplificativo che
permetta l'incontro con eventi, momenti, figure significativi del nostro
passato remoto, con particolare ma non esclusivo riferimento alla storia
locale."
Il testo fa insorgere, perciò, un problema di fattibilità:
- innanzitutto, non è pensabile che i bambini, che in terza
non dominano ancora la numerazione per 1000, possano comprendere conoscenze
quali quelle indicate;
- in secondo luogo, non è pensabile che si possa svolgere la
formazione dei requisiti necessari per comprendere e apprendere dignitosamente
le conoscenze relative alla preistoria nel breve arco di due anni
e mezzo.
Questa è una indicazione impossibile da onorare e che è
bene non accogliere se si intende rispettare i ritmi di sviluppo cognitivo
dei bambini e la qualità della conoscenza storica.
Gli obiettivi proposti fino alla terza sono inerenti alle attività
di ricostruzione di aspetti e mutamenti del passato relativi al mondo
esperito dai bambini: ad esempio, la ricostruzione di aspetti del passato
della classe, del passato della generazione dei bambini, del passato
della generazione degli adulti prossimi ai bambini, del passato locale-sociale.
Sono attività che richiedono l'uso di fonti molteplici e varie,
procedure controllate, organizzazione delle informazioni con molte operazioni
cognitive e comunicazione dei risultati delle ricostruzioni. Il loro
svolgimento può essere formativo di competenze se avviene con
metodo e con tempi distesi, senza frettolosità. Inoltre gli insegnanti
devono riparare ad un'altra incongruenza del testo.
Esso non indica obiettivi circa l'educazione cronologica degli allievi.
Ma la comprensione e il dominio della cronologia storica sono un requisito
dello studio della preistoria e della storia antica. Dunque, gli insegnanti
dovrebbero progettare u.a. per formare il senso e il sapere cronologico.
Infine l'ultima incongruenza: si indica di introdurre gli alunni alla
conoscenza e comprensione della preistoria e della storia antica con
lo studio delle forme di civiltà che hanno caratterizzato alcuni
gruppi umani e popoli, ma non si indica la preparazione previa, cioè
l'attività per guidare i bambini a riflettere sulla propria civiltà
in modo da metterli in contatto con le forme remote dopo la concettualizzazione
di forme esperite.
La logica richiederebbe che i bambini arrivassero al sapere storico
dopo aver svolto ripetute esperienze di ricerca storico-didattica per
ricostruire aspetti e processi del passato della esperienza vissuta
in classe prima, del passato della propria generazione, del passato
delle generazioni adulte, del passato locale-sociale; dopo avere compreso
i sistemi cronologici quotidiani e storici; dopo aver costruito un modello
di descrizione di civiltà rappresentando la civiltà di
cui fanno esperienza quotidiana.
Sì, la preistoria può essere dislocata nel secondo biennio.
L'interpretazione proposta può essere sostenuta anche con ciò
che si dice nelle Raccomandazioni.
Nell'ultimo biennio gli obiettivi di apprendimento indicano che gli
allievi dovrebbero saper:
- Individuare elementi di contemporaneità, di sviluppo nel
tempo e di durata nei quadri storici di civiltà studiati.
- Utilizzare testi di mitologia e di epica e qualche semplice fonte
documentaria titolo paradigmatico.
- Conoscere ed usare termini specifici del linguaggio disciplinare.
- Collocare nello spazio gli eventi, individuando i possibili nessi
tra eventi storici e caratteristiche geografiche di un territorio.
- Leggere brevi testi peculiari della tradizione culturale della civiltà
greca, romana e cristiana
- Scoprire radici storiche antiche classiche e cristiane della realtà
locale.
E le conoscenze mediante le quali far conseguire gli obiettivi riguardano
in primo luogo:
le civiltà mesopotamiche, egizia, indiana, cinese, fenicia, giudaica,
italiche, poi l'evoluzione della civiltà greca e di quella romana,
infine la nascita della religione cristiana e il suo sviluppo.
Gli oggetti delle conoscenze sono formulate, dunque, in 3 modi diversi:
1. le civiltà preclassiche nel periodo di maggiore maturità
(il che presuppone una descrizione statica per ciascuna di esse); 2.
l'evoluzione delle civiltà greca e romana (il che istiga a narrazioni
di catene di mutamenti e spiegazioni); 3. un processo di grande trasformazione
qual è la cristianizzazione dell'impero (il che induce ad una
ricostruzione narrativa e ad un' argomentazione esplicativa).
Qui siamo alla formulazione più problematica e più pericolosa
per la sorte della formazione storica. Il testo può indurre insegnanti
e produttori di sussidiari a incaponirsi con la soluzione tradizionale
delle sciatte e distorsive rappresentazioni delle civiltà e delle
loro evoluzioni che da tempo i sussidiari ammanniscono.
Vediamo come possiamo ragionare per evitare tale rischio. Tra gli obiettivi
di apprendimento se ne possono privilegiare due:
- "Individuare elementi di contemporaneità, di sviluppo
nel tempo e di durata nei quadri storici di civiltà studiati.
- Collocare nello spazio gli eventi, individuando i possibili nessi
tra eventi storici e caratteristiche geografiche di un territorio."
Quale forma dare alle conoscenze che dovrebbero permettere di conseguire
tali obiettivi? La risposta viene suggerita dalle teorie psicopedagogiche,
dalla metodologia storia e dalle pratiche didattiche di buona qualità.
La forma da dare alle conoscenze storiche per gli alunni al primo approccio
al sapere storico è quella del quadro di civiltà, inteso
come descrizione delle caratteristiche della vita collettiva di un gruppo
umano in un periodo e in uno spazio ben definiti. Il quadro di civiltà
permette di conoscere il "contesto fisico, sociale, economico,
tecnologico, culturale e religioso" in relazione al quale gli
alunni potrebbero comprendere fatti e personaggi. L'insegnante dovrebbe
diventare protagonista di una didattica dei quadri di civiltà
che comporti la possibilità di comparazioni e di scoperte di
contemporaneità, di durate differenziali, di periodizzazioni
e la messa a punto di schemi di comprensione dei rapporti tra le civiltà
e gli ambienti geografici. Con i quadri di civiltà è possibile
far costruire agli alunni il sapere sulle trasformazioni che ha esperito
un popolo: basta rappresentare tre quadri di civiltà relativi
a tre periodi diversi per uno stesso gruppo umano o popolo o impero
per permettere agli alunni di conquistare il sapere sulle trasformazioni
mediante le comparazioni. Tale soluzione farà evitare le scempiaggini
delle ricostruzioni narrative ed esplicative bambinesche. La indicazione
sulla conoscenza della nascita e sviluppo della religione cristiana
potrebbe essere realizzata in due modi: nel primo ci si potrebbe limitare
a mostrare il quadro della civiltà imperiale romana politeista,
con i gruppi cristiani come minoranze perseguitate, e poi il quadro
della civiltà imperiale cristianizzata: la comparazione farebbe
rendere conto della trasformazione e indurrebbe a formulare questioni
storiche; nel secondo, dopo aver fatto studiare il quadro di civiltà
imperiale per la conoscenza del contesto, si potrebbe allestire una
u.a. modulare per la ricostruzione della genesi e dello sviluppo della
religione e della comunità cristiana. La opzione può dipendere
dalla maturità cognitiva raggiunta dagli allievi.
Qualunque sia la forma delle conoscenze e la strategia delle u.a.,
la formazione delle competenze dipende dall'intensa operatività
che si propone agli alunni: lettura selettiva dei testi, lettura di
carte, costruzione di grafici temporali e della mappa spazio temporale
complessiva, comparazioni, produzione di questioni (il che significa
uso delle conoscenze).
Essa dipende anche dalle capacità degli insegnanti di istituire
alleanze disciplinari fra storia e geografia, fra storia e italiano
e fra storia e matematica.
A tali condizioni si può sperare che insegnanti e produttori
di sussidiari diano una risposta positiva alle domande poste nel testo
delle Raccomandazioni:
"È possibile nella scuola, tanto più con soggetti
in età evolutiva, non trattare la ricerca scientifica (scienza)
alla stregua di contenuti materiali (materia), ma utilizzarla, senza
tradirla nella sua complessità, come occasione per promuovere
processi vitali di apprendimento e di pensiero (disciplina di studio)?
Come favorire l'apprendimento personale senza banalizzare, con distorsioni
e semplificazioni, la natura degli "oggetti di studio" identificati
dalle scienze e richiamati, per gli insegnanti, negli obiettivi specifici
di apprendimento?"
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